{"id":64385,"date":"2008-11-05T14:27:09","date_gmt":"2008-11-05T13:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64385"},"modified":"2017-11-03T15:39:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:24","slug":"i-dilemmi-della-sicurezza-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/i-dilemmi-della-sicurezza-nazionale\/","title":{"rendered":"I dilemmi della sicurezza nazionale"},"content":{"rendered":"<p>La sicurezza nazionale \u00e8 una delle priorit\u00e0 dell\u2019agenda di Barack Obama, forse seconda solo alla crisi finanziaria ed economica mondiale. La piattaforma elettorale domocratica vi dedica 16 dense pagine (un terzo del documento) significativamente intitolate \u201cRinnovare il ruolo guida degli Stati Uniti\u201d. Sia l&#8217;elettorato americano che i tradizionali alleati degli Usa, europei in testa, si attendono un cambiamento di fondo nella politica di difesa e di sicurezza di Washington. Ma sar\u00e0 Barack Obama capace di muovere il formidabile potenziale di difesa degli Stati Uniti fuori dalle secche in cui si \u00e8 cacciato negli ultimi anni? Da chi si far\u00e0 aiutare il nuovo Presidente? E cosa potr\u00e0 concretamente fare per migliorare i rapporti con gli alleati europei? Proviamo a fare qualche ipotesi in merito.<\/p>\n<p><b>Una questione di personalit\u00e0<\/b> L\u2019attuale Segretario alla Difesa repubblicano, Robert Gates, \u00e8 riuscito a ritagliarsi un proprio spazio di manovra all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione repubblicana e si \u00e8 cos\u00ec guadagnato il rispetto di diversi democratici. Non \u00e8 pertanto irrealistico pensare che Obama, nell\u2019intento di allargare il Gabinetto ad esponenti repubblicani, decida di confermare Gates al suo posto almeno per un paio d\u2019anni, favorendo una soluzione di continuit\u00e0 ben vista dal mondo militare e tutto sommato anche dai principali esponenti democratici, i quali al momento non sembrano sgomitare per ottenere una posizione assai impegnativa, dalla quale si pu\u00f2 facilmente rimanere \u201cscottati\u201d. Un secondo potenziale candidato repubblicano \u00e8 Colin Powell, gi\u00e0 Capo di Stato Maggiore delle forze armate e Segretario di Stato dei primi anni dell\u2019Amministrazione di Bush figlio, che un po\u2019 a sorpresa ha preso posizione per Obama nella fase finale della campagna elettorale.<\/p>\n<p>Se la scelta dovesse invece cadere su un democratico d\u2019esperienza, c\u2019\u00e8 la candidatura nemmeno troppo nascosta di Richard Danzig, gi\u00e0 Segretario alla Marina sotto Clinton e advisor di Obama durante la campagna elettorale.<\/p>\n<p>Nel campo democratico non mancano personalit\u00e0 anche pi\u00f9 giovani, provenienti soprattutto da istituti di ricerca prestigiosi come la Brookings, Rand Corporation, Csis, Johns Hopkins University, che potrebbero essere prescelti in base a una tradizione ben radicata che mira a valorizzare le competenze.<\/p>\n<p>Di certo i compiti che attendono il nuovo Segretario alla Difesa sono molto impegnativi: dovr\u00e0 occuparsi, fra l\u2019altro, della riforma della macchina interna, incrementando le unit\u00e0 e le capacit\u00e0 dell\u2019esercito, e della delicatissima ristrutturazione, se non rifondazione, dei numerosissimi servizi d\u2019intelligence, che sono stati oggetto di aspre critiche a causa della percepita inefficienza e politicizzazione durante l\u2019Amministrazione uscente. Il tutto senza sacrificare il mantenimento della capacit\u00e0 operativa nelle missioni in corso, secondo quanto promesso dal neo-Presidente durante la campagna elettorale.