{"id":64430,"date":"2008-09-04T15:24:17","date_gmt":"2008-09-04T13:24:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64430"},"modified":"2017-11-03T15:40:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:29","slug":"somalia-un-accordo-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/somalia-un-accordo-in-bilico\/","title":{"rendered":"Somalia, un accordo in bilico"},"content":{"rendered":"<p>In Somalia si sono riaccese le speranze di pace in seguito all\u2019accordo firmato il 19 agosto scorso dal Governo Federale di Transizione (Gft), e dall\u2019Alleanza per la Ri-Liberazione della Somalia (Ars). Finora, per\u00f2, gli sforzi della diplomazia internazionale e soprattutto dell\u2019inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, non sono stati sufficienti a scacciare le molte ombre che ancora aleggiano sull\u2019effettiva capacit\u00e0 delle parti di rispettare gli impegni presi. Gli scontri militari continuano e sia le istituzioni transitorie che l\u2019opposizione sono profondamente frammentate.<\/p>\n<p><b>Le insidie dell\u2019accordo di Gibuti<\/b><br \/>\nL\u2019accordo di pace mira a porre fine agli scontri che coinvolgono ormai da due anni almeno due fazioni. Da un lato l&#8217;esercito etiopico e le forze del Governo Federale di Transizione &#8211; nato a Nairobi nel 2004 e presieduto da Abdullahi Yusuf &#8211; dall&#8217;altro gruppi di miliziani per lo pi\u00f9 ex militanti delle deposte Corti islamiche e ostili all&#8217;occupazione etiopica. L\u2019accordo prevede inoltre la creazione di due commissioni: una con il compito di realizzare un cessate il fuoco, l&#8217;altra cui sar\u00e0 affidata la gestione del processo politico di ricostruzione previsto per il 2009.<\/p>\n<p>Oltre a riconoscere ufficialmente \u2013 e per la prima volta \u2013 la presenza di truppe etiopiche nel paese, l\u2019accordo contiene anche un riferimento al loro ritiro, da effettuarsi, con il consenso del governo di Addis Abeba e contestualmente al dispiegamento di una missione di pace composta da caschi blu dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Lo scontro tra i due leader del Gft \u00e8 anche il frutto della decisione del premier di rimuovere l&#8217;ex signore della guerra Mohamed Dheere dalla carica di primo cittadino di Mogadiscio e governatore della regione di Banadir, mossa questa fermamente respinta dal presidente, da sempre stretto alleato di Dheere. L\u2019Unione Africana \u2013 e soprattutto il governo etiopico \u2013 sono scesi quindi in prima linea per evitare la definitiva rottura tra le due pi\u00f9 alte cariche delle istituzioni transitorie che, se dovesse permanere e aggravarsi, potrebbe trascinare nel baratro anche l\u2019accordo di pace.<\/p>\n<p><b>Le divisioni dell\u2019opposizione<\/b><br \/>\nAi problemi del Gft si aggiungono inoltre quelli dell\u2019opposizione dell\u2019Ars. La spaccatura che ha colpito l\u2019Ars sembra essere principalmente riconducibile a quella che da tempo coinvolge il gruppo delle Corti Islamiche (l\u2019opposizione somala di stanza ad Asmara si compone di almeno quattro correnti: le Corti Islamiche, alcuni ex parlamentari, rappresentanti della diaspora e membri della societ\u00e0 civile somala), e in particolare tra i due leader Sheikh Hassan Dahir Aweys \u2013 gi\u00e0 presidente della Shura durante il periodo di governo delle Corti su Mogadiscio \u2013 e Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, considerato dalla comunit\u00e0 internazionale \u2013 Stati Uniti in testa \u2013 come l\u2019anima moderata dell\u2019opposizione, ma con un background religioso decisamente pi\u00f9 marcato rispetto al primo.<\/p>\n<p>La nomina di Dahir Aweys a nuovo presidente dell\u2019Ars di Asmara, visto il suo passato all\u2019interno del gruppo islamista Al-Itihaad al-Islamiya (Aiai) \u2013 presente nella \u201cblack list\u201d americana delle organizzazioni terroristiche per i suoi presunti legami con Al-Qaida \u2013 sembra per ora aver escluso l\u2019opposizione somala di stanza ad Asmara dalle trattative di pace, e rischia in futuro di compromettere seriamente l\u2019accordo dipace.