{"id":64425,"date":"2009-03-30T15:17:28","date_gmt":"2009-03-30T13:17:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64425"},"modified":"2017-11-03T15:39:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:03","slug":"il-g20-e-la-riforma-della-global-governance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/il-g20-e-la-riforma-della-global-governance\/","title":{"rendered":"Il G20 e la riforma della global governance"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019aggravarsi della recessione dell\u2019economia mondiale e il moltiplicarsi delle spinte protezionistiche pongono il G20 di fronte a tre sfide fondamentali a carattere globale: pi\u00f9 consistenti misure di stimolo alla domanda per un rilancio della crescita internazionale; un forte sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali a favore dei tanti paesi emergenti in gravi difficolt\u00e0 nei conti esteri; regole pi\u00f9 stringenti per assicurare un rinnovato funzionamento dei mercati monetari e finanziari internazionali.<\/p>\n<p>Sono tre insiemi di problemi da affrontare in parallelo per cercare di uscire dalla crisi e affermare una nuova capacit\u00e0 di governo dell\u2019economia mondiale. Un banco di prova decisivo per i rappresentanti del G20, a cui la riunione di Londra, tuttavia, al di l\u00e0 di comunicati finali pi\u00f9 o meno brillanti, potr\u00e0 fornire solo parziali e ancora timide risposte.<\/p>\n<p><b>La recessione si aggrava e crolla il commercio mondiale<\/b><br \/>\nSull\u2019aggravarsi delle condizioni dell\u2019economia mondiale i dati pi\u00f9 recenti non lasciano dubbi. Nel primo trimestre 2009 gli indicatori economici segnalano una recessione sempre pi\u00f9 profonda in tutta l\u2019area pi\u00f9 sviluppata \u2013 e in particolare in Germania e Giappone \u2013 e un preoccupante deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie della maggior parte dei paesi emergenti inclusi i cosiddetti BRICs (Brasile, Russia, India e Cina).<\/p>\n<p>Almeno 18 delle 30 pi\u00f9 importanti economie emergenti conosceranno quest\u2019anno una contrazione dell\u2019attivit\u00e0 economica. Saranno disponibili a breve delle stime riviste del Fmi e, secondo anticipazioni attendibili, le previsioni saranno corrette fortemente verso il basso anticipando per l\u2019anno in corso una contrazione del Pil mondiale intorno al 2,5% (ai tassi di cambio di mercato), un risultato negativo che non si era mai verificato dalla fine della seconda guerra mondiale. Una ripresa dovrebbe verificarsi nel 2010, ma le attese sono per un modesto incremento dell\u20191 per cento molto al di sotto dei rimbalzi positivi che si verificarono dopo le due fasi recessive del 1991 e 2001.<\/p>\n<p>Come diretta conseguenza della recessione dei mercati pi\u00f9 sviluppati si prevede una secca contrazione nel 2009 del volume del commercio mondiale (in alcune ipotesi del 5% e addirittura del 9% secondo recenti stime del Wto), la pi\u00f9 grave degli ultimi 80 anni, con un modesto rimbalzo positivo, anche in questo caso, nel prossimo anno (+1-1,5 per cento).<\/p>\n<p><b>Il G20 diviso sulle politiche di rilancio<\/b><br \/>\nIn questo quadro il Fondo Monetario Internazionale continua a ritenere necessarie politiche di stimolo fiscale molto pi\u00f9 coraggiose di quelle intraprese finora da parte di tutti i maggiori paesi, inclusi gli Stati Uniti. Ad oggi i paesi del G20 hanno adottato programmi pari a circa l\u20191,4-1,7 per cento della somma dei loro Pil. L\u2019impatto economico reale stimato di tali misure \u2013 sempre secondo il Fmi \u2013 sar\u00e0 inferiore all\u20191 per cento del prodotto dell\u2019economia mondiale nel 2009 e ancora di meno nel prossimo anno. Non sar\u00e0 sufficiente a contrastare la caduta della domanda mondiale. Di qui l\u2019invito pressante a fare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Secondo alcune recenti stime servirebbe una iniezione di nuova domanda nell\u2019economia mondiale pari a 1-1,5 miliardi di dollari nel 2009 e altrettanto nel 2010. E sarebbe necessario, soprattutto, muoversi tutti insieme e in modo coordinato perch\u00e9 l\u2019elevata interdipendenza commerciale e finanziaria esistente tra i paesi moltiplicherebbe fino a due volte e accelererebbe di molto l\u2019effetto complessivo sulla domanda globale delle politiche di rilancio dei singoli paesi.<\/p>\n<p>Il summit del G20 di Londra potrebbe offrire la migliore opportunit\u00e0 per lanciare il pacchetto di misure necessarie. I paesi del G20 rappresentano circa l\u201980 per cento dell\u2019economia mondiale e le loro decisioni potrebbero cos\u00ec avere un grande impatto. Ma proprio su questo terreno il G20 potr\u00e0 fare poco o nulla di pi\u00f9 di quanto realizzato finora. A causa soprattutto delle netta spaccatura prodottasi tra Stati Uniti (e alcuni paesi asiatici tra cui la Cina) favorevoli a misure di stimolo aggiuntive, da un lato, e la maggior parte dei paesi europei, dall\u2019altro, guidati da Francia e Germania, che hanno ribadito \u2013 anche nell\u2019ultimo vertice \u2013 la netta contrariet\u00e0 a nuovi pacchetti di stimolo fiscale, giudicandoli per ora inutili se non addirittura una minaccia alla stabilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 futura delle finanze pubbliche dei paesi.