{"id":64407,"date":"2008-08-30T14:56:56","date_gmt":"2008-08-30T12:56:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64407"},"modified":"2017-11-03T15:40:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:30","slug":"cosa-puo-fare-loccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/cosa-puo-fare-loccidente\/","title":{"rendered":"Cosa pu\u00f2 fare l\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 poco quel che la Russia ha fin qui ottenuto con l&#8217;intervento militare in Georgia. Ha dimostrato di essere pronta a usare la forza per salvaguardare quelli che considera i suoi interessi vitali. Ha dato una prova inequivocabile del suo potere politico e militare nel \u201cvicino estero\u201d. Ha messo a nudo la scarsa capacit\u00e0 di reazione dei paesi occidentali alle crisi che investono l\u2019area. Ha non solo ricacciato indietro in poche ore le truppe georgiane in Ossezia del sud, ma, penetrando in profondit\u00e0 nel territorio della Georgia, ha dimostrato di poter facilmente tagliare in due il paese, interrompendo collegamenti vitali per la sua economia.<\/p>\n<p>Ha cos\u00ec inferto anche un colpo formidabile al progetto occidentale di costruire una rete di gasdotti e oleodotti che colleghino l\u2019Azerbajian e l\u2019Asia centrale all\u2019Europa, attraverso la Georgia,scavalcando la Russia. Infine, riconoscendo l\u2019indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud ha, fra l\u2019altro, messo una pietra tombale sull\u2019ipotesi, a lungo caldeggiata dagli occidentali, di sostituire le truppe russe nelle repubbliche secessioniste con una vera missione internazionale di peacekeeping.<\/p>\n<p><b>Il rovescio della medaglia<\/b><br \/>\nMa c\u2019\u00e8 il rovescio della medaglia che sarebbe parimenti sbagliato sottovalutare: i costi politici ed economici che la Russia sta pagando o potrebbe pagare in futuro. Spaventando i vicini, Mosca ha rafforzato in alcuni di essi la determinazione a integrarsi nelle strutture euro-atlantiche (non \u00e8 il caso solo della leadership georgiana, ma anche di quella ucraina). E dopo l\u2019intervento russo le resistenze polacche all\u2019installazione del temuto sistema antimissilistico americano si sono sciolte come neve al sole (l\u2019Ucraina, dal canto suo, si \u00e8 affrettata ad offrire agli occidentali l\u2019accesso ai suoi radar per la difesa aerea). Anche il desiderio di alcune repubbliche centroasiatiche di acquisire una maggiore autonomia da Mosca potrebbe alla fine emergere rafforzato da questa crisi.<\/p>\n<p>Non solo: il riconoscimento dell\u2019indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud potrebbe incoraggiare, nel pi\u00f9 lungo termine, i movimenti indipendentisti non soltanto ai confini della Russia, ma anche al suo interno, nelle regioni caucasiche di confine, creando quell\u2019effetto domino che \u00e8 stato l\u2019incubo di Mosca sin dai tempi di Eltsin. C\u2019\u00e8 poi quello che la Russia sperava di ottenere e non ha \u2013 almeno finora \u2013 ottenuto. Mikhail Saakashvili, l\u2019odiato presidente georgiano, di cui i dirigenti russi hanno immediatamente chiesto la testa, rimane in sella, anche se il suo futuro politico appare precario. E il goffo tentativo del presidente russo Dmitry Medvedev di ricevere dalla Shangai Cooperation Organization (Sco) &#8211; l\u2019organizzazione cui partecipano anche la Cina e quattro repubbliche centroasiatiche &#8211; un sostegno al riconoscimento di Abkhazia e Ossetia del sud, \u00e8 stato un clamoroso fallimento. N\u00e9 poteva essere diversamente: tutti gli altri membri della Sco, a cominciare dalla Cina, vedono come fumo negli occhi ogni mossa che possa avvalorare aspirazioni indipendentiste, avendo a che fare, chi pi\u00f9 chi meno, con turbolente minoranze interne. Ed \u00e8 facile prevedere che, a differenza di quanto accaduto per il Kosovo, solo pochissimi Stati \u2013 seppure ce ne sar\u00e0 qualcuno &#8211; si uniranno alla Russia nel riconoscimento delle due repubbliche caucasiche.<\/p>\n<p>Anche i danni economici subiti dalla Russia non sono irrilevanti. Il rublo ha perso quota, pi\u00f9 del 4% nei confronti del dollaro. Il mercato azionario ha avuto una brusca caduta (perdendo, fra l\u2019altro, pi\u00f9 del 6% immediatamente dopo l\u2019annuncio che la Russia avrebbe riconosciuto le due repubbliche secessioniste). La fuga di capitali \u00e8 stata ingente: solo nella prima settimana del conflitto, secondo dati della banca centrale russa, le riserve in valuta straniera si sono ridotte di oltre 16,4 miliardi di dollari, il calo maggiore dalla crisi del 1998. In generale i mercati russi sembrano aver reagito con notevole preoccupazione al conflitto con la Georgia, il che dovrebbe preoccupare il Cremlino.