{"id":64411,"date":"2009-04-15T15:02:07","date_gmt":"2009-04-15T13:02:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64411"},"modified":"2017-11-03T15:38:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:59","slug":"la-stella-polare-dellopzione-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/la-stella-polare-dellopzione-zero\/","title":{"rendered":"La stella polare dell\u2019opzione zero"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 davvero realizzabile un mondo senza armi nucleari? L\u2019opzione zero riproposta da Barack Obama si potrebbe definire, in linguaggio kantiano, un\u2019\u201didea regolativa\u201d: indica un obiettivo che si sa in partenza molto difficile da raggiungere, ma che \u00e8 non solo moralmente doveroso, ma anche praticamente utile perseguire. I passi intermedi che dobbiamo compiere per arrivarci \u2013 nella fattispecie le misure parziali di disarmo \u2013 sono importanti di per s\u00e9. Ma \u00e8 proprio grazie al fatto che non perdiamo di vista il traguardo finale, ancorch\u00e9 lontano, che troviamo l\u2019energia e la determinazione per realizzarli. L\u2019abolizione totale delle armi nucleari assume cos\u00ec i connotati di un ideale pragmatico che pu\u00f2 rafforzare la volont\u00e0 e servire da orientamento per l\u2019azione.<\/p>\n<p><b>La vetta oltre le nuvole<\/b><br \/>\nPer chiarire il punto, le quattro eminenti personalit\u00e0 americane che in due ormai famosi articoli su <i>The Wall Street Journal<\/i> hanno rilanciato l\u2019opzione zero \u2013 gli ex-segretari di Stato George Shultz e Henry Kissinger, l\u2019ex-segretario alla difesa William Perry e l\u2019ex-senatore Sam Nunn \u2013 hanno usato una metafora che ha una sua efficacia: l\u2019obiettivo di un mondo senza armi nucleari \u00e8 come la vetta di una montagna molto alta che s\u2019intravede a malapena e solo a tratti perch\u00e9 coperta da nuvole. Rimanendo a valle, \u00e8 difficile farsene un\u2019idea precisa. E ogni tentativo di scalata rischia di fallire di fronte a ostacoli insormontabili. Ma non lo potremo mai sapere se non cominciamo l\u2019ascesa. La speranza \u00e8 che, una tappa dopo l\u2019altra, la cima diventi sempre pi\u00f9 visibile.<\/p>\n<p>Fuor di metafora, \u00e8 obiettivamente difficile oggi elaborare un piano preciso per la distruzione completa degli arsenali nucleari e definire nei dettagli il sistema che dovrebbe garantire le necessarie verifiche. Ma, se si chiarisce l\u2019obiettivo ultimo a cui si tende, pu\u00f2 risultare pi\u00f9 agevole fare progressi nella direzione voluta.<\/p>\n<p>Quello che occorre cambiare \u00e8 il calcolo di medio o lungo periodo in base al quale i singoli Stati definiscono le loro strategie nazionali di sicurezza. Finch\u00e9 prevarr\u00e0 la percezione che le armi nucleari sono destinate a una progressiva diffusione, almeno una parte dei paesi di soglia \u2013 quelli che non sono lontani dall\u2019acquisire la capacit\u00e0 di dotarsi di un arsenale atomico \u2013 continueranno ad avere interesse a non privarsi, una volta per tutte, dell\u2019opzione nucleare. Ci\u00f2 vale naturalmente soprattutto per i paesi che si sentono minacciati, o che si trovano in contesti regionali a forte conflittualit\u00e0.<\/p>\n<p><b>L\u2019illusione della deterrenza nucleare <\/b><br \/>\nAlla base del tentativo di rilancio delle politiche di non proliferazione e del disarmo nucleare c\u2019\u00e8 infatti la convinzione che il sistema di reciproca dissuasione nucleare che ha garantito la stabilit\u00e0 strategica durante la Guerra Fredda sia difficilmente riproducibile. La competizione tra Usa e Urss aveva infatti connotati del tutto particolari, che non si ritrovano in altre situazioni, fra cui l\u2019assenza di dispute territoriali dirette (altra cosa erano le cosiddette guerre su procura). Al contrario, nelle regioni dove oggi si avverte pi\u00f9 acutamente il rischio della proliferazione nucleare, come il Medioriente o l\u2019Asia del Pacifico, contese territoriali o di confine sono all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p>Uno Stato che si dota di armi nucleari pu\u00f2 anche decidere di usarle come strumento di deterrenza, cio\u00e8 per evitare la guerra, ma come dare per scontato che lo facciano Stati invischiati in storiche e irrisolte rivalit\u00e0 bilaterali o regionali? Nell\u2019incertezza, meglio affidarsi a un calcolo pi\u00f9 realistico: pi\u00f9 aumentano le armi nucleari in giro per il mondo, pi\u00f9 cresce la probabilit\u00e0 che siano usate o che finiscano nella mani sbagliate. E che si verifichi un confronto nucleare. Anche a voler tacere del possibile uso degli arsenali nucleari a scopo di intimidazione, che \u00e8 peraltro un rischio nient\u2019affatto trascurabile.<\/p>\n<p>Anche i precedenti storici, a ben guardare, non sono cos\u00ec sfavorevoli. La previsione fatta da John Kennedy negli anni sessanta del secolo scorso che in un tempo relativamente breve altri venti paesi si sarebbero dotati dell\u2019arma atomica non si \u00e8 avverata. E ci\u00f2 anche grazie al fatto che alcuni, come il Sudafrica, hanno interrotto programmi gi\u00e0 in corso e altri, come il Brasile e l\u2019Argentina, hanno rinunciato ad avviarli. Pi\u00f9 di recente, \u00e8 stata la Libia ad annunciare la rinuncia alle armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p><b>Niente di nuovo?