{"id":64391,"date":"2009-04-24T14:31:30","date_gmt":"2009-04-24T12:31:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64391"},"modified":"2017-11-03T15:38:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:58","slug":"dellutilita-dellarma-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/dellutilita-dellarma-nucleare\/","title":{"rendered":"Dell\u2019utilit\u00e0 dell\u2019arma nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Nessuna arma \u00e8 mai stata \u201cdisinventata\u201d; semplicemente, \u00e8 stata accostata o rimpiazzata da una pi\u00f9 potente o \u00e8 caduta in disuso grazie alla scoperta di una difesa che la rendeva inefficiente. Le armi nucleari non fanno eccezione. Nessuna arma ha, intrinsecamente, un valore stabilizzante o destabilizzante: dipende dal contesto politico-strategico di riferimento in cui viene introdotta. Le armi nucleari non fanno eccezione. Nessuna arma \u00e8 di per se offensiva o difensiva: dipende dalla sua dottrina d\u2019impiego. Le armi nucleari non fanno eccezione.<\/p>\n<p>In un contesto di relazioni internazionali caratterizzato dalla competizione e dalla possibilit\u00e0 della guerra, gli attori (in larga misura diseguali per taglia, ambizioni, risorse) sono interessati a massimizzare il vantaggio asimmetrico rispetto ai potenziali avversari, anche in termini d\u2019armamenti. Gli armamenti nucleari sono per\u00f2 attualmente al centro di una specifica campagna che mira alla loro progressiva eliminazione. A promuoverla sono proprio i principali beneficiari dell\u2019attuale regime asimmetrico, ovvero le maggiori democrazie occidentali. Ma \u00e8 veramente possibile giungere ad un mondo senza armi nucleari? E, ammesso che la risposta sia affermativa, la situazione sarebbe pi\u00f9 stabile?<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 \u00e8 impossibile (e dannoso) disinventare l\u2019atomica<\/b><br \/>\nLa conoscenza tecnologica necessaria per la costruzione delle armi nucleari \u00e8 un dato acquisito da pi\u00f9 di 60 anni; non basterebbe smantellare gli arsenali esistenti ad oggi, bisognerebbe porre sotto strettissimo controllo i materiali (uranio arricchito, plutonio) e la tecnologia relativa, nonch\u00e9 il personale in possesso di tali tecnologie e conoscenze di fisica nucleare. Certo, ci si potrebbe accontentare di \u201ccongelare\u201d le conoscenze alla \u201csoglia zero\u201d, ovvero mantenere una capacit\u00e0 latente di costruire armi nucleari, dal punto di vista tecnologico, industriale e produttivo, senza effettivamente usarle per costruire gli arsenali; ci\u00f2 ridurrebbe i costi del mantenimento degli arsenali ed il rischio pur minimo di lanci per errore, ma non ridurrebbe l\u2019incentivo dei paesi a dotarsi della tecnologia di soglia e dei relativi materiali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non disincentiverebbe una delle ragioni fondamentali sottostanti il tentativo di entrare nel club nucleare militare da parte di regimi come l\u2019Iran e la Corea del Nord, che \u00e8 di riequilibrare lo squilibrio, percepito o reale, sul piano degli armamenti convenzionali rispetto ai loro competitori regionali o globali.<\/p>\n<p>Inoltre, per evitare che qualunque attore possa riprendere la produzione di armamenti, si dovrebbe mettere in piedi un controllo globale e un regime che preveda misure draconiane contro ogni potenziale violatore. Se oggi fossimo capaci di ci\u00f2, il gi\u00e0 blando regime di non-proliferazione non sarebbe cos\u00ec vicino al fallimento. La conoscenza della fisica e dell\u2019ingegneria nucleare andrebbe quindi messa sotto uno strettissimo controllo di polizia. L\u2019impiego nucleare civile dovrebbe essere sottoposto ad un regime ancora pi\u00f9 drastico, soprattutto in virt\u00f9 del fatto che i reattori di nuova generazione sono destinati a produrre scorie al plutonio, ottime per l\u2019impiego militare.<\/p>\n<p>Ammettiamo anche per assurdo che i 7-8 paesi che attualmente sono dotati di armi e di conoscenze nucleari decidano di spogliarsene, riducendo cos\u00ec volontariamente il loro vantaggio asimmetrico, alcuni dei conflitti \u201cfreddi\u201d non avrebbero pi\u00f9 il \u201ctab\u00f9\u201d del nucleare a contenerli, e quindi potrebbero pi\u00f9 agevolmente sfociare in conflitti aperti; non solo, in un contesto di dilemma di sicurezza, si svilupperebbe probabilmente una corsa destabilizzante agli armamenti convenzionali. Non solo, qualunque regime che non condivida lo status quo avrebbe un incentivo enorme a cercare di dotarsi di armi nucleari, poich\u00e9 ci\u00f2 lo porrebbe immediatamente in una situazione di vantaggio. La disponibilit\u00e0 di menti e tecnologie sarebbe altissima, come avvenne con scienziati e materiali russi \u201cliberati\u201d durante il collasso del regime sovietico negli anni \u201990.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019opzione zero equivale ad immaginare un mondo totalmente pacifico, in cui l\u2019arma nucleare e nessun\u2019altra arma convenzionale possano essere ritenute utili perch\u00e9 regna l\u2019armonia totale. In altre parole, i veri fautori del disarmo totale (non quelli che si accontentano del controllo degli armamenti, assai pi\u00f9 fattibile e logico) ritengono che sia la disponibilit\u00e0 di armamenti a creare i conflitti e non, come invece dimostra la realt\u00e0 storica, la concorrenza ed ostilit\u00e0 fra regimi a determinare la corsa agli armamenti. Questo fallace capovolgimento logico determina anche un\u2019erronea sequenza di azione politica.