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 probabile che i dirigenti russi abbiano messo in conto gran parte di questi costi e li abbiano considerati non solo accettabili, ma anche contenibili. Per limitarci solo a quelli economici, non \u00e8 escluso che lo choc provocato dalla crisi si riassorba in poco tempo. D\u2019altra parte, le industrie energetiche nazionali, nei cui consigli d\u2019amministrazione siedono molti dirigenti politici russi, hanno continuato a fare affari d\u2019oro e non \u00e8 detto che, per le ragioni summenzionate, alla fine non si avvantaggino della crisi. Pi\u00f9 in generale, \u00e8 chiaro che il presidente del Consiglio russo, Vladimir Putin, che, tutto indica, continua a tenere saldamente nelle sue mani le redini della politica estera del paese, sembra dare priorit\u00e0 agli obiettivi geopolitici rispetto a quelli economici. O perlomeno non \u00e8 affatto disposto a sacrificare i primi ai secondi. D\u2019altra parte egli sembra convinto che il recupero di potere e influenza sul \u201cvicino estero\u201d sia una delle condizioni fondamentali per il rafforzamento economico della Russia. Che cio\u00e8 una maggiore influenza politica in quell\u2019area dia alla fine anche dei ritorni economici.<\/p>\n<p><b>Lo spazio di manovra dell\u2019Occidente<\/b><br \/>\nMa quale strategia politica dovrebbero seguire i paesi occidentali in questa situazione? Per rispondere a questa domanda, bisogna chiedersi innanzitutto che cosa realisticamente possono fare, qual \u00e8, in concreto, il loro spazio di manovra. E la risposta, piaccia o meno, \u00e8 che esso \u00e8 molto limitato. Mosca ha vinto militarmente e nessuno vuole o \u00e8 in grado di costringerla con la forza a fare marcia indietro. Almeno da questo punto di vista, \u00e8 indiscutibilmente in una posizione di grande vantaggio. Ci\u00f2 significa che \u00e8 irrealistico chiedere che conceda ora quel che aveva costantemente e ostinatamente rifiutato prima del conflitto, come, per esempio, la sostituzione della sua missione di peacekeeping in Abkhazia con una di carattere realmente internazionale. N\u00e9 si pu\u00f2 sperare di ristabilire lo status quo ante, anche se \u00e8 questo quel che hanno subito chiesto i paesi occidentali. Per la semplice ragione che nessun leader occidentale \u00e8 pronto a contemplare l\u2019uso della forza per \u2013 tanto per fare un esempio \u2013 restituire alla Georgia quel poco di territorio che controllava in Abkhazia prima della crisi. N\u00e9 tanto meno per ripristinare la completa integrit\u00e0 territoriale della Georgia, di cui peraltro non fa esplicita menzione neppure l\u2019accordo per il cessate il fuoco messo a punto dal presidente francese Nicolas Sarkozy e firmato dalle due parti.<\/p>\n<p>Facendo leva sull\u2019accordo, gli occidentali devono invece puntare a ottenere il ritiro, nel pi\u00f9 breve tempo possibile, delle truppe russe che stazionano nel territorio georgiano al di fuori delle repubbliche secessioniste. Con ogni probabilit\u00e0 Mosca progetta di lasciare una presenza militare almeno nella \u201czona di sicurezza\u201d \u2013 una fascia di territorio di una dozzina di chilometri a cavallo del confine tra Georgia e Ossezia del sud \u2013 ma \u00e8 essenziale che i paesi occidentali insistano che il controllo di questa fascia di territorio ed eventualmente di quella al confine tra Georgia e Abkhazia siano invece affidate a una forza neutrale di interposizione, il che ridurrebbe, fra l\u2019altro, il rischio di un riaccendersi degli scontri tra forze russe e georgiane.<\/p>\n<p>Nel frattempo, anche in vista dell\u2019accordo sulla creazione di questa forza di peacekeeping, \u00e8 fondamentale che cominci ad operare nell\u2019area la prevista missione di osservatori dell\u2019Osce, a cui anche i russi hanno dato il loro consenso (alla sua realizzazione sta lavorando in particolare l\u2019Unione europea). Rimane il fatto che al momento truppe di Mosca continuano a stazionare in altre zone strategicamente anche pi\u00f9 importanti della Georgia, come il porto di Poti. Il ritiro di queste forze russe deve rimanere per gli occidentali una condizione non negoziabile.