{"id":64439,"date":"2009-02-18T12:58:29","date_gmt":"2009-02-18T11:58:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64439"},"modified":"2017-11-03T15:39:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:08","slug":"ue-serbia-un-passo-avanti-due-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/ue-serbia-un-passo-avanti-due-indietro\/","title":{"rendered":"Ue-Serbia: un passo avanti, due indietro"},"content":{"rendered":"<p>I rapporti tra l\u2019Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali sono quasi in una fase di stallo. I motivi sono molteplici: la mancata entrata in vigore del trattato di Lisbona a causa del voto negativo degli irlandesi impedisce un ulteriore allargamento; la crisi economica rende pi\u00f9 difficile per i governi europei sostenere i costi legati all\u2019ingresso di membri notoriamente deboli dal punto di vista economico-finanziario; nell\u2019opinione pubblica continuano a manifestarsi evidenti segni di stanchezza dopo il maxi-allargamento del 2004.<\/p>\n<p><b>Il processo di integrazione della Serbia <\/b><br \/>\nIl rapporto della Ue con la Serbia si presenta particolarmente complicato per ragioni di natura squisitamente politica. Dal punto di vista formale si sono registrati alcuni passi avanti: Ue e Serbia hanno infatti firmato il 29 aprile 2008 a Lussemburgo l\u2019Accordo di associazione e stabilizzazione, primo passo verso un\u2019eventuale integrazione. Il Primo ministro dell\u2019epoca, Vojislav Kostunica, era contrario alla firma, in quanto nel trattato non si menzionava il Kosovo come parte integrante della Serbia. Il testo, privo della clausola richiesta da Kostunica, \u00e8 stata firmato dal vice Primo ministro, Bozidar Djelic, in presenza del Presidente Boris Tadic.<\/p>\n<p>La nuova maggioranza filoeuropea formatasi nel Parlamento serbo dopo le elezioni dell\u201911 maggio 2008 ha ratificato l\u2019Accordo, ma il processo di ratifica non \u00e8 stato completato dai paesi membri. Per aggirare l&#8217;impasse, Bruxelles e Belgrado si sono accordate su un Accordo transitorio in materia commerciale, che avrebbe dovuto rendere pi\u00f9 facile gli scambi tra i firmatari, in analogia con quanto gi\u00e0 accade nei rapporti tra la Ue e gli altri paesi dei Balcani occidentali. Purtroppo questo Accordo, appoggiato dalla Commissione e da 26 paesi membri, \u00e8 tuttora bloccato dal veto olandese, che subordina la firma alla consegna del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, accusato di crimini di guerra e genocidio, al Tribunale internazionale dell\u2019Aja.<\/p>\n<p>All\u2019attuale stallo si contrappongono le incoraggianti dichiarazioni del presidente della Commissione europea Barroso e del commissario per l\u2019allargamento Olli Rehn, secondo cui la Serbia ha un futuro europeo e potr\u00e0 ottenere lo status di candidato entro la fine del 2009.<\/p>\n<p>Durante la campagna per le elezioni dell\u201911 maggio scorso il Presidente Tadic aveva dichiarato che si sarebbe trattato di un referendum sull\u2019ingresso nella Ue. Il Partito Democratico di Tadic, che aspira a incarnare la \u201cSerbia europea\u201d, \u00e8 uscito vincitore dalla prova elettorale, ma \u00e8 poi stato costretto a formare una coalizione di governo di cui fa parte anche l\u2019Sps, il partito fondato da Slobodan Milosevic. Gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno molto appannato la vittoria elettorale dei filo-europei. Nell\u2019opinione pubblica serba regnano apatia e sfiducia.<\/p>\n<p><b>La questione dell\u2019indipendenza del Kosovo<\/b><br \/>\nMa la partita pi\u00f9 complessa tra Ue e Serbia si gioca sulla questione del Kosovo. Formalmente l\u2019Unione, in quanto tale, non ha riconosciuto l\u2019indipendenza della provincia, anche se ben 22 Stati membri lo hanno fatto. Non hanno ancora proceduto al riconoscimento Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro, che hanno pi\u00f9 volte ribadito che l\u2019autoproclamata indipendenza del Kosovo \u00e8 in contrasto con precise norme del diritto internazionale.<\/p>\n<p>La Ue sostiene che definizione dello status del Kosovo e processo di integrazione della Serbia sono problemi separati. D\u2019altra parte, lo stesso Presidente Tadic ha pi\u00f9 volte dichiarato che le due priorit\u00e0 della politica estera serba sono l\u2019ingresso nella Ue e la difesa del Kosovo come parte integrante della Serbia. Il terzo elemento che complica ulteriormente il quadro \u00e8 che, in realt\u00e0, esistono relazioni istituzionali tra Unione europea e Kosovo: Bruxelles ha aperto una sua rappresentanza a Pri\u0161tina, e di fatto il Kosovo dipende in larga parte dagli aiuti economici europei.