{"id":64451,"date":"2009-04-27T13:14:14","date_gmt":"2009-04-27T11:14:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64451"},"modified":"2017-11-03T15:38:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:58","slug":"usa-russia-premere-il-tasto-reset-e-poi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/usa-russia-premere-il-tasto-reset-e-poi\/","title":{"rendered":"Usa &#8211; Russia: premere il tasto reset. E poi?"},"content":{"rendered":"<p>Nei suoi primi 100 giorni l\u2019amministrazione Obama ha fra l\u2019altro avviato un processo di revisione della politica nei confronti della Russia, all\u2019insegna del \u201creset button\u201d regalato dal Segretario di Stato Clinton al suo omologo russo. Al di l\u00e0 dei sorrisi reciproci, occorre tuttavia interrogarsi su quali siano gli obiettivi di questo nuovo approccio e a quali rischi vada incontro.<\/p>\n<p><b>Il ritorno alla Realpolitik<\/b><br \/>\nUn interessante punto di vista sui rapporti bilaterali tra i due paesi \u00e8 offerto dal<a href=\"http:\/\/www.nixoncenter.org\/RussiaReport09.pdf\" target=\"blank\"><b><u> rapporto recentemente prodotto dalla Commissione <\/u><\/b><\/a>sulla politica americana verso la Russia, presieduta da Dimitri Simes e comprendente influenti senatori repubblicani e democratici. La Commissione, che si \u00e8 avvalsa del sostegno scientifico del Belfer Center dell\u2019Harvard Kennedy School e del Nixon Center presieduto dallo stesso Simes, ha registrato un ampio consenso tra i membri repubblicani e democratici su un approccio verso Mosca che ricorda fortemente quello di Nixon e Kissinger verso Pechino. Infatti, come ha spiegato Simes pochi giorni fa in un dibattito presso l\u2019istituto londinese Chatham House, gli Stati Uniti hanno troppi interessi strategici che richiedono la cooperazione con la Russia per potersi permettere di criticarla sul rispetto dei diritti umani: dai corridoi logistici russi per rifornire le truppe in Afghanistan al ruolo chiave del Cremlino nella disputa sul programma nucleare dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>Inoltre, ha aggiunto Simes, per quanto certe posizioni del Cremlino possano essere in aperto contrasto con quelle americane, gli Stati Uniti devono fare i conti con quello che la Russia \u00e8 e non con quello che gli americani vorrebbero che fosse. Ci\u00f2 implica negoziare pragmaticamente con Mosca bilanciando i rispettivi interessi e priorit\u00e0, come vogliono le dure regole della Realpolitik. Non a caso il rapporto afferma che Ucraina e Georgia non sono pronte per entrare nella Nato, e raccomanda di trovare forme di cooperazione diverse dalla loro inclusione nell\u2019alleanza: una prospettiva che andrebbe bene a Mosca, molto meno a Kiev e a Tbilisi. Il rapporto identifica infine come priorit\u00e0 delle relazioni bilaterali la lotta al terrorismo, il controllo degli armamenti, la non proliferazione nucleare e un approccio cooperativo alla difesa antimissile in Europa orientale: tutte direzioni di marcia su cui \u00e8 possibile trovare un\u2019intesa con il Cremlino.<\/p>\n<p><b>Verso un accordo globale?<\/b><br \/>\nQuanto la politica delle cosiddette \u201cmani tese\u201d portata finora avanti da Obama si avvicina alla prospettiva appena delineata? Di certo il \u201creset button\u201d di cui ha parlato il vicepresidente Biden alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco si riferisce principalmente al deterioramento dei rapporti russo-americani avvenuto negli ultimi anni della presidenza Bush, in parallelo con il procedere del progetto di scudo anti-missile in Europa orientale e con il sostegno americano al presidente georgiano Mikhail Saakasvili. Non a caso, in una lettera ufficiale inviata da Obama a Medvedev, si prospettava un certo collegamento tra il sostegno russo al contenimento della minaccia iraniana e le sorti dello scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca. Inoltre l\u2019iniziativa dell\u2019amministrazione democratica