{"id":64421,"date":"2009-01-19T15:12:59","date_gmt":"2009-01-19T14:12:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64421"},"modified":"2017-11-03T15:39:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:13","slug":"obama-e-le-sirene-del-protezionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/obama-e-le-sirene-del-protezionismo\/","title":{"rendered":"Obama e le sirene del protezionismo"},"content":{"rendered":"<p>La recessione si aggrava un po\u2019 ovunque e sale di pari passo il rischio di una nuova ondata di misure protezionistiche. Governi in difficolt\u00e0 sono sempre pi\u00f9 tentati di farne uso, per cercare di fronteggiare la pesante perdita di posti di lavoro generata dalla grave crisi in corso. L\u2019arrivo di Barack Obama e della sua Amministrazione non suscita, a questo riguardo, grandi speranze. Anzi, contribuisce a accrescere, per taluni aspetti, i timori e le preoccupazioni esistenti.<\/p>\n<p><b>I dubbi sul libero commercio<\/b><br \/>\nIl fatto \u00e8 che il nuovo Presidente si \u00e8 sempre mostrato scettico, in tutto il periodo della lunga campagna elettorale, sulle virt\u00f9 del libero commercio. Ha rivendicato, per contro, la supremazia del \u2018commercio equo\u2019 (<i>fair trade<\/i>), una formula tanto generica quanto i molteplici significati che gli si possono attribuire. \u00c8 arrivato a accusare apertamente le imprese americane che investono all\u2019estero di essere responsabili della distruzione di posti di lavoro domestici. Ha chiesto addirittura una revisione del Nafta l\u2019accordo commerciale con Canada e Messico, proponendo l\u2019introduzione di clausole ambientali e sociali pi\u00f9 stringenti soprattutto nei confronti del Messico.<\/p>\n<p>Certo, si potrebbe non dare troppo peso a queste posizioni, interpretandole come meri espedienti elettorali volti a catturare il consenso e i voti di vasti strati di cittadini americani che oggi sono profondamente delusi dalla globalizzazione. Una delusione che la crisi in corso ha contribuito non poco ad accentuare.<\/p>\n<p>Preoccupa, tuttavia, che anche dopo la sua elezione il Presidente Obama abbia accuratamente evitato di pronunciarsi sui temi commerciali. Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 stato il suo silenzio di fronte all\u2019appello che i paesi del G20 hanno lanciato dopo la riunione di Washington lo scorso novembre a favore di una rapida conclusione del Doha Round come argine contro i rischi di una nuova possibile ondata di misure protezionistiche. Tutto ci\u00f2 ha contribuito a accrescere i timori che il nuovo Presidente possa non considerare una priorit\u00e0 la difesa dell\u2019apertura commerciale e del contesto multilaterale di scambi oggi esistente.<\/p>\n<p><b>I rischi di un nuovo protezionismo <\/b><br \/>\nDi fronte a una grave recessione &#8211; qual \u00e8 l\u2019attuale &#8211; i governi possono essere tentati di adottare misure commerciali difensive di vario tipo, nel tentativo di mantenere i posti di lavoro in patria e di migliorare gli standard di reddito dei propri cittadini. Ma la dura lezione della storia ci dice che sarebbe un errore. Le restrizioni commerciali possono servire, certo, a incrementare il reddito nazionale di un singolo paese catturando fette di domanda mondiale a suo favore. Il problema \u00e8 che gli altri non staranno a guardare, ma seguiranno la stessa strada, col risultato finale di ridurre il volume di scambi a disposizione di tutti e aggravare la depressione in corso. \u00c8 quanto si verific\u00f2 negli anni Trenta contribuendo a generare la Grande Depressione. Molto meglio mantenere aperti i mercati e aumentare la domanda mondiale aggregata.<\/p>\n<p>Certo, la globalizzazione e l\u2019integrazione produttiva tra le diverse aree e paesi sono oggi assai pi\u00f9 avanzate e gli interessi in gioco molto pi\u00f9 variegati di allora, e rendono assai improbabile una \u2018escalation\u2019 del protezionismo su scala altrettanto diffusa.<\/p>\n<p>Ma il rischio \u00e8 comunque serio. Secondo gli ultimi dati il numero delle pratiche antidumping \u00e8 salito vertiginosamente (circa il 40 per cento) nella prima parte dello scorso anno. Molti paesi stanno pensando di innalzare le tariffe o sono in procinto di farlo. Tanto pi\u00f9 che la loro decisione potrebbe non infrangere le regole del Wto. Gran parte delle diminuzioni tariffarie negli ultimi anni \u00e8 avvenuta su base unilaterale e nell\u2019ambito di accordi bilaterali-regionali e quindi al di fuori di impegni multilaterali.