{"id":64409,"date":"2009-03-19T14:58:23","date_gmt":"2009-03-19T13:58:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64409"},"modified":"2017-11-03T15:39:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:05","slug":"lanello-mancante-della-democrazia-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/lanello-mancante-della-democrazia-europea\/","title":{"rendered":"L\u2019anello mancante della democrazia europea"},"content":{"rendered":"<p>Per uscire dall\u2019impasse l\u2019Europa ha bisogno di pi\u00f9 democrazia. Non dei referendum nazionali cari agli euroscettici, quasi sempre pesantemente condizionati da problematiche politiche estranee a quelle europee ed esposti alle pi\u00f9 varie ventate populistiche. N\u00e9 delle asfittiche e ingannevoli contese fra partiti nazionali in cui si risolvono per lo pi\u00f9, ancora oggi, le elezioni per il Parlamento Europeo (PE) nei singoli Stati membri. Bens\u00ec di un\u2019autentica democrazia rappresentativa su scala continentale che tragga la sua linfa vitale da robusti partiti transnazionali e da un uso pieno e incisivo dei poteri del PE.<\/p>\n<p>Sta qui il nocciolo politico dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/call\/call_ITA.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Appello<\/u><\/b><\/a> lanciato dallo IAI insieme ad altri quattro centri studio europei \u2013 il Centro Studi per il Federalismo, The Federal Trust, l\u2019Institut f\u00fcr Europ\u00e4ische Politik e Notre Europe &#8211; e sottoscritto da eminenti personalit\u00e0 della politica europea \u2013 Jerzy Buzek; Carlo Azeglio Ciampi; Jean-Luc Dehaene; Jacques Delors; Wim Kok; P\u00e9ter Medgyessy; Paavo Tapio Lipponen; Wolfgang Sch\u00fcssel; M\u00e1rio Soares; Peter Sutherland; Guy Verhofstadt &#8211; in vista delle elezioni del PE del prossimo giugno. L\u2019appello, redatto da Tommaso Padoa-Schioppa, scaturisce da uno studio dei cinque istituti su \u201cDemocracy in the EU and the Role of the European Parliament\u201d di recente pubblicato nella collana dei Quaderni IAI.<\/p>\n<p><b>Uno spazio pubblico europeo<\/b><br \/>\nChe negli ultimi anni sia cresciuto il distacco tra cittadini e istituzioni europee non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 chi lo neghi. Ed \u00e8 questo anche il punto di partenza dello studio dei cinque istituti: al progressivo ampliamento delle competenze dell\u2019Unione non ha fatto riscontro un parallelo rafforzamento degli strumenti di controllo e di partecipazione democratica. Ma come colmare questo divario, che \u00e8 una delle ragioni principali dello stallo del processo di riforma dell\u2019Ue?<\/p>\n<p>Non manca chi s\u2019immagina di poter risolvere il problema riducendo la sfera d\u2019azione dell\u2019Unione, ritrasferendo agli Stati alcune delle sue competenze. Va ricordato per\u00f2 che di questa prospettiva si discusse ampiamente alla Convenzione Europea sei anni fa: le proposte volte a rinazionalizzare alcune politiche raccolsero un consenso estremamente limitato. E anche dai sondaggi non risulta che \u00e8 quello che vogliono i cittadini europei. Che anzi chiedono che in certi settori, come l\u2019immigrazione, l\u2019energia e la politica estera, l\u2019Ue rafforzi la sua capacit\u00e0 di azione. E se c\u2019\u00e8 una lezione che si pu\u00f2 ricavare dalla grave crisi economica in corso \u00e8 che, quando sono in gioco vitali interessi comuni e si rischia che vadano perdute alcune conquiste non solo economiche, ma anche sociali e civili che si davano per definitivamente acquisite, \u00e8 di cruciale importanza che si disponga di strumenti efficaci di azione collettiva. Se poi, al di l\u00e0 della crisi attuale, si guarda alle grandi sfide globali, dai cambiamenti climatici ai problemi energetici fino alle nuove minacce alla sicurezza, l\u2019esigenza di pi\u00f9 forti e coerenti politiche comuni europee emerge con non minore nettezza.<\/p>\n<p>La risposta al cosiddetto deficit democratico non pu\u00f2 dunque risiedere in ripiegamenti nazionalistici, nel ritorno a sempre pi\u00f9 impotenti sovranit\u00e0 nazionali. Sta invece \u2013 \u00e8 questa una delle tesi centrali dello studio \u2013 in un progressivo ampliamento e strutturazione dello spazio pubblico paneuropeo, condizione essenziale per costruire una genuina democrazia rappresentativa su scala continentale.