{"id":64351,"date":"2009-07-13T13:28:38","date_gmt":"2009-07-13T11:28:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64351"},"modified":"2017-11-03T15:38:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:45","slug":"i-dilemmi-delliraq-dopo-il-ritiro-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/i-dilemmi-delliraq-dopo-il-ritiro-americano\/","title":{"rendered":"I dilemmi dell\u2019Iraq dopo il ritiro americano"},"content":{"rendered":"<p>Mentre il mondo assiste impotente alle convulsioni post-elettorali iraniane, il quadro sta cambiando anche nel tormentato Iraq. La ridislocazione delle truppe americane al di fuori della maggior parte delle citt\u00e0 irachene completata il 30 giugno scorso \u00e8 un tassello chiave della strategia americana di disimpegno promossa dal Presidente Obama. Ma c&#8217;\u00e8 il rischio che essa inneschi una serie di dinamiche interne che potrebbero presto mettere a nudo la fragilit\u00e0 dell\u2019evoluzione politica dell\u2019Iraq a sei anni dall\u2019inizio dell&#8217;occupazione americana.<\/p>\n<p><b>Il passaggio di consegne tra americani e iracheni<\/b><br \/>\nIl ritiro delle truppe americane dalla maggioranza delle citt\u00e0 irachene \u00e8 avvenuto nel pieno rispetto di un <a href=\"http:\/\/graphics8.nytimes.com\/packages\/pdf\/world\/20081119_SOFA_FINAL_AGREED_TEXT.pdf\" target=\"blank\"><b><u>accordo di sicurezza<\/u><\/b><\/a> entrato in vigore il primo gennaio scorso. Le truppe americane che fino a pochi giorni prima pattugliavano i punti nevralgici delle citt\u00e0 sono state gradualmente spostate all\u2019esterno del tessuto urbano, pur essendo stati mantenuti alcuni avamposti a Bassora e nella capitale, in corrispondenza di un\u2019entrata della blindata <i>Green Zone <\/i>e della strada che conduce all\u2019aeroporto. I soldati americani hanno ufficialmente assunto il ruolo di addestramento e di sostegno alle forze irachene, lasciando a queste ultime la piena responsabilit\u00e0 dell\u2019uso della forza all\u2019interno delle proprie citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 un primo passo, certamente significativo, di quella strategia di uscita dall\u2019Iraq che \u00e8 stata oggetto di dibattiti e negoziazioni sia agli alti livelli dell\u2019<i>establishment <\/i>politico americano che tra le diverse forze che compongono il panorama politico iracheno. Il processo di disimpegno dovrebbe culminare nel ritiro delle truppe americane entro il 31 agosto 2010, ad eccezione di circa 50.000 soldati destinati a rimanere fino alla fine del 2011.<\/p>\n<p>Non si tratta, tuttavia, di un vero e proprio ritiro: i circa 130.000 soldati americani rimarranno nel paese. Inoltre, sebbene non pi\u00f9 dislocati all\u2019interno delle citt\u00e0, essi si sono disposti attorno a queste ultime in modo da poter intervenire prontamente in caso di esplicita richiesta da parte delle autorit\u00e0 irachene. In molti casi non \u00e8 nemmeno avvenuto uno spostamento vero e proprio delle truppe, bens\u00ec una semplice ridefinizione dei confini di alcune citt\u00e0, compresa Baghdad.<\/p>\n<p><b>Al Maliki gioca la carta del nazionalismo <\/b><br \/>\n\u00c8 in questo contesto che si inserisce il tentativo del premier iracheno Nouri Kamal Al-Maliki di giocare la carta dell&#8217;orgoglio nazionale. \u00c8 significativo, in particolare, il discorso che ha pronunciato marted\u00ec 30 giugno, nel pieno dei festeggiamenti per quello che \u00e8 stato battezzato il \u201cgiorno della sovranit\u00e0 nazionale\u201d. Evidente \u00e8 stato lo sforzo di appropriazione in chiave nazionalistica di quanto avvenuto nel paese. Al-Maliki ha richiamato tutti gli iracheni all\u2019unit\u00e0 nazionale, dichiarando che finalmente essi sono sovrani a casa propria e possono finalmente dimostrare di essere in grado di gestire la sicurezza del paese, essendo riusciti a \u201cporre fine alla guerra religiosa che minacciava l\u2019unit\u00e0 e la sovranit\u00e0 dell\u2019Iraq\u201d. Al-Maliki \u00e8 chiaramente alla ricerca di una legittimazione politica: si spiega cos\u00ec l\u2019invito a festeggiare la \u201cvittoria\u201d e la \u201cliberazione\u201d delle citt\u00e0 irachene dalle truppe americane (anche se, come detto, a livello di numeri, nulla \u00e8 cambiato). Il messaggio di fondo \u00e8 che il paese \u00e8 entrato in una nuova fase della sua storia. Anche se poi, nel giorno dei festeggiamenti, il clima \u00e8 stato in realt\u00e0 di contenuta euforia e, per motivi precauzionali, i cittadini sono stati invitati a rimanere a casa e a evitare luoghi affollati. Non si poteva evidentemente ignorare il rischio che anche l\u2019alba del nuovo Iraq fosse macchiata di sangue. Cosa che di fatto \u00e8 successo: una bomba \u00e8 esplosa in serata in un mercato di Kirkuk, uccidendo almeno 24 persone, a riprova che la sicurezza in Iraq resta il nodo cruciale da risolvere.