{"id":64432,"date":"2009-03-10T15:26:10","date_gmt":"2009-03-10T14:26:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64432"},"modified":"2017-11-03T15:39:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:06","slug":"il-ritiro-etiope-dalla-somalia-e-il-ritorno-delle-corti-islamiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/il-ritiro-etiope-dalla-somalia-e-il-ritorno-delle-corti-islamiche\/","title":{"rendered":"Il ritiro etiope dalla Somalia e il ritorno delle Corti islamiche"},"content":{"rendered":"<p>Per la Somalia il 2009 si \u00e8 aperto con almeno due eventi importanti: l\u2019allargamento delle istituzioni transitorie all\u2019ala moderata dell\u2019Alleanza per la Ri-liberazione della Somalia, (Ars-G, movimento di opposizione al Governo Federale) culminato con nuove nomine governative; il ritiro del contingente etiopico dopo pi\u00f9 di due anni di occupazione militare. L\u2019elezione alla presidenza del paese del leader moderato delle Corti Islamiche Sheikh Sharif Sheikh Ahmed lo scorso gennaio a Gibuti rimane il frutto di un processo i cui esiti erano gi\u00e0 in gran parte intuibili dall\u2019andamento della conferenza di pace, avviata a luglio 2007. Attualmente per\u00f2, il nuovo governo deve affrontare alcune questioni cruciali, da cui dipender\u00e0 il riassetto delle istituzioni transitorie, specie dopo l\u2019aumento del numero dei parlamentari da 275 a 550.<\/p>\n<p><b>Equilibri delicati<\/b><br \/>\nIl Presidente neoeletto Sheikh Sharif ha recentemente scelto come primo ministro Omar Abdirashid Ali Shermarke, del clan Majerteen (Darod) e figlio dell\u2019ex-presidente omonimo assassinato nel 1969 (evento che fece da preludio al golpe militare di Siad Barre nell\u2019ottobre dello stesso anno). Cittadino canadese, il nuovo premier ha lavorato in passato per l\u2019Onu in Sudan e in Sierra Leone.<\/p>\n<p>La scelta di Shermarke si deve almeno a tre ragioni: appartiene allo stesso clan \u2013 il Majerteen del Puntland \u2013 del presidente uscente, Abdullahi Yusuf; \u00e8 gradito agli Stati Uniti, che restano comunque vigili su eventuali derive troppo \u201cislamiste\u201d delle nuove istituzioni transitorie; \u00e8 vicino all\u2019Onu e quindi allo stesso inviato speciale Ahmedou Ould-Abdallah, vero artefice della ristrutturazione delle istituzioni transitorie nonch\u00e9 dell\u2019intero processo di pace inaugurato a Gibuti la scorsa estate. Il nuovo presidente ha avuto un avvio promettente, ma non gli sar\u00e0 facile mantenere le aspettative suscitate anche perch\u00e9 lo si metter\u00e0 a confronto con il suo popolare (almeno presso il suo clan) predecessore.<\/p>\n<p>Un ulteriore nodo che il presidente Sheikh Sharif dovr\u00e0 sciogliere riguarda il futuro delle istituzioni transitorie in Somalia. Il problema nasce per lo pi\u00f9 dal mancato coinvolgimento nel processo di pace di tutti gli attori locali presenti sul campo. Nel centro-sud, in particolare, sono almeno cinque i gruppi armati che il Presidente dovr\u00e0 tenere presente per un eventuale allargamento delle istituzioni transitorie; quattro di essi si sono recentemente fusi in una coalizione presieduta dal Dott. Omar Iman \u2013 gi\u00e0 presidente della Corte Islamica dell\u2019Ars di Asmara \u2013 e oggi conosciuta come \u201cHisbal Islam\u201d (Partito Islamico).<\/p>\n<p>Inoltre \u00e8 importante fare una netta distinzione tra l\u2019autoproclamata Repubblica del Somaliland e l\u2019amministrazione regionale del Puntland. Il Somaliland, infatti, continua a non voler confluire nel processo di pace, proprio perch\u00e9 difende la propria indipendenza dichiarata unilateralmente nel 1991, e difesa pi\u00f9 o meno ufficiosamente da alcuni attori regionali come l\u2019Etiopia e da importanti partner internazionali come la Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Decisamente pi\u00f9 complessa risulta invece la situazione del Puntland. Se da un lato l\u2019amministrazione regionale non intende infatti ancora proclamarsi indipendente, dall\u2019altro ha comunque da poco dichiarato illegittimo il processo di elezione di Sheikh Sharif. Inoltre, nonostante i delegati del Puntland accorsi a Gibuti per votare il nuovo presidente abbiano sostenuto l\u2019ex leader delle Corti Islamiche, gli stessi sembrerebbero aver agito non in qualit\u00e0 di emissari della regione autonoma, ma piuttosto a titolo personale. Rester\u00e0 da capire a questo punto se la nomina di un Majerteen come primo ministro riuscir\u00e0 a convincere il presidente del Puntland Abdirahman Mohamed \u201cFarole\u201d a confluire attivamente nel processo di pace.