{"id":64476,"date":"2008-08-08T14:48:47","date_gmt":"2008-08-08T12:48:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64476"},"modified":"2017-11-03T15:40:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:32","slug":"come-evitare-un-medioriente-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/come-evitare-un-medioriente-nucleare\/","title":{"rendered":"Come evitare un Medioriente nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Tra il febbraio 2006 e il gennaio 2007 almeno tredici paesi mediorientali hanno annunciato l\u2019inizio, o il riavvio, di programmi per la realizzazione di energia nucleare a scopi civili. Tra questi figurano paesi vicini all\u2019Occidente, come il Marocco, l\u2019Egitto e la Giordania, altri con cui invece i rapporti sono tesi o problematici, come la Siria e la Libia. Il dato salta tanto pi\u00f9 agli occhi se si guarda da un lato all\u2019abbondanza, nella regione, di fonti di energia tradizionale; dall\u2019altro alla quasi totale assenza, almeno fino ad oggi, di impianti nucleari. Un recente studio dell\u2019International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra, <a href=\"http:\/\/www.iiss.org\/publications\/strategic-dossiers\/nuclear-programmes-in-the-middle-east-in-the-shadow-of-iran\/\" target=\"_blank\"><b><i>Nuclear programmes in the Middle East<\/i><\/b><\/a>, analizza la storia e gli sviluppi delle capacit\u00e0 nucleari nei paesi dell\u2019area e avanza alcune proposte su come evitare una proliferazione nucleare a cascata in tutto il Medioriente.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 il nucleare<\/b><br \/>\nTra gli analisti non si registra un giudizio unanime sulle ragioni di fondo di questa ripresa di interesse per il nucleare. I paesi che aspirano al nucleare adducono motivazioni di carattere economico e finanziario: bisogno di energia elettrica, esigenza di diversificare le fonti, vantaggi finanziari dell\u2019energia nucleare. Molti fanno riferimento all\u2019opportunit\u00e0 di conservare petrolio e gas per destinarli all\u2019esportazione, ai crescenti consumi energetici degli impianti di desalinizzazione dell\u2019acqua di mare, all\u2019importanza dell\u2019energia nucleare per limitare l\u2019emissione dei gas serra responsabili del riscaldamento globale. La partecipazione a programmi nucleari tecnologicamente avanzati costituisce, inoltre, una fonte di prestigio per le classi dirigenti locali: \u00e8 vista anche come un modo per entrare a far parte del salotto buono dei paesi pi\u00f9 sviluppati.<\/p>\n<p>Queste motivazioni sono condivise da molti analisti, secondo cui la scelta del nucleare civile si basa su una strategia di sostenibilit\u00e0 energetica e finanziaria di lungo termine, che tiene conto delle caratteristiche strutturali dei sistemi di sviluppo e delle crescenti esigenze energetiche di molti paesi mediorientali. Altri invece, tra cui gli autori dello studio dell\u2019IISS, ritengono che al fondo vi siano anche ragioni pi\u00f9 specificamente politiche e di sicurezza. Essi sottolineano come la promozione dell\u2019energia nucleare sia uno dei modi in cui gli stati sunniti stanno cercando di contrastare la crescente influenza regionale degli sciiti emersa con grande evidenza durante la guerra del Libano del 2006. Secondo queste valutazioni l\u2019elemento politico pi\u00f9 rilevante alla base della ripresa di interesse per il nucleare \u00e8 l\u2019Iran e la preoccupazione che il suo programma nucleare abbia in realt\u00e0 motivazioni militari.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra dell\u2019Iran<\/b><br \/>\nLa prospettiva dell\u2019Iran nucleare \u00e8 avvertita in modo generalmente negativo, anche se in misura diversa, dagli altri paesi della regione, molti dei quali si trovano all\u2019interno del raggio d\u2019azione dei missili balistici iraniani. Queste preoccupazioni sono accresciute dalla diffusa percezione che l\u2019Iran miri ad accrescere la sua influenza sul Medioriente. Nessuno dei paesi in questione, peraltro, dichiara di volersi dotare di armi nucleari. Ci\u00f2 che essi potrebbero voler acquisire sono le infrastrutture e le capacit\u00e0 tecniche connesse a programmi di energia nucleare per controbilanciare l\u2019egemonia dell\u2019Iran, in termini sia di prestigio nazionale sia di ruolo nella regione . Va notato tuttavia che finora non si \u00e8 mai il verificato il caso di un passaggio dal nucleare a fini civili a quello a fini militari Questo passaggio \u00e8 d\u2019altronde tecnicamente difficile da realizzare.<\/p>\n<p>In larga parte del mondo arabo il programma nucleare iraniano suscita ammirazione sia per le capacit\u00e0 tecnologiche che evidenzia sia per la determinazione politica di cui Teheran sta dando prova continuando a perseguirlo anche di fronte alle forti pressioni del mondo occidentale. Al tempo stesso l\u2019ipotesi molto fondata \u2013 quasi esplicitamente confermata dal primo ministro israeliano Olmert in una dichiarazione del dicembre 2006 \u2013 che Israele possieda armi nucleari, induce molti stati arabi ad ambire alla realizzazione di strumenti di deterrenza: \u00e8 questo uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di politiche di non proliferazione condivise.