{"id":64361,"date":"2009-05-11T13:36:54","date_gmt":"2009-05-11T11:36:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64361"},"modified":"2017-11-03T15:38:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:56","slug":"partenariato-orientale-una-falsa-partenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/partenariato-orientale-una-falsa-partenza\/","title":{"rendered":"Partenariato orientale: una falsa partenza?"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice di avvio del \u201cPartenariato orientale\u201d (PO), svoltosi il 7 maggio scorso a Praga, ha fatto notizia pi\u00f9 per le assenze che per le presenze. A riunirsi sono stati tutti i rappresentanti dei paesi dell\u2019Ue pi\u00f9 quelli di sei paesi partner: tre dell\u2019Europa orientale &#8211; Bielorussia, Moldova e Ucraina &#8211; e tre del Caucaso meridionale &#8211; Armenia, Azerbaigian e Georgia. A Praga erano attesi trentatr\u00e9 capi di Stato e di governo, ma se ne sono presentati solamente ventidue. In particolare, hanno disertato l\u2019appuntamento tutti i leader dei grandi paesi europei, con l\u2019eccezione del cancelliere tedesco Angela Merkel. Il punto \u00e8 che questo nuovo partenariato \u00e8 stato lanciato su impulso di due soli paesi, Polonia e Svezia, e gran parte degli altri vi si sono accodati, sembra, senza troppa convinzione. La verit\u00e0 \u00e8 che, pur avendo avallato l\u2019iniziativa, molti leader europei non la considerano prioritaria in questo momento.<\/p>\n<p><b>I sospetti della Russia<\/b><br \/>\nTra i leader dell\u2019Est mancavano i presidenti di Bielorussia, Alexander Lukashenko, e Moldova, Vladimir Voronin. Il primo sapeva che, se da un lato l\u2019Ue aveva deciso di revocargli il divieto di recarsi in Europa, dall\u2019altro il suo ritorno in Europa sarebbe stato accompagnato da molte critiche a causa della sua politica autoritaria e lesiva dei diritti umani. Lukashenko ha dunque adottato un atteggiamento pragmatico di avvicinamento a Bruxelles, su cui fa leva anche per elevare il proprio profilo nel rapporto con Mosca. Anche Voronin ha preferito non suscitare polemiche con la proprio presenza, viste le tensioni registratesi in Moldova dopo le contestate elezioni politiche vinte dal suo partito (comunista) e la dura repressione degli oppositori politici.<\/p>\n<p>La Russia, che non \u00e8 stata invitata al vertice vede nel Partenariato orientale un mal celato tentativo dell\u2019Ue di costruire una propria sfera d\u2019influenza in Europa orientale. D\u2019altronde, quando l\u2019Ue aveva invitato nel 2003 la Russia a partecipare alla Politica europea di vicinato (Pev), questa aveva opposto un secco rifiuto, chiedendo invece un rapporto paritario con Bruxelles. \u00c8 per\u00f2 positivo che la nuova iniziativa preveda la possibilit\u00e0 di coinvolgere altri paesi, oltre ai partner \u2013 e quindi anche la Russia &#8211; nella realizzazione di progetti concreti sulla base di una valutazione da effettuare caso per caso. \u00c8 infatti velleitario pensare di dare impulso alla cooperazione regionale multilaterale nell\u2019Est Europa e nel Caucaso meridionale escludendo la Russia che confina con tutti i partner orientali del\u2019Ue (tranne con Moldova e Armenia, sulle cui dinamiche politiche interne comunque influisce fortemente) e costituisce anche l\u2019anello di congiunzione geografica tra i paesi dell\u2019Est e quelli del Caucaso. Parimenti, \u00e8 opportuno che anche la Turchia venga coinvolta in alcuni dei progetti regionali, particolarmente quelli relativi al Caucaso in considerazione del suo ruolo nella regione. \u00c8 un approccio innovativo rispetto a quello burocratico-istituzionale che caratterizza spesso la politica estera dell\u2019Ue. Quest\u2019ultima infatti tende a tenere separati, un po\u2019 artificiosamente, i progetti e le iniziative nei confronti di un gruppo di paesi da quelli nei confronti di altri.