{"id":64349,"date":"2008-08-08T13:25:18","date_gmt":"2008-08-08T11:25:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64349"},"modified":"2017-11-03T15:40:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:32","slug":"la-riforma-della-difesa-in-francia-e-gran-bretagna-unopportunita-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/la-riforma-della-difesa-in-francia-e-gran-bretagna-unopportunita-per-litalia\/","title":{"rendered":"La riforma della difesa in Francia e Gran Bretagna: un\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019Italia?"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi la Francia e il Regno Unito hanno annunciato una serie di programmi volti a riformare i loro modelli di difesa per renderli pi\u00f9 flessibili e pi\u00f9 adatti ad affrontare le nuove sfide internazionali. Le riforme riguardano la ristrutturazione interna delle forze armate alla luce anche degli impegni nell\u2019ambito della Nato e dell\u2019Ue. Dall\u2019analisi di queste riforme emergono indicazioni utili anche per un ripensamento del modello di difesa italiano che riduca i rischi di una marginalizzazione del nostro paese rispetto agli altri grandi paesi europei.<\/p>\n<p><b>Personale, investimenti e capacit\u00e0 di proiezione<\/b><\/p>\n<p>La ristrutturazione pi\u00f9 significativa che si prospetta nel prossimo decennio \u00e8 quella francese. Il <b><a href=\"http:\/\/www.premier-ministre.gouv.fr\/information\/les_dossiers_actualites_19\/defense_securite_nationale_un_875\" target=\"_blank\"><i>Livre blanc<\/i><\/a><\/b> presentato dal presidente Sarkozy nel giugno 2008 prevede misure che aumenteranno il livello di preparazione, la versatilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di proiezione delle forze armate francesi. Le riduzioni di personale previste \u2013 di circa 54.000 unit\u00e0 \u2013 permetteranno al paese di trovare le risorse finanziarie per investire in programmi di addestramento e nuovo equipaggiamento militare. L\u2019obiettivo \u00e8 di rafforzare significativamente la capacit\u00e0 di intervento delle forze armate francesi al di fuori dei confini nazionali.<\/p>\n<p>Da parte britannica, la capacit\u00e0 di proiezione \u00e8 tradizionalmente stata l\u2019obiettivo centrale delle forze armate. Tuttavia i recenti impegni in Afghanistan e in Iraq hanno spinto il ministero della Difesa a delineare, nel marzo del 2008, una nuova strategia di sicurezza e difesa nazionale (<a href=\"http:\/\/interactive.cabinetoffice.gov.uk\/documents\/security\/national_security_strategy.pdf\" target=\"_blank\"><b><i>National Security Strategy of the United Kingdom<\/i><\/b><\/a> ) che prevede, tra l\u2019altro, un aumento degli investimenti per la difesa, il cui bilancio continuer\u00e0 a crescere in termini reali fino al 2010-2011. Anche nel caso del Regno Unito l\u2019obiettivo principale \u00e8 quello di raggiungere maggior flessibilit\u00e0, adattabilit\u00e0 e coesione tra le forze armate.<\/p>\n<p>A ben guardare, obiettivi strategici (capacit\u00e0 di proiezione) e piani di spesa (maggiori investimenti) accomunano le politiche di difesa dei due paesi. Bench\u00e9 la Francia preveda un aumento della spesa per la funzione difesa in termini reali solo a partire dal 2012, le risorse per investimenti e addestramento verranno trovate gi\u00e0 per i prossimi quattro anni grazie alla ristrutturazione delle forze armate.<\/p>\n<p>Che cosa fa nel frattempo l\u2019Italia? La manovra economica triennale presentata il 6 agosto 2008 dal ministro dell\u2019Economia Giulio Tremonti prevede tagli consistenti al bilancio della difesa: pi\u00f9 di 2 miliardi e mezzo di euro in tre anni. I tagli colpiranno soprattutto la spesa corrente (1,7 miliardi) &#8211; la spesa che garantisce manutenzione e addestramento \u2013 e gli investimenti (816 milioni). La drasticit\u00e0 di queste misure \u00e8 stata peraltro denunciata dal ministro della difesa Ignazio La Russa in un\u2019intervista alla Repubblica del 7 agosto. \u201cIl governo mi dovr\u00e0 dire quali missioni italiane all\u2019estero tagliare\u201d, lamenta il ministro. La Russa prevede a ragione che, in conseguenza dei tagli, aumenteranno le difficolt\u00e0 di mantenere i nostri soldati in Afghanistan, Kosovo e Libano con l\u2019 equipaggiamento e il livello di addestramento necessari. Dicendosi per\u00f2 contrario a ridurre gli impegni internazionali del paese, il ministro propone invece una razionalizzazione della spesa. Ma le razionalizzazioni di cui parla La Russa appaiono limitatissime: unificare la produzione di divise e ridurre il numero delle riviste dei vari corpi delle forze armate. Non si razionalizza in sostanza dove osano invece razionalizzare i francesi: sugli esuberi di personale, che da noi riguardano soprattutto i ranghi pi\u00f9 alti delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=896\" target=\"_blank\"><u>forze armate<\/u><\/a> .<\/p>\n<p><b>Collocazione internazionale di Francia e Regno Unito: verso una convergenza?