<\/p>\n<p>Fra gli iracheni c&#8217;\u00e8 forte preoccupazione per il futuro del paese all\u2019indomani di questo passaggio di consegne e diffusa \u00e8 la percezione che dietro i pomposi proclami di Al-Maliki vi sia un interesse politico personale e di fazione e che non vi siano in realt\u00e0 grandi motivi per festeggiare.<\/p>\n<p>Anche gli americani sono combattuti tra la volont\u00e0 di lasciare al pi\u00f9 presto l\u2019inferno iracheno per potersi concentrare sulla risoluzione dei problemi del vicino Afghanistan, vero punto caldo dello scacchiere mediorientale, come dimostra il concomitante intervento di 4.000 marines contro i talebani nella regione di Helmand, e il rischio, pi\u00f9 che concreto, di una ripresa della spirale di violenza nel paese dei due fiumi che vanificherebbe gli sforzi di pacificazione. Tensioni di varia natura covano appena al di sotto della superficie: in particolare, questioni fondamentali, come la spartizione delle rendite petrolifere e la definizione della struttura istituzionale dello Stato, sono lungi dall&#8217;essere risolte.<\/p>\n<p><b>L\u2019Iraq come il Libano?<\/b><br \/>\nA proposito delle istituzioni del nuovo Iraq le dichiarazioni si susseguono. In un recente intervento alla tv satellitare Al-Hurra, Al-Maliki ha sferrato un aspro attacco al sistema politico attuale di democrazia consensuale attualmente in vigore in Iraq (pur essendone stato lui stesso uno dei beneficiari). Tale sistema prevede l\u2019allocazione delle cariche pubbliche, a partire da quelle pi\u00f9 elevate fino agli impieghi negli uffici pubblici e nel corpo diplomatico, in base a una formula numerica che tiene conto del peso relativo di ogni gruppo religioso emerso dall&#8217;ultimo censimento. Al-Maliki, che \u00e8 a capo del potente <i>Islamic Da\u2019wa Party <\/i>sciita, ha affermato la necessit\u00e0 di passare a un sistema politico presidenziale basato sul principio di maggioranza. Inevitabilmente tali dichiarazioni hanno scatenato la reazione preoccupata dei rappresentanti degli altri due principali gruppi minoritari, i sunniti e i curdi.<\/p>\n<p>In gioco \u00e8 il futuro politico del paese. Molti sono gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un compromesso che dia sufficiente stabilit\u00e0 e legittimit\u00e0 all\u2019intero sistema politico in vista delle prossime elezioni parlamentari. Il dilemma non \u00e8 facile da sciogliere: da una parte, il permanere di un sistema caratterizzato da meccanismi istituzionali che garantiscono i vari gruppi religiosi, come quello vigente in Libano, certamente non aiuter\u00e0 l\u2019Iraq ad uscire dall\u2019impasse; dall\u2019altra, il paese non sembra ancora pronto per un sistema presidenziale basato sul principio maggioritario, che sarebbe pi\u00f9 conflittuale, e non necessariamente meno corrotto, dell&#8217;attuale. \u00c8 ancora troppo presto per una democrazia pienamente maggioritaria e le paure sono tante e diffuse. I metodi dittatoriali e violenti di Saddam Hussein e del Partito Ba\u2019th sono ancora troppo vivi nella memoria di molti iracheni, perch\u00e9 siano disposti a correre il rischio di un ritorno al predominio assoluto di un gruppo religioso sugli altri.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>L. Trombetta: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1160\" target=\"blank\"><b><u>Il Libano tra voglia di democrazia e consociativismo confessionale<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>M. G. Enardu: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1180\" target=\"blank\"><b><u>La visita di Netanyahu in Europa e la nuova politica estera di Israele<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il mondo assiste impotente alle convulsioni post-elettorali iraniane, il quadro sta cambiando anche nel tormentato Iraq. La ridislocazione delle truppe americane al di fuori della maggior parte delle citt\u00e0 irachene completata il 30 giugno scorso \u00e8 un tassello chiave della strategia americana di disimpegno promossa dal Presidente Obama. 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