<\/p>\n<p>Non che le istituzioni europee non abbiano tentato, specie negli ultimi anni, di stimolare un dibattito pubblico su scala europea anche attraverso nuove strategie di comunicazione: uno sforzo apprezzabile, che ha dato anche qualche risultato. Ma che rischia di apparire un po\u2019 donchisciottesco di fronte all\u2019entit\u00e0 della sfida. S\u00ec perch\u00e9 a tirare dall\u2019altra parte sono forze formidabili, a partire dai vari attori nazionali interessati a fare dell\u2019UE, non appena gliene si presenti l\u2019occasione, il capro espiatorio delle loro difficolt\u00e0 e fallimenti.<\/p>\n<p>Servono dunque strumenti pi\u00f9 forti e incisivi, che siano davvero in grado di aprire spazi crescenti di dibattito pubblico sulle questioni europee.<\/p>\n<p><b>L\u2019anello mancante della democrazia europea<\/b><br \/>\nSecondo lo studio dei cinque istituti, questi strumenti non possono che essere i partiti politici europei, che oggi sono invece attori del tutto marginali sulla scena politica del continente. Sono loro, i partiti politici transnazionali, il principale anello mancante della democrazia europea.<\/p>\n<p>Solo attraverso l\u2019azione di solide formazioni politiche europee, \u00e8 la tesi dello studio, sar\u00e0 possibile riavvicinare i cittadini alle istituzioni. \u00c8 proprio questa infatti una \u2013 forse la principale \u2013 funzione dei partiti: fare da ponte, mediare tra cittadini e istituzioni.<\/p>\n<p>Si tratta innanzitutto di rafforzare la base legale dei partiti politici europei. Alcuni passi avanti in questa direzione sono stati fatti negli ultimi anni, ma sono chiaramente insufficienti. Servirebbe, si sottolinea nello studio, conferire ai partiti transnazionali una personalit\u00e0 giuridica europea, il che gli permetterebbe, fra l\u2019altro, di agire in modo diretto nelle campagne elettorali per il rinnovo del PE.<\/p>\n<p>\u00c8 una prospettiva che piace poco non solo ai governi, ma agli stessi dirigenti dei partiti nazionali, poich\u00e9 ne rimetterebbe in discussione le posizioni acquisite. Non c\u2019\u00e8 da stupirsene: se si sviluppasse un sistema sovranazionale di legittimazione politica, anche le leadership a livello nazionale sarebbero sottoposte a nuove forme di verifica. Tuttavia, in Italia come altrove, alcuni politici e gruppi si sono mostrati pi\u00f9 consapevoli di altri dell\u2019importanza di ampliare gli spazi di azione politica a livello europeo. La partita \u00e8 dunque aperta e iniziative come quella dell\u2019appello dei cinque istituti possono in realt\u00e0 trovare un\u2019eco non trascurabile in vari ambienti politici.<\/p>\n<p><b>Far pesare il voto dei cittadini<\/b><br \/>\nMa intanto, come fare delle elezioni europee un appuntamento di cui i cittadini avvertano l\u2019importanza per la concreta definizione e attuazione delle politiche dell\u2019Unione?<\/p>\n<p>Nello studio si avanzano varie proposte, ma una in particolare, se attuata, potrebbe avere effetti di ampia portata: che i partiti politici o le coalizioni transnazionali nominino propri candidati per la presidenza della Commissione Europea, sottoponendoli al giudizio dei cittadini durante le elezioni per il rinnovo del PE. \u00c8 una proposta non solo perfettamente attuabile a trattati vigenti, ma in linea con quanto questi ultimi stabiliscono. Il PE ha infatti potere di veto sulla nomina del presidente della Commissione (e del collegio dei commissari nel suo complesso). Con il Trattato di Lisbona, poi, il ruolo del PE nella procedura di nomina del presidente della Commissione verrebbe ulteriormente rafforzato e i Capi di Stato e di Governo dovrebbero \u201ctener conto delle elezioni europee\u201d quando scelgono i candidati da sottoporre al PE.