{"id":64393,"date":"2009-07-27T14:33:10","date_gmt":"2009-07-27T12:33:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64393"},"modified":"2017-11-03T15:38:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:43","slug":"la-nato-verso-un-nuovo-concetto-strategico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/la-nato-verso-un-nuovo-concetto-strategico\/","title":{"rendered":"La Nato verso un nuovo concetto strategico"},"content":{"rendered":"<p>A sessant&#8217;anni dalla sua fondazione e a dieci dall&#8217;adozione del suo ultimo Concetto Strategico, l&#8217;Alleanza Atlantica ha avviato il complesso processo che, nel corso del 2010, dovrebbe portarla all&#8217;approvazione di un nuovo documento d&#8217;indirizzo generale. Su iniziativa del Segretario Generale uscente, De Hoop Scheffer, si \u00e8 svolta di recente a Bruxelles una conferenza per discutere gli obiettivi e i contenuti del nuovo concetto strategico. Vi hanno partecipato oltre 400 rappresentanti del mondo diplomatico, politico, militare, accademico e dei think tanks, provenienti sia dai paesi membri sia dai paesi partner dell&#8217;alleanza.<\/p>\n<p><b>Le diverse funzioni del Concetto Strategico<\/b><br \/>\nDiversi interventi hanno sottolineato l&#8217;importanza del futuro documento quale strumento di comunicazione verso i cittadini. In realt\u00e0, il documento ha innanzi tutto un valore interno: deve dare un orientamento agli sforzi dell&#8217;organizzazione e alla pianificazione delle forze, in particolare quelle militari, com&#8217;\u00e8 naturale per un&#8217;alleanza politico-militare. Il Concetto Strategico ha poi anche una funzione di auto-presentazione e di <i>confidence-building <\/i>nei confronti dei paesi partner e, in genere, dei paesi terzi.<\/p>\n<p>Se il Concetto Strategico deve svolgere anche una funzione di marketing, va seguita la regola delle \u201c4 P\u201d: caratterizzare il prodotto (che sicurezza si vuole produrre), definire il suo posizionamento sul mercato (a chi va offerta questa produzione di sicurezza), stabilire il prezzo (quali e quante risorse economiche pubbliche vanno investite), e infine svolgere l&#8217;attivit\u00e0 di promozione (coinvolgendo le leadership politiche e i cittadini). Si tratta di funzioni complementari, ma va stabilita una gerarchia d&#8217;importanza e una sequenzialit\u00e0 nell\u2019impostazione concettuale, senza le quali l&#8217;esercizio rischia di tradursi in una sterile promozione dell&#8217;esistente.<\/p>\n<p><b>I dilemmi cruciali<\/b><br \/>\nIn questa fase di definizione, che vedr\u00e0 il nuovo Segretario Generale Rasmussen avvalersi di un gruppo di studio ristretto, \u00e8 vitale porsi le domande giuste. La Nato deve mantenere il suo carattere di asse del rapporto di sicurezza euro-atlantico, come peraltro definito dal suo Trattato costitutivo, o ampliare il suo impegno a livello globale? \u00c8 auspicabile che si trasformi in un \u201cbaluardo dell&#8217;Occidente\u201d coinvolgendo Australia, Giappone, Israele o \u00e8 preferibile che ne possano diventare membri anche paesi come la Russia o l&#8217;India? In discussione sono la strategia e i criteri dell&#8217;allargamento ad altri partner, nonch\u00e9 lo stesso fondamento politico dell&#8217;alleanza. Il rapporto con la Russia \u00e8 certamente un nodo centrale, su cui c&#8217;\u00e8 divisione fra gli stati membri; non sar\u00e0 facile giungere ad un compromesso, anche a causa dell&#8217;atteggiamento talora contraddittorio del Cremlino.<\/p>\n<p>La seconda questione riguarda l&#8217;ambito d&#8217;azione della Nato; deve continuare a concentrarsi sulla difesa collettiva o affrontare sempre pi\u00f9 anche i problemi di sicurezza non militare? Dalla risposta a questa domanda dipende anche il tipo di missioni che l&#8217;alleanza decider\u00e0 di assumersi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi la questione del ruolo delle armi nucleari nell&#8217;ambito della politica di dissuasione. \u00c8 una questione estremamente delicata, ma ineludibile alla luce dei crescenti rischi di proliferazione nucleare e dell&#8217;obsolescenza dei sistemi di lancio delle testate tattiche dell&#8217;arsenale atlantico.