{"id":64496,"date":"2009-05-27T15:29:15","date_gmt":"2009-05-27T13:29:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64496"},"modified":"2017-11-03T15:38:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:53","slug":"la-disputa-del-nome-tra-atene-e-skopje","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/la-disputa-del-nome-tra-atene-e-skopje\/","title":{"rendered":"La disputa del nome tra Atene e Skopje"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il vertice di Bucarest dell\u2019Alleanza Atlantica dell\u2019aprile 2008, molti speravano che la \u201cdisputa nominale\u201d tra la Repubblica di Macedonia &#8211; Fyrom e la Grecia avrebbe potuto essere risolta entro la fine dell\u2019anno. Cos\u00ec non \u00e8 stato e, nonostante l\u2019importanza della posta in gioco, le possibilit\u00e0 di risolvere la controversia rimangono estremamente incerte.<\/p>\n<p><b>Lo stato delle trattative <\/b><br \/>\nL\u2019ultima formula avanzata dal mediatore Matthew Nimetz per venire incontro alle esigenze dei due paesi, propone per Skopje la denominazione <i>Repubblica della Macedonia settentrionale<\/i>. Si tratta di una formula accettata in linea di principio da entrambi i governi, ma per Atene l\u2019eventuale accordo dovrebbe comprendere anche i termini con cui designare la lingua e la nazionalit\u00e0 degli abitanti della Fyrom, che in nessun caso, secondo i greci, possono essere considerati semplicemente \u201cmacedoni\u201d. Ci\u00f2 dovrebbe comportare anche la cancellazione dei riferimenti al popolo macedone contenuti nella costituzione, un gesto che nessun dirigente politico a Skopje pu\u00f2 compiere senza essere accusato di svendere la stessa identit\u00e0 del suo popolo.<\/p>\n<p>In effetti Atene e Skopje sono divise da interpretazioni della storia regionale nettamente differenti e in tal senso la contesa macedone \u00e8 carica di implicazioni identitarie. Se per i macedoni il riconoscimento del loro stato come <i>Macedonia <\/i>\u00e8 una questione di dignit\u00e0 nazionale, cambiarne il nome per la Grecia significa confermare la \u201cgrecit\u00e0\u201d della Macedonia greca e dei suoi abitanti, invalidando altres\u00ec la richiesta di diritti culturali per la minoranza macedone della Grecia settentrionale, che secondo il punto di vista ellenico non \u00e8 altro che una comunit\u00e0 \u201cslavofona\u201d con una coscienza nazionale greca.<\/p>\n<p><b>A passo di gambero<\/b><br \/>\nDopo l\u2019accordo <i>ad interim <\/i>del 1995, le relazioni economiche tra i due paesi si sono mantenute buone. La Grecia \u00e8 uno dei principali partner economici della Fyrom ed \u00e8 uno dei primi paesi per investimenti esteri diretti. I rapporti politici rimangono invece oscillanti a causa della \u201cquestione nominale\u201d. Impedire l\u2019integrazione di Skopje nelle organizzazioni internazionali di cui la Grecia \u00e8 membro, sembra l\u2019unica arma rimasta ad Atene per indurre la Macedonia ad accettare un nome di compromesso; in questo modo Atene vuole inoltre riportare la disputa nominale al centro dell\u2019attenzione internazionale, interrompendo le tattica dilatoria del suo vicino settentrionale.<\/p>\n<p>Il governo macedone puntava infatti a separare la disputa sul nome dal processo di integrazione euro-atlantica, portando avanti le riforme necessarie e sperando che con il passare del tempo la questione del nome avrebbe perso ogni residuo interesse per la diplomazia internazionale. I responsabili macedoni erano confortati dal crescente numero di paesi che riconoscono la piccola Repubblica balcanica con il suo nome costituzionale; si pensi al caso degli Stati Uniti, che hanno inizialmente riconosciuto Skopje come <i>former Yugoslav Republic of Macedonia<\/i>, ma che hanno optato per <i>Repubblica di Macedonia <\/i>durante l\u2019amministrazione Bush.<\/p>\n<p>L\u2019irrigidimento greco sembra aver segnato una battuta d\u2019arresto per questa tattica, tanto pi\u00f9 che la mancata risoluzione della contesa avrebbe pesanti conseguenze per Skopje. La Macedonia ha ottenuto lo status di candidato all\u2019integrazione nell\u2019Ue nel 2005, ma i negoziati per l\u2019adesione non sono ancora iniziati e vari esponenti europei hanno chiaramente affermato che risolvere la contesa con la Grecia \u00e8 un prerequisito essenziale a tal fine. A ci\u00f2 va aggiunto che la situazione di stallo potrebbe avere conseguenze anche sugli equilibri interni della Macedonia, incoraggiando le ali radicali della minoranza albanese ad alzando il livello delle loro rivendicazioni; il Partito Democratico albanese ha recentemente auspicato la discussione di un nuovo accordo per la tutela della comunit\u00e0 albanese, giudicando insufficienti le garanzie offerte dall\u2019accordo di Ocrida. I partiti albanesi vedono con minore emotivit\u00e0 l\u2019ipotesi di raggiungere un compromesso con Atene e non sembrano disposti a rinunciare all\u2019integrazione euro-atlantica solo per un nome.