{"id":64486,"date":"2009-07-31T15:00:11","date_gmt":"2009-07-31T13:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64486"},"modified":"2017-11-03T15:38:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:42","slug":"lautunno-caldo-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/lautunno-caldo-dellue\/","title":{"rendered":"L\u2019autunno caldo dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div><span class=\"testo_articoli\">Elezione del Presidente della Commissione, referendum irlandese sul trattato di Lisbona, risposta alla crisi finanziaria, conferenza di Copenaghen sul clima. Sono i quattro banchi di prova su cui nei prossimi mesi si misureranno la coesione interna e la capacit\u00e0 di azione dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>L&#8217;attuale presidenza di turno svedese dell&#8217;Ue \u00e8 attrezzata alla prova molto meglio dei predecessori cechi: il buon risultato registrato alle elezioni europee dal centro-destra del premier Fredrik Reinfeldt (le prossime elezioni politiche si terranno in Svezia nel settembre 2010) la pone al riparo dai rischi di instabilit\u00e0. E il buon livello della compagine di governo, a partire dal ministro degli esteri Carl Bildt, di cui si parla come un possibile candidato per il posto di Alto rappresentante della politica estera dell\u2019Ue, offre buone garanzie sulla cabina di regia. Ma le risposte che l\u2019Ue dar\u00e0 alle sfide dei prossimi mesi dipenderanno solo in misura limitata dalla presidenza di turno.<\/p>\n<p><b>Le spine di Barroso<\/b><br \/>\nFallito il tentativo di Barroso di farsi rieleggere alla guida della Commissione gi\u00e0 nella prima riunione del Parlamento europeo, \u00e8 molto difficile che il nodo del nuovo presidente venga sciolto prima delle elezioni politiche in Germania (27 settembre) e, soprattutto, del referendum irlandese (2 ottobre). Questo ritardo potrebbe frenare l&#8217;azione dell\u2019Unione in un momento in cui \u00e8 invece richiesta una pi\u00f9 decisa risposta comune alla crisi economica, i cui effetti sociali sono destinati ad aggravarsi in autunno.<\/p>\n<p>Se popolari e conservatori europei (vincitori delle elezioni di giugno) faticano a mettere insieme la maggioranza necessaria ad eleggere Barroso, i socialisti sono divisi al loro interno tra spagnoli, portoghesi e inglesi favorevoli a quest\u2019ultimo e la maggioranza delle altre delegazioni, contrarie. Particolarmente delicata \u00e8 la posizione dei socialdemocratici tedeschi, molto influenti nel gruppo socialista &#8211; lo presiede un loro esponente di punta, Martin Schulz: se accettassero proprio ora di accorrere in soccorso di Barroso rischierebbero di pagare un prezzo salato nelle gi\u00e0 difficili elezioni nazionali di fine settembre.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, nonostante la grande incertezza che regna nel campo apertamente o tendenzialmente anti-Barroso (oltre ai socialisti, anche verdi e liberaldemocratici) e l&#8217;assenza di una candidatura alternativa unitaria, \u00e8 molto probabile che i negoziati sulla nuova Commissione vadano avanti fino ad autunno inoltrato.<\/p>\n<p><b>Barlumi di speranza a Dublino<\/b><br \/>\nQualche refolo di speranza per la ratifica del Trattato di Lisbona spira dalle verdi scogliere irlandesi dopo gli opprimenti vincoli imposti dalla Corte costituzionale tedesca. A Dublino, infatti, alla crescente preoccupazione per la situazione economica ha fatto riscontro la disfatta, nelle ultime elezioni, del fronte antieuropeista. Il nuovo partito <i>Libertas<\/i> del paladino del &#8216;no a Lisbona&#8217;, Declan Ganley, \u00e8 stato sconfitto insieme agli indipendentisti dello storico Sinn Fein. \u00c8 stata una piccola riscossa delle forze &#8216;pro-Lisbona&#8217;. Queste ultime hanno gi\u00e0 dato avvio ad una campagna referendaria pi\u00f9 efficace di quella dello scorso anno, che sta facendo leva sulle garanzie alla sovranit\u00e0 irlandese concesse &#8211; o ribadite &#8211; dall&#8217;Ue (su diritto di famiglia, difesa e politica fiscale). Al &#8216;si&#8217; irlandese farebbero poi seguito le firme ancora mancanti dei presidenti di Polonia e Repubblica Ceca, i cui parlamenti hanno da tempo ratificato il trattato. In caso di vittoria dei no, invece, l&#8217;Unione dovrebbe continuare ad operare sulla base delle regole ormai del tutto inadeguate del Trattato di Nizza, con prospettive quanto mai fosche sul futuro dell&#8217;integrazione.<\/p>\n<p><b>Le misure anticrisi<\/b><br \/>\nPer restituire un minimo di efficacia alla risposta europea alla crisi, la Presidenza svedese sta cercando di applicare il pacchetto di regole e strumenti di sorveglianza dei mercati finanziari approvate dal Consiglio europeo di giugno. Come sottolineato da Carl Bildt in un recente incontro a Venezia del <i>Consiglio Italia-Stati Uniti<\/i>, un tempestivo passo avanti in questo campo consentirebbe all\u2019Unione di presentarsi con migliori credenziali al vertice del G20 di Pittsburgh di fine settembre. Dove cinesi ed americani cercheranno probabilmente di imprimere un\u2019accelerazione al nuovo quadro di regole globali dell\u2019economia. \u00c8 dalla Gran Bretagna, che non fa parte dell\u2019euro, che giungono tuttavia le maggiori resistenze al rafforzamento dei poteri di controllo della Banca Centrale Europea. A quest\u2019ultima dovrebbe infatti far capo, secondo le intenzioni in primis di francesi e tedeschi, il nuovo organismo di supervisione su <i>hedge funds e private equity firms<\/i>. D&#8217;altra parte neanche la Svezia \u00e8 nell&#8217;area euro e ci\u00f2 potrebbe rafforzarne la capacit\u00e0 di mediazione verso Londra, con cui stanno emergendo interessanti margini di convergenza.