{"id":64423,"date":"2009-02-19T15:16:11","date_gmt":"2009-02-19T14:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64423"},"modified":"2017-11-03T15:39:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:07","slug":"a-mani-nude-e-in-ordine-sparso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/a-mani-nude-e-in-ordine-sparso\/","title":{"rendered":"A mani nude e in ordine sparso"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/span><\/i><br \/>\nProduzione industriale in discesa libera, consumi in caduta senza freni, disoccupati in forte aumento, aspettative sempre pi\u00f9 pessimistiche: i dati che arrivano dalle economie europee stanno battendo tutti i record negativi. Nell\u2019ultimo trimestre del 2008 la caduta del Pil dell\u2019Eurozona \u00e8 stata dell\u20191,5%, trainata verso il basso da un drammatico deterioramento dell\u2019economia tedesca che sta registrando una diminuzione tendenziale del Pil del 9% su base annua. Una tale eredit\u00e0 rischia di estendere la caduta dell\u2019attivit\u00e0 economica oltre l\u2019anno in corso, nel quale gi\u00e0 si prevede una contrazione, per l\u2019area europea nel suo complesso, vicina al 3%.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga l\u2019aggravarsi in questi ultimi giorni del rischio di insolvenza di molti paesi dell\u2019Est europeo, che sono gravati nel loro insieme di un enorme debito nei confronti delle banche dell\u2019Europa occidentale \u2013 soprattutto di quelle di Austria, Italia, Francia, Belgio, Germania \u2013 stimato ad oggi intorno ai 1300 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Dopo essersi illusi che la crisi riguardasse soprattutto l\u2019America e l\u2019economia americana, i paesi europei si trovano a fronteggiare una fase recessiva davvero pesante, per certi versi ancora pi\u00f9 complessa di quella americana, certamente la pi\u00f9 grave degli ultimi 50 anni.<\/p>\n<p><b>Poche risorse e spese in modo autonomo <\/b><br \/>\nSe questi sono i dati, e quindi in quanto tali incontestabili, altrettanto evidente appare a questo punto la tendenza dell\u2019Europa ad affrontare a mani nude e in ordine sparso la grave recessione in atto. A mani nude, vista l\u2019esiguit\u00e0 delle risorse finora stanziate per contrastare la pesante contrazione della domanda effettiva verificatasi in tutta l\u2019area europea. Le misure annunciate finora sono pari a circa l\u20191,5% del Pil complessivo dell\u2019Ue e sono composte solo per 30 miliardi da risorse europee, in larga parte gi\u00e0 stanziate e di cui si \u00e8 voluto solo accelerare la spesa, mentre tutto il resto \u00e8 rappresentato da vari piani di rilancio nazionali.<\/p>\n<p>In ordine sparso, perch\u00e9 al di l\u00e0 delle dichiarazioni di facciata si sta facendo affidamento sulla sola volont\u00e0 politica dei vari governi nazionali dal momento che le misure sono state adottate &#8211; o in alcuni casi per ora solo annunciate \u2013 in modo autonomo dai singoli paesi europei. \u00c8 mancato cos\u00ec del tutto un coordinamento a livello europeo degli interventi nazionali di stimolo all\u2019economia. Per non parlare del ruolo di coordinamento e controllo davvero modesto, o meglio si direbbe inesistente, svolto dalla Commissione Europea.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 le misure di salvataggio delle banche adottate nell\u2019autunno dello scorso anno, nella fase acuta della crisi, che erano state considerate dai pi\u00f9 una iniziativa di successo dell\u2019Europa, avevano avuto un carattere strettamente nazionale e del tutto inadeguato era stato il grado di armonizzazione a livello europeo. Si trattava peraltro di programmi finanziati con un ingente ammontare di risorse sotto forma di garanzie di nuovi prestiti e sottoscrizioni al capitale delle banche.<\/p>\n<p><b>Dilagano nazionalismo e protezionismo<\/b><br \/>\nLe conseguenze di un tale approccio si sono rivelate fin qui davvero negative, andando al di l\u00e0 degli scenari anche pi\u00f9 pessimistici. Sia perch\u00e9 le politiche adottate dai governi nazionali in Europa per combattere la crisi si stanno rivelando inadeguati a contrastare la recessione; sia \u2013 e soprattutto \u2013 perch\u00e9 rischiano di condurre a una vera e propria disintegrazione economica dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>La conferma viene dai diffusi nazionalismi e protezionismi che stanno dilagando in Europa e che rischiano di danneggiare seriamente quel bene prezioso che \u00e8 il mercato unico europeo, a cominciare da due comparti chiave quali l\u2019auto e i servizi finanziari. \u00c8 il caso delle misure di stimolo varate in Francia dal presidente Sarkozy per favorire le case automobilistiche francesi; analoghe iniziative, meno eclatanti, ma altrettanto allarmanti, sono state varate in Spagna, Germania, Regno Unito, Svezia e in molti altri paesi europei con sussidi a