<\/p>\n<p>Lo studio dei cinque istituti propone per l\u2019appunto di far leva su questo legame potenziale tra le elezioni europee e la scelta del presidente della Commissione, individuandovi uno degli strumenti fondamentali per dare maggiore peso politico al voto dei cittadini. Che potrebbe cos\u00ec avere un impatto diretto sulla nomina di una delle figure istituzionali chiave dell\u2019Ue. Mentre oggi una delle ragioni che, agli occhi dei cittadini, rendono le elezioni europee di secondo ordine rispetto a quelle nazionali, \u00e8 proprio il fatto che l\u2019elettore non ha chiaro quali effetti politici ne derivino. Nelle elezioni nazionali la competizione fra i candidati alla guida del governo \u00e8 di solito non meno importante di quella fra i partiti. \u00c8 cos\u00ec anche in Italia da quindici anni. Peraltro, la stessa prassi pu\u00f2 essere citata a sostegno di questa proposta: nelle ultime elezioni europee il PPE mise in chiaro che se fosse risultato il gruppo pi\u00f9 forte nel PE, avrebbe rivendicato per uno dei suoi leader la presidenza della Commissione, come poi accaduto con la nomina di Barroso.<\/p>\n<p><b>Giocare a carte scoperte<\/b><br \/>\nVa da s\u00e9 che se si consolidasse la prassi in base alla quale i partiti politici o le coalizioni europee nominano ogni cinque anni il loro candidato alla presidenza della Commissione, questo costituirebbe di per s\u00e9 uno stimolo potente al loro sviluppo e ne faciliterebbe la coesione. A livello istituzionale si rafforzerebbe il legame fiduciario tra il PE e la Commissione e, in generale, la dimensione comunitaria rispetto a quella intergovernativa.<\/p>\n<p>Ma i giochi non sono gi\u00e0 fatti? Sembra infatti che dietro le quinte i governi, o almeno alcuni di essi, si siano gi\u00e0 accordati sul rinnovo del mandato a Barroso. Ma intanto, dare per scontato il sostegno del PE a qualsivoglia accordo intergovernativo, visti i precedenti, \u00e8 una bella scommessa. E forse mai come quest\u2019anno le elezioni europee sembrano aperte ai pi\u00f9 diversi esiti. In tempi di crisi gli spostamenti possono anche essere molto ampi. Anche l\u2019accordo su Barroso peraltro \u00e8 tutt\u2019altro che ferreo, se \u00e8 vero che qualche giorno fa il presidente francese Sarkozy ne ha preso apertamente le distanze. Non sarebbe a questo punto pi\u00f9 logico e onesto giocare a carte scoperte?<\/p>\n<p><b>Creare un circuito virtuoso<\/b><br \/>\nMa che succede se nessun partito o coalizione europea ottiene una chiara maggioranza? Non per questo la competizione fra i candidati sarebbe inutile. Si guardi al caso tedesco: nelle ultime elezioni nessuno dei due maggiori partiti ha prevalso sull\u2019altro, ma il Parlamento ha comunque scelto come cancelliere un candidato su cui gli elettori avevano potuto esprimersi.<\/p>\n<p>Ma la Commissione non rischierebbe cos\u00ec di \u201cpoliticizzarsi\u201d? In realt\u00e0, come si \u00e8 visto, \u00e8 lo stesso Trattato di Lisbona che spinge in questa direzione. Ma in concreto la Commissione, assumendo un profilo pi\u00f9 politico, non potrebbe perdere parte del suo potere, quello che le deriva dalla sua natura \u201ctecnica\u201d? Anche ammesso che si possa fare una cos\u00ec netta distinzione tra funzione tecnica e politica della Commissione, la realt\u00e0 \u00e8 che il ruolo della Commissione sta da tempo subendo una progressiva erosione. Un legame pi\u00f9 forte con il PE potrebbe semmai contribuire a invertire questo processo.<\/p>\n<p>In definitiva, sta qui il punto di forza dello studio dei cinque istituti: quello di prefigurare un circuito virtuoso che, a partire da una trasformazione in senso pi\u00f9 europeo delle elezioni del PE, dia pi\u00f9 forza alle istituzioni dell\u2019Unione e, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, alla loro capacit\u00e0 di realizzare politiche nell\u2019interesse dei cittadini.<\/p>\n<p>Si veda anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/call\/call_ENG.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Call: Give European Citizens a Voice <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/call\/supporting_the_call.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Executive Summary<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/iai_quaderni\/Indici\/quaderno_E_14.htm\" target=\"blank\"><b><u>Democracy in the EU and the Role of the European Parliament<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/IAI0903.pdf\" target=\"blank\"><b><u>I partiti politici europei e la candidatura del Presidente della Commissione<\/u><\/b><\/a> di Bonvicini, Tosato, Matarazzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per uscire dall\u2019impasse l\u2019Europa ha bisogno di pi\u00f9 democrazia. 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