{"id":64373,"date":"2009-07-02T14:14:45","date_gmt":"2009-07-02T12:14:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64373"},"modified":"2017-11-03T15:38:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:48","slug":"la-visita-di-netanyahu-in-europa-e-la-nuova-politica-estera-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/la-visita-di-netanyahu-in-europa-e-la-nuova-politica-estera-di-israele\/","title":{"rendered":"La visita di Netanyahu in Europa e la nuova politica estera di Israele"},"content":{"rendered":"<p>In politica estera il secondo governo di Benjamin Netanyahu deve misurarsi con un groviglio di problemi, vecchi e nuovi, che si sono accumulati in 40 anni di occupazione e in 15 anni di un processo di pace <i>sine die<\/i>, di difficili accordi con alcuni vicini e di ostilit\u00e0 apparentemente irriducibili con altri. Deve inoltre affrontare un&#8217;amministrazione americana che ha adottato un approccio diverso ai problemi mediorientali, nei toni e nel metodo, anche se non necessariamente nei contenuti. In un siffatto contesto Netanyahu non pu\u00f2 che muoversi con estrema prudenza.<\/p>\n<p>La sua ampia coalizione di governo \u00e8 assai fragile e troppo spostata a destra, anche se include i laburisti. Secondo i sondaggi, l&#8217;opinione pubblica di Israele \u00e8 per la fine dell&#8217;occupazione e la creazione di uno stato palestinese, ma non \u00e8 in grado di esprimere maggioranze in grado di perseguire questi obiettivi. Cos\u00ec si perpetua lo status quo, mentre continua a rafforzarsi la presenza ebraica in Cisgiordania.<\/p>\n<p><b>Il complesso rapporto con gli Usa<\/b><br \/>\nIl discorso di Obama al Cairo, la sua nuova visione dei problemi del Medioriente, le sorprendenti elezioni in Libano e in Iran, la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Siria, costringono Israele a riconsiderare la lista degli amici, e forse anche quella dei nemici.<\/p>\n<p>I rapporti con gli Stati Uniti sono difficili. La quasi automatica intesa degli anni passati \u00e8 alle spalle, cos\u00ec come il doppio binario degli anni di Bush, fatto di documenti, <i>road map<\/i>, posizioni comuni, ma anche di intese non ufficiali e di un&#8217;accondiscendenza da parte americana che lasciava a Israele ampio spazio di manovra. E&#8217; anche cambiato, e in modo probabilmente irreversibile, l&#8217;atteggiamento della comunit\u00e0 ebraica americana. Da anni quietamente critica del regime di occupazione, ma pubblicamente solidale, ora appoggia il Presidente Obama nella sua volont\u00e0 di veder nascere uno stato palestinese, sia pure con qualche distinguo, che non \u00e8 per\u00f2 sufficiente a rassicurare il governo israeliano. A condurre questa politica sono dichiarati amici di Israele, come il Segretario di Stato Hillary Clinton e il capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Emanuel, assieme ad altri fidati consiglieri che non possono essere accusati di ostilit\u00e0 o freddezza verso Tel Aviv.<\/p>\n<p>Netanyahu sta cercando in tutti i modi di arginare la richiesta americana di dare attuazione agli impegni pi\u00f9 volte ribaditi in passato da Israele: migliori condizioni per i palestinesi, creazione di due stati e ripresa di un negoziato vero, che possa finalmente giungere a una conclusione.<\/p>\n<p><b>Il nodo degli insediamenti<\/b><br \/>\nInoltre, Obama sta mettendo Netanyahu alla prova su una questione chiara, misurabile, e che \u00e8 determinante: il blocco della crescita degli insediamenti. Washington chiede un blocco assoluto senza discussioni su cosa sia crescita pi\u00f9 o meno \u2018naturale\u2019, anche perch\u00e9 i coefficienti \u201cnaturali\u201d si sono rivelati alquanto anomali.<\/p>\n<p>In fondo a questo percorso ci sarebbe lo smantellamento di gran parte, se non di tutti, gli insediamenti, senza distinzioni tra legali o illegali, e questo \u00e8 un prezzo altissimo, non solo in termini territoriali, ma per l&#8217;essenza stessa dello Stato e del sionismo, che dovrebbe reinventarsi, in un processo politico che rischia di radicalizzare e destabilizzare il paese.