<\/p>\n<p><b>I rischi di una deriva radicale<\/b><br \/>\nLa partita somala non si gioca solo all\u2019interno del paese, ma da tempo sembra essersi allargata all\u2019intero scenario regionale. L\u2019Etiopia e l\u2019Eritrea in particolare hanno un ruolo determinante nella crisi, e possibili soluzioni non possono non tener conto delle ambizioni geopolitiche dei due paesi. Inoltre il relativo deterioramento dei rapporti tra Etiopia ed Eritrea, successivamente alla conclusione del conflitto transfrontaliero del 1998-2000, ha indotto i due governi a cercare di risolvere altrove il contenzioso di confine. La Somalia \u00e8 oggi pienamente coinvolta in queste dinamiche, e considerare la crisi che attraversa Mogadiscio come di natura solamente interna potrebbe rivelarsi un errore cruciale.<\/p>\n<p>Per gli Usa e parte della comunit\u00e0 internazionale, aver provato ad impostare il dialogo coinvolgendo solo alcune frange dell\u2019opposizione ha sortito effetti poco confortanti. Gli scontri nella capitale e in tutto il sud del paese proseguono, e all\u2019orizzonte si intravedono almeno due rischi. Primo, l\u2019opposizione di stanza ad Asmara, a prescindere dai legami effettivi intrattenuti con la guerriglia somala, per il solo fatto di opporsi duramente alla presenza etiopica ha potuto trovare fino ad oggi il favore di consistenti fette della popolazione del sud del paese. Se l\u2019Ars dovesse dissolversi, e contestualmente il dialogo impostato a Gibuti fallire, si potrebbe assistere ad un aumento esponenziale di sostegno \u2013 politico e militare \u2013 a favore di gruppi armati pi\u00f9 intransigenti, come Al-Shabab e il Gis (Fronte islamico somalo), attualmente tra i movimenti pi\u00f9 attivi nel contrastare l\u2019esercito etiopico e le milizie fedeli al Gft. Ci\u00f2 provocherebbe principalmente una spiccata \u201cjihadizzazione\u201d dell\u2019opposizione, armata e non, rendendo al contempo questi movimenti nuovamente impermeabili al dialogo e rischiando di trasformare una guerra di liberazione in un\u2019insurrezione a carattere esclusivamente islamista.<\/p>\n<p>Problemi potrebbero sorgere inoltre \u2013 questo il secondo rischio rilevante &#8211; anche all\u2019interno delle istituzioni transitorie, come di fatto sta gi\u00e0 accadendo. Come ricordato, i rapporti tra il Primo ministro del Gft, Nur Adde, e il Presidente Abdullahi Yusuf sono attualmente molto tesi. Il futuro politico di Nur Adde \u00e8 inoltre molto legato all\u2019obiettivo di ricucire i rapporti con l\u2019opposizione e alle sue maggiori capacit\u00e0 di dialogo rispetto al predecessore Mohamed Ghedi. Se ci\u00f2 dovesse fallire, la posizione di Nur Adde ne risulterebbe molto indebolita, aprendo ampi margini di manovra ai \u201cfalchi\u201d delle istituzioni transitorie, da sempre favorevoli ad una soluzione decisamente pi\u00f9 muscolare alla crisi.<\/p>\n<p><b>Self-fulfilling prophecy? <\/b><br \/>\nGli sforzi per porre fine ai diciotto anni di guerra civile in Somalia da parte della comunit\u00e0 internazionale sembrano risentire profondamente delle spaccature interne alle parti in causa. Il carattere preventivo dell\u2019azione etiopico-statunitense, che pose fine al governo delle Corti islamiche a Mogadiscio nel dicembre del 2006 attraverso una controversa operazione militare (osteggiata allora anche dal governo italiano), rivela oggi tutti i suoi limiti. La risposta bellica a un pericolo pi\u00f9 potenziale che reale si sta traducendo non solo nell\u2019estrema radicalizzazione dell\u2019opposizione somala, unita alla forte delegittimazione delle istituzioni transitorie, ma anche in una profezia che si autoavvera. A uscirne rafforzata potrebbe essere infatti proprio la minaccia terroristica nel paese, testimoniata ultimamente dall\u2019inasprimento e riorganizzazione di una guerriglia sempre meno nazionalista e sempre pi\u00f9 islamista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Somalia si sono riaccese le speranze di pace in seguito all\u2019accordo firmato il 19 agosto scorso dal Governo Federale di Transizione (Gft), e dall\u2019Alleanza per la Ri-Liberazione della Somalia (Ars). 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