<\/p>\n<p><b>Nuove e vecchie missioni<\/b><br \/>\nIl ritiro dall\u2019Iraq \u00e8 stata una delle promesse centrali di Obama durante la campagna elettorale; il programma democratico prevede poco meno di un anno e mezzo per completare un ritiro ordinato che lasci comunque una presenza militare residua per sostenere il governo centrale di Baghdad e la lotta al terrorismo. Realisticamente, se tutto procede per il meglio, ci si pu\u00f2 aspettare che il processo termini verso met\u00e0 mandato, entro le elezioni di mid-term del novembre 2010, sempre che si determinino condizioni di stabilit\u00e0 sufficienti a far sopravvivere il governo iracheno anche in assenza delle truppe americane.<\/p>\n<p>L\u2019Afghanistan dovrebbe invece diventare il fulcro della politica di contrasto al terrorismo della nuova Amministrazione; ci si deve pertanto aspettare un incremento delle risorse, militari e non, impegnate in quel teatro, e una richiesta pi\u00f9 pressante agli europei e alla Nato di aumentare il loro contributo. Obama ha promesso una nuova strategia in Afghanistan che, anche attraverso un aumento considerevole dei fondi destinati agli aiuti, crei finalmente le condizioni per una stabilizzazione del paese. Obama si \u00e8 peraltro mostrato ben consapevole che il destino dell&#8217;Afghanistan \u00e8 strettamente legato a quello del Pakistan. L&#8217;obiettivo del nuovo presidente \u00e8 di creare un nuovo rapporto con il Pakistan, sostenendo lo sforzo della nuova leadership per il controllo delle frontiere con l\u2019Afghanistan, attualmente santuario della guerriglia talebana e quaedista.<\/p>\n<p><b>Guerra al terrore<\/b><br \/>\nUna volta cadute le esigenze retoriche ed ideologiche della \u201cguerra globale al terrore\u201d, che tante divisioni hanno determinato anche con i principali alleati, il contrasto al terrorismo rimane un terreno elettivo di collaborazione internazionale di primaria importanza. Peraltro, qualora un nuovo attentato dovesse essere compiuto sul suolo americano, la lotta al terrore diverrebbe nuovamente il centro della politica di sicurezza Usa.<\/p>\n<p>Rimane l\u2019incognita <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=983\" target=\"blank\"><b><u>Iran<\/u><\/b><\/a>: il nuovo Presidente \u00e8 propenso a un approccio diplomatico e dialogante, ma potrebbe trovarsi ad affrontare le provocazioni di un Ahmadinejad in difficolt\u00e0 a causa del crollo della sua popolarit\u00e0 in un anno elettorale; in tal caso non si pu\u00f2 escludere che il nuovo inquilino della Casa Bianca finisca per adottare una politica muscolare, soprattutto se si profilassero serie minacce contro Israele.<\/p>\n<p>Obama ha posto una certa enfasi sulle politiche di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, di quelle nucleari in particolare, di cui sarebbe idealmente favorevole a promuovere la totale eliminazione. Quanto questo obiettivo finale sia realistico rimane oggetto di dibattito. Di certo vi sar\u00e0 un approccio pi\u00f9 incline a sviluppare accordi multilaterali e trattati per il controllo degli armamenti non convenzionali.<\/p>\n<p><b>L\u2019incognita risorse<\/b><br \/>\nNon sar\u00e0 facile mantenere fede a tutti questi impegni. Quello che Obama si trova ad affrontare \u00e8 infatti un dilemma di non facile soluzione: come riformare il sistema di difesa americano, elemento centrale della sua preminenza mondiale, in una situazione di gravissima crisi economica?<\/p>\n<p>La spesa per sostenere il sistema finanziario ed economico potrebbe essere astronomica e pertanto richiedere pesanti tagli alla spesa pubblica. C\u2019\u00e8 il rischio che ad essere sacrificato sia proprio il bilancio della difesa. In realt\u00e0, si pu\u00f2 prevedere che la spesa per la difesa americana scender\u00e0 s\u00ec, rispetto ai livelli degli ultimi anni, ma che ad essere ridotti saranno i costi vivi delle operazioni (man mano che avviene il ritiro dall\u2019Iraq), attualmente coperti da fondi aggiuntivi specificamente votati dal Congresso in aggiunta ad un bilancio \u201cordinario\u201d stabilizzato attorno ai 500 miliardi di dollari (circa la met\u00e0 della spesa militare mondiale).