<\/p>\n<p>Si continuer\u00e0 dunque a seguire un approccio paese per paese, con misure nazionali e con tutti gli elevati rischi che questo comporta in termini di inadeguato impatto globale e rinnovate tentazioni protezionistiche.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 risorse a disposizione del Fmi per i paesi emergenti <\/b><br \/>\nL\u2019altro campo di interventi importante sul tavolo del G20 interessa i paesi emergenti e in via di sviluppo. \u00c8 urgente mobilitare un ingente flusso di capitali a loro favore. I paesi emergenti hanno conosciuto in quest\u2019ultimo decennio dinamiche sostenute di crescita e sono arrivati a coprire circa met\u00e0 dell\u2019economia mondiale. La loro capacit\u00e0 di ripresa avr\u00e0 dunque un impatto fondamentale sulle possibilit\u00e0 di rilancio dell\u2019economia globale. Guidati dalla Cina e dall\u2019India, la loro performance \u00e8 stata finora migliore di quella dei paesi pi\u00f9 industrializzati, ma a partire dalla seconda met\u00e0 dello scorso anno hanno cominciato a risentire pesantemente, oltrech\u00e9 della drastica contrazione degli sbocchi di mercato per loro esportazioni, di un drammatico crollo negli afflussi di capitali privati esteri. Hanno cos\u00ec sofferto numerose e ripetute svalutazioni delle loro monete ed \u00e8 diventato per molti di essi assai pi\u00f9 difficile finanziare disavanzi di bilancia dei pagamenti anche di modesta entit\u00e0.<\/p>\n<p>La Banca Mondiale stima che nel 2009 ben 104 su 129 paesi in via di sviluppo registreranno saldi correnti non adeguati a coprire il loro flusso di debiti privati. La tenuta, prima, e la ripresa, poi, di molti paesi emergenti saranno cos\u00ec legate alla possibilit\u00e0 di compensare la drammatica riduzione che si \u00e8 verificata nell\u2019afflusso di capitali privati con risorse pubbliche che solo il Fmi \u00e8 in grado di mobilitare nella quantit\u00e0 e nei tempi richiesti dalla crisi. Su questo fronte il G20 dovrebbe ratificare una misura importante, che ha trovato un vasto consenso in queste ultime settimane, ovvero il raddoppio delle risorse in dotazione del Fmi \u2013 da 250 a 500 miliardi di dollari \u2013 per interventi a favore dei paesi in via di sviluppo, di cui circa 100 miliardi verranno forniti dall\u2019Unione Europea come deciso nell\u2019ultimo vertice.<\/p>\n<p><b>Il G20 e la grave crisi dell\u2019area in via di sviluppo <\/b><br \/>\n\u00c8 un passo avanti importante ma ancora del tutto insufficiente. Da alcune stime dell\u2019Institute for International Finance (Iif), il flusso netto di capitali privati verso i mercati emergenti, dopo essersi ridotto nel 2008 (467 miliardi di dollari) circa della met\u00e0 rispetto all\u2019anno precedente, dovrebbe scendere ancor pi\u00f9 quest\u2019anno, toccando i 165 miliardi di dollari, circa il 17% del flusso del 2007. Ancora, il flusso netto di prestiti delle banche internazionali ai paesi emergenti \u00e8 atteso ridursi a 135 miliardi di dollari dai 401 miliardi del 2007. La Banca mondiale stima cos\u00ec che il fabbisogno totale di finanziamenti dei paesi in via di sviluppo ammonter\u00e0 ad una somma pari a circa 1.4 trilioni di dollari.<\/p>\n<p>Somme certamente importanti, ma alla portata dei maggiori paesi, sviluppati e emergenti, sia aumentando ulteriormente le risorse del Fmi secondo una proposta formulata dal ministero del Tesoro americano che aveva auspicato di triplicarle fino a 750 miliardi di dollari; sia creando una nuova tranche di Diritti Speciali di Prelievo (Dsp), la moneta internazionale varata alla fine degli anni Sessanta per far fronte a una scarsit\u00e0 di riserve di natura molto simile a quella sofferta oggi da molti paesi in via di sviluppo. Si potrebbero creare 250-300 miliardi di nuovi Dsp, col fondamentale consenso americano e anche della Cina \u2013 stando a una recente presa di posizione di Pechino \u2013 cos\u00ec da venire incontro alle esigenze finanziarie di molti paesi e cercare di evitare che ricorrano a politiche neomercantiliste volte ad accumulare nuove riserve internazionali attraverso la costituzione di consistenti avanzi commerciali. Per ottenere tutto ci\u00f2 servono comunque sostanziali cambiamenti nel sistema di governo delle relazioni monetarie e finanziarie internazionali, a partire dalla governance del Fmi.