{"id":64478,"date":"2008-11-05T14:52:37","date_gmt":"2008-11-05T13:52:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64478"},"modified":"2017-11-03T15:39:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:24","slug":"obama-e-il-rebus-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/obama-e-il-rebus-iran\/","title":{"rendered":"Obama e il rebus Iran"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div><span class=\"testo_articoli\">Il rapporto con l\u2019Iran e la controversia sul suo programma nucleare saranno uno dei pi\u00f9 importanti banchi di prova della strategia diplomatico-negoziale del nuovo Presidente americano. Lo saranno non solo per l\u2019estrema complessit\u00e0 ed urgenza del tema, ma anche e soprattutto perch\u00e9 dalla ridefinizione dei rapporti con Teheran dipender\u00e0, in buona parte, il pi\u00f9 ampio disegno di stabilizzazione del Medio Oriente che l\u2019amministrazione Obama porra&#8217; in cima alla sua agenda.<\/p>\n<p><b>Impegno diretto nel negoziato<\/b><br \/>\nI rapporti diplomatici tra Iran e Stati Uniti sono ufficialmente interrotti dai tempi della rivoluzione islamica del 1979 e, dopo alterne vicende, sono tornati ad inasprirsi in seguito all\u2019inserimento dell\u2019Iran nell\u2019\u201dasse del male\u201d (insieme a Iraq e Corea del Nord) denunciato da Bush nel gennaio 2002. Da allora, la strategia americana di contrasto al programma nucleare iraniano si \u00e8 basata su due leve fondamentali: un graduale inasprimento della pressione internazionale tramite sanzioni economiche (sostenute dagli europei, ma anche da Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu); la costante minaccia del ricorso alla forza militare senza mai escludere l\u2019obiettivo del \u201ccambiamento di regime\u201d. Questa strategia non ha prodotto i risultati sperati: oggi in Iran si contano oltre 3800 centrifughe per l\u2019arricchimento dell\u2019uranio &#8211; rispetto alle poche centinaia, peraltro solo sperimentali, che esistevano ai tempi dell\u2019insediamento di Bush &#8211; e gli equilibri politici interni al paese si sono spostati a favore degli ultraconservatori.<\/p>\n<p>Durante la campagna elettorale Obama ha criticato l&#8217;amministrazione Bush per aver rifiutato un impegno diretto nei negoziati (fortemente richiesto dagli europei, da tempo invece coinvolti in una faticosa trattativa) e per aver posto come precondizione al dialogo l&#8217;interruzione da parte di Teheran del programma di arricchimento dell&#8217;uranio. Secondo Obama, invece, l&#8217;interruzione del programma di arricchimento dovrebbe essere l&#8217;obiettivo stesso del negoziato. Dando il senso di una netta inversione di marcia rispetto a Bush, il nuovo presidente americano ha chiaramente prospettato la possibilit\u00e0 che gli Stati Uniti rompano il tab\u00f9 dell\u2019incomunicabilit\u00e0 e intavolino trattative dirette con gli iraniani sul dossier nucleare. Suscitando scalpore e molte reazioni negative, Obama si \u00e8 anche dichiarato disponibile ad incontrare personalmente il presidente iraniano Ahmadinejad (al pari dei leader di altri stati ostili agli Stati Uniti). Incalzato dalle critiche, il nuovo presidente americano ha poi precisato che nel caso dell\u2019Iran i primi incontri non avverrebbero a livello presidenziale e che, comunque, dovrebbero essere preceduti da una \u201cmeticolosa preparazione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019accordo quadro previsto dai democratici prevede benefici per l\u2019Iran che vanno dal riconoscimento diplomatico alla fine del regime delle sanzioni \u2013 insieme ad altri incentivi &#8211; in cambio dell\u2019interruzione dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio e la piena collaborazione con gli ispettori della Aiea. Aspetto non secondario, infatti, \u00e8 che negli obiettivi finali del negoziato Obama non si differenzia dalla \u201ctolleranza zero\u201d di Bush: anche per lui l\u2019Iran dovr\u00e0 definitivamente rinunciare all&#8217;arricchimento dell\u2019uranio. Al pari di Bush, Obama ha anche ripetutamente dichiarato che l\u2019opzione militare rimarr\u00e0 comunque sul tavolo. Nelle ultime settimane della campagna elettorale ha voluto anche precisare che gli Usa \u201cnon lasceranno alle Nazioni Unite il potere di veto sulla decisione di distruggere impianti nucleari\u201d.<\/p>\n<p><b>Approccio regionale e interessi strategici<\/b><br \/>\nLe differenze di strategia negoziale non \u00e8 detto che siano sufficienti a rimettere sui giusti binari una controversia che \u00e8 andata incancrenendosi progressivamente. Fondamentale sar\u00e0 rendere pi\u00f9 strutturali e credibili una serie di iniziative regionali che negli ultimi due anni sono state gi\u00e0 parzialmente avviate dall\u2019amministrazione uscente. Per funzionare, gli incentivi americani dovranno essere affiancati da due ulteriori elementi: la rassicurazione all\u2019Iran che gli Usa non puntano pi\u00f9 al cambiamento di regime nel paese (come suggerito nel rapporto bipartisan dell\u2019Iraq Study Group del novembre 2006); la disponibilit\u00e0 a riconoscere all\u2019Iran un ruolo di primo piano nella gestione degli affari regionali.