<\/p>\n<p>Altro obiettivo irrinunciabile e strettamente connesso al precedente \u00e8 impedire il collasso dello Stato georgiano. Fra tutti i paralleli esagerati e fantasiosi con episodi della Guerra Fredda che si sono sentiti in questi giorni, quello con il ponte aereo che gli alleati attuarono nel 1948-1949 per sventare il tentativo di Stalin di strangolare Berlino \u00e8 forse l\u2019unico che ha un fondo di verit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 dubbio infatti che una parte almeno della leadership russa punta a provocare, attraverso la pressione politica e militare, una crisi verticale delle istituzioni georgiane che possa aprire la strada a un cambiamento di regime. \u00c8 imperativo per gli occidentali sventare questo disegno, mobilitando le risorse e capacit\u00e0 necessarie per aiutare la Georgia a ricostruire le infrastrutture, tornare a far funzionare a pieno regime l\u2019amministrazione e ricostituire le forze armate.<\/p>\n<p>Questo sostegno non pu\u00f2 per\u00f2 tradursi in una cambiale in bianco all\u2019attuale leadership georgiana. Saakashvili vorrebbe una solidariet\u00e0 incondizionata, ma non \u00e8 nelle condizioni di pretenderla. Ed \u00e8 essenziale, anche in vista di una soluzione pacifica e duratura della crisi, rifiutargliela. Il presidente georgiano porta infatti una grave responsabilit\u00e0 per lo scoppio del conflitto. E non solo per il disastroso errore di calcolo che lo ha portato a lanciare l\u2019offensiva militare contro l\u2019Ossezia del sud, ma anche per il modo avventuristico con cui ha gestito in questi anni i rapporti con le repubbliche secessioniste e con la Russia.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 probabile che qualcuno prima o poi gli presenter\u00e0 il conto, anche se il clima nazionalistico che inevitabilmente prevale nel paese tende oggi a favorirlo. Il punto \u00e8 che, dati i precedenti, non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 fidare di Saakashvili e del suo entourage. Che peraltro, anche dopo la pesante sconfitta militare, non danno segni di voler rinunciare alla loro retorica bellicosa. Il presidente georgiano non ha inoltre esitato in passato a usare la carta del nazionalismo antirusso per cercare di tacitare il dissenso interno, verso il quale ha sempre mostrato grande insofferenza. Per tutto ci\u00f2 \u00e8 essenziale che i paesi occidentali, facendo leva anche sugli aiuti, esercitino il massimo della pressione per indurre la leadership georgiana alla moderazione. Non \u00e8 facile nell\u2019immediato, essendo adesso la priorit\u00e0 rimettere in piedi la Georgia, ma \u00e8 essenziale che non si lasci credere a Saakashvili che pu\u00f2 contare sul sostegno occidentale a prescindere da ci\u00f2 che dice e fa.<\/p>\n<p><b>Punire la Russia?<\/b><br \/>\nSi discute anche di eventuali misure punitive da adottare contro la Russia. Ma anche qui le cose sono tutt\u2019altro che semplici. La minaccia di bloccare l\u2019adesione della Russia all\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sarebbe un\u2019arma spuntata. E non tanto e non solo perch\u00e9 Putin ha dichiarato pi\u00f9 volte che la Russia pu\u00f2 fare tranquillamente a meno dell\u2019Omc. Ma anche perch\u00e9 Mosca sa che in ogni caso la Georgia continuer\u00e0 a porre il veto alla sua entrata nell\u2019organizzazione. D\u2019altro canto, la Commissione europea ha recentemente ribadito il suo sostegno alla membership russa ed \u00e8 improbabile che i governi europei la smentiscano.<\/p>\n<p>L\u2019esclusione della Russia dal G8, prospettata fra gli altri dal candidato repubblicano alla presidenza Usa, John McCain, sarebbe indubbiamente uno schiaffo per Mosca, che ha sempre mostrato di tener molto alla sua partecipazione ai massimi consessi internazionali. Ma una simile mossa equivarrebbe a una rottura aperta che potrebbe facilmente portare all\u2019interruzione della cooperazione con la Russia su una serie di questioni internazionali che gli occidentali hanno molto a cuore, a cominciare dal programma nucleare iraniano. C\u2019\u00e8 poi chi ha suggerito che l\u2019Occidente minacci di boicottare le Olimpiadi invernali, fortemente volute da Putin, che i russi devono organizzare nel 2014 a Sochi, citt\u00e0 che si trova a ridosso dell\u2019area di crisi, ma, come insegna la storia di altri boicottaggi dei giochi olimpici, \u00e8 improbabile che ci\u00f2 avrebbe un qualche effetto.