<\/p>\n<p>Netanyahu insiste infatti sulla richiesta di un riconoscimento da parte palestinese di Israele come stato ebraico perch\u00e9 vede i gravi pericoli insiti in un ritiro dalla Cisgiordania. Sta quindi a sua volta cercando di mettere alla prova l&#8217;amministrazione Obama, per capire fino a che punto arriveranno le pressioni, se pu\u00f2 contenerle o eluderle.<\/p>\n<p>Alla riluttanza di Israele si accompagna la mancanza di una controparte palestinese capace di negoziare e attuare un eventuale accordo. La seconda intifada e le elezioni palestinesi del 2005 hanno indebolito Fatah e rafforzato Hamas e, soprattutto, spaccato i palestinesi. I tempi per la definizione di un&#8217;unica leadership palestinese in grado di negoziare davvero sono lunghi: un nuovo processo politico potr\u00e0 verosimilmente sviluppasi solo dopo le elezioni presidenziali e parlamentari previste per il gennaio 2010.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per evitare l&#8217;isolamento, Netanyahu \u00e8 all&#8217;affannosa ricerca di appoggi sulla scena internazionale. Con un ministro degli esteri poco presentabile come l&#8217;oltranzista Avigdor Lieberman, deve curare personalmente le questioni pi\u00f9 cruciali e ha dovuto inviare negli Stati Uniti il ministro della Difesa, il laburista Ehud Barak, lasciando a casa Lieberman.<\/p>\n<p><b>Le frastagliate alleanze europee<\/b><br \/>\nSta soprattutto cercando una nuova politica verso l&#8217;Europa, finora considerata troppo dura con Israele e troppo morbida con i palestinesi. Israele in verit\u00e0 non ha molte alternative, salvo forse la Russia, con cui esiste un&#8217; intesa sotterranea, dai connotati poco chiari, che proprio Lieberman, che ha raccolto gran parte dei voti degli immigrati russi, sta cercando di coltivare. L&#8217;Unione Europea fa parte anche del Quartetto che, con Stati Uniti, Russia, e Onu, ha il compito di facilitare un trattato di pace israelo-palestinese. Il Quartetto ha per\u00f2 appena riaffermato, con vigore, le richiesta di fermare tutti gli insediamenti: non \u00e8 questa, dunque, una via praticabile.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa ha tuttavia molte anime e voci, con differenze sensibili verso Israele. E&#8217; qui che il premier israeliano sta cercando margini di manovra e appigli politici. Paesi come la Gran Bretagna o la Grecia sono quasi ostili, la Spagna o vecchi amici come Olanda e Danimarca esprimono critiche che Israele accoglie con insofferenza. La Svezia, appena diventata presidente dell&#8217;Unione, non \u00e8 considerata tra i paesi pi\u00f9 favorevoli a Israele.<\/p>\n<p>Netanyahu guarda quindi altrove, soprattutto a Francia, Germania, Italia, Polonia, Repubblica Ceca. La Germania \u00e8 un&#8217;amica leale, attenta ad evitare ogni possibile incidente che evochi, anche per sbaglio, il terribile passato. L&#8217;Italia, pur con la differenza di accenti registrata durante il governo Prodi, \u00e8 tra i migliori amici di Israele, insieme alla Repubblica Ceca e alla Polonia. L&#8217;intesa \u00e8 salda, sia pure con schermaglie sui molteplici affari che l&#8217;Italia coltiva in Medioriente, ovvero con tutti i nemici di Israele, Iran <i>in primis<\/i>, come Netanyahu non ha mancato di ricordare a Berlusconi durante la sua recente visita a Roma. Anche Berlusconi ha ribadito l\u2019esigenza che si fermi l\u2019espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ma l&#8217;amicizia tra i due paesi si \u00e8 comunque rinsaldata: Netanyahu ha invitato a Berlusconi a visitare Israele e parlare alla Knesset, come negli ultimi anni hanno fatto il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente tedesco Horst Koehler, il presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Poettering, oltre che, naturalmente, l\u2019ex presidente americano George Bush. Non un onore esclusivo, quindi, ma un gesto in ogni caso significativo.