{"id":64413,"date":"2008-07-16T15:04:52","date_gmt":"2008-07-16T13:04:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64413"},"modified":"2017-11-03T15:40:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:36","slug":"il-vertice-di-hokkaido-e-lallargamento-del-g8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/il-vertice-di-hokkaido-e-lallargamento-del-g8\/","title":{"rendered":"Il vertice di Hokkaido e l\u2019allargamento del G8"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/span><\/i><br \/>\nIl mondo \u00e8 cambiato. Nuove potenze emergenti, quali Cina e India, occupano da protagonisti la scena internazionale. Se ne sono accorti un po\u2019 tutti. Tranne il G8, che continua a essere incentrato sui sette grandi paesi occidentali pi\u00f9 la Russia e da tempo non riesce a offrire risposte adeguate ai problemi di natura globale che affliggono il sistema internazionale. In un\u2019era in cui l\u2019interdipendenza delle merci, dei capitali e dei lavoratori \u00e8 cresciuta fortemente e si \u00e8 estesa in misura significativa all\u2019area emergente, le leve dell\u2019economia mondiale non sono pi\u00f9 nelle sole mani di questi paesi, come negli anni settanta, quando l\u2019allora G7 (la Russia venne cooptata pi\u00f9 tardi) fu creato e cominci\u00f2 a operare. La ricetta pu\u00f2 essere una sola: allargare il G8 e coinvolgere le nuove potenze emergenti cos\u00ec da formare un nuovo pi\u00f9 rappresentativo direttorio del sistema globale.<\/p>\n<p>Un\u2019ennesima conferma \u00e8 venuta dall\u2019ultima riunione del G8 in Giappone. L\u2019agenda del summit si presentava densa di temi e sfide di grande rilevanza, soprattutto in campo economico. Tutti in qualche modo legati alla triplice crisi finanziaria, energetica e alimentare che ha mutato in negativo le prospettive dell\u2019economia mondiale in questi ultimi mesi. Gli otto grandi si sono limitati, nella maggior parte dei casi, a prendere atto della loro gravit\u00e0 arrivando ad auspicare soluzioni che sono tuttavia fuori della loro portata in quanto dipendono anche dalle scelte dei grandi paesi emergenti. Il risultato \u00e8 che i problemi sono rimasti tutti sul tavolo, in attesa di una qualche risposta.<\/p>\n<p><b>La crisi alimentare <\/b><br \/>\nLa crisi dei beni alimentari che ha portato negli ultimi mesi a una fortissima crescita dei prezzi dei prodotti alimentari e, in taluni casi, a una loro scarsit\u00e0 fisica, \u00e8 una prima grande sfida da affrontare nel nuovo sistema multipolare. Anche per le tensioni sociali che ha sollevato, soprattutto nei paesi e nelle regioni pi\u00f9 povere. Le risposte sono venute da molti paesi, ma in ordine sparso, con l\u2019introduzione di aiuti e sovvenzioni di vario tipo fino all\u2019imposizione del divieto della esportazione di prodotti alimentari. Una misura, quest\u2019ultima, gravida di rischi per le reazioni a catena che pu\u00f2 alimentare a livello internazionale.<\/p>\n<p>La crisi dei prodotti alimentari ha molteplici cause e richiede quindi risposte a pi\u00f9 livelli. A breve servono aiuti umanitari e assistenza alimentare ai paesi e regioni pi\u00f9 povere. A medio-lungo termine occorre accrescere l\u2019offerta agricola aumentando la produttivit\u00e1 del comparto agricolo tanto nei paesi in via di sviluppo che in quelli avanzati. Si calcola che la produzione agricola dovr\u00e0 aumentare del 50 per cento da qui al 2030 per soddisfare la domanda crescente, soprattutto dei paesi emergenti. Saranno cos\u00ec necessari investimenti in innovazione, liberalizzazione dei mercati agricoli e graduale eliminazione dei sussidi alla produzione di biocarburanti. \u00c8 dunque evidente che una simile strategia richieda una azione coordinata a livello internazionale che coinvolga tutti i paesi, avanzati e emergenti, unitamente alle maggiori istituzioni internazionali (Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Wto ecc.).<\/p>\n<p>Lo ha ribadito anche il G8 nella riunione della settimana scorsa limitandosi tuttavia a confermare lo stanziamento di 10 miliardi di dollari deciso all\u2019inizio dell\u2019anno per gli aiuti e il sostegno alla produzione agricola e predisponendo una task force per monitorare la realizzazione di questi impegni.<\/p>\n<p><b>La lotta alla povert\u00e0 e l\u2019Africa <\/b><br \/>\nNon molto di pi\u00f9 \u00e8 stato fatto con riferimento agli impegni nei confronti dei paesi pi\u00f9 poveri e in particolare dell\u2019Africa.<\/p>\n<p>Da un lato sono stati ribaditi gli impegni di Gleneagles, quando nel summit di 3 anni fa, gli Otto grandi avevano promesso di aumentare gli aiuti destinati al continente africano: 25 miliardi di dollari entro il 2010. Attualmente solo il 14% degli aiuti promessi \u00e8 arrivato a destinazione. Francia, Canada e soprattutto Italia hanno gi\u00e0 ridotto gli aiuti internazionali invece di aumentarli.<\/p>\n<p>Anche l\u2019obiettivo dell\u2019Accesso Universale alle cure e trattamento per l\u2019Aids da raggiungersi entro il 2010 appare sempre pi\u00f9 lontano e fuori portata. L\u2019impegno allo stanziamento di 60 miliardi di dollari gi\u00e0 preso allo scorso Vertice di Heilegendamm \u00e8 stato confermato, ma verr\u00e0 spalmato su cinque anni invece che su tre: pu\u00f2 essere un passo indietro, col rischio di limitare l\u2019accesso alle terapie antiretrovirali.