{"id":64480,"date":"2008-11-20T14:54:22","date_gmt":"2008-11-20T13:54:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64480"},"modified":"2017-11-03T15:39:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:21","slug":"se-in-europa-e-in-america-cresce-la-paura-dellimmigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/se-in-europa-e-in-america-cresce-la-paura-dellimmigrazione\/","title":{"rendered":"Se in Europa e in America cresce la paura dell\u2019immigrazione"},"content":{"rendered":"<p>Ad eccezione di francesi e olandesi, circa la met\u00e0 degli americani e degli europei ritiene che l\u2019immigrazione costituisca pi\u00f9 un problema che un\u2019opportunit\u00e0. Nondimeno, la maggioranza su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico dichiara che essa arricchir\u00e0 la propria cultura con nuovi costumi e nuove idee. Tra gli europei, tuttavia, gli italiani risultano tra i pi\u00f9 preoccupati dell\u2019impatto dell\u2019immigrazione sulla loro societ\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto emerge dall\u2019inchiesta <i>Transatlantic Trends: Immigration 2008<\/i> sugli orientamenti dell\u2019opinione pubblica negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Olanda e Polonia) curata, tra gli altri, dal <i>German Marshall Fund of the United States <\/i>e dalla <i>Compagnia di San Paolo di Torino<\/i>.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia ha pi\u00f9 paura dell\u2019Europa e degli Usa?<\/b><br \/>\nL\u2019approccio delle opinioni pubbliche americana ed europea al tema dell\u2019immigrazione risulta molto pi\u00f9 articolato e consapevole di quanto non lascino pensare frequenti generalizzazioni dei media o dei dibattiti politici sulle due sponde dell\u2019Atlantico. Le risposte fornite, spesso simili, mettono in evidenza come davanti a una delle sfide di fondo della loro societ\u00e0, Usa e Europa continuino ad avere molto in comune. Seppure in linea con quello europeo, l\u2019orientamento dell\u2019opinione pubblica italiana risulta pi\u00f9 contraddittorio e caratterizzato da crescenti elementi di preoccupazione e chiusura.<\/p>\n<p>La sfiducia nelle capacit\u00e0 di controllo dell\u2019immigrazione da parte delle autorit\u00e0 nazionali \u00e8 in Italia pi\u00f9 marcata che negli Usa e nel resto d\u2019Europa: il 68% degli italiani (la percentuale pi\u00f9 alta in Europa) pensa che la maggior parte degli immigrati giunga sul territorio nazionale &#8211; e quindi vi stazioni &#8211; illegalmente; la stessa percentuale (anche in questo caso la pi\u00f9 alta) ritiene che il problema migratorio dovrebbe essere gestito pi\u00f9 a livello europeo che a livello nazionale. Superiore alla media europea, inoltre, \u00e8 la percentuale di italiani favorevoli a misure dure contro l\u2019immigrazione illegale: il 91% vorrebbe un rafforzamento del controllo ai confini, il 93% pene pi\u00f9 aspre per chi d\u00e0 lavoro agli immigrati illegali. Se gli europei sono in genere pi\u00f9 favorevoli degli americani al rimpatrio forzoso degli immigrati illegali (48%), gli italiani, probabilmente molto condizionati dalle quattro sanatorie introdotte tra l\u201986 e il \u201998, lo sono in percentuale ancora pi\u00f9 ampia (58%), secondi solo agli inglesi (64%).<\/p>\n<p>Il sondaggio \u00e8 stato realizzato nel settembre 2008, in un momento di aspra polemica in Italia sull&#8217;impatto dell&#8217;immigrazione illegale e pi\u00f9 specificamente di quella dei Rom sui livelli di criminalit\u00e0. Ci\u00f2 pu\u00f2 in parte spiegare il largo consenso che si registra fra gli italiani sull&#8217;inasprimento delle misure contro l&#8217;immigrazione illegale. D&#8217;altra parte gli italiani vedono con grande favore le politiche di integrazione (dalla concessione dei diritti di cittadinanza passiva alla condivisione dei benefici del sistema sociale): se gli europei sono pi\u00f9 favorevoli (73%) degli americani (63%) a concedere benefici sociali agli immigrati, gli italiani si rivelano i pi\u00f9 integrazionisti (90%), seguiti da olandesi (83%) e francesi (81%). Questo dato, tuttavia, \u00e8 nuovamente contraddetto dall\u2019opposto primato (questa volta negativo) verso i musulmani: sulla scena europea gli italiani sono quelli che in misura minore (38% su una media europea del 47%) ritengono che i musulmani abbiano molto da offrire alla cultura nazionale, e terzultimi (50%, dopo solo polacchi e inglesi) a considerare il loro stile di vita compatibile con il proprio.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, infine, risulta insieme alla Francia il paese pi\u00f9 favorevole alla gestione dell\u2019immigrazione di concerto con i paesi di origine degli immigrati (86%) contro una pi\u00f9 bassa media europea (57%) e una generale contrariet\u00e0 degli americani: solo il 56% pensa che gli Stati Uniti dovrebbero gestire il fenomeno completamente da soli.