<\/b><br \/>\nLe posizioni di Francia e Regno Unito su Nato e Ue sono sempre state i due estremi di un continuum di posizioni europee su politiche estere e di difesa. Da un lato la Francia, che ha sempre avuto una posizione pi\u00f9 indipendente ed europeista e che con De Gaulle decise di ritirare la sua presenza dal comando militare integrato della Nato. Dall\u2019altro il Regno Unito, che ha tradizionalmente osteggiato lo sviluppo di capacit\u00e0 di comando e di pianificazione militare dell\u2019Ue, privilegiando invece le strutture dell\u2019alleanza atlantica. Tuttavia gli ultimi documenti di difesa dei due paesi sembrano prefigurare una convergenza. La Francia si dice pronta a rientrare nel comando militare integrato della Nato e a contribuire con pi\u00f9 risorse e truppe alle missioni dell\u2019Alleanza. Al tempo stesso il Livre blanc francese invoca la creazione di una forza militare di 30.000 uomini in seno all\u2019Ue, formata da contingenti nazionali da collocare per\u00f2 sotto le future capacit\u00e0 di comando e pianificazione militare dell\u2019Unione. La Francia tende quindi a considerare Nato e Ue complementari per le future strategie di difesa del continente europeo, pur non rinunciando al suo tradizionale obiettivo di dotare l\u2019Ue di capacit\u00e0 autonome di pianificazione e direzione delle operazioni militari.<\/p>\n<p>La Gran Bretagna, pur ribadendo la centralit\u00e0 della Nato, si dice disposta a lavorare per rafforzare anche la politica estera e di sicurezza comune dell\u2019Ue. Anche il ministero della Difesa britannico ha invocato una \u201cmaggior cooperazione\u201d tra le due organizzazioni, annunciando la volont\u00e0 del governo di lavorare per il rafforzamento di entrambe.<\/p>\n<p>La convergenza delle due posizioni sar\u00e0 da verificare negli anni a venire. Se si trattasse di una convergenza effettiva, rappresenterebbe una novit\u00e0 significativa per il sistema di relazioni europee e transatlantiche. Qualora gli Stati Uniti accettassero il piano francese di dotare l\u2019Ue di capacit\u00e0 di comando e pianificazione militare autonome \u2013 una eventualit\u00e0 che diviene pi\u00f9 probabile in tempi di overexpansion e crescenti difficolt\u00e0 a sostenere i costi delle missioni all\u2019estero da parte degli Stati Uniti \u2013,anche la Gran Bretagna potrebbe sostenere pi\u00f9 agevolmente un rafforzamento dell\u2019Ue. E con la Francia che si dice gi\u00e0 oggi pronta a una partecipazione pi\u00f9 attiva all\u2019interno della Nato, si potrebbe prospettare anche un asse di riforma franco-britannico per il sistema difesa dell\u2019area euroatlantica.<\/p>\n<p>L\u2019Italia potrebbe avere un ruolo di mediazione e favorire tale convergenza. D\u2019altronde il nostro paese ha sempre avuto una politica estera integrazionista sul piano europeo e atlantista sulla scena internazionale. Per citare <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=143\" target=\"_blank\"><u>l\u2019articolo apparso su questa rivista di Sergio Romano<\/u><\/a>, ( lo slancio europeista e l\u2019amicizia trans-atlantica sono tradizionalmente state, da De Gasperi a Prodi, due principi guida per la nostra politica estera. Il rischio \u00e8 che l\u2019attuale governo italiano completi il \u201crovesciamento delle priorit\u00e0 tradizionali\u201d della politica estera italiana gi\u00e0 iniziato dal precedente governo Berlusconi, di cui parla Romano: un atlantismo di immagine pi\u00f9 che di sostanza rischia di lasciare il nostro paese isolato nel quadro europeo. Rischieremmo di ritrovarci di fatto meno europeisti della Gran Bretagna e meno influenti presso Washington della Francia: un doppio handicap che sarebbe deleterio per la nostra credibilit\u00e0 europea e internazionale.<\/p>\n<p><b>Un cambiamento necessario<\/b><br \/>\nLe riforme dei modelli di difesa intraprese in Francia e Regno Unito offrono al nostro paese una duplice opportunit\u00e0. Da un lato ci forniscono un exemplum efficace per la ristrutturazione delle forze armate di cui anche il nostro paese avrebbe bisogno, e ci ricordano la necessit\u00e0 di reperire risorse aggiuntive (anche attraverso razionalizzazioni pi\u00f9 coraggiose di quelle attualmente previste) per garantire un\u2019adeguata capacit\u00e0 di proiezione alle nostre forze armate. Dall\u2019altro, vi \u00e8 l\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019Italia di mediare tra le posizioni di Francia e Regno Unito su Nato e Ue, sostenendo la convergenza delle posizioni che si sta gi\u00e0 prefigurando. Gli attuali orientamenti di politica estera e di difesa del governo non sembrano per\u00f2 dare adeguato rilievo a queste opportunit\u00e0. E\u2019 augurabile che i nostri politici non tardino oltre ad accorgersene. Anche nel settore della difesa, pi\u00f9 si rinviano le riforme, pi\u00f9 risulter\u00e0 politicamente e economicamente oneroso attuarle quando non potremo fare a meno di mettervi mano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi la Francia e il Regno Unito hanno annunciato una serie di programmi volti a riformare i loro modelli di difesa per renderli pi\u00f9 flessibili e pi\u00f9 adatti ad affrontare le nuove sfide internazionali. Le riforme riguardano la ristrutturazione interna delle forze armate alla luce anche degli impegni nell\u2019ambito della Nato e dell\u2019Ue. 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