{"id":64449,"date":"2009-02-26T13:11:34","date_gmt":"2009-02-26T12:11:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64449"},"modified":"2017-11-03T15:39:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:07","slug":"lamerica-potrebbe-uscire-dalla-crisi-piu-forte-di-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/lamerica-potrebbe-uscire-dalla-crisi-piu-forte-di-prima\/","title":{"rendered":"L\u2019America potrebbe uscire dalla crisi pi\u00f9 forte di prima"},"content":{"rendered":"<p>\u201cGli Stati Uniti hanno il potenziale nel medio-lungo periodo per tornare a svolgere un ruolo guida nel mondo\u201d. \u00c8 quanto sostiene Robin Niblett, direttore di Chatham House, uno pi\u00f9 autorevoli centri studi di politica internazionale del mondo con cui lo IAI collabora nell\u2019ambito di progetti che riguardano il Mediterraneo, il peacekeeping in Africa e la difesa europea. Lo abbiamo intervistato sulle prospettive dell\u2019amministrazione Obama e il ruolo dell\u2019America nel mondo.<\/p>\n<p><b>Chatham House sta per pubblicare il rapporto \u201c<i>A question of leadership: rethinking America\u2019s role in a changed world<\/i>\u201d. In che modo l\u2019amministrazione Obama dovrebbe ripensare la leadership americana? <\/b><br \/>\nLa nuova amministrazione si \u00e8 posta l\u2019obiettivo di riconquistare la leadership mondiale che l\u2019America deteneva in passato. In ultima analisi la stabilit\u00e0 e la sicurezza internazionali sono meglio garantite, e forse esclusivamente possibili, nel quadro della leadership americana. Tuttavia, anche con un presidente carismatico come Obama, sar\u00e0 difficile per gli Stati Uniti tornare a svolgere il ruolo guida che hanno avuto fino al 2001.<\/p>\n<p><b>Il vostro studio d\u00e0 per scontato un cambiamento in senso multipolare dell\u2019attuale sistema internazionale. Lei pensa che l\u2019Ue sar\u00e0 uno dei poli del nuovo ordine? E, in questo caso, sar\u00e0 rivale o alleata degli Stati Uniti?<\/b><br \/>\nL\u2019Ue eserciter\u00e0 una leadership regionale e competer\u00e0 per quella globale su alcune materie, quali il riscaldamento climatico, la riforma dell\u2019architettura finanziaria mondiale e i negoziati sul commercio internazionale. Fondamentalmente, l\u2019Europa vuole essere un partner degli Stati Uniti. I leader europei e l\u2019attuale leadership americana, sono consapevoli che fare fronte comune ove possibile aumenta la capacit\u00e0 di promuovere i propri interessi. In un mondo in cui l\u2019avanzamento della democrazia rimarr\u00e0 in stallo per un po\u2019, e le nazioni autoritarie sceglieranno sempre pi\u00f9 autonomamente la propria strada, \u00e8 logico aspettarsi che Europa e Stati Uniti stiano dalla stessa parte.<\/p>\n<p><b>In questo scenario come viene considerata la Nato dalla nuova leadership americana? In passato Washington l\u2019ha vista pi\u00f9 come fonte di vincoli date le divergenze con gli alleati, che come uno strumento per comuni impegni militari.<\/b><br \/>\nCredo che la Nato aiuti gli Stati Uniti pi\u00f9 che limitarli, perch\u00e9 costituisce un forum nel quale Washington pu\u00f2 esercitare la sua influenza a livello transatlantico, essendo di gran lunga la prima potenza militare all\u2019interno dell\u2019alleanza. Inoltre occorre tenere presente che gli Stati Uniti controllano il comando militare alleato e che la Nato sta gestendo importanti operazioni in Afghanistan e altrove. L\u2019America \u00e8 e rimarr\u00e0 la nazione pi\u00f9 potente. Non ci sono altri paesi o gruppi di paesi che possono aspirare a rimpiazzarla nel suo ruolo mondiale. Alcuni possono resistere alla leadership americana, ma non sono in grado di sostituirsi ad essa. Anche gli europei mostrano talora questa ambivalenza nei confronti degli Stati Uniti, che si riflette anche nella Nato.