{"id":64443,"date":"2008-07-15T13:03:48","date_gmt":"2008-07-15T11:03:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64443"},"modified":"2017-11-03T15:40:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:37","slug":"obama-e-mccain-piu-simili-di-quanto-sembri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/obama-e-mccain-piu-simili-di-quanto-sembri\/","title":{"rendered":"Obama e McCain: pi\u00f9 simili di quanto sembri"},"content":{"rendered":"<p>Il Presidente George W. Bush ha interrotto la tradizione americana di una politica estera largamente bi-partisan. Ora invece, almeno stando alle dichiarazioni elettorali dei due candidati, gli Usa stanno riannodando il filo di una sorta di largo consenso nazionale. Il confronto tra le proposte avanzate dai due candidati evidenzia molti punti comuni, su temi importanti quali il riscaldamento climatico, l\u2019 Afghanistan e il rapporto con l\u2019Europa, l\u2019Iran e il conflitto arabo-israeliano.<\/p>\n<p>In vista delle elezioni presidenziali cresce in Italia l\u2019attenzione verso la politica estera del prossimo Presidente, e ci si domanda cosa cambier\u00e0 per il Vecchio Continente in caso di vittoria di Obama o di McCain. Un <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Transatlantico\/96.pdf\" target=\"blank\"><b><u>recente studio dell\u2019Istituto Affari Internazionali<\/u><\/b><\/a> confronta le posizioni dei due candidati, dal riscaldamento climatico all\u2019Iran, dalla strategia in Iraq alla politica commerciale, utilizzando principalmente i discorsi e i documenti prodotti dagli stessi candidati. Tra i diversi spunti di riflessione offerti dallo studio sono interessanti, rispetto all\u2019attuale dibattito parzialmente influenzato dalla \u201cObamamania\u201d, le considerazioni su quanto le piattaforme di politica estera di Obama e McCain abbiano in comune.<\/p>\n<p><b>Riscaldamento climatico e Afghanistan<\/b><br \/>\nIn merito al riscaldamento climatico, entrambi i candidati vogliono negoziare un accordo internazionale con i maggiori paesi produttori di gas serra, compresi Cina e India, per una riduzione globale delle emissioni. Inoltre, sia Obama sia McCain intendono applicare negli Stati Uniti un sistema obbligatorio di controllo della produzione di gas serra che riduca drasticamente le emissioni americane. In Senato, Obama ha firmato la proposta di legge <i>Climate Stewardship and Innovation Act <\/i>presentata da McCain, che impone agli Stati Uniti di ridurre entro il 2050 le emissioni del 60% rispetto ai livelli del 1990, instaurando un sistema obbligatorio di controllo delle emissioni sul modello europeo <i>cap and trade<\/i>. Al Congresso il voto sul provvedimento \u00e8 stato rinviato all\u2019autunno, e c\u2019\u00e8 da aspettarsi che chiunque andr\u00e0 alla Casa Bianca si impegner\u00e0 fortemente nella battaglia contro il riscaldamento climatico.<\/p>\n<p>Le piattaforme di politica estera dei due candidati coincidono, inoltre, in merito alla missione in Afghanistan. Entrambi vogliono continuare le operazioni contro Al-Qaeda e i talebani, entrambi hanno sostenuto il recente aumento delle truppe americane in Afghanistan, deciso dall\u2019amministrazione Bush, e si impegnano a coordinare meglio l\u2019azione politica, militare ed economica nel paese. I due candidati hanno criticato con eguale fermezza la presenza di <i>caveat <\/i>che limitano l\u2019impiego delle truppe europee in Afghanistan, e hanno chiesto agli alleati della Nato un maggiore sforzo militare ed economico. Rimanendo nell\u2019ambito della guerra al terrorismo, va inoltre sottolineato come sia Obama sia McCain abbiano contestato l\u2019uso da parte della Cia di metodi di interrogatorio assimilabili alla tortura nei confronti dei sospetti terroristi, e promettano di chiudere il centro di detenzione di Guantanamo.<\/p>\n<p>Analogie emergono anche rispetto all\u2019approccio sul conflitto israelo-palestinese. Sia Obama sia McCain hanno incoraggiato i colloqui tra Israele e Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) con l\u2019obiettivo di avere due stati che convivano in pace. Entrambi hanno condannato l\u2019incontro tra i leader del movimento radicale Hamas e l\u2019ex Presidente americano Jimmy Carter, e hanno difeso l\u2019azione militare israeliana in Libano del 2006. Inoltre, su questo tema Obama sembra aver adottato una posizione da \u201cfalco\u201d rispetto a McCain, affermando che Gerusalemme deve rimanere la capitale indivisa di Israele nonostante la questione sia molto controversa perch\u00e9 anche i palestinesi da sempre reclamano la citt\u00e0 come la propria capitale.