{"id":64404,"date":"2009-06-18T14:45:34","date_gmt":"2009-06-18T12:45:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64404"},"modified":"2017-11-03T15:38:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:49","slug":"obama-lislam-e-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/obama-lislam-e-noi\/","title":{"rendered":"Obama, l\u2019Islam, e noi"},"content":{"rendered":"<p>Del discorso di Barack Obama all\u2019Universit\u00e0 del Cairo non discuter\u00f2 in dettaglio le opinioni e gli impegni della nuova amministrazione americana circa il conflitto israelo-palestinese. Non perch\u00e9 non siano importanti, ovviamente, n\u00e9 perch\u00e9 non rappresentino una rottura significativa rispetto all\u2019immobilismo diplomatico di Bush.<\/p>\n<p>Ma, perch\u00e9 concordo con Obama, con la sua esplicita asserzione della pari dignit\u00e0 del diritto all\u2019autodeterminazione di israeliani e palestinesi; dell\u2019urgenza di una soluzione negoziata che contempli la spartizione della terra contesa tra i due popoli in due stati sovrani dai confini riconosciuti e in rapporti di buon vicinato; della necessit\u00e0 di impedire un\u2019ulteriore, dissennata, espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, luoghi di occupazione e di perenne frizione con i palestinesi che frazionano e interrompono il territorio di un futuro stato palestinese, \u201cviolando accordi preesistenti e pregiudicando gli sforzi volti a rafforzare la pace\u201d.<\/p>\n<p>Il discorso di Obama non contiene elementi di uno specifico piano di pace degli Stati Uniti, ma sollecita i paesi arabi a dare nuovo impulso all\u2019iniziativa della Lega Araba del 2002 che prefigurava il riconoscimento di Israele da parte del mondo arabo entro i confini pre-giugno 1967, con Gerusalemme capitale dei due stati, una soluzione concordata tra le parti della questione dei rifugiati palestinesi del 1948 e una composizione definitiva del conflitto. Inoltre, Obama esorta i palestinesi, pur conscio delle difficolt\u00e0 immani che vi si frappongono, a formare un governo di unit\u00e0 nazionale in grado di assicurare un minimo di ordine civile e di progresso economico in Cisgiordania e a Gaza. Circa l\u2019avvio di un\u2019eventuale trattativa con Hamas, riafferma le precondizioni poste dal Quartetto nel 2006, cio\u00e8 la cessazione della violenza, il riconoscimento del diritto all\u2019esistenza di Israele, l\u2019accettazione degli accordi siglati da Oslo in avanti tra Israele e Anp.<\/p>\n<p>Anche sui rapporti con l\u2019Iran non c\u2019\u00e8 molto da commentare. Obama \u00e8 stato piuttosto vago circa i termini di una offerta negoziale della comunit\u00e0 internazionale all\u2019Iran, che contenga incentivi efficaci affinch\u00e9 l\u2019Iran rinunci a pretese egemoniche e al sostegno a movimenti integralisti nella regione. Ma \u00e8 stato sufficientemente categorico su un punto dirimente, almeno come enunciato di principio. La proliferazione nucleare \u00e8 un pericolo esiziale per il Medioriente e il mondo. L\u2019Iran, come altre nazioni, pu\u00f2 perseguire l\u2019opzione dell\u2019energia nucleare a scopi civili, ma deve attenersi alle regole del Trattato di non proliferazione nucleare e alle conseguenti verifiche ispettive.<\/p>\n<p><b>La filosofia della mano tesa<\/b><br \/>\nMi piace sottolineare, invece, l\u2019importanza della \u201cfilosofia\u201d di Obama sui temi pi\u00f9 etico-politici del rapporto tra Occidente e Islam sul piano della democrazia, dei diritti umani, della parit\u00e0 della donna, della libert\u00e0 religiosa. Una filosofia ispirata al pluralismo, al riconoscimento e rispetto delle differenze di culture, etnie, religioni, che deve insegnare qualcosa a noi europei ad appena qualche giorno dall\u2019esito deprimente delle elezioni a 27: un\u2019Europa che appare dominata dal rigetto dello straniero e del diverso, impaurita dal suo trasformarsi in societ\u00e0 multietnica, chiusa dall\u2019ossessione della sicurezza e della difesa di un\u2019identit\u00e0 autoctona, se non localistica.