<\/p>\n<p>Va inoltre considerato che al di l\u00e0 delle classiche barriere tariffarie i governi possono mettere in atto oggi discriminazioni nei confronti dei prodotti importati utilizzando misure domestiche di vario genere, giustificabili in nome della tutela della salute, dell\u2019ambiente e della sicurezza dei propri cittadini, e quindi in forme del tutto compatibili con le norme Wto. Per ora la dimensione del fenomeno \u00e8 modesta. Ma se la recessione, com\u2019\u00e8 nelle attese, divenisse pi\u00f9 grave ci si pu\u00f2 attendere una brusca accelerazione nell\u2019uso di queste pratiche e strumenti protezionistici.<\/p>\n<p><b>La pericolosa miscela di protezionismo e bilateralismo<\/b><br \/>\nAl quadro prima ricordato si aggiunge un dato di fatto: la prevedibile ulteriore crescita degli accordi bilaterali e commerciali preferenziali (<i>Preferential Trade Agreements<\/i>) tra paesi, che si sono moltiplicati nel corso di questi ultimi anni, divenendo uno strumento largamente utilizzato dalla quasi totalit\u00e0 dei paesi membri del Wto. Nel periodo pi\u00f9 recente, la domanda di ulteriori liberalizzazioni economiche e commerciali derivante dall\u2019aumento dei processi di frammentazione internazionale delle imprese, \u00e8 stata soddisfatta, anche a causa della crisi del Doha Round, da una crescita spettacolare del numero di accordi bilaterali e preferenziali.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che il ritorno a forme di chiusura e protezionismo selvaggio stile anni Trenta \u00e8 questa miscela esplosiva di crescente protezionismo \u2018legale\u2019, compatibile con le norme del Wto, e dilagante bilateralismo senza controlli a rappresentare oggi il vero rischio da scongiurare nei rapporti tra le aree in generale e con i nuovi paesi emergenti in particolare. \u00c8 una tendenza che, se non contrastata, potrebbe spingere in direzione di confronti neomercantilistici tra aree e paesi generando una crescente frammentazione e tensione delle relazioni commerciali. Gli effetti sulla recessione in corso sarebbero certamente tutti negativi e tali da aumentarne la durata e l\u2019intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Per contrastare queste tendenze e scongiurare i conseguenti rischi di \u2018escalation\u2019 protezionistica \u00e8 necessaria in realt\u00e0 una decisa azione da parte dei maggiori paesi in favore di un rafforzamento della cooperazione internazionale nel campo delle relazioni e delle politiche commerciali. Il che significa innanzi tutto mettere in pratica l\u2019appello del G20 dello scorso novembre e finalizzare un accordo entro i prossimi dodici\u2013sedici mesi nell\u2019ambito del negoziato Doha Round, che rappresenterebbe la pi\u00f9 efficace assicurazione contro una eventuale nuova fiammata protezionistica. Una volta sbloccato il negoziato ci si potrebbe occupare, subito dopo, delle necessarie riforme da apportare allo stesso Wto.<\/p>\n<p>In una fase di transizione delicata come l\u2019attuale si potrebbero inoltre attivare speciali meccanismi di monitoraggio delle politiche commerciali nell\u2019ambito del Wto per scoraggiare ogni tentazione di nuovo protezionismo da parte dei singoli paesi membri.<\/p>\n<p>Per una iniziativa in tale direzione \u00e8 evidente che le future scelte e decisioni della nuova amministrazione americana avranno un ruolo fondamentale. Potranno far pendere il piatto della bilancia mondiale da una parte o dall\u2019altra. Il pacchetto di misure economiche espansive &#8211; di dimensioni che non si erano mai viste in passato &#8211; annunciate dal Presidente Obama, eserciter\u00e0 certamente effetti positivi nel contribuire a combattere la recessione e servir\u00e0 cos\u00ec a ridurre le pressioni protezionistiche. Ma \u00e8 inutile illudersi: non sar\u00e0 sufficiente. Occorre in realt\u00e0 una forte azione di guida, una rinnovata leadership da parte degli Stati Uniti, spalleggiata dall\u2019Europa naturalmente, nella direzione prima auspicata. Un atteggiamento attendista e in qualche modo ambiguo del nuovo Presidente finirebbe inevitabilmente per aggravare pericolosamente i rischi insiti nella grave recessione in corso e contribuirebbe in modo decisivo all\u2019esplosione di una nuova spirale protezionistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recessione si aggrava un po\u2019 ovunque e sale di pari passo il rischio di una nuova ondata di misure protezionistiche. Governi in difficolt\u00e0 sono sempre pi\u00f9 tentati di farne uso, per cercare di fronteggiare la pesante perdita di posti di lavoro generata dalla grave crisi in corso. 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