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un segreto che le ambizioni nucleari dell\u2019Iran siano alimentate anche dalla volont\u00e0 di diventare la potenza egemone della regione: \u00e8 un obiettivo che gli iraniani perseguono per ragioni politiche, storiche e culturali. Queste ambizioni <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=913\" target=\"blank\"><b><u>preoccupano non poco i paesi limitrofi<\/u><\/b><\/a>, in maggioranza arabi e sunniti. Se alcuni aspetti di questo disegno egemonico sono in conflitto con gli interessi americani ed israeliani, come il sostegno a Hezbollah nel Sud del Libano e ad Hamas nei territori occupati, altri potrebbero essere pi\u00f9 convergenti: il regime iraniano non vede con favore un possibile ritorno al potere dei talebani in Afghanistan (giova ricordare il sostegno che, dopo l\u201911 settembre, l\u2019Iran indirettamente diede all\u2019abbattimento del regime dei talebani) e non \u00e8 certo interessato al mantenimento di una vasta area di instabilit\u00e0 all\u2019interno e oltre i confini dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Questi elementi di convergenza strategica potranno essere promossi con maggiore efficacia se si accantonasse definitivamente la retorica sulla \u201cpromozione della democrazia\u201d in nome di un approccio pi\u00f9 realistico, come chiesto da larga parte dell\u2019establishment diplomatico americano. \u00c8 infatti diffusa la percezione che la politica americana nella regione dovrebbe basarsi su un\u2019assai pi\u00f9 modesta definizione degli interessi americani, che chiaramente differenzi gli obiettivi che sono desiderabili e possono essere perseguiti nel lungo termine, dagli interessi che debbono essere tutelati nell\u2019immediato.<\/p>\n<p><b>Nel segno di Israele<\/b><br \/>\nSi illude, tuttavia, chi immagina che un\u2019amministrazione Obama sceglier\u00e0 di affrontare il dossier iraniano dando minor peso alle preoccupazioni e agli interessi di Israele. Come conferma anche un recente rapporto bipartisan promosso da Dennis Ross, uno dei pi\u00f9 influenti collaboratori di Obama per il Medio Oriente, Israele vive la prospettiva di un Iran nucleare come una radicale minaccia esistenziale e, fatto ancor pi\u00f9 rilevante, non crede che con l\u2019Iran possa funzionare una strategia basata sulla deterrenza nucleare come quella che ci fu tra Stati Uniti e Urss. Dopo la vicenda irachena, inoltre, in Israele si \u00e8 consolidata la percezione del declino dell\u2019influenza americana nella regione.<\/p>\n<p>Di fronte ad una minaccia come quella iraniana Israele potrebbe dunque essere indotta ad agire da sola. Per questo tra i collaboratori di Obama (anche se molto dipender\u00e0 da chi sar\u00e0 chiamato nell\u2019amministrazione) si \u00e8 affermata negli ultimi mesi l\u2019idea di rilanciare oltre alla partnership con Israele, anche un vero e proprio coordinamento strategico per le iniziative nella regione.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi anni, gli europei hanno svolto un ruolo importante e si deve a loro se \u00e8 rimasto sempre aperto un canale di dialogo con Teheran. Gli europei hanno anche il merito di aver evitato che la coalizione internazionale che ha sostenuto le sanzioni all\u2019interno dell\u2019Onu si sfaldasse. La nuova amministrazione americana sar\u00e0 molto probabilmente pi\u00f9 propensa della precedente ad ascoltare le richieste di maggiore flessibilit\u00e0 pi\u00f9 volte avanzate dall\u2019Unione europea. Anche grazie alla coerenza della linea tenuta fino ad oggi, l\u2019Ue potr\u00e0 svolgere un ruolo centrale nel futuro del negoziato. Sul dossier iraniano, che rimane una delle pi\u00f9 rilevanti sfide internazionali, Europa e Stati Uniti potrebbero ritrovarsi, da domani, forse pi\u00f9 vicini di quanto non siano stati fino a ieri.<\/p>\n<p>Sul tema si veda anche:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.washingtoninstitute.org\/templateC04.php?CID=293\" target=\"blank\"><b><u>The Washington Institute: Strengthening the Partnership: How to Deepen U.S.-Israel Cooperation on the Iranian Nuclear Challenge<\/u><\/b><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.trilateral.org\/projwork\/tfrsums\/tfr62.htm\" target=\"blank\"><b><u>Trilateral Commission: Engaging Iran and Building Peace in the Persian Gulf Region <\/u><\/b><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.carnegieendowment.org\/publications\/index.cfm?fa=view&amp;id=19928\" target=\"blank\"><b><u>The New Middle East, Carnegie Endowment<\/u><\/b><\/a><br \/>\n<\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto con l\u2019Iran e la controversia sul suo programma nucleare saranno uno dei pi\u00f9 importanti banchi di prova della strategia diplomatico-negoziale del nuovo Presidente americano. 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