<\/p>\n<p><b>La crisi economica, che ha avuto origine negli Stati Uniti, ha indebolito la leadership americana. Tuttavia essa oggi colpisce duramente anche le economie europee, russa e giapponese, mentre quelle cinese e indiana hanno difficolt\u00e0 crescenti a esportare verso questi mercati. Quale polo del sistema internazionale \u00e8 probabile che uscir\u00e0 pi\u00f9 rafforzato dalla crisi?<\/b><br \/>\nPenso che gli Stati Uniti abbiano il potenziale nel medio-lungo periodo per recuperare molto del potere economico perso negli ultimi anni. In primo luogo grazie al loro grande mercato interno che \u00e8 aperto, dinamico e in grado di attirare immigrazione altamente qualificata. In secondo luogo grazie ai livelli di eccellenza del loro sistema educativo, e alla loro capacit\u00e0 di creare e mettere a frutto nuove tecnologie. Invece la Cina deve affrontare enormi problemi interni, la Russia ha troppe debolezze strutturali, e sia il Giappone che l\u2019Ue non hanno la capacit\u00e0 di attirare e integrare immigrazione qualificata. Di conseguenza, dopo la crisi gli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi pi\u00f9 forti di prima. Tuttavia gli altri paesi hanno imparato dalla crisi che non possono contare come in passato sul mercato americano, e stanno perci\u00f2 cercando di ridurre la loro dipendenza economica dagli Stati Uniti. Ad esempio la Cina sta iniziando a basare la propria economia maggiormente sulla domanda interna e a diversificare le esportazioni.<\/p>\n<p><b>Che limiti pone a Obama l\u2019impegno militare in Iraq ereditato da Bush? Il successo delle recenti elezioni provinciali permetter\u00e0 un rapido ritiro delle truppe americane?<\/b><br \/>\nI limiti del potere militare degli Usa sono emersi in piena luce tra il 2003 e il 2007, prima del <i>surge<\/i>, e questo ha rafforzato i nemici dell\u2019America. Anche se nel 2009 gli Stati Uniti avvieranno rapidamente il ritiro dall\u2019Iraq, probabilmente per qualche anno vi rimarranno schierati tra i 40 e i 50 mila soldati americani. Perci\u00f2 l\u2019America continuer\u00e0 ad essere un attore \u201cinterno\u201d alla regione, anzich\u00e9 un attore esterno in grado di esercitare un\u2019influenza indiretta. Ci\u00f2 significa che per i suoi nemici rimarr\u00e0 un bersaglio fisico a portata di mano. Il rischio \u00e8 che nei prossimi anni la diplomazia americana continui ad avere in Medio Oriente un limitato spazio di manovra.<\/p>\n<p><b>Come gestir\u00e0 Obama l\u2019impegno militare in Afghanistan?<\/b><br \/>\nNegli ultimi mesi lo staff presidenziale sta ripensando la strategia americana in Afghanistan. Di certo l\u2019amministrazione invier\u00e0 truppe aggiuntive per diminuire il livello delle attivit\u00e0 dei talebani &#8211; \u00e8 stato infatti annunciato un invio di altri 17 mila soldati &#8211; ma c\u2019\u00e8 una crescente consapevolezza che usare i marines per sconfiggere militarmente i talebani potrebbe essere controproducente, come hanno sostenuto gli europei. Perci\u00f2 l\u2019aumento di truppe servir\u00e0 principalmente a garantire un periodo di transizione verso una nuova strategia, evitando che si deteriorino ulteriormente le condizioni di sicurezza del paese. In questo contesto la richiesta agli alleati europei di inviare pi\u00f9 truppe da combattimento ha meno rilevanza, mentre diventa importante il sostegno economico e logistico che l\u2019Europa pu\u00f2 offrire.<\/p>\n<p><b>In che misura e in che direzione Obama modificher\u00e0 la politica americana verso l\u2019Iran?<\/b><br \/>\nCredo che all\u2019inizio Obama aprir\u00e0 diplomaticamente all\u2019Iran in modo inedito per gli Stati Uniti, nel tentativo di raggiungere un compromesso per fermare il programma nucleare. Ma se questo approccio non dovesse funzionare, allora Obama torner\u00e0 ad una politica molto pi\u00f9 aggressiva.