{"id":64343,"date":"2009-03-05T13:20:23","date_gmt":"2009-03-05T12:20:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64343"},"modified":"2017-11-03T15:39:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:07","slug":"il-nuovo-corso-economico-di-gheddafi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/il-nuovo-corso-economico-di-gheddafi\/","title":{"rendered":"Il nuovo corso economico di Gheddafi"},"content":{"rendered":"<p>Il leader libico Muammar Gheddafi ha recentemente proposto ai 468 \u201cCongressi popolari di base\u201d del paese un documento con otto diverse ipotesi di riforma del sistema di distribuzione delle rendite petrolifere nazionali. I \u201ccongressi popolari\u201d sono una sorta di \u201csoviet\u201d in versione libica, che forniscono pareri al \u201cCongresso generale\u201d, paragonabile a un parlamento nazionale. Finora, l\u2019economia pianificata libica prevedeva che le rendite petrolifere fossero gestite centralmente, con lo Stato responsabile di tutte le scelte d\u2019investimento e spesa pubblica. Nel documento spedito ai congressi, si propone di inoltrare le entrate petrolifere direttamente al \u201cpopolo\u201d, tramite trasferimenti mensili.<\/p>\n<p>Alcune delle ipotesi proposte limiterebbero il sistema dei trasferimenti solo agli strati pi\u00f9 poveri della popolazione. Alcune delle spese tradizionalmente coperte dallo Stato verrebbero invece addebitate direttamente ai cittadini: a seconda delle soluzioni contemplate nel documento, si pu\u00f2 trattare di scuola, sanit\u00e0, previdenza e altro ancora.<\/p>\n<p><b>Un progetto a vasto raggio<\/b><br \/>\nQuesta mossa del dittatore libico si inquadra in un pi\u00f9 ampio progetto di ristrutturazione del sistema economico\/petrolifero del Paese, iniziato nel 2005, dopo la rimozione dei divieti di operativit\u00e0 per le compagnie petrolifere americane. \u00c8 stato introdotto uno standard contrattuale per l\u2019industria estrattiva (denominato \u201cEpsa IV\u201d) che impone nuovi obblighi fiscali per gli operatori internazionali, e dei \u201cbonus alla firma\u201d per Tripoli, che in alcuni casi sono arrivati al miliardo di euro.<\/p>\n<p>Inoltre, i consorzi tra aziende petrolifere internazionali e la compagnia di Stato libica sono stati rivisti, in modo che la quota estera resti al di sotto del 50%. Per mantenere la sua presenza in un\u2019area petrolifera denominata \u201cMabruk\u201d, Total ha ridotto la sua quota dal 56% al 37,5%, e ha versato alla Libia 500 milioni di dollari di bonus.<\/p>\n<p>Si tratta di operazioni in linea con i parametri di mercato: gli alti prezzi del petrolio registrati l\u2019anno scorso hanno convinto molti stati produttori che i contratti petroliferi andassero rivisti, e i recenti ribassi stanno modificando tale attitudine solo con molta lentezza.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 mercato e meno paternalismo?<\/b><br \/>\nLa distribuzione dei ricavi \u00e8 l\u2019altro estremo del filo energetico che unisce l\u2019economia libica. Nel documento inviato ai \u201cCongressi popolari\u201d c\u2019\u00e8 chi individua i prodromi di un passaggio all\u2019economia di mercato. Alla gente sarebbe data la facolt\u00e0 di decidere in maniera indipendente dove e come spendere i soldi ricevuti dallo Stato. Si stimolerebbe cos\u00ec la crescita di un mercato privato.<\/p>\n<p>La scelta di abbandonare certe forme di economia statalista sarebbe dovuta a Saif, figlio di Gheddafi, tra i maggiori sostenitori di un rinnovamento del paese. Peraltro, pi\u00f9 che una scelta quella del mercato sembra una strada obbligata: lo scorso 1\u00b0 marzo il quotidiano libico Oea, controllato dallo stesso Saif ha ammesso, rompendo il tab\u00f9 sui dati sulla disoccupazione, che il 20,7% dei libici \u00e8 senza lavoro. Si pensava fossero solo il 10%.