{"id":64395,"date":"2008-09-18T14:36:05","date_gmt":"2008-09-18T12:36:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64395"},"modified":"2017-11-03T15:39:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:32","slug":"sanzioni-e-non-missili-un-commento-allopzione-militare-contro-teheran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/sanzioni-e-non-missili-un-commento-allopzione-militare-contro-teheran\/","title":{"rendered":"Sanzioni e non missili: un commento all\u2019opzione militare contro Teheran"},"content":{"rendered":"<p>In un incisivo articolo sul problema iraniano apparso su <i><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=909\"><b><u>AffarInternazionali<\/u><\/b><\/a><\/i> lo scorso 30 luglio, l\u2019ambasciatore Calia sostiene che l\u2019opzione militare contro il regime di Teheran sta raccogliendo consensi crescenti all\u2019interno dell\u2019<i>establishment <\/i>americano e di quello israeliano. Tuttavia, l\u2019uso della forza per contrastare le velleit\u00e0 atomiche iraniane rimane una strategia oltremodo incerta e pericolosa. La comunit\u00e0 internazionale ha a disposizione diversi strumenti con i quali dissuadere l\u2019Iran dal proseguire sulla strada del riarmo nucleare in violazione del regime di non-proliferazione e fra questi le sanzioni internazionali sembrano, almeno per il momento, quello pi\u00f9 adeguato.<\/p>\n<p><b>I precedenti<\/b><br \/>\nL\u2019uso della forza militare, nella fattispecie del bombardamento aereo, per bloccare programmi nucleari ha due precedenti noti: l\u2019operazione contro l\u2019impianto di Osirak in Iraq nel 1981 e quella contro l\u2019impianto di Dayr az-Zwar in Siria nel 2007. Entrambe sono state effettuate dall\u2019aviazione israeliana e ritenute di grande successo. Tuttavia, come giustamente sottolineato anche dall\u2019ambasciatore Calia, sono molto diverse dal caso iraniano. Erano dirette infatti contro un unico impianto facilmente localizzabile ed isolato, laddove le attivit\u00e0 nucleari iraniane sono suddivise in diverse centrali sparse sul territorio e nascoste fra molti collegamenti sotterranei. Non sembra ci siano neppure certezze sulle dimensioni e l\u2019esatta ubicazione degli impianti e delle strutture sotterranee. Inoltre, le forze militari e la contraerea iraniane sono certamente pi\u00f9 preparate a questo tipo di minaccia dell\u2019Iraq di inizio anni \u201980 o della Siria contemporanea. Un bombardamento \u201cintelligente\u201d \u00e8 possibile, ma non \u00e8 affatto detto che risolverebbe il problema, mentre i rischi legati all\u2019operazione sono tali che potrebbero scoraggiare anche i falchi delle amministrazioni americana ed israeliana.<\/p>\n<p><b>Le alternative e le sanzioni<\/b><br \/>\nL\u2019aggressiva politica estera del presidente iraniano Ahmadinejad rappresenta certamente una minaccia alla pace internazionale. Ma la si pu\u00f2 affrontare attraverso una politica incentrata sulle sanzioni. Due sono le strade percorribili: isolare il regime con l\u2019imposizione di un embargo totale, oppure cercare di limitare le capacit\u00e0 dell\u2019Iran di raggiungere il suo scopo attraverso l\u2019imposizione di sanzioni intelligenti.<\/p>\n<p>La prima opzione \u00e8 un embargo totale che bloccherebbe tutti gli scambi commerciali tra l\u2019Iran e la comunit\u00e0 internazionale. Un precedente \u00e8 costituito dalle sanzioni all\u2019Iraq degli anni \u201990 che, per\u00f2, furono aspramente criticate per il prezzo umanitario pagato dal popolo iracheno e per gli scarsi risultati ottenuti (il regime di Saddam riusc\u00ec a sopravvivere). Nel caso iraniano, un embargo comporterebbe ingenti costi per Europa, Russia e Cina. Nel complesso non sembra che una tale ipotesi possa raccogliere il necessario consenso internazionale.<\/p>\n<p>La seconda strada \u00e8 quella di imporre sanzioni intelligenti al regime di Ahmadinejad, seguendo da vicino l\u2019evolversi delle capacit\u00e0 dell\u2019Iran di ottenere la bomba e sostenendo uno sforzo diplomatico, basato anche sull\u2019offerta di incentivi economici, con l\u2019obiettivo di convincere almeno una parte della classe dirigente di Teheran che perseguire sulla strada nucleare non solo non porterebbe alcun vantaggio strategico all\u2019Iran, ma sarebbe anche controproducente. Questa \u00e8 la strada finora seguita dai paesi occidentali e dalle Nazioni Unite, le quali hanno imposto sanzioni \u201cmirate\u201d, cio\u00e8 dirette contro determinati settori della societ\u00e0 iraniana. Tali sanzioni sembrano peraltro che stiano avendo un effetto significativo.