{"id":64402,"date":"2009-01-21T14:43:35","date_gmt":"2009-01-21T13:43:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64402"},"modified":"2017-11-03T15:39:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:12","slug":"gaza-hamas-israele-il-giorno-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/gaza-hamas-israele-il-giorno-dopo\/","title":{"rendered":"Gaza, Hamas, Israele: il giorno dopo"},"content":{"rendered":"<p>La massiccia offensiva di Israele nella striscia di Gaza si \u00e8 conclusa con una tregua negoziata tramite i mediatori egiziani. La speranza \u00e8 ora che si arrivi ad un accordo di pi\u00f9 lungo termine che contempli la fine del terrorismo di Hamas contro Israele, il suo disarmo vigilato da osservatori internazionali lungo la frontiera con l\u2019Egitto, l\u2019interruzione del blocco economico di Gaza, la ricostruzione dopo il disastro umanitario arrecato dalla guerra.<\/p>\n<p>Pensiamo dunque al \u201cgiorno dopo\u201d, al come ricostruire, dopo la cruda conta delle vittime, i lutti e le sofferenze di gente segnata per la vita dalla violenza, un minimo di ordine civile e di progresso economico a Gaza e favorire cos\u00ec la strada verso la convivenza pacifica in quella regione.<\/p>\n<p>Il compito che ci spetta \u2013 in quanto opinione pubblica dell\u2019Europa, del mondo, attenta ai diritti umani, convinta della necessit\u00e0 della pace fra israeliani e palestinesi, dell\u2019esigenza di spartire una terra contesa fra due diritti di pari dignit\u00e0 \u2013 non \u00e8 quello di attribuire colpe, di infliggere punizioni. \u00c8 quello di offrire ponti, spingere le parti in lotta al dialogo, riprendere la logica degli accordi di Oslo del 1993 quando il riconoscimento reciproco dei diritti aveva dischiuso uno spiraglio concreto di speranza: il conciliare il diritto alla pace e alla sicurezza per Israele con quello a uno stato indipendente per i palestinesi.<\/p>\n<p><b>Strada in salita<\/b><br \/>\nLa strada \u00e8 oggi ardua. La violenza genera e perpetua altra violenza in un\u2019orgia di reciproca brutalit\u00e0. Le sofferenze della propria gente tendono a ottundere la sensibilit\u00e0 alle sofferenze degli altri; impediscono in molti israeliani la comprensione e compassione per i palestinesi, per i loro diritti negati di popolo. Dei palestinesi si vede solo la minaccia terroristica, il nemico ingrato e irriducibile, che va domato con la forza delle armi.<\/p>\n<p>Come ci ricorda Abraham Yehoshua in un appello accorato ai suoi compatrioti (<i>La Stampa<\/i>, 8 gennaio 2009), \u201c Non dimentichiamo che quella gente \u00e8 nostra vicina, che ha una patria in comune con noi che chiama Palestina e noi chiamiamo terra di Israele e che dovr\u00e0 convivere con noi nel bene e nel male \u2026\u201d.<\/p>\n<p>Un meccanismo analogo agisce tra i palestinesi, che demonizzano Israele in quanto aggressore. Cos\u00ec nell\u2019uno e nell\u2019altro campo \u00e8 la difesa sciovinistica delle proprie ragioni a dettare legge. Nella guerra insensata scoppiata con l\u2019inizio della seconda intifada otto anni fa, si contano oltre 6000 morti fra i palestinesi (pi\u00f9 della met\u00e0 a Gaza), oltre 1000 fra gli israeliani.<\/p>\n<p>Da un lato \u00e8 manifesto come sia vano per Israele affidarsi alla mera repressione militare del terrorismo senza offrire un negoziato che consenta ai palestinesi di cogliere i benefici concreti del ripudio della violenza e dell\u2019edificare uno stato sovrano in rapporto di buon vicinato con Israele.