<\/p>\n<p><b>La \u201ccortina di carta\u201d<\/b><br \/>\nSu un altro tema spinoso \u2013 la liberalizzazione dei visti per i cittadini dei paesi partner \u2013 non sono stati fatti concreti progressi. Il documento finale approvato dal vertice di Praga si limita infatti a riproporre uno schema gi\u00e0 attuato dall\u2019Ue: facilitazioni del rilascio dei visti a determinate categorie di cittadini in cambio di accordi di riammissione, mentre sono previsti solo dei passi graduali verso l\u2019obiettivo della piena liberalizzazione, da realizzarsi nel \u201clungo periodo\u201d. A insistere su un nuovo rinvio a tempo indeterminato della liberalizzazione dei visti \u00e8 stata in particolare la Germania, unico paese comunitario, insieme all\u2019Austria, che ha mantenuto la moratoria alla libera circolazione sul proprio territorio dei lavoratori provenienti dai paesi dell\u2019Europa centro-orientale membri dell\u2019Ue, nonostante le statistiche mostrino come, a causa della crisi economica, questi ultimi stiano facendo ritorno ai paesi d\u2019origine. Permane in sostanza quello che un ex-presidente ucraino ebbe a definire la \u201ccortina di carta\u201d che separa l\u2019Unione europea allargata dai paesi dell\u2019Est non membri.<\/p>\n<p><b>Sempre pi\u00f9 lontana la prospettiva dell\u2019adesione<\/b><br \/>\nA nessun paese del Partenariato orientale \u00e8 stata offerta la prospettiva dell\u2019adesione, ma questo era scontato: l\u2019Unione europea \u00e8 alle prese con la crisi economica globale e con la problematica ratifica del Trattato di Lisbona, ancora soggetto al vaglio elettorale del nuovo referendum irlandese, a quello di due Corti costituzionali e soprattutto a quello politico di due presidenti di paesi Ue &#8211; il polacco Lech Kaczynski e il ceco Vaclav Klaus &#8211; che minacciano irresponsabilmente di non volerlo ratificare \u2013 peraltro contro la volont\u00e0 dei propri parlamenti nazionali. Inoltre, l\u2019opinione pubblica dei paesi Ue, soprattutto quella dei vecchi membri, rimane critica sugli allargamenti passati e non vede di buon\u2019occhio quelli futuri. Per questo motivo non \u00e8 oggi nemmeno ipotizzabile un\u2019adesione all\u2019Ue di questi paesi. I quali peraltro vengono definiti, nel testo uscito da Praga, \u201cpartner orientali europei\u201d e non, come inizialmente suggerito dalla presidenza ceca, semplicemente \u201cpaesi europei\u201d. Quest\u2019ultima espressione avrebbe infatti evocato l\u2019articolo 49 del Trattato sull\u2019Unione europea che prevede che solo i \u201cpaesi europei\u201d possono aspirare all\u2019adesione.<\/p>\n<p><b>Un approccio pi\u00f9 concreto e realistico<\/b><br \/>\nDinanzi a questo quadro in chiaroscuro c\u2019\u00e8 da chiedersi che cosa sia lecito aspettarsi dal Partenariato orientale. Va sicuramente evitato l\u2019eccesso di ottimismo con cui si guard\u00f2 alla Politica europea di Vicinato (Pev) al momento del suo lancio cinque anni fa. Di recente la Commissione europea ha pubblicato una <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/world\/enp\/pdf\/progress2009\/com09_188_en.pdf\" target=\"blank\"><b><u>valutazione dei risultati della Pev <\/u><\/b><\/a>nel 2008 che inizia con un <i>cahier de dol\u00e9ances<\/i>: la periferia dell\u2019Unione \u00e8 stata sconvolta da nuovi conflitti (Georgia e Gaza) con effetti a vasto raggio sui contesti regionali e da interruzioni nelle forniture di gas e ha risentito pesantemente delle ripercussioni della crisi economica globale. Anche le riforme politiche, ha notato la Commissione, sono bloccate. Non c\u2019\u00e8 dubbio che il vicinato europeo abbia subito negli ultimi tempi delle involuzioni sul piano della sicurezza, della stabilit\u00e0 politica e dei processi democratici. La Politica di vicinato non era probabilmente la ricetta migliore per risolvere questi problemi, ma \u00e8 giusto chiedersi se le speranze che vi sono state riposte non siano state eccessive e se non sia invece arrivato il tempo di concentrarsi pi\u00f9 realisticamente sul valore aggiunto che la Ue pu\u00f2 offrire ai paesi partner aprendosi a nuove forme di cooperazione anche laddove queste comportino alcuni costi e richiedano di ripensare criticamente inveterate prassi politiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice di avvio del \u201cPartenariato orientale\u201d (PO), svoltosi il 7 maggio scorso a Praga, ha fatto notizia pi\u00f9 per le assenze che per le presenze. 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