{"id":64369,"date":"2009-01-08T14:10:32","date_gmt":"2009-01-08T13:10:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64369"},"modified":"2017-11-03T15:39:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:15","slug":"le-insidie-di-una-guerra-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/le-insidie-di-una-guerra-elettorale\/","title":{"rendered":"Le insidie di una \u201cguerra elettorale\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il governo israeliano di Olmert chiude il suo mandato con una seconda guerra, stavolta a sud, in risposta ai razzi di Hamas e al collasso della tregua, ripetutamente violata da entrambe le parti. Una campagna militare, a poche settimane dalle elezioni in Israele, che sembra essere molto condizionata anche dalla politica interna. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che l\u2019appuntamento elettorale del 10 febbraio abbia pesato nella decisione di lanciare pesanti attacchi aerei e poi l\u2019offensiva terrestre: Olmert non si ripresenta, ma Kadima (il partito fondato dall\u2019ex primo ministro Ariel Sharon nel 2005 dopo la fuoriuscita dal Likud) deve affrontare i conservatori del Likud dati, fino a pochi giorni fa, come vincenti.<\/p>\n<p>E dentro Kadima, Tzipi Livni, l\u2019attuale ministro degli esteri che ha vinto per un soffio le primarie, \u00e8 tallonata da Shaul Mofaz, ex capo di stato maggiore ed ex ministro della difesa. Ehud Barak, l&#8217;attuale ministro della difesa, deve evitare la prevedibile debacle elettorale dei laburisti. All&#8217;opposizione, Netanyahu ha da sempre posizioni intransigenti verso i palestinesi , ma ora deve fare i conti anche con una sua destra interna, guidata da un leader dei coloni, Moshe Feiglin, che misura ogni mossa sull&#8217;obiettivo del mantenimento della Cisgiordania, anzi della Giudea e Samaria, dopo l&#8217;abbandono di Gaza.<\/p>\n<p>Pesano anche le elezioni palestinesi. Il presidente dell&#8217;Autorit\u00e0 palestinese Abu Mazen, eletto nel gennaio 2005, ha un mandato che scade in questi giorni. Egli ha per\u00f2 cercato di ottenere una proroga di un anno, per far coincidere le elezioni del prossimo presidente con quelle del Parlamento palestinese, in programma per il gennaio 2010. La legittimit\u00e0 della proroga, per\u00f2, \u00e8 dubbia: Hamas ha la maggioranza dei seggi del parlamento e non l&#8217;ha approvata. D\u2019altra parte il parlamento non si \u00e8 mai riunito a Ramallah, al massimo discutevano in videoconferenza, e 1\/3 dei parlamentari \u00e8 nelle galere israeliane, a vario titolo. Israele teme le prossime elezioni e vorrebbe mettere fuori gioco Hamas, o perlomeno metterla in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><b>La vittoria difficile<\/b><br \/>\nCome la guerra contro Hezbollah del 2006, anche questa \u00e8 iniziata come guerra aerea, contro obiettivi considerati limitati. Ma Gaza \u00e8 uno dei posti pi\u00f9 densamente popolati del mondo e bombardarla \u00e8 comunque sparare nel mucchio (i bambini costituiscono met\u00e0 della popolazione).<\/p>\n<p>Israele ha rifiutato le immediate offerte di mediazione per una tregua e a quel punto \u00e8 scattata la trappola: l&#8217;esercito \u00e8 dovuto entrare a Gaza. Il rifiuto di negoziare ha sicuramente motivazioni elettorali: ogni risultato che non sia una vittoria \u00e8 per Israele una sconfitta. Ma definire la vittoria \u00e8 arduo: la cessazione (temporanea) degli attacchi di Hamas? La distruzione (temporanea anch&#8217;essa) della sua leadership, in attesa che si ricrei, inevitabilmente, una Hamas 2, pi\u00f9 militante ancora o magari \u2013 effetto catastrofico \u2013 convergente con una nuova generazione di Fatah? Una nuova occupazione? Oppure, e si torna al punto di partenza, una nuova tregua, che tutti in Israele leggerebbero come vittoria di Hamas, e con ragione? Non c&#8217;\u00e8 una sola via di uscita che non riproponga le stesse difficolt\u00e0, ma aggravate dal sangue sparso in questi giorni.