<\/p>\n<p><b>Iran, Europa e Russia <\/b><br \/>\nConvergenze si registrano anche intorno al delicatissimo tema del nucleare iraniano. Entrambi i candidati dichiarano di voler aumentare la pressione internazionale sull\u2019Iran affinch\u00e9 interrompa il suo programma nucleare, e nessuno dei due esclude l\u2019opzione militare pur considerandola come una <i>extrema ratio<\/i>. In particolare Obama, riferendosi alle opzioni a disposizione degli Stati Uniti nei confronti dell\u2019Iran, ha affermato: \u201cFar\u00f2 ogni cosa in mio potere per impedire che l\u2019Iran acquisisca armi nucleari. Ogni cosa\u201d. La principale divergenza tra i due candidati sul tema consiste nel fatto che Obama si \u00e8 detto disponibile ad avviare negoziati diretti anche con i leader mondiali ostili agli Stati Uniti, come Ahmadinejad, opzione esclusa invece da McCain. Il candidato democratico ha poi per\u00f2 rettificato la sua apertura, specificando che valuter\u00e0 caso per caso se tenere o no dei vertici e che comunque non \u00e8 sua intenzione organizzare dei colloqui \u201ctanto per parlare\u201d.<\/p>\n<p>Guardando all\u2019Europa, entrambi i candidati intendono ricostruire la <i>partnership<\/i> transatlantica, ma chiedono ai membri europei della Nato di destinare maggiori risorse militari ed economiche all\u2019Alleanza. A differenza di Obama, McCain \u00e8 a favore dell\u2019allargamento della Nato ai paesi dell\u2019ex Unione Sovietica, e al rafforzamento della cooperazione con gli stati democratici al di fuori dall\u2019area euro-atlantica. McCain ha anche compiuto un gesto innovativo rispetto al tradizionale orientamento repubblicano, riconoscendo esplicitamente l\u2019importanza dell\u2019Unione europea come attore globale e la necessit\u00e0 di un\u2019efficace Politica europea di sicurezza e difesa.<\/p>\n<p>Sia Obama sia McCain, inoltre, vogliono avviare un negoziato con la Russia per ridurre gli arsenali nucleari, trasformare in trattato multilaterale l\u2019accordo bilaterale russo-americano <i>Intermediate-range Nuclear Forces Treaty <\/i>(Inf), e rafforzare il regime di non-proliferazione nucleare. In un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=831\" target=\"blank\"><b><u>recente discorso<\/u><\/b><\/a> McCain si \u00e8 anche impegnato a negoziare con europei e russi per \u201cridurre e possibilmente porre fine al dispiegamento di testate nucleari tattiche in Europa\u201d. McCain, fondamentalmente, vorrebbe che Stati Uniti ed Europa facessero fronte comune per rispondere alle pressioni russe \u2013 a cominciare dall\u2019uso politico delle fonti energetiche \u2013 anche attraverso l\u2019esclusione di Mosca dal G8. Con le recenti proposte sul nucleare, invece, McCain sembra aver attenuato i toni nei confronti della Russia.<\/p>\n<p><b>L\u2019Iraq e l\u2019interesse nazionale americano<\/b><br \/>\nIn questo quadro, una radicale contrapposizione tra i due candidati si riscontra solo su due grandi temi: la politica commerciale, con McCain su posizioni pi\u00f9 liberiste rispetto a Obama, e l\u2019Iraq. Su quest\u2019ultimo tema i due candidati hanno sempre tenuto posizioni opposte: McCain \u00e8 stato favorevole all\u2019intervento e alla strategia del <i>surge <\/i>diretta dal generale Petraeus; Obama \u00e8 stato uno dei pochi democratici a schierarsi subito contro la guerra, ha contestato il <i>surge<\/i> e ha promesso di ritirare gran parte delle truppe americane dall\u2019Iraq entro il 2009. Di recente per\u00f2 i democratici hanno parzialmente modificato la loro posizione sulla guerra. Di fronte ai recenti segnali positivi nella stabilizzazione dell\u2019Iraq ottenuti dal <i>surge <\/i>e alla conseguente unit\u00e0 del fronte repubblicano contro il ritiro, nei mesi scorsi i parlamentari democratici hanno smesso di chiedere un calendario per ritirare le truppe. Inoltre all\u2019inizio di luglio hanno votato con i repubblicani per finanziare le operazioni militari in Iraq fino al giugno 2009, contraddicendo di fatto la posizione precedentemente assunta. Non \u00e8 perci\u00f2 scontato che se Obama divenisse Presidente avvierebbe un completo e rapido ritiro dall\u2019Iraq, in un momento in cui la stabilizzazione del paese non sembra pi\u00f9 un obiettivo impossibile e il prezzo del petrolio \u00e8 vicino ai 150 dollari al barile.<\/p>\n<p>In generale, sembra che entrambi i candidati siano accomunati dalla stessa visione dell\u2019America quale paese guida di un ordine mondiale basato sul libero mercato e sullo stato di diritto, e dalla consapevolezza che l\u2019interesse nazionale degli Stati Uniti pu\u00f2 essere tutelato solo incidendo fortemente sulla realt\u00e0 internazionale. Non bisogna dimenticare che Obama in <a href=\"http:\/\/www.foreignaffairs.org\/20070701faessay86401\/barack-obama\/renewing-american-leadership.html\" target=\"blank\"><b><u>un suo intervento su Foreign Affairs <\/u><\/b><\/a>ha scritto parole forti pronunciate spesso anche da McCain: \u201cl\u2019America non pu\u00f2 affrontare le minacce di questo secolo da sola, e il mondo non pu\u00f2 farlo senza l\u2019America. Non possiamo n\u00e9 ritirarci dal mondo n\u00e9 cercare di sottometterlo. Dobbiamo guidare il mondo, con le azioni e con l\u2019esempio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Presidente George W. Bush ha interrotto la tradizione americana di una politica estera largamente bi-partisan. Ora invece, almeno stando alle dichiarazioni elettorali dei due candidati, gli Usa stanno riannodando il filo di una sorta di largo consenso nazionale. 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