{"id":64419,"date":"2008-12-09T15:11:40","date_gmt":"2008-12-09T14:11:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64419"},"modified":"2017-11-03T15:39:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:17","slug":"leconomia-mondiale-multipolare-e-i-paesi-emergenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/leconomia-mondiale-multipolare-e-i-paesi-emergenti\/","title":{"rendered":"L\u2019economia mondiale multipolare e i paesi emergenti"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver pienamente approfittato negli ultimi cinque anni della lunga fase di crescita dell\u2019economia mondiale, le economie dei mercati emergenti sono oggi di fronte a quella che si profila come la peggiore recessione da decenni negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. \u00c8 una sfida davvero impegnativa che viene combattuta contemporaneamente su pi\u00f9 fronti &#8211; i mercati finanziari, valutari e commerciali &#8211; che rappresentano i molteplici canali attraverso cui la grave crisi che ha investito l\u2019economia globale si sta trasmettendo alle economie intermedie.<\/p>\n<p>L\u2019impatto sar\u00e0 forte, ma comunque fortemente differenziato a seconda delle condizioni macroeconomiche e strutturali delle diverse aree e paesi emergenti. Va aggiunto che la crisi, per quanto grave, non rimetter\u00e0 in discussione nel pi\u00f9 lungo periodo il nuovo ruolo assunto da nuove aree e paesi &#8211; quali la Cina l\u2019India il Brasile &#8211; in quella che si \u00e8 andata configurando pi\u00f9 di recente come una economia mondiale multipolare. Anzi, per certi versi lo consolider\u00e0 ed accelerer\u00e0.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, il rilancio della competitivit\u00e0 internazionale delle imprese e dell\u2019insieme del sistema produttivo italiano dipender\u00e0 fortemente nei prossimi anni dalla capacit\u00e0 di presenza in queste nuove aree e mercati di consumo a forte crescita.<\/p>\n<p>Sono queste in estrema sintesi le principali indicazioni che emergono dal <i>XII Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale<\/i> dell\u2019Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2008) presentato il 9 dicembre a Roma, e che analizza le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e la politica economica estera dell\u2019Italia, con un approccio disaggregato; ovvero partendo da aree-paesi e\/o temi, per ricostruire, attraverso questi casi studio, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d\u2019intervento.<\/p>\n<p><b>I paesi che rischiano di pi\u00f9 <\/b><br \/>\n\u00c8 in qualche modo scontato che la grave crisi economica e finanziaria in corso finir\u00e0 per penalizzare severamente la capacit\u00e0 di crescita delle aree e paesi emergenti nel loro complesso pi\u00f9 che dimezzandone il prossimo anno le dinamiche di espansione degli ultimi anni. Gli effetti tuttavia saranno fortemente differenziati tra le diverse aree e paesi come riflesso di evoluzioni e condizioni di base che li hanno diversamente caratterizzati in questi anni, in termini di saldi delle bilance correnti, indebitamento estero, disavanzi dei bilanci pubblici, diversificazione produttiva. Cos\u00ec, mentre alcune economie dei paesi emergenti si trovano oggi nella posizione di poter fronteggiare una fase di rallentamento globale e di maggiore volatilit\u00e0 dei mercati finanziari ve ne sono molte altre &#8211; assai pi\u00f9 fragili &#8211; che rischiano nei prossimi mesi di sprofondare in una grave crisi reale e finanziaria. Per loro, la carta di una politica domestica di stimolo fiscale \u00e8 preclusa da una limitata capacit\u00e0 di indebitamento sia sul fronte esterno che su quello del mercato interno. Per cercare di sostenerne la capacit\u00e0 di spesa e quindi la crescita non c\u2019\u00e8 cos\u00ec altra soluzione se non quella di far affluire a tali paesi un consistente ammontare di liquidit\u00e0 internazionale, utilizzando ad esempio i canali, adeguatamente rifinanziati, del Fondo monetario internazionale. Sarebbe un atto di lungimiranza perch\u00e9 andrebbe a vantaggio di tutti contribuendo a contenere la caduta in corso della domanda e della produzione a livello mondiale.<\/p>\n<p><b>Il modello di Governance condizioner\u00e0 la crescita mondiale<\/b><br \/>\nNel Rapporto IAI si cerca anche di valutare quali saranno nel lungo periodo le ripercussioni della grave crisi in corso sui processi di integrazione economica internazionale. La previsione centrale \u00e8 che si consolidi a medio termine &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; un assetto multipolare dell\u2019economia mondiale, come risultato del recente sviluppo di nuovi attori con un peso condizionante per il sistema internazionale, Cina e India in primo luogo.