<\/p>\n<p>Ci sono poi le sanzioni economiche, che hanno l\u2019indubbio vantaggio della flessibilit\u00e0, potendo essere modificate e graduate a seconda dell\u2019evolvere della situazione. E l\u2019Ue sta seriamente considerando di adottare un pacchetto di sanzioni minori. Ma le sanzioni economiche sono spesso un\u2019arma a doppio taglio e ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero per i rapporti, soprattutto quelli commerciali, che legano l\u2019Europa alla Russia. I paesi europei dipendono pesantemente dal petrolio e dal gas russo e per questo, a meno di un ulteriore aggravamento della crisi nel Caucaso, difficilmente adotteranno sanzioni realmente incisive che possano spingere i russi a misure di rappresaglia. \u00c8 possibile che l\u2019Ue sospenda i negoziati con la Russia per il nuovo accordo di partenariato \u2013 senza cancellare quello in vigore &#8211; ma resta il fatto che gli europei sono molto pi\u00f9 interessati dei russi ad un rinnovo dell\u2019accordo, perch\u00e9 sperano di vincolare Mosca al rispetto di alcune regole in materia di energia e di commercio.<\/p>\n<p><b>Il nodo del rapporto Nato-Russia<\/b><br \/>\nNon meno spinoso \u00e8 il capitolo dei rapporti Nato-Russia. Anche qui n\u00e9 i paesi occidentali n\u00e9 la Russia sembrano per ora intenzionati a una rottura definitiva. La cooperazione militare \u00e8 stata interrotta, cos\u00ec come la concertazione all\u2019interno del Consiglio Nato-Russia. Non \u00e8 questa d\u2019altronde la prima crisi nei rapporti Nato-Russia, anche se \u00e8 di gran lunga la pi\u00f9 seria. In ogni caso, \u00e8 importante che il Consiglio Nato-Russia non sia stato sciolto. Resta cos\u00ec la speranza che in futuro, se ne matureranno le condizioni, possa essere riattivato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine la questione dei rapporti Nato-Georgia. La tesi, secondo cui se al vertice della Nato di Bucarest dello scorso aprile si fosse concesso di pi\u00f9 alla Georgia \u2013 per esempio il Membership Action Plan (Map), il programma di cooperazione che \u00e8 l\u2019anticamera dell\u2019adesione &#8211; si sarebbe potuto evitare il conflitto armato di quest\u2019estate, \u00e8 almeno altrettanto peregrina di quella secondo cui lo si sarebbe scongiurato, se si fosse escluso o rimandato ogni impegno a un futura integrazione di Tbilisi nell\u2019alleanza. In realt\u00e0 la dinamica conflittuale che ha portato allo scontro militare tra Georgia e Russia era in atto da molto tempo ed \u00e8 davvero difficile trovare un legame diretto con quanto \u00e8 stato deciso a Bucharest.<\/p>\n<p>Non si deve fare ora l\u2019errore di immaginare che, affrettando l\u2019entrata della Georgia della Nato, si possa acquisire un qualche reale vantaggio nella situazione attuale. Ci sono altri modi per dare sostegno politico e assistenza militare alla Georgia. Ferma restando la promessa fatta a Bucarest che la Georgia diventer\u00e0 prima o poi membro della Nato, l\u2019alleanza dovrebbe ribadire il principio che vi possono essere accettati solo i paesi che soddisfino alcuni criteri fondamentali. Ed \u00e8 un fatto che la Georgia, nella situazione di estrema precariet\u00e0 in cui si trova, \u00e8 ben lungi dal soddisfarli. Anche la concessione del Map, di cui si discuter\u00e0 a dicembre, sarebbe una mossa prematura. Bisognerebbe semmai cercare di distogliere la leadership georgiana dall\u2019idea fissa della membership nella Nato, quasi che l\u2019appartenenza all\u2019alleanza possa risolvere di colpo gli enormi problemi con cui deve misurarsi.<\/p>\n<p>In conclusione una strategia punitiva nei confronti della Russia sembra al momento non solo scarsamente praticabile, ma nel complesso poco conveniente. Anche perch\u00e9 Mosca non sembra volere la rottura. Ma \u00e8 essenziale che vengano garantiti alla Georgia non solo il sostegno politico, ma anche il necessario sostegno militare. D\u2019altra parte l\u2019atteggiamento occidentale non potrebbe non cambiare se la Russia continuasse a non rispettare l\u2019accordo di cessate il fuoco o intraprendesse nuove iniziative aggressive in Georgia o in altre parti della suo ex-impero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 poco quel che la Russia ha fin qui ottenuto con l&#8217;intervento militare in Georgia. 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