<\/p>\n<p>Gaza \u00e8, per definizione, ingovernabile da attori esterni, come ben sanno gli egiziani, che dall\u2019umiliante sconfitta del 1967 avevano almeno ricavato un risultato positivo: si erano liberati di Gaza. Hamas \u00e8 nata a Gaza, nel 1987, anche col favore degli israeliani \u2013 al governo c&#8217;era allora Shamir \u2013 che perseguivano con ogni mezzo l&#8217;indebolimento dell&#8217;odiatissimo Arafat. Tra i vari errori che Israele ha compiuto verso i palestinesi, mantenimento dell&#8217;occupazione compreso, questo \u00e8 stato forse il pi\u00f9 tragico.<\/p>\n<p>Il rifiuto israeliano di riconoscere la vittoria elettorale di Hamas del 2006 ha impedito che Hamas fosse messa alla prova, con un elevato rischio di fallimento, sul terreno pi\u00f9 duro per un movimento che diventa partito di governo: la quotidianit\u00e0 dell&#8217;amministrazione, in una situazione di enormi difficolt\u00e0 e con il grande problema di non perdere il consenso di un elettorato, in buona parte laico e che aveva in precedenza votato per Fatah. Un rifiuto, quello israeliano, motivato, soprattutto, dalla definizione di Hamas come organizzazione terrorista, e dal suo rifiuto di riconoscere Israele e gli accordi firmati dall&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Gli stessi argomenti che erano peraltro gi\u00e0 stati usati proprio contro l\u2019Olp che poi aveva invece firmato l\u2019accordo di Oslo.<\/p>\n<p>La delegittimazione di Hamas, non accompagnata da una politica di vero sostegno ad Abu Mazen, e l&#8217;inerzia americana, nonostante Annapolis e le innumerevoli missioni del segretario di Stato Condoleezza Rice, hanno fatto progressivamente incancrenire la situazione.<\/p>\n<p><b>Hamas e il terrorismo<\/b><br \/>\nSi insiste molto sull&#8217;identificazione tra Hamas e terrorismo, ma \u00e8 una visione parziale. Hamas \u00e8 un movimento politico che usa anche il terrorismo, ma non \u00e8 la Jihad Islamica, perch\u00e9 ha un&#8217;ampia base popolare, che vuole allagare e non perdere, e una leadeship articolata, soprattutto ai bassi livelli, in grado di sostituire chi muore. Punire Gaza per punire Hamas non funziona, anzi ottiene risultati totalmente opposti e la dichiarata intenzione di dare una lezione ad Hamas ha effetti controproducenti e destabilizzanti per l&#8217;intera area, il che rende Israele pi\u00f9 insicuro di prima.<\/p>\n<p>\u00c8 diffusa in Israele la convinzione che gli arabi capiscano solo la forza &#8211; argomento paradossalmente usato da Hamas contro Israele pochi giorni prima della crisi. L&#8217;esercito, per avanzare in aree letteralmente minate, dovr\u00e0 usare mezzi adeguati, cio\u00e8 la distruzione di tutto. Hamas non ha la disciplina, le armi, il terreno di Hezbollah, ma questo non la rende meno pericolosa.<\/p>\n<p>Il vero nodo della questione \u00e8 infatti la Cisgiordania: Israele dice di volere uno stato palestinese, ma in realt\u00e0 ne vuole due, ben separati, e soprattutto sa che dovrebbe ritirare gran parte dei coloni. La situazione di 40 anni di \u201cfatti compiuti\u201d \u00e8 per\u00f2 praticamente irreversibile, e avrebbe costi politici, economici, sociali spaventosi. La classe politica di Israele, tutta, non ha la minima idea di come risolvere la questione senza spaccare il paese. Il piano saudita, con ritorno ai confini ante 1967 e aggiustamenti territoriali negoziati, \u00e8 l&#8217;unico piano presentabile, ma nella situazione attuale appare utopistico.