<\/p>\n<p>In questo quadro di grande complessit\u00e0 si \u00e8 inserito anche il Parlamento europeo che, il 5 febbraio 2009, ha adottato una risoluzione sul Kosovo, in cui si \u201cincoraggiano\u201d i paesi che non lo hanno ancora fatto a riconoscere l\u2019indipendenza del Kosovo. L\u2019esito della votazione del Parlamento (281 s\u00ec, 228 no) rivela, una volta di pi\u00f9, le profonde divisioni dell\u2019Europa sul tema. D\u2019altra parte l\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione (7 ottobre 2008, 77 a favore, 6 contrari e 74 astenuti) che appoggia l\u2019iniziativa serba di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell\u2019Aja per ricevere risposta al quesito se l\u2019autoproclamazione dell\u2019indipendenza kosovara sia o meno conforme al diritto internazionale.<\/p>\n<p><b>Eulex<\/b><br \/>\nPer assicurare concreti progressi nello sviluppo di uno stato di diritto, la Ue aveva deciso, ancor prima della autoproclamazione di indipendenza del Kosovo, di inviare una missione, composta da poliziotti, addetti alle dogane e uomini di legge. Nel febbraio 2008 il Consiglio europeo aveva cos\u00ec deciso di istituire la missione <i>Eulex<\/i>, come raccomandato dal \u201cpiano Ahtisaari\u201d, ma poi la Ue si \u00e8 scontrata con la ferma opposizione della Serbia, ma anche delle Nazioni Unite (in Consiglio di Sicurezza, siedono, con diritto di veto, anche Russia e Cina). Va ricordato che, con la risoluzione 1244 del 1999, il Consiglio di Sicurezza aveva affidato il governo civile della regione alla missione Onu (Unmik), fino a una decisione definitiva sullo status del Kosovo.<\/p>\n<p>Solo molti mesi dopo questa decisione e l\u2019arrivo degli uomini di <i>Eulex<\/i> (dicembre 2008) la missione ha potuto veramente iniziare la sua attivit\u00e0. \u00c8 stato infatti necessario modificarne in parte il compito, porla sotto mandato Onu e arrivare ad un compromesso con le posizioni serbe.<\/p>\n<p>Le modifiche ottenute dopo vibranti insistenze da parte di Belgrado sono in sostanza tre: 1) la missione si svolge nel quadro della risoluzione 1244; 2) <i>Eulex <\/i>deve operare in modo neutrale nei confronti della questione dello status del Kosovo; 3) \u00e8 stato eliminato, nel testo approvato dall\u2019Onu, ogni riferimento al \u201cpiano Ahtisaari\u201d.<\/p>\n<p>La missione \u201ceuropea\u201d, attualmente di 1300 membri, ma che dovrebbe arrivare ad un effettivo di 1900 uomini, \u00e8 composta oltre che da cittadini della Ue anche da statunitensi, turchi, croati, norvegesi e svizzeri.<\/p>\n<p>Curiosamente, la modifica dello status di <i>Eulex <\/i>pu\u00f2 essere considerata una vittoria della Serbia, che ha visto accolte le sue richieste, ma anche della Ue, che avendo ricevuto la copertura dell\u2019Onu, opera ora con <i>Eulex <\/i>pienamente nell\u2019ambito della legalit\u00e0 internazionale. Cos\u00ec in Kosovo <i>Eulex <\/i>ha finito per inserirsi in un quadro istituzionale molto complesso, in cui agiscono gi\u00e0 Unmik, la missione della Nato (Kfor), le ancora embrionali istituzioni kosovare e quelle serbe ( nel nord del paese).<\/p>\n<p><b>Un futuro incerto<\/b><br \/>\nPer il futuro sono ipotizzabili diversi scenari, che dipendono sia dai processi interni della Serbia sia dall\u2019evoluzione dell\u2019Ue. Molto dipende da quale opzione prevarr\u00e0 in futuro a Belgrado: quella di Tadic, che ritiene di poter difendere la sovranit\u00e0 sul Kosovo solo dall\u2019interno della Ue, o quella dell\u2019opposizione che insiste invece sulla necessit\u00e0 di por fine all\u2019umiliazione del paese, arrivando anche ad interrompere delle trattative che \u2013 secondo loro &#8211; non hanno dato finora alcun frutto.<\/p>\n<p>Tadic tenta di attenersi a una linea di realismo politico, continuando sulla strada dell\u2019integrazione nell\u2019Ue, ma non trascurando neanche i buoni rapporti con la Russia, essenziali da un punto di vista economico. L\u2019opposizione \u201cnazional-patriottica\u201d, che non si definisce aprioristicamente anti-europea, chiede invece che Bruxelles si pronunci chiaramente sulla spinosa questione kosovara. Secondo l\u2019opposizione, mentre non \u00e8 dato registrare concreti passi avanti sulla strada dell\u2019integrazione, ogni giorno che passa si consolida, con l\u2019appoggio europeo, lo status di indipendenza del Kosovo. Per queste ragioni, l\u2019opposizione ritiene che sia necessario sviluppare con la Russia anche un rapporto \u201cstrategico\u201d.<\/p>\n<p>Anche se in questo momento l\u2019Ue \u00e8 in evidente difficolt\u00e0 a lanciare nuove iniziative nei Balcani occidentali, che pure sono il suo \u201ccortile di casa\u201d, \u00e8 impensabile che questo stato di quasi stallo, che \u00e8 contrario agli interessi europei, possa prolungarsi ancora a lungo.<\/p>\n<p>In questo contesto pare opportuno che l\u2019Ue ripensi la sua strategia verso la Serbia, il paese pi\u00f9 popoloso e strategicamente importante della regione, creando le condizioni perch\u00e9 possa ripartire presto il processo di integrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I rapporti tra l\u2019Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali sono quasi in una fase di stallo. 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