<\/p>\n<p><b>Le prime mosse per una nuova architettura finanziaria globale <\/b><br \/>\nRisultati di una qualche consistenza potranno essere raggiunti dal G20 nell\u2019area delle nuove regole del sistema finanziario internazionale. Dopo il drammatico collasso finanziario di questi mesi che ha portato alla distruzione di circa il 40-45% della ricchezza mondiale si \u00e8 formato un largo consenso sulla necessit\u00e0 di ristabilire regole e controlli efficaci per la finanza dei maggiori paesi e dell\u2019intero sistema internazionale, vista l\u2019attuale forte interdipendenza delle economie. Un\u2019efficace regolazione pubblica \u00e8 riconosciuta oggi necessaria un po\u2019 da tutti per il buon funzionamento dei mercati come meccanismi di selezione e allocazione delle risorse economiche.<\/p>\n<p>Alcune prime intese si sono profilate su temi importanti, grazie anche alle maggiori concessioni del governo inglese: come sulla necessit\u00e0 di accrescere le riserve di capitale e liquidit\u00e0 delle banche, o su alcuni poteri degli organi che dovranno applicare le regole e esercitare i controlli.<\/p>\n<p>Certo, come sostenuto da Angela Merkel in una intervista alla vigilia del vertice, dal momento che l\u2019obiettivo del negoziato tra i paesi del G20 \u00e8 la costruzione di una nuova architettura globale dei mercati finanziari, non si potr\u00e0 pretendere di poter portare a termine un tale compito nell\u2019incontro di Londra. Si pu\u00f2 notare al riguardo che il protocollo di Basilea II ha richiesto nove anni per essere configurato e poi applicato. Tanto pi\u00f9 che permangono forti divisioni su cosa fare e su come fare alcune riforme importanti.<\/p>\n<p>Va rilevato comunque che se la finalit\u00e0 ultima del nuovo sistema di regole sar\u00e0 garantire una futura maggiore stabilit\u00e0 alla performance dell\u2019economia globale non ci si potr\u00e0 limitare all\u2019area della finanza internazionale, per quanto importante.<\/p>\n<p><b>Servono nuove regole anche per le relazioni monetarie internazionali<\/b><br \/>\nNon va dimenticato che i grandi squilibri delle bilance dei pagamenti \u2013 in primo luogo degli Stati Uniti e della Cina \u2013 hanno rappresentato le cause di fondo della attuale grave crisi economico-finanziaria. Per il futuro \u00e8 necessario evitare che si riproducano, configurando efficaci meccanismi di regolazione e gestione delle politiche macroeconomiche. Dal momento che non ci sarebbe pi\u00f9 un paese in grado di agire residualmente \u2013 come gli Stati Uniti in passato \u2013 nuovi persistenti squilibri produrrebbero effetti depressivi sulla domanda e sulla crescita mondiale, innescando cos\u00ec tensioni commerciali tra paesi e il ritorno a protezionismi nazionali.<\/p>\n<p>Ne segue che nell\u2019odierno contesto multipolare \u2013 con pi\u00f9 poli geo-economici in grado di condizionarne le sorti (oltre Stati Uniti e Europa, la Cina, l\u2019India) \u2013 condizioni globali di crescita stabile non potranno essere lasciate n\u00e9 all\u2019autoregolazione dei mercati n\u00e9 all\u2019iniziativa di singoli paesi. Tali condizioni assumono tutti i contorni di un bene pubblico, nel senso che richiedono una efficace azione collettiva e cooperazione da parte dei principali paesi. Serviranno dunque strutture di governance in grado di assicurare tali meccanismi, fra cui rinnovate istituzioni monetarie e finanziarie internazionali. Un tema quest\u2019ultimo rilanciato dalla Cina la scorsa settimana.<\/p>\n<p>Profondi cambiamenti devono avvenire, ad esempio, nel sistema di governo del Fmi, per conferirgli quella legittimit\u00e0 che gli manca nei paesi emergenti. Ma servir\u00e0 soprattutto la definizione di nuove regole globali per le relazioni tra le principali monete e per un\u2019evoluzione ordinata dei tassi di cambio. \u00c8 questa, dunque, la riforma che si dovr\u00e0 prima o poi porre al centro del tavolo del G20. L\u2019importante \u00e8 che se ne cominci a parlare e gi\u00e0 dal prossimo incontro venga avviato un primo gruppo di lavoro su temi cos\u00ec rilevanti.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.brookings.edu\/reports\/2009\/0326_g20_summit.aspx\" target=\"blank\"><b><u>The G-20 London Summit 2009: Recommendations for Global Policy Coordination<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aggravarsi della recessione dell\u2019economia mondiale e il moltiplicarsi delle spinte protezionistiche pongono il G20 di fronte a tre sfide fondamentali a carattere globale: pi\u00f9 consistenti misure di stimolo alla domanda per un rilancio della crescita internazionale; un forte sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali a favore dei tanti paesi emergenti in gravi difficolt\u00e0 nei conti esteri; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80,123],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64425"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64425"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64425\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64426,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64425\/revisions\/64426"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64425"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64425"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64425"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}