{"id":64359,"date":"2008-12-05T13:35:56","date_gmt":"2008-12-05T12:35:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64359"},"modified":"2017-11-03T15:39:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:17","slug":"il-nuovo-orizzonte-orientale-dellunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/il-nuovo-orizzonte-orientale-dellunione-europea\/","title":{"rendered":"Il nuovo orizzonte orientale dell&#8217;Unione europea"},"content":{"rendered":"<p>Un ambizioso partenariato che si sostanzia in accordi di associazione, un&#8217;integrazione economica pi\u00f9 approfondita con il mercato interno europeo, intese in materia energetica, ma soprattutto regole pi\u00f9 semplici per l&#8217;ottenimento dei visti per i paesi Ue e maggiore sostegno finanziario: sono questi i principali contenuti del <b>Partenariato orientale<\/b>, una nuova iniziativa politica dell&#8217;Unione europea per gestire le complesse relazioni con i paesi dell&#8217;Est che, in seguito agli ultimi allargamenti sono diventati &#8220;vicini&#8221; dell&#8217;Ue (Bielorussia, Moldova, Ucraina) o che comunque l&#8217;Unione ha deciso di considerare come tali, pur se appartenenti geograficamente al Caucaso meridionale (Armenia, Azerbaigian, Georgia). Con una <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/external_relations\/eastern\/docs\/com08_823_en.pdf\" target=\"_blank\"><b><u>comunicazione del 3 dicembre<\/u><\/b><\/a> la Commissione ha proposto i tratti salienti che quest&#8217;iniziativa dovrebbe avere: rafforzare le relazioni con i sei paesi dell&#8217;Europa orientale e del Caucaso, accogliendo anche alcune delle loro richieste, ma senza spingersi fino ad offrire loro la prospettiva di adesione. La proposta sar\u00e0 passata al vaglio dei rappresentanti dei paesi membri, che l&#8217;appoveranno ufficialmente al Consiglio europeo del marzo 2009 del prossimo anno.<\/p>\n<p><b>Contenuti concreti e problemi<\/b><br \/>\n\u00c8 ovviamente troppo presto per formulare dei giudizi su questa politica, che diverr\u00e0 operativa solamente nella primavera del prossimo anno, tuttavia \u00e8 possibile analizzarne alcuni aspetti. A livello europeo, il Partenariato sembra costituire un tentativo pi\u00f9 strutturato di rafforzare le relazioni dell&#8217;Unione con i vicini dell&#8217;Est rispetto ai tentativi che l&#8217;hanno preceduto, come ad esempio quelli promossi dalla Germania durante la sua presidenza (primo semestre del 2007). Le proposte avanzate allora per rafforzare la dimensione orientale della Politica di vicinato &#8220;plus&#8221; (European Neighbourhood Policy Plus, Ostpolitik, ecc.) incontrarono la resistenza di altri paesi europei e finirono per essere diluite. Il Partenariato orientale, invece, contiene proposte concrete che potrebbero &#8211; se attuate &#8211; far compiere un deciso passo in avanti alle relazioni Ue-paesi orientali.<\/p>\n<p>Gli attuali accordi di Partenariato e cooperazione tra Bruxelles e questi paesi hanno la possibilit\u00e0 di essere sostituiti da una nuova tipologia di accordi: gli accordi di associazione. Rispetto ai primi, questi ultimi, tra l&#8217;altro, ampliano decisamente il livello di dialogo politico ed aumentano e approfondiscono la cooperazione in una pluralit\u00e0 di settori. Si prospetta, inoltre, la possibilit\u00e0 di costituire tra l&#8217;Ue e questi paesi e successivamente, tra questi stessi, un&#8217;area di libero scambio globale ed approfondita, che prevede la liberalizzazione del commercio di beni e servizi e l&#8217;adozione di una parte dell&#8217;acquis comunitario da parte dei vicini orientali. Ma soprattutto l&#8217;Ue propone, secondo un modello gi\u00e0 utilizzato con altri paesi del vicinato, la firma di accordi di riammissione con questi paesi in cambio della firma di accordi sulla facilitazione dei visti. Uno schema di questo tipo \u00e8 gi\u00e0 in vigore con Moldova e Ucraina, e potrebbe essere progressivamente esteso anche ad Armenia, Azerbaigian, Bielorussia e Georgia. Il passo successivo dovrebbe essere la conclusione di accordi per l&#8217;introduzione di un regime senza visto. Questa misura andr\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 a scontrarsi con la riluttanza di alcuni paesi dell&#8217;Ue, e delle loro opinioni pubbliche, timorose di un&#8217;immigrazione massiccia dall&#8217;Est. Parimenti, appare problematica la realizzazione della proposta di un aumento degli attuali fondi previsti per la cooperazione con questi paesi nell&#8217;ambito dello Strumento europeo di partenariato e vicinato: la Commissione propone lo stanziamento di 350 milioni di euro di nuovi fondi e la riprogrammazione di quelli esistenti a 250 milioni, per un totale di 600 milioni e fino al 2013. La fattibilit\u00e0 dell&#8217;aumento appare discutibile in un momento di forte recessione, considerato inoltre che saranno necessari altri fondi per finanziare l&#8217;Unione per il Mediterraneo, che si appogger\u00e0 in parte sullo Strumento europeo di partenariato e vicinato. Infine, la cooperazione in materia di sicurezza energetica \u00e8 un capitolo di enorme importanza, ma per essere davvero efficace deve trovare un necessario complemento con la cooperazione con la Russia.