<\/b><br \/>\nSi obietter\u00e0 che l\u2019idea di un mondo senza armi nucleari \u00e8 tutt\u2019altro che una novit\u00e0. \u00c8 stata retoricamente riaffermata da tutti i presidenti americani da Eisenhower in poi. Fu fra l\u2019altro al centro dello storico vertice di Reykjavik del 1988 tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev. E, venendo ai giorni nostri, non \u00e8 certo un\u2019esclusiva di Obama: anche il candidato repubblicano John McCain l\u2019ha fatta propria.<\/p>\n<p><i>Nihil novi sub sole<\/i>, dunque? Non proprio: con Obama la proposta di un progressivo disarmo nucleare \u00e8 diventata una componente centrale della strategia contro la proliferazione e quindi della stessa strategia di sicurezza nazionale. Siamo in presenza di un rovesciamento della posizione della precedente amministrazione, che era fortemente refrattaria, per non dire allergica, a ogni idea di nuovi accordi di disarmo basati su un sistema di verifiche reciproche e respingeva di fatto il nesso tra non proliferazione e disarmo. E, quel che pi\u00f9 conta, il nuovo presidente ha preso una serie di impegni concreti che se fossero attuati \u2013 il che dipende beninteso anche dalla risposta degli altri attori internazionali \u2013 potrebbero far ripartire il processo di disarmo.<\/p>\n<p><b>Un passo alla volta<\/b><br \/>\nNaturalmente quando si passa alle misure pratiche da adottare le cose si complicano. L\u2019ordine di priorit\u00e0, in particolare, non \u00e8 scontato. Il parametro generale di riferimento rimane lo scambio politico \u2013 non-proliferazione contro disarmo \u2013 su cui si fonda il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). E oggi, pi\u00f9 di ieri, Usa e Russia, che rimangono di gran lunga le due maggiori potenze nucleari, sono nella condizione di stipulare nuovi accordi di disarmo senza mettere a rischio la sicurezza nazionale o gli equilibri strategici. L\u2019intesa Obama-Medvedev su questo punto promette bene anche perch\u00e9, date le dimensioni sproporzionate degli arsenali dei due paesi, appare realistica.<\/p>\n<p>Anche su altri punti dell\u2019agenda di Obama \u2013 come l\u2019entrata in vigore del trattato che vieta i test nucleari (Ctbt) e l\u2019avvio dei negoziati per il bando della produzione di materiale fissile a scopi militari \u2013 c\u2019\u00e8 una larga convergenza in Occidente, ma non sar\u00e0 facile arrivare a un consenso globale (e resta da vedere se il presidente americano riuscir\u00e0 a convincere il Congresso). Particolarmente difficili si presentano poi i negoziati \u2013 ammesso che ci si arrivi \u2013 per il rafforzamento dei meccanismi di controllo del Tnp.<\/p>\n<p>Uno scoglio da non sottovalutare \u00e8 poi rappresentato dal progetto americano per la difesa antimissile. Anche fra quanti sostengono l\u2019opzione zero le vedute su questo punto non coincidono. Se, ad esempio, gli autori dei due articoli su <i>The Wall Street Journal <\/i>auspicano che Usa, Russia e gli Stati europei cooperino allo sviluppo di un comune sistema di difesa antimissile \u2013 come avevano ipotizzato George Bush e Vladimir Putin durante il vertice di Mosca del 2002 \u2013 altri ritengono che si dovrebbe invece puntare a ripristinare il trattato Abm che limita le difese contro i missili balistici e che \u00e8 stato denunciato da Bush nel 2002. \u00c8 questa la tesi che hanno sostenuto quattro eminenti personalit\u00e0 politiche tedesche \u2013 Egon Bahr, Hans-Dietrich Genscher, Helmut Schmidt e Richard von Weizsaecker \u2013 in un articolo apparso su <i>The International Herald Tribune <\/i>nel gennaio scorso, in cui peraltro esprimevano pieno sostegno all\u2019opzione zero. Anche un\u2019altra loro proposta, che i paesi dotati di armi nucleari sottoscrivano l\u2019impegno a non usarle per prime (<i>no first use<\/i>) \u00e8 improbabile che venga accolta a Washington e a Mosca.<\/p>\n<p>Non solo quindi la strada \u00e8 irta di ostacoli, ma anche fra i paesi occidentali non \u00e8 facile n\u00e9 scontato che si trovi sempre una linea comune. D\u2019altronde, gi\u00e0 durante la Guerra Fredda la strategia nucleare e le questioni del disarmo furono spesso un pomo della discordia tra americani e europei. Ma la svolta di Obama ha gi\u00e0 creato un clima politico nuovo che dovrebbe facilitare il dialogo e i negoziati ai vari livelli. La scelta del presidente americano di rilanciare l\u2019opzione zero, associandovi una serie di proposte concrete, su cui sa che verr\u00e0 misurata la sua credibilit\u00e0, \u00e8 sicuramente un contributo importante alla sicurezza internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 davvero realizzabile un mondo senza armi nucleari? L\u2019opzione zero riproposta da Barack Obama si potrebbe definire, in linguaggio kantiano, un\u2019\u201didea regolativa\u201d: indica un obiettivo che si sa in partenza molto difficile da raggiungere, ma che \u00e8 non solo moralmente doveroso, ma anche praticamente utile perseguire. 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