<\/p>\n<p><b>Come evitare l\u2019effetto a cascata<\/b><br \/>\nIl rischio di una proliferazione nucleare a cascata in Medioriente \u00e8 reale anche se non imminente. L\u2019incremento di energia nucleare nei prossimi decenni sar\u00e0 molto graduale: secondo le proiezioni pi\u00f9 favorevoli, nel 2030 la produzione di energia nucleare nel mondo sar\u00e0 meno del doppio di quella del 2006. Ad oggi, non vi sono prove n\u00e9 una ragionevole possibilit\u00e0 che qualche paese della regione stia perseguendo programmi di armi nucleari in risposta delle attivit\u00e0 iraniane.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019IISS, i lunghi tempi di realizzazione della tecnologia nucleare e l\u2019assenza di impianti nella regione \u2013 fatta eccezione per quelli che stanno per essere completati a Bushehr e Natanz, in Iran \u2013 offrono l\u2019opportunit\u00e0 di sviluppare strategie di lungo periodo per evitare una proliferazione a cascata e fare in modo che il caso iraniano non diventi un esempio da emulare. Alla luce di ci\u00f2 il rapporto dell\u2019IISS avanza una serie di proposte , tra cui il rafforzamento dei controlli e delle sanzioni e l\u2019adozione di misure che inducano gli stati a concentrarsi sulle tecnologie di cui veramente hanno bisogno e riducano la probabilit\u00e0 che essi sviluppino processi di alterazione del materiale nucleare. Nonostante la situazione pi\u00f9 preoccupante sia quella in Medioriente, le proposte avanzate dall\u2019IISS non valgono solo per quest\u2019area ma ambiscono a indicare una strada per salvaguardare il regime di non proliferazione nucleare a livello globale.<\/p>\n<p><b><i>Trasparenza.<\/i><\/b> Le clausole di salvaguardia attualmente applicate dall\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica (AIEA) non garantiscono sufficiente trasparenza. Ad esse va affiancato il Protocollo Aggiuntivo, un accordo di salvaguardia firmato da 116 paesi, ma ratificato solo da 86, che consente all\u2019AIEA di cercare attivamente, e con strumenti molto specifici, le informazioni sulle attivit\u00e0 nucleari all\u2019interno degli stati anzich\u00e9 attendere passivamente che questi ultimi gliele sottopongano.<br \/>\n<b><i>Verifica.<\/i><\/b> Con il sostegno di alcuni stati membri il Segretariato dell\u2019Aiea sta sviluppando tecnologie per portare alla luce attivit\u00e0 nucleari non dichiarate, inclusi strumenti laser per l\u2019analisi rapida degli isotopi. Un altro metodo di controllo che l\u2019Aiea sta perfezionando, e che \u00e8 gi\u00e0 stato applicato in Iraq, \u00e8 basato sulla raccolta di campioni tratti da diversi luoghi del paese (aria, acqua, vegetazione e suolo), l\u2019analisi dei quali consente di rilevare attivit\u00e0 nucleari.<br \/>\n<b><i>Strumenti coercitivi.<\/i><\/b> Il Medio Oriente \u00e8 la regione con il pi\u00f9 alto tasso di violazioni del Trattato di Non Proliferazione (TNP), e la difficolt\u00e0 ad attuare le sanzioni previste \u00e8 tra le principali cause della proliferazione. Una proposta sostenuta da molti esperti \u00e8 di costringere i paesi che violano le norme di salvaguardia e si ritirano dal TNP a rinunciare anche alle tecnologie nucleari che hanno acquisito mentre erano membri del Trattato.<br \/>\n<b><i>Regolamentazione dell\u2019arricchimento e del riprocessamento.<\/i><\/b> La mancanza di regolamentazione (o proibizione) di questi processi costituisce uno dei principali punti di debolezza del regime di non proliferazione. Un consenso sta emergendo tra i paesi fornitori sull\u2019esigenza di prevedere sanzioni per intervenire quanto prima su questo terreno.<br \/>\n<b><i>Controllo regionale degli armamenti.<\/i><\/b> Sebbene la prospettiva di un bando totale delle armi nucleari in Medioriente sia estremamente remota, l\u2019obiettivo di realizzare una Nuclear Weapons Free Zone (NWFZ) deve continuare ad essere perseguito, anche perch\u00e9 alcuni passi in questa direzione, ancorch\u00e9 molto limitati, sono stati gi\u00e0 compiuti.<br \/>\n<b><i>Rassicurazione e deterrenza.<\/i><\/b> La cooperazione nella realizzazione di sistemi di difesa contro missili balistici e di radar di allerta precoce e altre concrete iniziative per rafforzare la dissuasione tradizionale sono tra i metodi pi\u00f9 efficaci per fornire rassicurazioni ai paesi della regione che avvertono la minaccia iraniana. Promuovere strumenti diplomatici e militari volti al coordinamento dei sistemi di difesa collettiva pu\u00f2 essere uno dei modi migliori per arginare una possibile deriva nucleare.<\/p>\n<p>La condizione fondamentale per poter gradualmente realizzare queste politiche \u00e8, ovviamente, il cambiamento del clima politico in Medioriente. Il ripensamento strategico in atto negli Stati Uniti e le recenti iniziative diplomatiche avviate nella regione possono fornire un contributo rilevante in questa direzione. Anche per quanto riguarda il dialogo con l\u2019Iran. Con cui, peraltro, dopo 29 anni di interruzione dei rapporti diplomatici, forse si \u00e8 in procinto di <a href=\"http:\/\/www.thenational.ae\/article\/20080724\/REVIEW\/202750270\" target=\"_blank\"><b>rompere il ghiaccio<\/b><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il febbraio 2006 e il gennaio 2007 almeno tredici paesi mediorientali hanno annunciato l\u2019inizio, o il riavvio, di programmi per la realizzazione di energia nucleare a scopi civili. 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