<\/p>\n<p>Per far fronte al forte aumento della disoccupazione, l\u2019Unione sembra intenzionata ad adottare misure che facilitino la mobilit\u00e0 interna al mercato del lavoro europeo e l\u2019accesso al credito per le piccole e medie imprese. Crescita sostenibile e rilancio dello stato sociale sono peraltro gli ingredienti chiave che gli svedesi stanno ponendo alla base della nuova &#8216;strategia di Lisbona&#8217; per l\u2019occupazione, il cui cantiere \u00e8 gi\u00e0 aperto, ma che vedr\u00e0 la luce solo nella prossima primavera, durante la presidenza spagnola (con esiti migliori, si spera, della precedente).<\/p>\n<p><b>La sfida di Copenaghen<\/b><br \/>\nMa \u00e8 forse sulla sfida ambientale che la presidenza svedese giocher\u00e0 la sua partita pi\u00f9 importante. Emblema di un modello di sviluppo che coniuga crescita e riduzione delle emissioni, la Svezia vuole fare della conferenza sul clima di dicembre, a Copenaghen, l\u2019occasione per rilanciare la leadership europea in campo ambientale. Impresa tutt\u2019altro che facile. La crisi economica ha determinato un crollo del 42% degli investimenti in impianti di energia rinnovabile a livello mondiale, invertendo bruscamente il trend di crescita degli ultimi anni. Paradossalmente, la pi\u00f9 alta riduzione della domanda mondiale di energia elettrica dai tempi della seconda guerra (3,5% nel 2009), da cui dipende il 70% delle emissioni di biossido di carbonio, favorir\u00e0 certamente l\u2019uso di fonti pi\u00f9 inquinanti rispetto a quelle pi\u00f9 sostenibili (e costose).<\/p>\n<p>In questo contesto il successo di Copenaghen dipender\u00e0 da tre variabili: un nuovo accordo tra paesi sviluppati su nuovi limiti alle emissioni del biossido di carbonio; un patto con le economie emergenti su un tetto all\u2019aumento di emissioni, come prefigurato nel recente vertice di Washington tra Usa e Cina; un accordo tra paesi sviluppati e paesi poveri (che contribuiscono non poco alle emissioni e subiranno le conseguenze pi\u00f9 dure del riscaldamento climatico) sui trasferimenti tecnologici e il sostegno finanziario.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 che sta incontrando al Senato americano l\u2019<i>American Clean Energy and Security Act<\/i> (che assume molti dei parametri fissati dall\u2019Unione europea per attuare le politiche del protocollo di Kyoto) sollevano non pochi dubbi sul ruolo che gli americani potranno svolgere a Copenhagen. La Ue, da parte sua, dovr\u00e0 fare i conti con la tensione tra la determinazione ambientalista dei nordici, inclusi inglesi, olandesi &#8211; con il possibile sostegno di tedeschi e francesi &#8211; e le resistenze dei paesi meridionali e orientali, le cui imprese faticano sempre di pi\u00f9 a rispettare anche gli standard esistenti. Uno dei compiti chiave degli svedesi sar\u00e0 la ricerca di un nuovo accordo sul prezzo del carbone, che \u00e8 ancora troppo basso per rendere vantaggiosi gli investimenti in tecnologie verdi. Senza questi investimenti, infatti, gli europei non riusciranno a ridurre in modo stabile le emissioni inquinanti.<\/p>\n<p><b>Hic Rhodus, hic salta<\/b><br \/>\nDall\u2019esito di queste sfide emerger\u00e0 se e quanto l\u2019Unione europea \u00e8 in grado di far sentire la sua voce sui principali temi dell\u2019agenda internazionale. E, quindi, anche di svolgere un ruolo di peso nella ridefinizione degli assetti mondiali. Spinte contrapposte si agitano nel ventre profondo del vecchio continente e il rischio \u00e8 che l&#8217;unit\u00e0 politica dell\u2019Ue non regga agli effetti di pi\u00f9 lungo termine della crisi. Se l&#8217;Europa non riuscisse a ritrovare una maggiore coesione, una sua progressiva marginalizzazione sulla scena mondiale sarebbe inevitabile. Tuttavia, le risposte puramente nazionali alla crisi si stanno rivelando insieme inefficaci e pericolose. La presa d&#8217;atto di questa crescente impotenza degli attori nazionali potrebbe anche determinare un rilancio del processo d\u2019integrazione, almeno in alcuni settori strategici. Avranno i paesi europei la lungimiranza e il coraggio per intraprendere questa strada? Lo si vedr\u00e0 nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Bonvicini:<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1201\" target=\"blank\"><b> Barroso rimandato a settembre<\/b><\/a><\/p>\n<p>T. Padoa-Schioppa:<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1132\" target=\"blank\"> <b>Il disegno incompiuto dell&#8217;Europa<\/b><\/a><\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elezione del Presidente della Commissione, referendum irlandese sul trattato di Lisbona, risposta alla crisi finanziaria, conferenza di Copenaghen sul clima. Sono i quattro banchi di prova su cui nei prossimi mesi si misureranno la coesione interna e la capacit\u00e0 di azione dell\u2019Unione Europea. 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