<\/p>\n<p>La crescita mondiale dovr\u00e0 cos\u00ec necessariamente basarsi su pi\u00f9 motori e dipender\u00e0 \u2013 assai pi\u00f9 che in passato &#8211; dal modello di \u201cgovernance globale\u201d (economica e di sicurezza) che caratterizzer\u00e0 le relazioni tra le maggiori aree e paesi. In alcune simulazioni effettuate emerge, ad esempio, come in uno scenario di rinnovate regole e istituzioni a carattere multilaterale la crescita dell\u2019economia mondiale potrebbe tornare nel prossimo decennio su ritmi mediamente in linea col passato (3,5-3,7% all\u2019anno) mentre rallenterebbe sensibilmente (2,0-2,2% all\u2019anno) in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni protezionistiche e da rapporti pi\u00f9 conflittuali fra poli vecchi e nuovi del sistema internazionale. Tutto ci\u00f2 sottolinea l\u2019estrema importanza del negoziato G-20 sulle nuove regole globali che si \u00e8 aperto a Washington il mese scorso.<\/p>\n<p><b>L\u2019internazionalizzazione dell\u2019economia italiana: qualche passo avanti ma ritardi ancora da colmare <\/b><br \/>\nUn\u2019implicazione forte che deriva dal Rapporto dello IAI per le imprese e il sistema produttivo italiano \u00e8 che i processi di internazionalizzazione continueranno a giocare un ruolo di primaria importanza ai fini della capacit\u00e0 di competere nel nuovo sistema multipolare. I processi di internazionalizzazione comprenderanno sempre pi\u00f9 tutte quelle forme di \u00abintegrazione profonda\u00bb tra il nostro sistema-paese ed altri territori, che nascono sia dalla capacit\u00e0 delle nostre imprese di radicarsi su altri mercati tramite investimenti all\u2019estero e accordi non meramente commerciali (la cosiddetta internazionalizzazione attiva); sia dalla valorizzazione del territorio attraverso l\u2019attrazione di flussi di investimenti diretti e di localizzazioni dall\u2019estero (la cosiddetta internazionalizzazione passiva).<\/p>\n<p>In questa prospettiva, alcuni primi risultati sono stati conseguiti nel periodo pi\u00f9 recente. Soprattutto nell\u2019ultima fase di ripresa si \u00e8 avuto un deciso rafforzamento della presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali: non soltanto attraverso le esportazioni, ma anche con attivit\u00e0 distributive e produttive realizzate tramite investimenti diretti o accordi di collaborazione con imprese straniere.<\/p>\n<p>In primo luogo, nell\u2019Unione europea, che rimane la principale area di destinazione delle partecipazione italiane in imprese estere, e nell\u2019Est Europa e, pi\u00f9 di recente, anche in aree lontane quali l\u2019Asia, in particolare la Cina. Se fino a dieci anni fa l\u2019espansione all\u2019estero dell\u2019attivit\u00e0 produttiva riguardava in prevalenza i grandi gruppi industriali italiani, negli ultimi anni si \u00e8 verificato con intensit\u00e0 crescente uno sviluppo dei processi di internazionalizzazione produttiva anche da parte delle imprese di piccola e media dimensione. Secondo una recente indagine dell\u2019Istat, circa il 20,1 per cento delle imprese manifatturiere con almeno 50 addetti ha avviato processi di internazionalizzazione nel periodo che va dal 2001 al 2006, e la quota sale al 48,1 per cento per le imprese con almeno 250 addetti.<\/p>\n<p>Una ulteriore conferma viene dal fatto che il grado di apertura della nostra economia sia rimasto in termini quantitativi tra i pi\u00f9 bassi a livello europeo. Negli ultimi due anni la propensione all\u2019export e il grado di penetrazione delle importazioni sono cresciuti in misura significativa. Ma guardando agli andamenti del resto d\u2019Europa si scopre che il grado di apertura della nostra economia resta uno tra i pi\u00f9 bassi e i suoi valori sono pressoch\u00e9 stazionari nell\u2019ultimo decennio, in netta controtendenza con quanto avvenuto in altri paesi europei, soprattutto in Germania.<\/p>\n<p>\u00c8 una distanza che \u00e8 necessario colmare anche alla luce degli scenari che caratterizzeranno con molta probabilit\u00e0 l\u2019economia mondiale all\u2019uscita della crisi in corso, e sarebbe bene cominciare a farlo da subito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver pienamente approfittato negli ultimi cinque anni della lunga fase di crescita dell\u2019economia mondiale, le economie dei mercati emergenti sono oggi di fronte a quella che si profila come la peggiore recessione da decenni negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. \u00c8 una sfida davvero impegnativa che viene combattuta contemporaneamente su pi\u00f9 fronti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64419"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64419"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64419\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64420,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64419\/revisions\/64420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64419"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64419"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64419"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}