<\/p>\n<p><b>Un freno all&#8217;adesione<\/b><br \/>\nL&#8217;Unione europea sta facendo un passo avanti nell&#8217;accogliere alcune delle istanze a lungo presentate da questi paesi, ma continua a negare la principale richiesta di alcuni di questi (in primis l&#8217;Ucraina, in seconda istanza Georgia e Moldova): la prospettiva di adesione. Tra i vicini orientali, l&#8217;Ucraina \u00e8 il paese che vanta la relazione pi\u00f9 approfondita con Bruxelles, tanto che sono gi\u00e0 in corso i negoziati per un accordo di associazione. Il fatto che ora anche gli altri paesi dell&#8217;Est potranno ambire a negoziare la stessa tipologia di accordi con l&#8217;Ue rischia di togliere in qualche modo a Kiev questa primazia. I progressi nei rapporti tra Ue e Ucraina potranno dunque essere condizionati da quelli tra l&#8217;Ue e gli altri paesi dell&#8217;area, con la conseguenza di un possibile rallentamento. D&#8217;altronde, gli stessi paesi europei che stanno alla base di questa iniziativa, cio\u00e8 Polonia e Svezia, sostenuti soprattutto dal trio baltico, sanno bene che la prospettiva di adesione per l&#8217;Ucraina e gli altri paesi dell&#8217;Est non \u00e8 in agenda: Bruxelles \u00e8 alle prese con altri difficili processi di allargamento (Balcani e Turchia) e con la mai terminata &#8211; ma imprescindibile &#8211; riforma delle istituzioni.<\/p>\n<p><b>L&#8217;equilibrio Est-Sud<\/b><br \/>\nSempre sul piano interno, non si pu\u00f2 non vedere nel Partenariato orientale la risposta dei paesi nordici e centro-europei all&#8217;Unione per il Mediterraneo, proposta dal presidente francese Sarkozy e varata ufficialmente il 13 luglio scorso. La breve storia della politica estera europea insegna che ogniqualvolta un paese o gruppo di paesi spingano l&#8217;Unione in una direzione, un altro gruppo di paesi si adopera per spingerla verso l&#8217;altra direzione, in modo da assicurare una sorta di equilibrio sistemico. \u00c8 in una certa misura naturale che i paesi nordici e centro-europei siano pi\u00f9 interessati all&#8217;Europa orientale e al Caucaso, mentre quelli meridionali siano pi\u00f9 interessati al Mediterraneo e al Medio oriente. L&#8217;importante \u00e8 che la dinamica che si viene a creare sia sempre costruttiva: si pu\u00f2 cercare di rafforzare la &#8220;propria&#8221; dimensione, ma \u00e8 necessario cooperare anche al fine di realizzare l&#8217;altra. \u00c8 quindi positivo che la proposta svedese-polacca di Partenariato orientale sia divenuta una proposta europea, cos\u00ec come \u00e8 positivo che la proposta francese di Unione per il Mediterraneo sia divenuta una politica euro-mediterranea. Parimenti, \u00e8 importante che il quadro unico della Politica di vicinato tenga assieme a livello di principi i vicini orientali e quelli meridionali, pur se le politiche nei confronti delle due regioni si vanno necessariamente differenziando.<\/p>\n<p><b>E la Russia<\/b><br \/>\nBisogna poi considerare il rapporto con la Russia. Il Partenariato orientale \u00e8 stato accelerato dalla guerra nel Caucaso di quest&#8217;estate, che ha riproposto con drammatica evidenza quanto il vicinato europeo sia poco sicuro e quanto la Russia sia propensa a reagire con durezza e senza la giusta proporzionalit\u00e0 alle pericolose ed avventuristiche iniziative dei suoi vicini. Da una parte, l&#8217;Unione ha scelto di avere una presenza ed un profilo pi\u00f9 attivo nell&#8217;area (mediazione per il piano di pace e invio della missione di osservazione in Georgia), dall&#8217;altra ha scelto un atteggiamento di apertura e cooperazione con Mosca, con la quale sono stati ripresi a inizio dicembre i negoziati per un accordo di Partenariato e cooperazione. A ci\u00f2 va aggiunto che la Presidenza francese ha rilanciato l&#8217;idea di un accordo di sicurezza tra Ue, Russia e Stati Uniti, incontrando per\u00f2 la resistenza di alcuni dei nuovi membri dell&#8217;Ue. Se la Russia costituisce un problema per la Politica europea di vicinato a Est, per l&#8217;Ue non \u00e8 pensabile che il problema possa essere costruttivamente affrontato senza un coinvolgimento della Russia stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ambizioso partenariato che si sostanzia in accordi di associazione, un&#8217;integrazione economica pi\u00f9 approfondita con il mercato interno europeo, intese in materia energetica, ma soprattutto regole pi\u00f9 semplici per l&#8217;ottenimento dei visti per i paesi Ue e maggiore sostegno finanziario: sono questi i principali contenuti del Partenariato orientale, una nuova iniziativa politica dell&#8217;Unione europea per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64359"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64359"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64359\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64360,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64359\/revisions\/64360"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64359"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64359"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}