<\/p>\n<p>I fondi ordinari potrebbero pertanto rimanere sostanzialmente invariati, anche perch\u00e9, per far fronte alla crisi economica, l\u2019Amministrazione Obama potrebbe intervenire con politiche keynesiane di spesa pubblica, e la spesa per la difesa rientra a pieno titolo in questa categoria: per oltre met\u00e0 dedicata ad attivit\u00e0 produttive su larga scala di natura tecnologica, industriale e dei servizi, essa \u201cproduce burro grazie ai cannoni\u201d, ovvero agisce effettivamente da moltiplicatore dell\u2019impresa privata in moltissimi settori. Inoltre, il programma democratico prevede un incremento di quasi 100.000 unit\u00e0 di terra: una promessa a cui sar\u00e0 difficile mantenere fede tagliando contemporaneamente il budget.<\/p>\n<p>In ogni caso, gli Usa manterranno una capacit\u00e0 militare di tutto rilevo, ma diverranno pi\u00f9 cauti e meno unilaterali nell\u2019impiego diretto della forza laddove non sia in gioco la difesa del territorio o vitali interessi nazionali; potrebbe di conseguenza attenuarsi l&#8217;impegno nelle operazioni di stabilizzazione e difesa dei diritti umani. Washington porr\u00e0 certamente una maggiore enfasi sulla necessit\u00e0 di una partecipazione pi\u00f9 cospicua degli alleati, europei in testa, agli interventi per mantenere la sicurezza e la stabilit\u00e0 su scala globale.<\/p>\n<p><b>Il rapporto con l\u2019Europa e la Nato<\/b><br \/>\nObama ha definito l\u2019Europa \u201cl\u2019alleato indispensabile\u201d e si \u00e8 detto favorevole al rafforzamento dell\u2019Unione Europea e della capacit\u00e0 dell\u2019Alleanza Atlantica. Ma quale tipo di Europa (federale? confederata? intergovernativa?) e di Nato (europea o allargata anche all\u2019Asia? in funzione di contenimento della Russia?) abbia in mente Obama non \u00e8 chiaro, e rimane oggetto di dibattito fra i diversi advisor del Presidente e lo stesso Vice-Presidente Biden.<\/p>\n<p>La nuova Amministrazione cercher\u00e0 probabilmente di sviluppare una nuova partnership con Mosca, anche nel settore militare e di sicurezza, pur a condizioni al momento non chiarissime. Sicuramente rispetto al periodo Bush vi sar\u00e0 una minore enfasi sulle difese missilistiche strategiche, destinate a ritornare nell\u2019ambito delle ricerche tecnologiche di punta: gli attuali piani di dispiegamento saranno quantomeno rinviati nel tempo.<\/p>\n<p>In generale, l\u2019impostazione della politica di sicurezza americana in un\u2019era sempre pi\u00f9 \u201cnon-polare\u201d (per usare l\u2019espressione coniata da Richard Haas), ovvero a potere diffuso, dovrebbe tornare ad essere caratterizzata da un\u2019impostazione realista internazionalista e da un maggior sforzo di coinvolgimento attivo dei partner, non solo europei, ma su scala globale.<\/p>\n<p>Ma saranno pronti gli europei ad assumere questo ruolo? Permangono forti dubbi, dato anche il peggioramento delle economie, che rappresenter\u00e0 un ostacolo di non poco conto quanto meno nei primi due anni del mandato presidenziale.<\/p>\n<p>In conclusione, l\u2019elezione di Obama dovrebbe portare a una nuova impostazione della politica estera americana e aprire cos\u00ec una finestra d\u2019opportunit\u00e0 per la rifondazione delle relazioni transatlantiche che potrebbe per\u00f2 durare non pi\u00f9 di un paio d\u2019anni. Se, a causa delle loro divisioni interne, gli europei non sapranno essere all&#8217;altezza di quest&#8217;occasione storica si saranno definitivamente condannati all\u2019irrilevanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sicurezza nazionale \u00e8 una delle priorit\u00e0 dell\u2019agenda di Barack Obama, forse seconda solo alla crisi finanziaria ed economica mondiale. 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