{"id":64427,"date":"2009-07-06T15:19:30","date_gmt":"2009-07-06T13:19:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64427"},"modified":"2017-11-03T15:38:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:47","slug":"linarrestabile-ascesa-del-multipolarismo-economico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/linarrestabile-ascesa-del-multipolarismo-economico\/","title":{"rendered":"L\u2019inarrestabile ascesa del multipolarismo economico"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div><span class=\"testo_articoli\">Il G8 dell\u2019Aquila potrebbe passare alla storia come l\u2019ultimo vertice di questo tipo tra gli Otto grandi. E sarebbe auspicabile se nel mentre ci si riuscisse ad accordare su una nuova composizione di questi summit, che includa un certo numero di paesi emergenti e sia cos\u00ec in grado di meglio rappresentare i nuovi equilibri di potere che si sono affermati a livello mondiale. Il timore, tuttavia, \u00e8 che il G8 venga mantenuto in vita insieme a tanti altri G, realizzando una cacofonia di comunicati e decisioni del tutto inadeguata a fronteggiare le grandi sfide sollevate dalla crisi e dall\u2019interdipendenza globale.<\/p>\n<p>Il perch\u00e9 il G7\/G8 non sia pi\u00f9 rappresentativo ed efficace \u00e8 da rinvenire nella massiccia redistribuzione di potere economico che si \u00e8 verificata a livello mondiale negli ultimi 10-15 anni in favore dei paesi emergenti. Se nel 2000 il gruppo dei paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina) arrivava a coprire meno dell\u20198 % della produzione mondiale, la loro quota \u00e8 salita al 14% alla fine dello scorso anno. Secondo molte previsioni entro il 2013 sar\u00e0 prossima al 20%.<\/p>\n<p>La crisi globale in corso molto probabilmente rafforzer\u00e0 e accelerer\u00e0 questa tendenza dell\u2019economia mondiale verso un assetto multipolare, imperniato su tre aree dominanti, Europa, Nord America e Asia del Pacifico, e le cui sorti dipenderanno sempre di pi\u00f9 da aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie pi\u00f9 sviluppate.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avverr\u00e0 per tre ragioni di fondo, in qualche modo correlate. La prima \u00e8 che i paesi emergenti guidati dalla Cina e dall\u2019India, per quanto fortemente penalizzati dalla crisi, stanno realizzando <i>performance <\/i>nel loro complesso molto migliori di quelle dei paesi pi\u00f9 industrializzati. La seconda \u00e8 che gli Stati Uniti e l\u2019Europa usciranno dalla crisi comunque indeboliti, sia come attori economici sia come depositari dell\u2019ortodossia culturale e politica. La terza, infine, \u00e8 che molti dei maggiori gruppi finanziari occidentali \u2013 quelli che non sono stati di fatto nazionalizzati \u2013 come anche molte grandi imprese industriali dipenderanno molto pi\u00f9 del passato dai capitali della Cina e dei paesi produttori del Golfo.<\/p>\n<p><b>Il declino del G7\/G8<\/b><br \/>\nL\u2019ascesa di nuove potenze emergenti come la Cina e l\u2019India ha reso negli ultimi anni sempre meno rilevante e influente quella particolare struttura di \u2018governance\u2019 che aveva gestito l\u2019economia mondiale per qualche decennio: ovvero la combinazione tra un\u2019istituzione informale, il G7\/G8, che ha spesso \u2018definito l\u2019agenda\u2019 e un insieme di istituzioni formali, (il Fmi, la Banca Mondiale, l\u2019Omc, l\u2019Ilo, etc.) dove, almeno in parte, l\u2019agenda \u00e8 stata tradotta in azione. Negli anni precedenti la crisi si \u00e8 assistito cos\u00ec, a causa del disallineamento tra peso economico e peso politico dei principali attori, a un graduale e inarrestabile indebolimento dell\u2019architettura di \u2018governance\u2019, rivelatasi instabile e in molti casi inadeguata a fronteggiare i nuovi grandi problemi sollevati dalla interdipendenza globale. E tra questi in primo piano vanno annoverati i persistenti squilibri nei pagamenti internazionali e le sfide epocali in tema di energia e ambiente.<\/p>\n<p>In questo scenario anche il G7\/G8, che aveva giocato in passato e con discreto successo un ruolo assai rilevante nell\u2019ambito della struttura di governo mondiale, ha perso inesorabilmente capacit\u00e0 e efficacia di intervento. I vertici del G8 si sono cos\u00ec trasformati, anno dopo anno, in grandi eventi mediatici, a carattere globale, con migliaia di partecipanti, con i media di tutto il mondo puntati, per qualche giorno, sul paese e sulla localit\u00e0 dell\u2019incontro. Questa crescente spettacolarizzazione dell\u2019evento, tuttavia, non \u00e8 certo stata accompagnata da contenuti ed esiti altrettanto rilevanti. \u00c8 semmai vero il contrario. Gli incontri, ed i comunicati conclusivi finali offrivano una lunga elencazione di \u2018temi\u2019 e la presentazione di svariati proclami ed impegni da parte dell\u2019insieme dei governi partecipanti, che venivano poi per lo pi\u00f9 disattesi.