<\/p>\n<p><b>Le opposizioni e l\u2019incognita degli Shabab<\/b><br \/>\nLe parti che oggi compongono la coalizione \u201cHisbal Islam\u201d, ad eccezione di al-Shabab, che ne rimane esclusa, conservano la loro base politica principalmente nel sud, nelle regioni del Basso e Medio Giuba. La loro estrazione \u00e8 per lo pi\u00f9 militare, mentre non sarebbero particolarmente omogenei da un punto di vista clanico. L\u2019esperienza comune all\u2019interno della formazione islamista radicale conosciuta nella seconda met\u00e0 degli anni novanta con il nome di Al-Ittihad al-Islami (Aiai), presente oggi nella \u201clista nera\u201d statunitense del terrorismo, \u00e8 un altro denominatore comune. L\u2019Islam radicale che professano non \u00e8 per\u00f2 la loro caratteristica dominante. Infatti, nonostante l\u2019influenza wahabita, l\u2019intransigenza politica che li contraddistingue \u00e8 da ricercarsi per lo pi\u00f9 nella storia dei propri leader; come Sheikh Hassan Dahir Aweys (ex-colonnello dell\u2019esercito, che partecip\u00f2 alla guerra dell\u2019Ogaden del 1977-78) e Hassan Turki (anch\u2019egli colonnello dell\u2019esercito sotto Siad Barre e leader del clan degli Ogadeni, oggi particolarmente emarginato in Etiopia).<\/p>\n<p>Anche al-Shabab, secondo fonti somale, potrebbe essere una costola della formazione radicale Al-Ittihad al-Islami. Il movimento, comunque, ha una storia alquanto controversa, ed \u00e8 oggetto di semplificazioni mediatiche, che tendono per lo pi\u00f9 a etichettarlo come terroristico, o in alcuni casi addirittura come \u201ccriminale\u201d. Al di l\u00e0 di facili catalogazioni, al-Shabab ha iniziato a far parlare di s\u00e9 con una certa insistenza nel 2005, trovando la definitiva istituzionalizzazione all&#8217;interno della formazione dell\u2019Unione delle Corti Islamiche (Uci) sotto il nome di Haraka al-Shabab (partito dei giovani). Se dal punto di vista ideologico la formazione presenta un profilo ambiguo, spaziando dall&#8217;islamismo al nazionalismo, al-Shabab rappresenta da sempre l&#8217;avanguardia dell\u2019Uci, soprattutto da un punto di vista militare. Molti dei suoi leader vantano esperienze o parentele nell\u2019ex-esercito nazionale somalo e sembrano provenire da regioni diverse, comprese quelle scissioniste settentrionali (come il Somaliland).<\/p>\n<p>\u201cHisbal Islam\u201d, al-Shabab e l\u2019Ars-G sono comunque profondamente divise. Una ricucitura dell\u2019opposizione rimane quindi la condizione essenziale per il proseguimento degli stessi accordi di pace, i quali \u2013 si auspica \u2013 non dovrebbero esaurirsi con le recenti nomine governative.<\/p>\n<p><b>Fine della guerra per procura?<\/b><br \/>\nIl ritiro dell\u2019Etiopia da Mogadiscio e da gran parte del territorio somalo lo scorso gennaio ha certamente segnato una svolta positiva nell\u2019intricato scenario regionale. Nonostante tutto, per\u00f2, resta oggi particolarmente difficile pensare a un governo somalo totalmente sganciato dagli interessi di Addis Abeba. Del resto, \u00e8 oramai appurato che l\u2019intervento etiopico del dicembre del 2006 fu motivato pi\u00f9 dal timore di un accerchiamento regionale e dal massiccio sostegno che l\u2019Eritrea forniva alle Corti Islamiche, che dal timore per l\u2019Islam radicale professato da alcune frange dell\u2019Uci o da un\u2019adesione alla lotta al terrore portata avanti dall\u2019amministrazione Bush nel Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p>La scelta dell\u2019Etiopia di trovare al pi\u00f9 presto una via d\u2019uscita dal teatro somalo va quindi collocata nel quadro di uno sgonfiamento della minaccia eritrea. Inoltre, il gradimento della presidenza di Sheikh Sharif e il precedente allontanamento politico di Abdullahi Yusuf, le cui posizioni intransigenti bloccavano di fatto i piani di uscita etiopici dal paese, testimoniano come anche per Addis Abeba uno stato islamico in Somalia sia accettabile a condizione che esso rimanga fuori dall\u2019orbita di Asmara e rinunci alle rivendicazioni pan-somale sulla regione a maggioranza somala dell\u2019Ogaden.<\/p>\n<p>Dopo essere stata pienamente coinvolta nel conflitto ora l\u2019Etiopia si limita a lanciare sporadici raid volti a sedare eventuali pericoli a ridosso del confine con la Somalia, come dimostra l\u2019ultima incursione nella regione del Bay di pochi giorni fa. Le Corti Islamiche non fanno pi\u00f9 paura al gigante del Corno, e di certo non perch\u00e9 l\u2019opposizione islamista confluita nelle Istituzioni Transitorie abbia rinunciato a formare uno stato confessionale, ma perch\u00e9 si \u00e8 sgonfiato il pericolo pi\u00f9 grave: la creazione di uno stato somalo ostile e allineato all\u2019Eritrea. Il problema per\u00f2 non \u00e8 del tutto risolto, anche perch\u00e9 il sud della Somalia \u00e8 ancora di fatto in mano agli insorti in parte legati ad Asmara, e un eventuale loro consolidamento a Mogadiscio potrebbe costringere nuovamente il primo ministro etiopico Meles Zenawi a intraprendere la strada militare, con o senza l\u2019avvallo del nuovo governo transitorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la Somalia il 2009 si \u00e8 aperto con almeno due eventi importanti: l\u2019allargamento delle istituzioni transitorie all\u2019ala moderata dell\u2019Alleanza per la Ri-liberazione della Somalia, (Ars-G, movimento di opposizione al Governo Federale) culminato con nuove nomine governative; il ritiro del contingente etiopico dopo pi\u00f9 di due anni di occupazione militare. 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