settori e imprese in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che aiuti e sussidi vengono erogati in una dimensione strettamente nazionale e molto spesso associate a misure di fatto protezionistiche. Ne derivano interventi asimmetrici che finiscono per alterare il buon funzionamento del mercato unico europeo creando gravi distorsioni competitive tra i singoli membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Gli effetti negativi che possono derivare da quest\u2019ordine sparso in cui agiscono i singoli Stati europei sono davvero preoccupanti. Innanzitutto perch\u00e9 rischiano di minare, come si \u00e8 detto, il mercato unico che \u00e8 il pilastro centrale del buon funzionamento dell\u2019economia europea, dal momento che garantisce libert\u00e0 di movimento sul continente alle persone, ai capitali, ai beni e ai servizi. E poi perch\u00e9 la crisi in corso, \u00e8 inutile negarlo, rappresenta un test importante per l\u2019Europa. \u00c8 la prima volta, in effetti, che dal suo allargamento a 27 membri l\u2019Unione affronta una crisi cos\u00ec grave, che mette alla prova il suo peculiare modello di unit\u00e0 nella diversit\u00e0, di integrazioni a geometria variabile, molto estese in campo monetario, assai meno in quello economico e del tutto insufficienti in quello politico.<\/p>\n<p><b>Il coordinamento europeo \u00e8 una priorit\u00e0 assoluta<\/b><br \/>\nChe l\u2019Europa stia correndo rischi molto gravi se ne sono accorti un po\u2019 tutti. Da pi\u00f9 parti \u00e8 stata cos\u00ec richiesta una riunione straordinaria del Consiglio europeo per analizzare e discutere le preoccupanti tendenze in atto. I capi di stato e di governo dell\u2019Ue si incontreranno una prima volta a Bruxelles il 1? marzo per discutere le iniziative pi\u00f9 recenti che sono state intraprese per contrastare la crisi della banche europee e pi\u00f9 in generale valutare l\u2019impatto della recessione sulle economie dei 27 paesi membri.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 si profilano marcate divisioni tra i partecipanti, tra chi vuole che si faccia di pi\u00f9, sul piano quantitativo e qualitativo, rispetto alle misure adottate fin qui e chi invece mette l\u2019accento sul rischio di protezionismo e di distorsioni dei mercati europei. Il rischio \u00e8 che tutto si riduca alla redazione di un bel comunicato finale con un ricco elenco di affermazioni di principio che possano accontentare un po\u2019 tutti. Ma il vero problema \u00e8 un altro: la totale assenza di coordinamento delle misure finora intraprese dai paesi europei. \u00c8 da questa logica prettamente nazionale con cui gli stati membri stanno cercando di fronteggiare la crisi che nascono i diffusi mercantilismi e le spinte protezionistiche che minacciano oggi la coesione dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Il successo del summit di inizio marzo si valuter\u00e0 dunque su quanto verr\u00e0 deciso per realizzare una concertazione europea sulle misure di stimolo macroeconomico oltre che una supervisione sovranazionale degli aiuti e sussidi da erogare in favore dei comparti e delle imprese pi\u00f9 in difficolt\u00e0, a partire dall\u2019auto e dai servizi finanziari. Si potrebbe riprendere la proposta, avanzata da Giuliano Amato e Emma Bonino la scorsa settimana e fatta propria dal <i>Financial Times, <\/i>di costituire una task force di rappresentanti dei vari paesi membri, presieduta dalla Commissione europea, per coordinare gli aiuti statali settoriali. Si potrebbe cos\u00ec evitare una degenerazione delle gravi distorsioni competitive in corso tra i membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ripetuto e scritto fino alla noia che la drammatica crisi in atto ha natura globale e pu\u00f2 essere affrontata solo mediante misure anch\u2019esse globali. A livello internazionale ci si \u00e8 poi mossi in realt\u00e0 in direzione opposta. Almeno a livello europeo si dovrebbe evitare lo stesso errore.<\/p>\n<p>Bisogna intervenire con la massima urgenza. Altrimenti potrebbero materializzarsi scenari negativi, pi\u00f9 o meno drammatici, quali una escalation protezionistica o l\u2019insolvenza di uno o pi\u00f9 paesi membri con il rischio che si precipiti dalla recessione in corso in una lunga dolorosa fase di depressione &#8211; come quella sperimentata dal Giappone negli anni Novanta &#8211; ed estesa all\u2019intera area europea. Gli stessi pilastri del processo di integrazione europea, il mercato interno e la moneta unica, rischierebbero a quel punto di essere rimessi in discussione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com Produzione industriale in discesa libera, consumi in caduta senza freni, disoccupati in forte aumento, aspettative sempre pi\u00f9 pessimistiche: i dati che arrivano dalle economie europee stanno battendo tutti i record negativi. 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