{"id":64355,"date":"2008-08-08T13:33:08","date_gmt":"2008-08-08T11:33:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64355"},"modified":"2017-11-03T15:40:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:32","slug":"europa-e-legittimita-democratica-due-proposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/europa-e-legittimita-democratica-due-proposte\/","title":{"rendered":"Europa e legittimit\u00e0 democratica: due proposte"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 consuetudine, di questi tempi, parlare del \u201cdeficit democratico dell\u2019Europa\u201d e della lontananza del processo d\u2019integrazione europea dai cittadini. Varrebbe forse la pena ricordare che, a differenza di quanto viene sbandierato da pi\u00f9 parti, le decisioni a livello dell\u2019Unione europea non vengono prese da organi burocratici, come la Commissione &#8211; che ha solo poteri di proposta e di attuazione &#8211; ma dal Consiglio dell\u2019Ue, formato dai Ministri dei paesi membri.<\/p>\n<p><b>Non ripetere gli errori del passato<\/b><br \/>\nResta comunque il fatto che le istituzioni vengono percepite come distanti dai cittadini, come \u00e8 stato sottolineato dalla gran parte delle analisi relative alle ragioni del recente no irlandese al Trattato di Lisbona. Dopo quel voto, molti hanno puntato il dito contro le motivazioni contrastanti che hanno portato alla vittoria dei no nella consultazione referendaria. Indicando peraltro vie d\u2019uscita molto diverse fra loro: prendersi una nuova pausa di riflessione; elaborare una soluzione con gli irlandesi, spingendoli magari a votare di nuovo; mettere gi\u00e0 in conto che li si dovr\u00e0 escludere dai futuri processi di integrazione. Si ripetono per\u00f2 alcuni errori di fondo gi\u00e0 commessi in occasione della vittoria dei \u201cno\u201d nel referendum olandese e in quello francese del 2005.<br \/>\nGli europeisti chiamati in causa hanno legittimamente difeso le ragioni della costruzione europea, insistendo sul ruolo del Parlamento europeo, sui lavori e la composizione della Convenzione che aveva elaborato il Trattato costituzionale europeo, sui difficili compromessi raggiunti. Difendere la costruzione europea \u00e8 giusto, ma insufficiente: bisogna fare di pi\u00f9 per andare incontro alla richiesta di maggiore trasparenza e legittimit\u00e0 dell\u2019Ue. Che questo sia un problema soprattutto di percezione non \u00e8 una buona ragione per negarne l\u2019esistenza. Si sa che in politica, sia interna che internazionale, le percezioni contano, eccome se contano.<br \/>\nChe fare, quindi? Negare la legittimit\u00e0 di questi referendum pu\u00f2 essere estremamente pericoloso: creerebbe un&#8217;ulteriore diffidenza nei confronti di un&#8217;Europa che pretende di ignorare i risultati di consultazioni popolari. E se alla radice del problema vi fossero le modalit\u00e0 di elaborazione e adozione dei trattati \u2013 percepite come poco trasparenti e democratiche \u2013 e, pi\u00f9 in generale, i modi e le forme con cui vengono organizzati gli altri cruciali eventi politici europei piuttosto che un rifiuto di fondo dell\u2019integrazione europea? Non \u00e8 un\u2019ipotesi affatto trascurabile. E vale perci\u00f2 la pena cercare di identificare alcune soluzioni che possano accrescere il tasso di trasparenza e democraticit\u00e0 dei principali appuntamenti politici dell\u2019Unione. Che si potrebbe fare, quindi, su questo terreno?<\/p>\n<p><b>Unificare data e modalit\u00e0 di voto<\/b><br \/>\nUna prima risposta possibile riguarda le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Che sulla carta dovrebbe essere il momento centrale della vita democratica dell\u2019Unione Europea. Di fatto per\u00f2 un insieme di fattori, quali l\u2019attitudine dei partiti politici, la mancanza di collegamenti tra le elezioni nei vari paesi, ecc. rende le elezioni parlamentari europee un evento politicamente ambiguo e mediaticamente opaco. La prima cosa da fare \u00e8 rendere pi\u00f9 \u201ceuropee\u201d le elezioni per il Parlamento europeo, che invece sono diventate uno dei tanti appuntamenti elettorali nazionali, in cui l\u2019Europa tende ad essere solo un elemento accessorio. Si