<\/p>\n<p>\u00c8 legittimo il diritto di Israele all\u2019autodifesa, ma il punto \u00e8 come esercitare quel diritto. La sicurezza del paese non pu\u00f2 fondarsi nel lungo periodo sulla mera forza delle armi, ma sulla piena accettazione della sua esistenza da parte dei palestinesi e dei vicini arabi. Quella accettazione esige s\u00ec la sconfitta militare degli oltranzisti di Hamas, ma anche la convinzione dei palestinesi che dal negoziato e non dalla violenza potr\u00e0 scaturire un futuro decente. Le radici stesse del terrorismo si potranno estirpare solo dall\u2019interno della societ\u00e0 palestinese ed \u00e8 interesse vitale di Israele fare tutto quanto \u00e8 in suo potere per dissociarla dall\u2019estremismo integralista di Hamas e della Jihad islamica. A tal fine, \u00e8 urgente per Israele riprendere il negoziato con l\u2019Anp su basi serie.<\/p>\n<p><b>La paralisi diplomatica di Israele<\/b><br \/>\nDal ritiro unilaterale da Gaza nel 2005, malgrado ripetute enunciazioni di buoni propositi, Israele non ha fatto alcun passo, paralizzata da un lato nel suo immobilismo diplomatico dai contrasti interni al paese, spinta dall\u2019altro lato dalla forza di pressione dei coloni ad una dissennata espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Non ha liberato prigionieri palestinesi, non ha alleviato le condizioni vessatorie e umilianti dell\u2019occupazione, non ha accettato il piano di pace della Lega Araba. Ha fallito miseramente nel tentativo di isolare diplomaticamente ed economicamente, tramite la chiusura dei confini, il regime di Hamas.<\/p>\n<p>Urge oggi un negoziato con l\u2019Anp sulle questioni dirimenti degli insediamenti, dei confini con uno scambio paritario di territori fra i due stati, dello status di Gerusalemme, capitale dei due stati. Gli eventuali accordi trarranno forza dal sostegno indiretto di Hamas \u2013 se sar\u00e0 possibile \u2013 o da nuove elezioni e dall\u2019impegno di sottoporli a referendum tra i palestinesi.<\/p>\n<p>L\u2019illusione militarista di Hamas di piegare Israele con la violenza imitando i successi di Hezbollah in Libano \u00e8 sconfitta. \u00c8 grave che il governo di Hamas dalla vittoria elettorale del 2006 non abbia fermato un\u2019inutile guerriglia contro Israele e abbia poi interrotto la tregua osservata di fatto dall\u2019estate 2008. Il ritiro da Gaza dell\u2019agosto 2005 fu evento di grande importanza; pur con i suoi limiti, poteva essere il preludio a futuri, necessari ritiri da parti cospicue della Cisgiordania.<\/p>\n<p>Gaza era un embrione di stato palestinese, sebbene necessitasse per diventarlo degnamente, di un legame fisico e politico con la Cisgiordania, di luoghi di transito aperti, di un confine davvero sovrano con l\u2019Egitto. Certamente quel ritiro, voluto unilateralmente da Sharon e non negoziato con l\u2019Anp, aveva fornito a Hamas un alibi per esaltarlo come una sconfitta di Israele. Era un ritiro limitato perch\u00e9 non concedeva ai palestinesi il controllo del mare n\u00e9 dello spazio aereo. Ma poteva costituire, nel frattempo, un avvio di progresso civile ed economico per quella terra diseredata, un\u2019occasione da cogliere con la fine dell\u2019occupazione israeliana.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non \u00e8 stato. Il \u201crifiuto di Israele\u201d e degli accordi di Oslo resta, nel settarismo ideologico di Hamas, un elemento paralizzante. In queste condizioni, non si faranno passi avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La massiccia offensiva di Israele nella striscia di Gaza si \u00e8 conclusa con una tregua negoziata tramite i mediatori egiziani. 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