<\/p>\n<p>A meno che il loro obiettivo non sia invece l\u2019abbattimento dell\u2019attuale situazione asimmetrica a favore dell\u2019Occidente, in ossequio ad un cieco irenismo irresponsabile, una costante storica della Guerra Fredda: basti pensare al dibattito relativo agli euromissili negli anni \u201880.<\/p>\n<p><b>Una politica nucleare per l\u2019occidente<\/b><br \/>\nIn realt\u00e0 tutti gli stati nucleari non occidentali (ufficiali, Cina e Russia, o non, come India, Pakistan e Israele) non sembrano particolarmente ansiosi di privarsi delle armi nucleari e anzi stanno ammodernando e incrementando i rispettivi arsenali di testate e vettori. E in realt\u00e0 anche Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Nato non sono, alla prova dei fatti, propensi a dismettere i loro arsenali. Anzi, la \u201cforce de frappe\u201d francese \u00e8 stata appena ammodernata ed \u00e8 pronta a servire la \u201cdissuasion\u201d per almeno un altro trentennio e oltre, e il Regno Unito sta pensano a come ammodernare la sua flotta di sottomarini lanciamissili. Vi sono forti resistenze all\u2019interno dell\u2019Alleanza Atlantica (soprattutto tedesche) anche al ritiro delle poche centinaia di bombe aviolanciate a bassa intensit\u00e0 (cosiddette tattiche) tuttora presenti sul territorio europeo sotto il sistema della \u201cdoppia chiave di lancio\u201d \u2013 che richiede il consenso sia degli Usa che del paese ospitante, nonostante il loro reale valore nei nuovi contesti strategici sia assai limitato e destinato a scomparire con la messa a riposo degli aerei Tornado nel corso del 2020.<\/p>\n<p>Che politica dunque \u00e8 effettivamente realizzabile ed auspicabile, al di l\u00e0 dei richiami ideali? Il mantenimento dello status quo asimmetrico e quindi la non proliferazione \u00e8 sicuramente un interesse dei tre stati nucleari occidentali e dei loro alleati della Nato e dell\u2019Ue. Gli arsenali possono essere limitati ai minimi termini (tali da garantire una credibile capacit\u00e0 di \u201csecond strike\u201d), il che ridurrebbe i costi economici e la probabilit\u00e0 di incidenti; in termini numerici, si tratterebbe di circa un migliaio di testate americane montate su missili balistici imbarcati su sottomarini, pi\u00f9 qualche centinaio di testate \u201cminori\u201d lanciabili su missili da crociera (basati su aerei e navi).<\/p>\n<p>Prevenire uno scivolamento dell\u2019arma nucleare verso un impiego tattico \u00e8 sicuramente un elemento positivo e condivisibile della nuova impostazione obamiana, cos\u00ec come la ricerca di nuovi accordi bi- e multilaterali con la Russia e, possibilmente in un futuro non lontano, con la Cina, tesi alla riduzione degli arsenali e al controllo della tecnologia. Paradossalmente, se viene ridotto l\u2019arsenale nucleare, pu\u00f2 divenire pi\u00f9 conveniente sviluppare sistemi attivi di difesa anti-missile. Va quindi valutato nuovamente con attenzione il delicato equilibrio fra deterrenza e sistemi attivi di difesa, possibilmente in un quadro multilaterale d\u2019accordo fra i paesi della Nato e la Russia.<\/p>\n<p>Per quanto concerne una politica nucleare europea, al di l\u00e0 del rafforzamento di tutti i regimi di non proliferazione e di promozione del nucleare civile &#8211; evitando impropri trasferimenti di tecnologia e di materiali sensibili, non \u00e8 ancora giunta l\u2019ora di discutere lo status speciale di cui godono Francia e Regno Unito in virt\u00f9 dei loro arsenali nucleari.<\/p>\n<p>Un\u2019Unione Europea potenza nucleare avrebbe un maggior peso nel mondo, ma ci\u00f2 richiederebbe un atto di condivisione di sovranit\u00e0 da parte francese ed inglese (quindi indirettamente americano, poich\u00e9 il nucleare inglese \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019appendice del sistema Usa, da cui ottiene missili, testate ed informazioni per l\u2019impiego), che al momento pare impossibile. Ma, in ogni caso, pi\u00f9 probabile della rinuncia totale all\u2019arma nucleare da parte di questi due stessi paesi. Con buona pace per l\u2019opzione zero.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>E. Greco: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1118\" target=\"blank\"><b><u>La stella polare dell\u2019opzione zero<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1111\" target=\"blank\"><b><u>Il disarmo nucleare dopo Praga<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>C. Merlini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1119\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019\u201dopzione zero\u201d dal contesto regionale a quello globale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuna arma \u00e8 mai stata \u201cdisinventata\u201d; semplicemente, \u00e8 stata accostata o rimpiazzata da una pi\u00f9 potente o \u00e8 caduta in disuso grazie alla scoperta di una difesa che la rendeva inefficiente. Le armi nucleari non fanno eccezione. 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