{"id":64381,"date":"2008-09-02T14:24:14","date_gmt":"2008-09-02T12:24:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64381"},"modified":"2017-11-03T15:40:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:29","slug":"linvasione-russa-e-lunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/linvasione-russa-e-lunione-europea\/","title":{"rendered":"L&#8217;invasione russa e l&#8217;Unione europea"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;invasione della Georgia da parte di forze militari russe impone un ripensamento della politica estera e di difesa europea nel medio e lungo periodo. Si \u00e8 trattato infatti di un atto di guerra, compiuto con forze pesanti, che ripropone una modalit\u00e0 di gestione dei rapporti fra stati che alcuni in Europa consideravano, sbagliando, superata. Gli europei si trovano ora di fronte a una sfida impegnativa che richiede un\u2019analisi attenta della crisi e delle prospettive di rapporto con la Russia.<\/p>\n<p><b>I diversi elementi della crisi<\/b><br \/>\nL&#8217;imprudenza della leadership georgiana ha rappresentato solo il detonatore di una crisi che perdurava irrisolta da 15 anni e ha confermato i timori che avevano portato i principali paesi europei a negare a Tbilisi l&#8217;avvio del processo d&#8217;integrazione nella Nato.<\/p>\n<p>La leadership politica russa, in particolare quella legata al complesso militare e dell&#8217;intelligence, in ultima analisi all\u2019attuale capo del governo Vladimir Putin, ha colto subito nella crisi l&#8217;opportunit\u00e0 di affermare la propria visione imperiale, stuzzicando l&#8217;orgoglio nazionalista dell&#8217;opinione pubblica e mettendo in una situazione di debolezza interna il mondo degli affari pi\u00f9 interessato alla cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>L&#8217;importanza della Georgia come paese di transito di significative fonti energetiche non dipendenti dalla Russia verso l&#8217;Europa rende la mossa russa ancora pi\u00f9 efficace e spregiudicata. Ci\u00f2 dovrebbe per\u00f2 spingere verso la ricerca di una soluzione del problema, invece di infondere timore. Russia ed Europa sono infatti interdipendenti. Non si tratta di un legame a senso unico.<\/p>\n<p>La situazione di debolezza in cui si trovano gli Usa, dovuta ad elementi strutturali &#8211; l&#8217;amministrazione \u00e8 peraltro al termine del proprio mandato &#8211; ha contribuito in larga misura al precipitare della situazione.<\/p>\n<p>Gli occidentali e gli Usa in particolare pagano gli errori compiuti in passato, quali l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq senza previo accordo e risoluzione delle Nazioni Unite, la decisione di installare difese antimissile in Europa dopo la denuncia unilaterale del trattato Abm da parte americana, e il riconoscimento dell&#8217;indipendenza del Kosovo, che ha creato un precedente deleterio.<\/p>\n<p>Da parte russa vi \u00e8 la mancata comprensione dell&#8217;offerta di partnership europea e una perversa interpretazione degli esiti del vertice Nato di Bucarest dello scorso aprile. A Bucarest gli europei erano in realt\u00e0 riusciti a frenare l&#8217;accesso di Georgia e Ucraina nell\u2019alleanza, dando cos\u00ec un segnale di attenzione per il timore d&#8217;accerchiamento espresso dalla Russia.<\/p>\n<p>La debolezza militare ed energetica e le divisioni interne hanno invece minato la credibilit\u00e0 delle posizioni europee.<\/p>\n<p><b>Il rapporto con la Russia<\/b><br \/>\nDa questo conflitto tutti gli attori rischiano in realt\u00e0 di uscire perdenti. La Georgia ha perso definitivamente il controllo di alcune parti del suo territorio e si trova con infrastrutture fortemente danneggiate e una situazione politica interna incerta, nonch\u00e9 migliaia di profughi da ospitare.<\/p>\n<p>La Russia ha guadagnato due minuscoli territori che peraltro erano gi\u00e0 sotto il suo controllo indiretto, ha subito una fuga di capitali e investimenti quasi senza precedenti, ha rafforzato il pericoloso precedente di una modifica unilaterale delle frontiere di uno stato sovrano (e questo nonostante si sia fermamente opposta all\u2019indipendenza del Kosovo) e ha danneggiato enormemente la sua credibilit\u00e0 quale partner politico ed economico nel lungo periodo.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere deboli, incapaci di controllare un alleato e di rispondere alle sfide legate all\u2019implosione dello spazio sovietico e al difficile equilibrio fra rispetto dei confini e diritto di autodeterminazione dei popoli. La politica ideologica ed unilaterale americana si \u00e8 ritorta contro la stessa amministrazione Bush, favorendo l&#8217;attitudine imperiale russa e danneggiando seriamente i principi legali e consuetudinari su cui si reggono le relazioni fra stati.