<\/p>\n<p>Infine, la crisi economica ha portato in primo piano le problematiche relative alle risorse da impegnare nella produzione di sicurezza in ambito atlantico. Dati i vincoli sempre pi\u00f9 stretti di bilancio un approccio onnicomprensivo sembra in ultima analisi insostenibile.<\/p>\n<p><b>Concentrare gli sforzi&#8230;<\/b><br \/>\nIl primo passo nell&#8217;elaborazione del nuovo Concetto Strategico sta nella definizione di uno scenario condiviso delle prospettive e delle minacce alla sicurezza nel futuro prossimo. Va evitata una lunga \u201clista della spesa\u201d di rischi e criticit\u00e0, dalla quale poi ciascun paese sceglie \u201ca l\u00e0 carte\u201d quelle di suo interesse.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario quindi individuare le priorit\u00e0 per il prossimo decennio. Ci\u00f2 permetterebbe alla Nato di focalizzarsi sul suo \u201c<i>core business<\/i>\u201d. Sulla base del principio dei vantaggi comparati, occorre determinare cosa l&#8217;alleanza sia capace di fare meglio di altre organizzazioni o gruppi e singoli stati. Si deve insomma evitare di andare a caccia di problemi e di mettere il cappello dell&#8217;alleanza su ogni problema di sicurezza \u201calla moda\u201d, in una ricerca spasmodica e controproducente di consenso e visibilit\u00e0. \u00c8 difficile conciliare l&#8217;obiettivo di una maggiore efficienza con la pretesa di voler fare un po&#8217; di tutto.<\/p>\n<p>Problemi come il riscaldamento globale, la sicurezza alimentare, la sicurezza energetica, la lotta alla povert\u00e0 e cos\u00ec via vanno esaminati nelle loro dinamiche evolutive, ma non possono e non debbono divenire il centro di gravit\u00e0 di quella che rimane un&#8217;alleanza politico-militare di sicurezza e difesa.<\/p>\n<p><b>&#8230;e ottimizzare le risorse, puntando sull&#8217;Europa<\/b><br \/>\nInfine, va svolta una valutazione attenta su come ottimizzare le scarse risorse a disposizione. Contrariamente alla vulgata comune e alle lamentele imperanti della classe politica e militare, le risorse ci sarebbero, ma semplicemente vengono spese in modo molto dispersivo e frammentato. Oltre 160 miliardi di euro all&#8217;anno sono cumulativamente spesi per gli strumenti militari degli alleati europei della Nato: pi\u00f9 di ogni altro paese al mondo esclusi gli Stati Uniti. Ma larghissima parte di questa spesa alimenta duplicazioni di comandi, strutture e personale e una burocrazia pletorica. La dispersione dei fondi per le acquisizioni di sistemi e armamenti si traduce in assurde e costose preferenze per le industrie della difesa \u201cnazionali\u201d e in sprechi inaccettabili.<\/p>\n<p>La Nato da sola non pu\u00f2, purtroppo, fare molto: deve entrare in gioco il ruolo federativo dell&#8217;Unione Europea. Gli Stati Uniti dovrebbero capire che \u00e8 anche nel loro interesse favorire lo sviluppo della Politica europea di sicurezza e difesa e di forze armate comuni fra gli europei, ponendo fine alle ambiguit\u00e0 del passato (la famigerata politica delle 3D di Albright del 1999 e il successivo <i>divide et impera <\/i>rumsfeldiano). Solo cos\u00ec avremo un&#8217;alleanza capace di servire gli interessi dei suoi cittadini e non solo un gruppo di paesi che rischia di rimanere prigioniero di un passato che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1103\" target=\"blank\"><b><u>La Nato entra nella terza et\u00e0. Decadenza o rilancio?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Di Paola: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1102\" target=\"blank\"><b><u>Un\u2019alleanza in continua evoluzione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A sessant&#8217;anni dalla sua fondazione e a dieci dall&#8217;adozione del suo ultimo Concetto Strategico, l&#8217;Alleanza Atlantica ha avviato il complesso processo che, nel corso del 2010, dovrebbe portarla all&#8217;approvazione di un nuovo documento d&#8217;indirizzo generale. 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