<\/p>\n<p><b>Le sanzioni intelligenti<\/b><br \/>\nLa differenza fra le misure restrittive decise in passato, ad esempio l\u2019embargo Usa contro Cuba, e le sanzioni mirate \u00e8 duplice: da un lato, le sanzioni mirate minimizzano il danno subito dalle popolazioni, dall\u2019altro concentrano i loro effetti negativi sugli individui o sulle entit\u00e0 direttamente responsabili delle politiche che si intende bloccare. Nel caso iraniano, l\u2019Onu ha imposto tre round di sanzioni. Con la risoluzione 1737 approvata nel dicembre del 2006, il Consiglio di Sicurezza ha richiesto a tutti gli stati di congelare i beni di 10 entit\u00e0 e 12 individui legati al programma nucleare iraniano o al progetto di sviluppo missilistico e di interrompere le esportazioni all\u2019Iran di beni che potrebbero contribuire al completamento dei piani del regime.<\/p>\n<p>Con la Risoluzione 1747 approvata nel marzo 2007, la lista \u00e8 stata sostanzialmente allungata includendo, fra gli altri, la Banca di stato Sepah, ritenuta una fonte importante di finanziamento dei piani nucleari. Infine, il Consiglio di Sicurezza ha votato una terza risoluzione, la 1803 nel marzo di quest\u2019anno, che ha esteso ulteriormente la lista delle persone coinvolte nei programmi nucleare e missilistico, inasprito la pressione sull\u2019Iran e, misura di grande rilevanza, messo sotto stretta osservazione le banche Sderat e Melli, che sembrano svolgere un ruolo importante nel finanziamento dei piani di riarmo iraniani.<\/p>\n<p>A questa serie di misure restrittive si sono aggiunti i provvedimenti presi da altri attori, tra cui gli Stati Uniti e l\u2019Unione Europea, che vanno ben oltre il mandato Onu. Nel complesso, il regime di sanzioni imposto contro il regime degli Ayatollah pare stia avendo effetti importanti.<\/p>\n<p>Il primo dato \u00e8 certamente il declino economico del paese dovuto alla diminuzione delle esportazioni di petrolio e alla quasi totale interruzione delle attivit\u00e0 di ricerca ed estrazione di nuovi giacimenti. Un altro elemento importante \u00e8 l\u2019isolamento finanziario che gli Usa sono riusciti a costruire intorno all\u2019Iran anche attraverso l\u2019inserimento di tre importanti banche iraniane nella lista nera degli istituti finanziari. Il numero di istituti finanziari iraniani impegnati a lavorare con l\u2019estero si \u00e8 pi\u00f9 che dimezzato in soli due anni.<\/p>\n<p><b>Poche alternative alle sanzioni che funzionano<\/b><br \/>\nUn Iran nucleare non \u00e8 un\u2019alternativa accettabile, ma un attacco militare con bassissime possibilit\u00e0 di successo espone a troppi rischi. Anche l\u2019ambasciatore Calia esprime dubbi verso l\u2019opportunit\u00e0 di raid aerei. La strategia migliore sembra perci\u00f2 ancora quella delle sanzioni intelligenti, degli incentivi e della diplomazia. Se \u00e8 vero che le misure restrittive imposte da Onu, Eu e Usa stanno avendo effetti significativi sull\u2019Iran, \u00e8 altrettanto vero che sia gli Stati Uniti sia l\u2019Unione Europea dovrebbero intraprendere ulteriori iniziative per migliorare l\u2019efficacia delle sanzioni. Si dovrebbe considerare di estendere le sanzioni a settori cruciali come il petrolio e i restanti istituti di credito. Andrebbe inoltre creato un gruppo di esperti per monitorare l\u2019efficacia delle misure, come si \u00e8 fatto con altri paesi sottoposti a embargo.<\/p>\n<p>La storia dimostra come le sanzioni non siano efficaci se non accompagnate da un pacchetto di incentivi. La comunit\u00e0 internazionale deve riconoscere il diritto dell\u2019Iran a produrre energia nucleare per soddisfare i crescenti consumi energetici, pertanto \u00e8 auspicabile che l\u2019Iran non venga completamente isolato, e un bombardamento o un rigido embargo non sortirebbero probabilmente altro effetto che quello di spingere gli Ayatollah ad una partnership strategica con Pechino. Le sanzioni intelligenti, bench\u00e9 perfettibili, possono invece scoraggiare Teheran dal perseguire i piani di riarmo dando nel contempo agli iraniani la prospettiva di un pieno inserimento nella comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un incisivo articolo sul problema iraniano apparso su AffarInternazionali lo scorso 30 luglio, l\u2019ambasciatore Calia sostiene che l\u2019opzione militare contro il regime di Teheran sta raccogliendo consensi crescenti all\u2019interno dell\u2019establishment americano e di quello israeliano. 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