<\/p>\n<p>L\u2019incontro tra culture e diversit\u00e0 non \u00e8 un processo facile perch\u00e9 impone ad individui, gruppi, culture di ripensare la definizione di s\u00e9, l\u2019identit\u00e0. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 un aggregato complesso e multiforme di appartenenze, spesso refrattario ad una definizione univoca. Perch\u00e9 il rapporto tra identit\u00e0 diverse non sia di conflitto e dominio, n\u00e9 improntato a pretese di superiorit\u00e0 ed esclusione, ma dialetticamente fecondo, \u00e8 necessario che individui o gruppi siano disposti a mettere in dubbio i propri valori ponendoli in rapporto con quelli dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Obama ha affrontato dinanzi all\u2019uditorio cairota e al mondo arabo-islamico questo nodo complesso, la tensione tra Occidente e Oriente, America e Islam. Non ha ceduto alle seduzioni del relativismo pi\u00f9 volgare, secondo cui i sistemi di valori sono tutti uguali e indistintamente validi. Vi sono diversit\u00e0 che chiamerei \u201cneutre\u201d \u2013 attinenti al modo di vestire, di mangiare, o di comunicare \u2013 che non implicano gerarchie di valori. Mi \u00e8 piaciuto in questo contesto il riferimento alla questione del \u201cvelo\u201d, sulla quale si \u00e8 rifatto alla tradizione del pluralismo culturale anglosassone, opponendosi ai dettami della \u201claicit\u00e9\u201d alla francese che ha imposto assolutisticamente il divieto. Ma vi sono diversit\u00e0 relative a valori fondamentali \u2013 i diritti umani, la parit\u00e0 tra i sessi, la democrazia, le libert\u00e0 individuali \u2013 che distinguono le societ\u00e0. Determinano in un certo senso una graduatoria fra societ\u00e0 \u201cmigliori\u201d e \u201cpeggiori\u201d.<\/p>\n<p><b>La nuova lotta al terrorismo<\/b><br \/>\nLa mancanza di democrazia \u00e8 il limite maggiore del mondo arabo-islamico, dominato da regimi burocratico-autoritari e percorso dall\u2019agitazione di movimenti integralisti che raccolgono il consenso di masse depauperate e oppresse da quei regimi. L\u2019estremismo politico e religioso islamista si nutre del risentimento e della frustrazione degli esclusi dalla societ\u00e0. Cos\u00ec trovano consenso, come soccorritori dei poveri e dei disperati, come fornitori di una rete di assistenza sociale alternativa a quella dello stato burocratico, movimenti come Hamas in Palestina o la Jihad islamica in Egitto. Per questo occorre s\u00ec annientare politicamente e militarmente il terrorismo integralista che invoca la Jihad, ma bisogna anche comprendere ed estirpare le radici di questo male, attraverso il sostegno al progresso economico-sociale, alla democratizzazione, all\u2019istruzione, alla partecipazione dei giovani e delle donne alla forza lavoro.<\/p>\n<p>Vedi anche<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1153\" target=\"blank\"><b><u>Il discorso di Obama al Cairo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del discorso di Barack Obama all\u2019Universit\u00e0 del Cairo non discuter\u00f2 in dettaglio le opinioni e gli impegni della nuova amministrazione americana circa il conflitto israelo-palestinese. Non perch\u00e9 non siano importanti, ovviamente, n\u00e9 perch\u00e9 non rappresentino una rottura significativa rispetto all\u2019immobilismo diplomatico di Bush. 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