<\/p>\n<p>L&#8217;altro fantasma che resta sullo sfondo, e di cui si preferisce tacere per la sua potenzialit\u00e0 esplosiva , \u00e8 il rischio di un peggioramento dei rapporti, in Israele, tra la maggioranza ebraica e la minoranza araba. Anche i gruppi arabi tradizionalmente filosionisti (drusi e beduini) hanno visto drasticamente ridursi i pochi spazi che avevano, il che, agli occhi degli arabi, non pu\u00f2 che essere visto come una conferma che Israele tende a concepirsi come stato degli ebrei, in cui le altre etnie sono in una posizione di inferiorit\u00e0. Punire Gaza, per una teoria transitiva devastante, serve anche a ricordare a tutti gli arabi di casa che Israele difende la sua visione del sionismo e rifiuta, a priori, ogni prospettiva di uno stato binazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre una guerra dentro la parentesi che si chiuder\u00e0 il 20 gennaio, con l\u2019insediamento del nuovo Presidente americano. Anche se il presidente Obama e il nuovo segretario di stato Clinton avranno bisogno di un po&#8217; di tempo per formulare priorit\u00e0 e piani, la percezione della politica americana in tutto il Medioriente, e nel mondo, \u00e8 destinata a cambiare e l&#8217;accondiscendenza della presidenza Bush verso Israele potrebbe presto diventare un ricordo. Anche in sede Onu: Susan Rice, nominata ambasciatore presso le Nazioni Unite, e con rango di ministro, \u00e8 un&#8217;altra novit\u00e0 da non sottovalutare dell\u2019amministrazione di Obama.<\/p>\n<p><b>Le potenzialit\u00e0 dell\u2019Europa<\/b><br \/>\nL&#8217;Europa \u00e8 accusata, con qualche ragione, di non sapere esprimere una posizione unitaria, ma \u00e8 l&#8217;unico soggetto internazionale che pu\u00f2 usare una delle leve pi\u00f9 potenti per promuovere il processo di pace: gli aiuti economici di cui hanno disperato bisogno i palestinesi, ma che sarebbero indispensabili anche a Israele per attuare, ad esempio, un trasferimento, anche parziale, dei coloni. L\u2019Ue pu\u00f2 anche offrire, nell\u2019ambito degli accordi di associazione e partenariato, meccanismi di cooperazione che garantiscano Israele, Palestina e altri paesi della regione. Israele \u00e8 un paese fortemente spaventato, e deve essere rassicurato e garantito, anzi vigorosamente persuaso a una strategia di stabilit\u00e0 di lungo periodo che ponga rimedio agli errori di 40 anni di occupazione, a cui ha corrisposto dal\u2019altra parte una resistenza violenta e sterile.<\/p>\n<p>Il rischio di un collasso graduale \u00e8 pi\u00f9 che mai reale. Avrebbe costi umani terribili: sfinimento dei palestinesi, sfinimento di Israele, sul piano della propria opinione pubblica e del crescente isolamento internazionale, se \u2013 come \u00e8 prevedibile \u2013 cambieranno prima i toni e poi i contenuti della politica americana. La guerra di Gaza ha, a volerlo cercare, un solo merito: di aver spinto la questione ai primi posti dell&#8217;agenda di Obama, che finora era stata dominata soprattutto da economia, Iraq, Afghanistan, Iran. Oggi, quasi a pari merito, c&#8217;\u00e8 anche Gaza e dintorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo israeliano di Olmert chiude il suo mandato con una seconda guerra, stavolta a sud, in risposta ai razzi di Hamas e al collasso della tregua, ripetutamente violata da entrambe le parti. Una campagna militare, a poche settimane dalle elezioni in Israele, che sembra essere molto condizionata anche dalla politica interna. 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