<\/p>\n<p>Quella di iniziare la riforma dalla distribuzione degli introiti petroliferi non \u00e8 una scelta da poco. Le rendite petrolifere libiche costituiscono il 95% dell\u2019export nazionale, il 75% delle entrate pubbliche, e la met\u00e0 del prodotto interno lordo. Non \u00e8 ancora chiaro quale quota verrebbe destinata alla distribuzione diretta, ma probabilmente sar\u00e0 una parte significativa, visto il tipo di servizi che si vorrebbe far pagare direttamente ai cittadini.<\/p>\n<p><b>I rischi di una riforma a met\u00e0<\/b><br \/>\nIl sistema dei trasferimenti diretti \u00e8 tra i pi\u00f9 rischiosi che si possano adottare per passare a un\u2019\u201ceconomia di mercato\u201d. Il problema \u00e8 ben descritto dalla favola del re che distribuisce met\u00e0 del suo tesoro al popolo per farlo contento, ma poi scopre che, cos\u00ec facendo, aveva solo provocato inflazione, e che tutti si ritrovavano poveri come prima.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019esperienza dimostra che molti cittadini non hanno un \u201cprofilo di spesa\u201d che miri a ritorni economici di lungo periodo. Invariabilmente i beneficiari vengono \u201cviziati\u201d dai trasferimenti, spendono tutto e subito, e perdono l\u2019abitudine al lavoro. Ci sono eccezioni significative, come l\u2019Alaska, dove per\u00f2 la societ\u00e0 \u00e8 tenuta insieme da una forte etica capitalistica preesistente alla scoperta delle risorse minerarie.<\/p>\n<p>Le economie petrolifere sono molto delicate. Senza una vera riforma di mercato il sostegno ai redditi attraverso i trasferimenti monetari rischia solo di congestionare un\u2019economia le cui potenzialit\u00e0 di crescita rimangono bloccate dal sistema di comando statale.<\/p>\n<p>In un recente articolo il <i>Corriere della Sera<\/i> ha rilevato che in Libia c\u2019\u00e8 \u201cscontento per la corruzione dell\u2019\u00e9lite al potere e per il crescente [\u2026] divario tra classi sociali\u201d. Forse il Colonnello sta cercando nuove basi di consenso, e pensa che le rendite petrolifere possano servire allo scopo. Un\u2019\u201cautocrazia paternalistica\u201d come quella di Gheddafi si regge sulla capacit\u00e0 di soddisfare gli interessi di vari gruppi sociali, in maniera simile (ma meno violenta) a ci\u00f2 che ha fatto Suharto per oltre trent\u2019anni in Indonesia.<\/p>\n<p>Il 3 marzo sono giunti i risultati delle consultazioni dei Congressi. Su 468, 64 hanno accettato le proposte tout-court e 251 le hanno approvate con qualche riserva, da discutere nei prossimi mesi. 153 Congressi si sono opposti alla riforma. Gheddafi ha dichiarato che lavorer\u00e0 per far accettare la proposta da tutti, ma si prevedono comunque mesi d\u2019intenso dibattito.<\/p>\n<p>Molti progetti populistici basati sul petrolio non hanno portato i risultati attesi: tra i pi\u00f9 recenti la \u201cnazionalizzazione del gas boliviano\u201d promossa da Evo Morales. Nei prossimi mesi, si vedr\u00e0 se il piano di Gheddafi \u00e8 mera \u201cpolitica del consenso\u201d, o un vero piano di sviluppo. Il dittatore libico incontrer\u00e0 probabilmente crescenti difficolt\u00e0 a ottenere dalle aziende petrolifere le condizioni che aveva negoziato con il petrolio alle stelle, ma non potr\u00e0 che continuare a far leva sui proventi petroliferi per cercare di perpetuare il potere, quasi assoluto, di cui gode in patria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il leader libico Muammar Gheddafi ha recentemente proposto ai 468 \u201cCongressi popolari di base\u201d del paese un documento con otto diverse ipotesi di riforma del sistema di distribuzione delle rendite petrolifere nazionali. I \u201ccongressi popolari\u201d sono una sorta di \u201csoviet\u201d in versione libica, che forniscono pareri al \u201cCongresso generale\u201d, paragonabile a un parlamento nazionale. 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