<\/p>\n<p>Se si guarda poi al 2015, ovvero alla scadenza per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Osm), va preso atto dell\u2019esistenza di forti ritardi su molti fronti per quanto riguarda proprio i paesi dell\u2019Africa subsahariana. Sfavorevoli rimangono le prospettive soprattutto riguardo agli obiettivi cosiddetti di sviluppo umano.<\/p>\n<p><b>La fame di energia e i cambiamenti climatici<\/b><br \/>\nUno dei temi al centro del vertice del G8 riguardava il cambiamento climatico e l\u2019inquinamento dell\u2019atmosfera. L\u2019obiettivo era di arrivare a un preciso impegno da parte di tutti i grandi paesi a dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050, con obiettivi intermedi di riduzione da fissare per il 2020 o 2030.<\/p>\n<p>All\u2019apertura in questa direzione degli Otto grandi ha fatto seguito il secco rifiuto dei paesi emergenti, soprattutto di Cina e India, ad assumere impegni che siano fissati in termini quantitativi. Il fatto \u00e8 che il Gruppo dei cinque paesi emergenti pi\u00f9 influenti &#8211; Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa \u2013 continua a ritenere che l\u2019onere di riduzione delle emissioni \u2013 e quindi i costi &#8211; debba ricadere in misura preponderante sui paesi pi\u00f9 avanzati in quanto responsabili dell\u2019inquinamento fin qui accumulato. Nella dichiarazione finale del Vertice G8 ci si \u00e8 cos\u00ec limitati a affermare in termini molto vaghi che: &#8220;(<i>G8 countries) seek to share&#8230;the goal of achieving at least 50 per cent reduction<\/i>&#8221; in collaborazione con i paesi in via di sviluppo (Pvs).<\/p>\n<p>La strada per arrivare a un accordo internazionale in tema di energia e ambiente \u00e8 certamente lunga e irta di difficolt\u00e0. Si tratta di conciliare l\u2019inesauribile fame di energia di tutti i maggiori paesi, e in particolare di quelli emergenti, con la lotta al cambiamento climatico e alle sue drammatiche conseguenze nel lungo periodo. Andr\u00e0 utilizzata un\u2019ampia gamma di strumenti, dalle imposte sulle emissioni, allo scambio dei diritti di emissione, alla definizione di standard, alla diffusione di tecnologie rinnovabili. Ma \u00e8 evidente che per arrivare a una soluzione collettiva \u00e8 necessario che le misure di contenimento siano accompagnate da una distribuzione di costi equa e accettabile da parte dei paesi emergenti, in particolare di Cina e India.<\/p>\n<p>A questo riguardo ci si pu\u00f2 augurare che a settembre quando si riunir\u00e0 l&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu per affrontare gli stessi temi, la ben maggiore legittimit\u00e0 e rappresentanza di questa riunione produca un qualche risultato meno deludente del summit giapponese.<\/p>\n<p><b>L\u2019economia mondiale e l\u2019allargamento del G8<\/b><br \/>\nInfine, pressoch\u00e9 nulli sono stati i risultati del Vertice sui temi della crisi finanziaria e degli squilibri che stanno minacciando da mesi la stabilit\u00e0 dell\u2019economia mondiale dopo il periodo di cinque anni di crescita sostenuta. Com\u2019\u00e8 noto assai elevate sono le probabilit\u00e0 che la stagnazione in atto nell\u2019economia americana si trasformi in una prolungata recessione e metta cos\u00ec a rischio la ripresa delle altre aree del mondo. Per non parlare dei rischi di aumenti incontrollabili dei tassi di inflazione, in particolare nell\u2019area emergente.<\/p>\n<p>Per attenuare le conseguenze pi\u00f9 negative del quadro macroeconomico servirebbero meccanismi di coordinamento delle politiche economiche dei maggiori paesi e strumenti efficaci di <i>governance <\/i>del sistema internazionale nel suo complesso in grado di coinvolgere i nuovi paesi emergenti, soprattutto la Cina. Ma nessuna indicazione in tal senso si pu\u00f2 trovare nella dichiarazione finale del Vertice ove ci si limita a ribadire piena fiducia nelle potenzialit\u00e0 di crescita a lungo termine dell\u2019economia mondiale e non si menziona neppure il problema del dollaro che rappresenta viceversa un fattore chiave delle tendenze negative in atto.<\/p>\n<p>Per riassumere, se c\u2019\u00e8 una lezione da trarre dal summit giapponese \u00e8 riconoscere che questo tipo di vertici ha perso ormai la sua efficacia nel fronteggiare le grandi sfide mondiali, economiche e non. Tra le cause maggiori vi \u00e8 la scarsa rappresentativit\u00e0 degli Otto paesi rispetto ai nuovi equilibri e rapporti di potere che si sono affermati nel sistema multipolare in seguito alla rapida ascesa dei paesi emergenti, in particolare di Cina, India e Brasile. \u00c8 auspicabile che se ne prenda atto gi\u00e0 a partire dal vertice del 2009 che si svolger\u00e0, com\u2019\u00e8 noto, in Italia e si proceda a un reale allargamento del G8, pur se nei modi e nelle forme da stabilire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com Il mondo \u00e8 cambiato. Nuove potenze emergenti, quali Cina e India, occupano da protagonisti la scena internazionale. Se ne sono accorti un po\u2019 tutti. 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