<\/p>\n<p><b>Sfida all\u2019identit\u00e0 nazionale<\/b><br \/>\nPer gli americani esiste un legame molto pi\u00f9 forte che per gli europei tra il concetto di \u201ccittadinanza\u201d e quello di identit\u00e0 nazionale (una problematica su cui ha posto l&#8217;accento, fra gli altri, Samuel Huntington nel libro <i>Who Are We?: The Challenges to America&#8217;s National Identity<\/i> del 2006). Il sondaggio mostra che oltre che negli Usa (62%), essere nati in un paese viene considerato molto importante per l\u2019identit\u00e0 nazionale anche in Gran Bretagna (65%), Italia (61%) e Polonia (69%), mentre non viene considerato molto rilevante per francesi, tedeschi e olandesi. Come notato sopra, questo \u00e8 anche un terreno che diventa scivoloso quando si pone il problema dell\u2019integrazione, tra l\u2019altro, con la cultura musulmana. Se americani e francesi sono in maggioranza ottimisti sull\u2019influenza della cultura musulmana e sulla sua conciliabilit\u00e0 con lo stile di vita occidentale, italiani, tedeschi e olandesi rispondono in modo pi\u00f9 articolato: sono convinti che la cultura musulmana abbia molto da offrire, ma ritengono che i loro stili di vita sono inconciliabili con quelli occidentali. Un\u2019ampia maggioranza di americani (60%) e una buona percentuale di europei (47%) \u00e8 comunque convinto che i musulmani vogliano integrarsi con i paesi che li ospitano. Non \u00e8 casuale, ovviamente, che in tutti i paesi sondati chi ha amici provenienti da altri paesi risulti pi\u00f9 ottimista sulla compatibilit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p><b>Legalit\u00e0 e politiche di lungo termine<\/b><br \/>\nDivergenze transatlantiche si registrano, invece, sulle ripercussioni sociali che il fenomeno pu\u00f2 produrre: mentre per gli europei (con gli italiani in testa, ma con l\u2019eccezione dei francesi) la principale preoccupazione \u00e8 che l\u2019immigrazione faccia crescere la criminalit\u00e0, gli americani (insieme agli inglesi) sono pi\u00f9 preoccupati che porti a una maggiore richiesta di servizi sociali e, di conseguenza, anche a maggiori tasse. Sia al di l\u00e0 che al di qua dell\u2019Atlantico, la grande maggioranza dell&#8217;opinione pubblica (62% in Usa e 64% in Europa) chiede ai governi politiche stabili e non provvisorie sull\u2019immigrazione. E &#8211; dato da non sottovalutare &#8211; respinge l\u2019idea che l\u2019immigrazione accresca le probabilit\u00e0 di un attacco terroristico. Europei e americani concordano anche sul fatto che la conoscenza della lingua e il rispetto delle leggi sono il requisito pi\u00f9 importante per il rapporto con il paese ospitante. Avere un\u2019offerta di lavoro prima di arrivare, e magari anche una famiglia, sono altri criteri visti con grande favore, insieme a una buona formazione. In tutti i paesi sondati, infine, provenire da un paese cristiano non viene considerato dalla maggioranza un aspetto importante.<\/p>\n<p>In conclusione, in entrambi i continenti l\u2019atteggiamento dell&#8217;opinione pubblica verso una delle sfide pi\u00f9 impegnative dei prossimi anni \u00e8 per lo pi\u00f9 realista e pragmatico. Pi\u00f9 alto \u00e8 il livello di fiducia, maggiore risulta la disponibilit\u00e0 all\u2019inclusione. La minaccia terroristica, per fortuna, non \u00e8 riuscita a consolidare muri di incomunicabilit\u00e0 e paura nei confronti del diverso, come indicano chiaramente i risultati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Ai governi, tuttavia, non sono concesse scorciatoie: ad un problema percepito come molto serio i cittadini esigono risposte strutturali e di lungo periodo. Di fronte a una sfida epocale come l\u2019immigrazione, navigare a vista non \u00e8 pi\u00f9 permesso a nessuno.<br \/>\nVedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=994\" target=\"blank\"><b><u>Transatlantic Trends: Immigration 2008<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=917\" target=\"blank\"><b><u>Italia razzista?<\/u><\/b><\/a> di Bruno Nascimbene<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=845\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019Europa e l\u2019immigrazione: la pancia contro la testa<\/u><\/b><\/a> di Ferruccio Pastore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad eccezione di francesi e olandesi, circa la met\u00e0 degli americani e degli europei ritiene che l\u2019immigrazione costituisca pi\u00f9 un problema che un\u2019opportunit\u00e0. Nondimeno, la maggioranza su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico dichiara che essa arricchir\u00e0 la propria cultura con nuovi costumi e nuove idee. 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