<\/p>\n<p><b>Negli ultimi anni l\u2019Ue ha compiuto importanti passi avanti non solo nel suo processo di allargamento, ma anche nel rafforzamento della sua proiezione internazionale e regionale, nel quadro della Politica di aicurezza e difesa (Pesd). Quale rapporto cercher\u00e0 di stabilire Obama con l\u2019Ue? <\/b><br \/>\nObama cercher\u00e0 di creare forti relazioni bilaterali con Gran Bretagna, Francia e Germania. Ma allo stesso tempo l\u2019Ue come tale avr\u00e0 un importante ruolo da giocare su temi come il riscaldamento climatico su cui ha una posizione unitaria. Inoltre il dialogo interno all\u2019Unione sulla riforma del sistema finanziario internazionale peser\u00e0 nel prossimo G20, anche per il ruolo dell\u2019Ue nei negoziati del Wto. Afghanistan a parte, tuttavia, l\u2019Ue non sar\u00e0 centrale per le priorit\u00e0 di Obama, che sono da un lato lo sviluppo delle relazioni con Russia e Cina, e dall\u2019altro la gestione delle crisi mediorientali.<\/p>\n<p><b>Robert Gates resta al Pentagono, Hillary Clinton va al Dipartimento di Stato, l\u2019ex generale James Jones nominato Consigliere per la sicurezza nazionale. Obama ha promesso una svolta in politica estera, ma intanto c\u2019\u00e8 una certa continuit\u00e0 con le precedenti amministrazioni<\/b><br \/>\nQuando Obama parlava di un \u201cchange\u201d intendeva un cambiamento rispetto agli aspetti pi\u00f9 estremi della dottrina Bush, non rispetto alla tradizionale politica estera americana. Il nuovo presidente probabilmente riprender\u00e0 il tradizionale approccio basato sul negoziato con gli alleati senza pregiudizi ideologici. Inoltre user\u00e0 un linguaggio pi\u00f9 diplomatico e cercher\u00e0 di agire nel quadro dell\u2019Onu. Gli esperti di cui Obama si \u00e8 circondato hanno per l\u2019appunto una concezione tradizionale della politica estera americana.<\/p>\n<p><b>La notte delle elezioni americane la London School di Economics era affollata di studenti provenienti da ogni parte del mondo felici di festeggiare la vittoria di Obama. Secondo lei questo spostamento dell\u2019opinione pubblica mondiale in favore degli Stati Uniti \u00e8 strutturale o contingente?<\/b><br \/>\nL\u2019istinto mi dice che \u00e8 pi\u00f9 contingente che strutturale. Gli europei percepiscono Obama come un europeo alla guida della Casa Bianca, e alcuni tendono persino a identificarsi con Obama grazie al suo background particolarmente internazionale. Ma gi\u00e0 le difficolt\u00e0 che ha incontrato Obama nel far approvare il pacchetto di stimolo all\u2019economia e nello gestire la crisi palestinese mostrano quanto sia difficile cambiare alcune caratteristiche strutturali dell\u2019America. Gli americani sono fisicamente lontani delle aree pi\u00f9 instabili del mondo: non temono l\u2019Iran come lo temono gli arabi, non si preoccupano del nord Africa come gli europei o della Russia come i polacchi. Possono perci\u00f2 avere una visione pi\u00f9 distaccata di questioni che per altri rappresentano una realt\u00e0 incombente, anche se a volte il mondo fa irruzione in America come accaduto l\u201911 settembre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cGli Stati Uniti hanno il potenziale nel medio-lungo periodo per tornare a svolgere un ruolo guida nel mondo\u201d. \u00c8 quanto sostiene Robin Niblett, direttore di Chatham House, uno pi\u00f9 autorevoli centri studi di politica internazionale del mondo con cui lo IAI collabora nell\u2019ambito di progetti che riguardano il Mediterraneo, il peacekeeping in Africa e la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[68,80,94,100,107],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64449"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64449"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64449\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64450,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64449\/revisions\/64450"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}