<\/p>\n<p><b>L\u2019incerto futuro del G20<\/b><br \/>\nL\u2019esplosione della crisi globale ha fortemente accelerato alla fine dello scorso anno la trasformazione e il rafforzamento del G20, in cui sono rappresentati molti degli attori-paesi pi\u00f9 importanti sia dell\u2019area pi\u00f9 ricca e sviluppata sia di quella dei mercati emergenti. Basti ricordare che i paesi del G20 nel loro complesso coprono circa l\u201980% della ricchezza prodotta dall\u2019economia mondiale. Anche alla luce dell\u2019esito positivo del summit di Londra dello scorso aprile molti osservatori hanno suggerito che il G20 avesse ormai sostituito di fatto il G7\/8 come nuovo comitato direttivo del sistema economico globale.<\/p>\n<p>Un\u2019affermazione quest\u2019ultima che appare in realt\u00e0 piuttosto avventata. E comunque prematura. Non vanno trascurate in effetti le difficolt\u00e0 e i problemi non di poco conto che affliggono anche una struttura come il G20. \u00c8 innanzi tutto un gruppo assai pi\u00f9 ingombrante del G7\/G8. Venti paesi, o meglio ventitr\u00e9 o ventiquattro come si \u00e8 verificato nell\u2019ultimo summit di Londra, rappresentano indubbiamente un numero troppo elevato di partecipanti, e comunque tale da non consentire al G20 di rappresentare un meccanismo affidabile per mettere in atto, ad esempio, interventi tempestivi e coordinati a livello internazionale, come talvolta richiede lo scoppio di una crisi e come \u00e8 stato necessario fare diverse volte in passato.<\/p>\n<p>Questi dubbi hanno portato a svariate proposte su come rimodellare la stessa composizione del G20. Alcune spingono in direzione di un raggruppamento pi\u00f9 ristretto di paesi. Una ipotesi ad esempio \u00e8 la formazione di un pi\u00f9 agile G4 che includa Stati Uniti, l\u2019Unione Europea come attore unitario, il Giappone e la Cina con la variante di un G5, esteso anche all\u2019India. In questo caso la partecipazione pi\u00f9 ristretta garantirebbe un processo di consultazione e decisione pi\u00f9 efficace, che non si dovrebbe limitare a diffondere solo eleganti e generici comunicati ufficiali alla fine dei summit.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca di un nuovo \u2018steering committee\u2019 dell\u2019economia mondiale <\/b><br \/>\nNella formazione di un raggruppamento di paesi comunque diverso dall\u2019esistente G7\/G8 e da elevare a comitato direttivo (<i>steering committee<\/i>) dell\u2019economia mondiale, non \u00e8 affatto chiaro tuttavia come convincere i diversi paesi membri a modificare i loro posti a tavola. Tutti i maggiori paesi e governi in effetti riconoscono e concordano in via di principio sulla necessit\u00e0 di creare meccanismi assai pi\u00f9 rappresentativi e quindi pi\u00f9 efficaci di governo globale. Ma non vi \u00e8 in realt\u00e0 alcun consenso n\u00e9 accordo su come ridistribuire nel nuovo sistema internazionale il potere e le correlate responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Da un lato gli Stati Uniti e l\u2019Europa sono a dir poco riluttanti a cedere l\u2019ampia rappresentanza di cui godono nelle istituzioni finanziarie internazionali fondate a Bretton Woods, quali il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale. Dall\u2019altro le potenze emergenti, in particolare la Cina e l\u2019India, sembrano pronte a gestire un ruolo pi\u00f9 influente a livello internazionale ma molto meno disposte ad assumersi, per simmetria, il maggiore peso di nuove responsabilit\u00e0 globali.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che la <i>governance <\/i>economica globale rischia nella fase attuale di rimanere fortemente frammentata tra il G8, il G20 e gli altri G, con una molteplicit\u00e0 di organismi e strumenti privi tuttavia di meccanismi formali di coordinamento che solo istituzioni internazionali profondamente rinnovate nella loro rappresentanza e missione sono in grado di offrire. Con la conseguenza da un lato di far proliferare, come nel campo delle relazioni commerciali, una miriade di accordi preferenziali e bilaterali; dall\u2019altro di creare un elevatissimo numero di gruppi ad hoc su specifici temi.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che tutto ci\u00f2 ostacolerebbe un processo di stabilizzazione a medio termine del nuovo sistema economico multipolare n\u00e9 favorirebbe il rafforzamento di interventi coordinati a livello internazionale che sono oggi necessari per fronteggiare gli effetti drammatici della crisi globale in atto. Certo c\u2019\u00e8 ancora tempo per contrastare e modificare tali tendenze. L\u2019auspicio \u00e8 che se ne faccia buon uso, magari a partire dal summit dell\u2019Aquila.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1184\" target=\"blank\"><b><u>L&#8217;incerto passaggio di consegne tra G8 e G20<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Voltolini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1183\" target=\"blank\"><b><u>Quale ruolo per il G2?<\/u><\/b><\/a><\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il G8 dell\u2019Aquila potrebbe passare alla storia come l\u2019ultimo vertice di questo tipo tra gli Otto grandi. 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