sulla non proliferazione e il disarmo nucleare, sostenuta un anno fa proprio da <a href=\"http:\/\/online.wsj.com\/public\/article_print\/SB120036422673589947.html\" target=\"blank\"><b><u>Kissinger sul Wall Street Journal<\/u><\/b><\/a>, fa parte a pieno titolo di un ipotetico \u201cGrand Bargain\u201d in chiave realista con la Russia in almeno due modi. In primo luogo, in virt\u00f9 del poderoso arsenale nucleare russo, l\u2019iniziativa rimette Mosca al centro del negoziato internazionale in una posizione di parit\u00e0 con gli Stati Uniti, un obiettivo a cui il Cremlino mirava da tempo. In secondo luogo, un\u2019opportuna riduzione e controllo degli arsenali nucleari permetterebbe sia un significativo risparmio economico sia una maggiore credibilit\u00e0 nel pretendere che paesi come l\u2019Iran non procedano sulla strada del nucleare militare. I termini dello scambio sono dunque cos\u00ec riassumibili: influenza sul \u201cvicino estero\u201d per Mosca, aiuto con Afghanistan e Iran per Washington, controllo degli armamenti per entrambe.<\/p>\n<p><b>Un <i>do ut des <\/i>problematico <\/b><br \/>\nQuesto approccio pone per\u00f2 due diversi ordini di problemi. I democratici, che dovrebbero essere gli eredi della tradizione idealista di Wilson e Kennedy, dovrebbero rinunciare a protestare su quanto avviene a Grozny e a Mosca e a sostenere le forze filo-occidentali a Tbilisi, Kiev, Varsavia e Praga, in nome della Realpolitik sostenuta dai repubblicani vecchio stampo quali il presidente del Nixon Center.<\/p>\n<p>Inoltre, lasciare libert\u00e0 di manovra al Cremlino nel suo \u201cvicino estero\u201d in cambio di un aiuto sulle questioni vitali per Washington potrebbe non funzionare, se non si gestiscono attentamente tempi e modi di questo <i>do ut des<\/i>. La Russia potrebbe, ad esempio, incassare lo stop immediato al progetto di scudo antimissile, tra l\u2019altro inserito all\u2019unanimit\u00e0 dagli alleati nel quadro della difesa Nato nel vertice di Bucarest del 2008, dilazionando invece nel tempo la pressione che le si chiede di esercitare su Teheran. Inoltre, Mosca potrebbe ottenere il definitivo abbandono del progetto Nabucco di una pipeline in terra georgiana, quindi fuori dal suo controllo, rinviando <i>sine die <\/i>la riforma su basi concorrenziali del settore energetico russo gestito oggi dal monopolista statale Gazprom. Infine, come durante il primo mandato di G. W. Bush, il Cremlino ha approfittato del silenzio americano sullaCecenia per normalizzare <i>manu militari <\/i>la regione, e oggi potrebbe approfittare di un diminuito sostegno alla Georgia per \u201cpacificare\u201d definitivamente anche questa zona del suo \u201cvicino estero\u201d.<\/p>\n<p><b>Una divergenza strutturale<\/b><br \/>\nIl problema, come ha ammesso anche da Simes davanti al pubblico di Chatham House, \u00e8 che, aldil\u00e0 di chi sia l\u2019inquilino della Casa Bianca, la Russia di oggi coltiva interessi strategici e visioni del mondo opposte a quelle americane. Ad esempio, per Washington l\u2019Iran costituisce una minaccia, mentre per Mosca \u00e8 un buon acquirente di sistemi d\u2019arma di fabbricazione russa; gli americani sono interessati ad avere diverse e indipendenti vie d\u2019accesso alle risorse dell\u2019Asia centrale, mentre i russi vorrebbero tutte averle sotto il controllo di Gazprom; infine, \u00e8 difficile credere che una sconfitta della Nato in Afghanistan sarebbe un dramma per chi ha vissuto l\u2019umiliante ritiro dell\u2019Armata Rossa da Kabul.<\/p>\n<p>Su questa realt\u00e0 di fondo, purtroppo, sar\u00e0 molto difficile premere il tasto \u201creset\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei suoi primi 100 giorni l\u2019amministrazione Obama ha fra l\u2019altro avviato un processo di revisione della politica nei confronti della Russia, all\u2019insegna del \u201creset button\u201d regalato dal Segretario di Stato Clinton al suo omologo russo. 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