<\/p>\n<p>La visita di Netanyahu in Europa si \u00e8 chiusa a Parigi. Con la Francia di Sarkozy ci sono rinnovati interessi comuni, come il rafforzamento della comunit\u00e0 cristiana in Libano in funzione di argine contro Hezbollah e la Siria. Sarkozy tende a seguire una linea filo-americana, e questo pu\u00f2 essere utile a Israele. Ma soprattutto, la Francia \u00e8 recentemente rientrata nel comando integrato della Nato. Se, per ipotesi \u2013 per quanto remota &#8211; si arrivasse ad uno stato palestinese, smilitarizzato o meno, con forme di sicurezza garantita per le due parti, la Francia potrebbe rivelarsi un alleato prezioso da coltivare, per il ruolo che pu\u00f2 svolgere sia nella Nato che nell&#8217;Ue. Francia e Israele hanno inoltre un passato di collaborazione militare di tutto rilievo: basti pensare al reattore nucleare di Dimona costruito grazie alla tecnologia francese, agli aerei Mirage e Myst\u00e8re che vinsero la guerra del 1967 e alle corvette acquistate e poi \u201crubate\u201d a Cherbourg per aggirare il blocco delle forniture voluto da de Gaulle. Con trascorsi del genere, \u00e8 plausibile che le conversazioni parigine di Netanyahu abbiano avuto un contenuto pi\u00f9 intrigante dell&#8217;incontro con Berlusconi, e forse anche un giro di orizzonte pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra degli Ayatollah<\/b><br \/>\nL&#8217;Iran rimane sempre argomento centrale e le tumultuose elezioni confondono ancora di pi\u00f9 il quadro. La presidenza Ahmadinejad rimarr\u00e0 tenacemente ostile a Israele, ma la sua assai dubbia riconferma elettorale cambia comunque l&#8217;equazione. Il paese \u00e8 spaccato, autorit\u00e0 religiose comprese, e la richiesta di democrazia potrebbe prima o poi far breccia. Per l&#8217;Iran l&#8217;atomica \u00e8 una questione di dignit\u00e0 nazionale e di difesa, ma la prospettiva di un confronto militare con Israele &#8211; gi\u00e0 assai poco probabile &#8211; diventa ancora pi\u00f9 remota in una crisi interna che si prospetta lunga e travagliata. N\u00e8 Israele potr\u00e0 prospettare di un attacco preventivo all&#8217;Iran senza suscitare un allarme immediato in occidente, dove \u00e8 forte il timore che un&#8217;escalation delle tensioni possa rafforzare ancora di pi\u00f9 l&#8217;ala dura della leadership iraniana e rendere cos\u00ec ancora pi\u00f9 instabile l&#8217;area del Golfo.<\/p>\n<p>Un quadro complesso, dunque, che spinge Netanyahu verso una tattica attendista, nella convinzione che il tempo lavori per Israele. Il premier israeliano potrebbe offrire al massimo il blocco degli insediamenti per non pi\u00f9 di sei mesi, come Ehud Barak ha appena detto agli americani. Sei mesi in Medioriente possono essere lunghi, per capire dove vanno Iran e Siria, magari anche per arrivare alle elezioni palestinesi senza rafforzare Hamas, che per\u00f2 viene sempre pi\u00f9 considerato interlocutore possibile \u2013 o necessario &#8211; sia dagli americani che dagli europei.<\/p>\n<p>Se per Netanyahu si prospetta un&#8217;estate molto impegnativa sia sul piano diplomatico che per le crescenti difficolt\u00e0 interne, per l&#8217;Europa, nelle sue varie componenti, potrebbero prospettarsi ruoli e responsabilit\u00e0 maggiori nei confronti di un Medioriente pi\u00f9 vicino che mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In politica estera il secondo governo di Benjamin Netanyahu deve misurarsi con un groviglio di problemi, vecchi e nuovi, che si sono accumulati in 40 anni di occupazione e in 15 anni di un processo di pace sine die, di difficili accordi con alcuni vicini e di ostilit\u00e0 apparentemente irriducibili con altri. Deve inoltre affrontare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[93,95,99,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64373"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64373"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64373\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64374,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64373\/revisions\/64374"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64373"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64373"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64373"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}