<\/p>\n<p>Il perdurare della disputa avrebbe conseguenze negative anche per la Grecia, che rischia di isolarsi dai suoi partner dell\u2019Ue e della Nato, poco interessati dalla questione del nome, e indotti ad assecondare le posizioni elleniche soprattutto a causa dalla minaccia del veto. Atene rischia di ribadire quell\u2019immagine di paese \u201cnon cooperativo\u201d diffusasi nei primi anni \u201990, proprio a causa della sua politica nei confronti di Skopje. Gli Stati Uniti vorrebbero integrare la Macedonia nella Nato almeno entro il 2010 e non hanno nascosto la loro irritazione; del resto il governo ellenico ha interpretato come una punizione la decisione di Washington di non includere la Grecia nel programma <i>visa waiver<\/i>, che avrebbe permesso ai cittadini greci di entrare negli Usa senza visto.<\/p>\n<p><b>Il peso della politica interna<\/b><br \/>\nIl retroterra culturale e la suscettibilit\u00e0 delle rispettive opinioni pubbliche spiegano la ritrosia degli esponenti politici dei due paesi a raggiungere una soluzione di compromesso. La recente elezione di Gjorgji Ivanov a presidente della Fyrom potrebbe costituire un elemento incoraggiante, dato che sia il premier che il presidente sono espressione del partito di destra Vmro-Dpmne. La precedente coabitazione tra il primo ministro di destra Nikola Gruevski e il presidente socialdemocratico Branko Crvenkovski rendeva difficile una soluzione perch\u00e9, a norma del sistema semipresidenziale macedone, essa avrebbe dovuto ottenere il consenso di entrambi.<\/p>\n<p>Tuttavia la volont\u00e0 di Gruevski di sottoporre a referendum qualsiasi soluzione concordata con la Grecia sembra celare un sostanziale rifiuto di accettare una denominazione di compromesso, dato che i sondaggi mostrano una diffusa ritrosia da parte dei macedoni a cambiare il nome costituzionale. Parallelamente l&#8217;intenzione degli esponenti della Vmro-Dpmne di spendere milioni di euro, in un periodo di crisi economica, per erigere una statua di Alessandro Magno nel centro di Skopje non \u00e8 certo un gesto di buona volont\u00e0 nei riguardi della Grecia, che vi legge il proposito di appropriarsi di un patrimonio storico che Atene considera di sua esclusiva propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Da parte greca le cose non sembrano meno complesse: la Grecia sta vivendo una grave crisi politica ed economica, cui si aggiungono ripetuti episodi di corruzione. Indebolito da scandali, proteste di piazza e dallo spettro della recessione, il governo di centro-destra sembra incline a fare ampio utilizzo dell\u2019armamentario del nazionalismo. Con il rimpasto di governo di inizio gennaio \u00e8 stato nominato ministro della cultura Antonis Samaras, colui che nei primi anni \u201990 ha impedito alla Grecia di raggiungere un compromesso con Skopje; egli ha inoltre da poco \u201cprevisto\u201d la prossima spartizione della Fyrom tra Grande Albania e Grande Bulgaria. Il suo nuovo incarico non gli conferisce l\u2019influenza di cui godeva come ministro degli esteri, ma il governo anche questa volta \u00e8 appeso ad una esile maggioranza parlamentare: su un totale di 300 deputati che compongono il parlamento di Atene, solo 151 hanno votato l\u2019ultima manovra finanziaria: un dato che conferisce un immenso potere a chiunque voglia impedire la chiusura definitiva dell&#8217;inesauribile questione macedone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il vertice di Bucarest dell\u2019Alleanza Atlantica dell\u2019aprile 2008, molti speravano che la \u201cdisputa nominale\u201d tra la Repubblica di Macedonia &#8211; Fyrom e la Grecia avrebbe potuto essere risolta entro la fine dell\u2019anno. Cos\u00ec non \u00e8 stato e, nonostante l\u2019importanza della posta in gioco, le possibilit\u00e0 di risolvere la controversia rimangono estremamente incerte. 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