<\/p>\n<p>Da parte europea, si deve ora pensare al modo in cui \u201cpunire\u201d la Russia e trasmettere forte e chiaro il messaggio che certi comportamenti non possono essere accettati, confermando allo stesso tempo la volont\u00e0 di sviluppare una partnership fra eguali e non ad ogni costo. Si tratta di un esercizio difficile, complicato ulteriormente dalle divisioni fra paesi europei, dalla debolezza istituzionale dell\u2019Unione e dell\u2019inadeguatezza dei mezzi di risposta di cui essa dispone.<\/p>\n<p>Lo sviluppo di una politica energetica comune e solidale sarebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 una risposta importante, cos\u00ec come la riaffermazione del diritto di navigazione e commercio, anche a costo di inviare una forza navale nel Mar Nero. In teoria, si potrebbe anche optare per una operazione di \u201cbrinkmanship\u201d, offrendo l&#8217;ingresso nella Nato all&#8217;Ucraina, ma ci\u00f2 potrebbe aprire scenari di disintegrazione di quel paese e di ulteriore scontro con la Russia, difficili da sostenere in assenza di una forte coesione occidentale.<\/p>\n<p>La crisi inoltre ha dimostrato che la capacit\u00e0 di reazione europea \u00e8 debole e troppo dipendente dalla presidenza di turno semestrale; cosa sarebbe accaduto se l\u2019iniziativa fosse stata in mano al governo polacco o ceco, prossimi detentori della presidenza europea? Inoltre, gli europei non avrebbero in ogni caso avuto la capacit\u00e0 di reagire militarmente. E ad oggi, anche una missione di peacekeeping europea sembra al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0, in quanto si tradurrebbe in una ratifica dell&#8217;occupazione russa in un contesto d&#8217;interposizione difficile da sostenere. L&#8217;illusione degli europei di poter fare da \u201cmediatori\u201d della crisi, della quale sono invece parti in causa, \u00e8 solo un escamotage per mascherare una grande debolezza; non \u00e8 un caso che il principale sostenitore di questa posizione sia l&#8217;anello pi\u00f9 debole, l&#8217;Italia.<\/p>\n<p><b>Le implicazioni per l&#8217;Europa<\/b><br \/>\nIl concetto di \u201cEuropa potenza civile\u201d, disarmata ed imbelle che influenza gli altri attori internazionali grazie al suo esempio e \u201cpotere normativo\u201d \u00e8 stato stritolato dai cingoli dei carri armati russi.<\/p>\n<p>Questa visione irenica da \u201cfine della storia\u201d, non a caso spesso supportata dagli stessi personaggi che durante la guerra fredda erano per il \u201cdisarmo unilaterale\u201d, \u00e8 pericolosa perch\u00e9 profondamente ideologica e irreale, con l&#8217;aggravante di generare nei potenziali oppositori, che ragionano invece in termini di potenza, l&#8217;impressione di una debolezza, invitandoli ad approfittarne.<\/p>\n<p>La crisi georgiana ha ancora una volta dimostrato come un&#8217;Unione per la sicurezza sia sempre pi\u00f9 necessaria, e come essa dipenda dallo sviluppo di una politica estera europea che non pu\u00f2 limitarsi ad essere il minimo comune denominatore della diplomazia delle capitali. Solo un significativo livello di solidariet\u00e0 intra-europea pu\u00f2 stemperare le paure post-sovietiche dei nuovi membri e ridurre l&#8217;impatto della dipendenza energetica dei paesi pi\u00f9 deboli in questo ambito, comprese l\u2019Italia e la Germania.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento russo in Georgia impone anche di ripensare la pianificazione delle forze militari, confermando la necessit\u00e0 di mantenere forze relativamente \u201cpesanti\u201d in funzione di dissuasione, soprattutto per la supremazia aerea.<\/p>\n<p>L&#8217;incapacit\u00e0 di controllare la situazione e di leggere in anticipo i segnali della crisi, elementi fondamentali per la gestione delle crisi, ripropongono con forza il problema della mancanza d&#8217;intelligence e di sistemi di sorveglianza remota, elementi essenziali per sviluppare un ruolo proattivo e non solo reattivo e per evitare di ritrovarsi sempre in ritardo e in affanno. Davanti al blocco navale russo, si conferma inoltre la necessit\u00e0 di mantenere la libert\u00e0 dei mari con forze adeguate. Non vi \u00e8 alcuna possibilit\u00e0 che queste capacit\u00e0 possano essere sviluppate a livello nazionale: la dimensione europea si mostra nuovamente essenziale.<\/p>\n<p>La crisi georgiana impone all&#8217;Europa una correzione di rotta severa e rapida: solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile evitare che alla prossima inevitabile crisi si tornino a commettere gli stessi errori di quella che stiamo vivendo oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;invasione della Georgia da parte di forze militari russe impone un ripensamento della politica estera e di difesa europea nel medio e lungo periodo. Si \u00e8 trattato infatti di un atto di guerra, compiuto con forze pesanti, che ripropone una modalit\u00e0 di gestione dei rapporti fra stati che alcuni in Europa consideravano, sbagliando, superata. 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