dovrebbero prevedere procedure elettorali uniformi in tutti i paesi Ue: questo \u00e8 niente di pi\u00f9 di quanto stabilito dal Trattato sulla Comunit\u00e0 europea all\u2019art. 190 par. 4, disposizione mai attuata. Votare con lo stesso sistema e nello stesso giorno darebbe la percezione che le elezioni siano davvero europee e non meramente nazionali. Spetterebbe poi ai partiti politici e ai media spiegare le cose come stanno: che si stanno eleggendo dei rappresentanti per un Parlamento europeo, che ha nel corso del tempo acquistato poteri pi\u00f9 ampi e che non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019organo legislativo \u201cfittizio\u201d di un tempo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la questione specifica della legge italiana che regola le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. L\u2019attuale legge elettorale suddivide il paese in sole cinque circoscrizioni elettorali, con il risultato, tra l\u2019altro, che le regioni meno popolate non riescono nemmeno ad eleggere un europarlamentare. E\u2019 il caso della Sardegna, che condivide la circoscrizione elettorale con la Sicilia: quest\u2019ultima, essendo molto pi\u00f9 popolata, finisce sistematicamente per eleggere tutti i rappresentanti della circoscrizione. Si determina, di conseguenza, uno scarso collegamento tra elettori ed eletti (quanti cittadini saprebbero indicare uno o pi\u00f9 parlamentari europei eletti nella propria regione?). La proposta di riforma di legge elettorale presentata a inizio agosto dal ministro Calderoli, prevede lo sbarramento al 4%, la preferenza unica e l&#8217;innalzamento del numero delle circoscrizioni da cinque a dieci. Questa proposta, che torner\u00e0 ad essere discussa a settembre, va nella giusta direzione, ma \u00e8 necessario che sia salvaguardata l\u2019opzione delle preferenze, escludendo quella delle liste bloccate, propugnata da altri politici di primo piano, che impedirebbe di fatto agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti al Parlamento europeo.<\/p>\n<p><b>Coinvolgere di pi\u00f9 i parlamenti nazionali<\/b><br \/>\nLe riforme, si sa, per essere efficaci e percepite come tali dall\u2019opinione pubblica, devono avere anche una visibilit\u00e0 mediatica. Questo ci porta al secondo tipo di proposta: la creazione di un meccanismo che consenta di coinvolgere i parlamenti nazionali nei processi di riforma delle istituzioni europee, una volta che queste siano state elaborate a livello intergovernativo. Si potrebbe pensare ad esempio, a organizzare ogni anno una riunione contemporanea dei parlamenti nazionali \u2013 si tratterebbe virtualmente di un riunione congiunta &#8211; dedicata alle riforme istituzionali. Attraverso questo meccanismo stabile e molto leggibile democraticamente, sarebbe possibile promuovere un dialogo ravvicinato fra i parlamentari nazionali e fra i questi ultimi e quelli europei. Tale dialogo oggi non esiste. In particolare, i parlamenti nazionali ratificano le modifiche ai trattati isolatamente l\u2019uno dall\u2019altro. Questo duplice percorso di riforma, perfettamente compatibile con il mantenimento delle sovranit\u00e0 nazionali, potrebbe contribuire a dare una risposta alla crescente richiesta di rendere pi\u00f9 democratico e trasparente il processo di riforma delle istituzioni, e costituire un\u2019occasione per un salto in avanti nella comunicazione con l\u2019opinione pubblica .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 consuetudine, di questi tempi, parlare del \u201cdeficit democratico dell\u2019Europa\u201d e della lontananza del processo d\u2019integrazione europea dai cittadini. Varrebbe forse la pena ricordare che, a differenza di quanto viene sbandierato da pi\u00f9 parti, le decisioni a livello dell\u2019Unione europea non vengono prese da organi burocratici, come la Commissione &#8211; che ha solo poteri di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64355"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64355"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64356,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64355\/revisions\/64356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}