{"id":64367,"date":"2008-09-24T14:08:23","date_gmt":"2008-09-24T12:08:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64367"},"modified":"2017-11-03T15:39:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:30","slug":"tzipi-livni-e-il-futuro-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/tzipi-livni-e-il-futuro-di-israele\/","title":{"rendered":"Tzipi Livni e il futuro di Israele"},"content":{"rendered":"<p>Tzipi Livni ha ricevuto dal presidente Shimon Peres l&#8217;incarico di formare il nuovo governo di Israele. Ha 28 giorni per provarci, con possibile proroga di altri 14. Se non ci riuscisse, Peres potrebbe affidare l&#8217;incarico ad altri. In caso di ulteriori fallimenti, sarebbe costretto a convocare le elezioni entro novanta giorni, dunque verso febbraio-marzo 2009.<\/p>\n<p>Se il tentativo della Livni fallisse, rischierebbe di compromettere anche i possibili tentativi successivi, con il rischio di andare incontro ad una singolare costellazione di elezioni che potranno essere molto rilevanti per il futuro della regione e la ripresa del processo di pace. Quest\u2019ultimo, nonostante il recente impegno dell\u2019amministrazione americana, \u00e8 oggi completamente fermo.<\/p>\n<p>Delle elezioni americane sappiamo tutto, fuorch\u00e9 l&#8217;esito. Chiunque vinca il 4 novembre, si creeranno vaste e immediate aspettative, positive o negative, in tutta la regione mediorientale. L&#8217;agenda del prossimo presidente ha molte priorit\u00e0, come l&#8217;economia, l\u2019Iraq, l\u2019Afghanistan, il Pakistan, la Russia, l&#8217;Iran, la Cina. Solo dopo, Israele e Palestina, e gli interessati dovranno prenderne atto.<\/p>\n<p><b>Il lungo iter elettorale <\/b><br \/>\nLo snodo successivo saranno le elezioni municipali di Israele, dell&#8217;11 novembre. Si elegger\u00e0 il successore del sindaco di Gerusalemme, Lupolianski, che non dovrebbe ripresentarsi per una sorta di rotazione interna alla comunit\u00e0 ultra-ortodossa. Gerusalemme ripropone, esasperate, tutte le tensioni della politica e della societ\u00e0 israeliana. Sinistra contro destra, ma soprattutto laici contro religiosi, ortodossi e ultraortodossi, in costante crescita. I palestinesi di Gerusalemme Est con diritto di voto alle elezioni municipali da molto tempo si astengono in massa e ci\u00f2 \u00e8 di per s\u00e9 un fattore rilevante. Poi ci sono i sefarditi-orientali, abbastanza coesi, contro aschenaziti, profondamente divisi. Elezioni locali, in teoria, ma in realt\u00e0 tutti votano \u2013 o non votano \u2013 anche per dire la loro sull&#8217;assetto della citt\u00e0 in ogni possibile accordo di pace. A Gerusalemme si fanno cos\u00ec le prove generali di intese, sgarbi, manovre per le elezioni politiche, soprattutto se anticipate.<\/p>\n<p>L&#8217;altro snodo elettorale, ancora pi\u00f9 complesso e incerto, \u00e8 quello palestinese. Il mandato quadriennale del presidente Abu Mazen, eletto nel gennaio 2005, scade a inizio 2009 \u2013 quindi in piena coincidenza con la probabile campagna elettorale in Israele, che pone fra l\u2019altro inevitabili questioni di sicurezza.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 l&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese ha emendato la costituzione per prorogare il mandato di Abu Mazen fino al gennaio 2010, e far cos\u00ec coincidere le elezioni presidenziali con quelle del Parlamento, eletto nel gennaio 2006. Va da s\u00e9 che Hamas non \u00e8 assolutamente d&#8217;accordo sulla proroga e, in ogni caso, Abu Mazen non si ripresenterebbe. Il che apre un ampio dibattito, compreso un tema molto caldo: Marwan Barghouti, oggi il leader pi\u00f9 popolare di Fatah, si presenter\u00e0? Vedremo un presidente palestinese ospite delle galere israeliane? Barghouti oggi sembra essere l&#8217;unico in grado di contrastare politicamente Hamas, ma se Israele dovesse farlo uscire di prigione rischierebbe di \u201cneutralizzarlo\u201d.<\/p>\n<p>In ogni caso il 2009 sar\u00e0 un lungo anno per i palestinesi, e le manovre elettorali di Fatah ed Hamas, oltre ad essere basate sul confronto interno, saranno inevitabilmente condizionate da Israele (che gi\u00e0 rese assai difficile le elezioni del 2006, con il paradossale effetto di favorire Hamas) e in parte dal risultato americano. Non bisogna infine dimenticare che a queste elezioni assistono, in prima fila e con qualche inevitabile invasione di campo, tutti i vicini, da Hezbollah, alla Siria, alla Giordania e all&#8217;Egitto, pi\u00f9 Al-Jazeera.<\/p>\n<p>La possibile combinazione di tutti questi fattori \u00e8 un&#8217;equazione di sole incognite, con una sola ragionevole certezza: nessuno si sentir\u00e0 abbastanza forte, sul fronte interno, e appoggiato, su quello internazionale, da compiere passi concreti verso una ripresa delle trattative.<\/p>\n<p><b>Tra divisioni e incertezze interne<\/b><br \/>\nIn questo contesto il primo ostacolo per la Livni sar\u00e0 mantenere unita la coalizione di governo. Kadima \u00e8 spaccato: era il partito-creatura di Ariel Sharon, ex-primo ministro, e con Ehud Olmert, l\u2019attuale primo ministro uscente, non ha mai acquistato un&#8217;identit\u00e0 definita. Inoltre le primarie tra Livni e Shaul Mofaz, ministro dei trasporti, si sono risolte con una vittoria cos\u00ec esigua da essere politicamente discutibile, e in ogni caso Mofaz non sembra per niente disposto ad accettare un ruolo di secondo piano.<\/p>\n<p>Il leader laburista Ehud Barak \u00e8 preso tra la tentazione di ostacolare Livni e il timore che, in caso di elezioni, i sondaggi che danno i laburisti in caduta libera siano pienamente confermati dalle urne. Barak tratta con il leader del Likud, Benjamin Netanyahu, e sicuramente ha, in comune con quest\u2019ultimo, l\u2019interesse a far fallire la Livni. O subito, quindi con nuove elezioni, o dopo, permettendo la creazione di un governo debole che arrivi alla naturale conclusione della legislatura, nella primavera del 2010. Per giocare in prima persona quando il gioco si far\u00e0 davvero duro.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 di Livni non finiscono qui. Deve fare un suo programma di governo, e venire allo scoperto su molti temi. E poi provare a ricompattare la coalizione che ha sostenuto Olmert o a operare sostituzioni efficaci.<\/p>\n<p>Netanyahu chiede, a ragione, elezioni immediate, contando anche sull&#8217;emorragia di ritorno di quella parte del Likud che segu\u00ec Sharon dentro Kadima. I sondaggi lo danno vincente, e non farebbe fatica a formare una coalizione. Ma un Kadima dimagrito avrebbe ironicamente un baricentro pi\u00f9 a sinistra, visto che un ritorno a casa degli ex-laburisti appare pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p><b>Obiettivo 2010<\/b><br \/>\nLivni ha dalla sua alcune carte, ma pu\u00f2 usarle pi\u00f9 facilmente in futuro che oggi. Ha una solida reputazione di onest\u00e0 e impeccabili credenziali di destra, ma anche una lunga esperienza come titolare del ministero degli esteri. \u00c8 entrata in politica tardi, nel 1999, ma \u00e8 diventata ministro presto, nel 2001 con Sharon. La si paragona, a torto, a Golda Meir &#8211; che entr\u00f2 in politica giovanissima e divenne primo ministro per designazione dell&#8217;apparato socialista. La sua esperienza di spia intriga, ma molti dimenticano che Yitzhak Shamir, gi\u00e0 capo del Lehi (organizzazione armata sionista nella Palestina mandataria), diresse per 10 anni importanti operazioni del Mossad, finch\u00e9 non si ritir\u00f2 a vita pubblica per diventare poi uno dei primi ministri del Likud pi\u00f9 rigidi nella storia di Israele. L&#8217;obiettivo di Livni \u00e8 formare il governo e andare alle elezioni nel 2010. Alleati e avversari vogliono impedirglielo. Ma Livni \u00e8 giovane e, se fallisse, le basterebbe rimanere validamente sulla scena pubblica per diventare un punto di riferimento alternativo alle manovre politiche degli altri. Le gioverebbe anche un pi\u00f9 disinvolto rapporto con l&#8217;opinione pubblica, ma questa \u00e8 un&#8217;arte che pu\u00f2 imparare, come pure quella di manovrare e delegare.<\/p>\n<p>Non ci sono, al momento, sulla scena altri politici emergenti e la crisi della sinistra non pare recuperabile in tempi brevi. I prossimi confronti elettorali saranno quindi un duello interno alla destra, fra il Kadima di Livni e il Likud di Netanyahu. Il 2009 si preannuncia quindi come un anno cruciale per israeliani e palestinesi. Ma molto importante anche per noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tzipi Livni ha ricevuto dal presidente Shimon Peres l&#8217;incarico di formare il nuovo governo di Israele. Ha 28 giorni per provarci, con possibile proroga di altri 14. Se non ci riuscisse, Peres potrebbe affidare l&#8217;incarico ad altri. In caso di ulteriori fallimenti, sarebbe costretto a convocare le elezioni entro novanta giorni, dunque verso febbraio-marzo 2009. 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