{"id":6450,"date":"2007-10-29T00:00:00","date_gmt":"2007-10-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-due-visioni-del-mondo-di-europa-e-usa\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:16","slug":"le-due-visioni-del-mondo-di-europa-e-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/le-due-visioni-del-mondo-di-europa-e-usa\/","title":{"rendered":"Le due visioni del mondo di Europa e Usa"},"content":{"rendered":"<p>Dal 3 al 14 Dicembre si svolger\u00e0 a Bali, in Indonesia, il vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in cui i rappresentanti di 180 paesi cercheranno di sottoscrivere un trattato &#8220;erede&#8221; del Protocollo firmato a Kyoto l&#8217;11 dicembre 1997. L\u2019Unione europea si presenta alla nuova fase di trattative sul clima con un compito difficile. Deve riuscire a convincere i paesi che vi partecipano ad adottare obiettivi sempre pi\u00f9 stringenti. Ma la sua stessa credibilit\u00e0 \u00e8 minacciata dalla sua incapacit\u00e0 di realizzare serie riduzioni delle emissioni interne. Intanto, gli Stati Uniti continuano a promuovere un approccio alternativo basato su obiettivi volontari e investimenti in tecnologia. Questi due approcci in larga misura si escludono a vicenda e sono destinati a scontrarsi nel prossimo round negoziale che avr\u00e0 luogo in dicembre a Bali. Il risultato pi\u00f9 probabile \u00e8 il varo di un trattato erede del Protocollo di Kyoto che presenta un obiettivo globale molto ambizioso, ma che lascia diversi dettagli cruciali nell\u2019ambiguit\u00e0, in attesa di successivi negoziati.<\/p>\n<p><b>Oltre Kyoto<\/b><br \/>Il <a href= \"http:\/\/www2.minambiente.it\/sito\/settori_azione\/pia\/docs\/protocollo_kyoto_it.PDF\" target= \"blank\"><b><u> Protocollo di Kyoto<\/u><\/b><\/a>, definito per lungo tempo dai suoi sostenitori \u201cl\u2019unica soluzione possibile\u201d, sta rapidamente arrivando alle sue scadenze. L\u2019approccio internazionale al clima \u00e8 definito dalla <a href= \"http:\/\/www.terremutanti.org\/tm\/upload\/dir\/PDF\/convenzione.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Convenzione Quadro delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climatico <\/u><\/b><\/a>(Unfccc), che fu negoziata in occasione dell\u2019Earth Summit di Rio de Janeiro nel 1992. Successive conferenze annuali gli hanno dato forma e la pi\u00f9 importante di esse \u00e8 stata quella di Kyoto del 1997, quando \u00e8 stato negoziato il protocollo all\u2019Unfccc, che richiede che i paesi industrializzati riducano le proprie emissioni di gas serra di circa il 5% al di sotto del 1990 per l\u2019anno 2010 (prendendo la media delle emissioni degli anni 2000-2012). Il prossimo meeting, tecnicamente il quattordicesimo, avr\u00e0 luogo a Bali e potrebbe essere un incontro efficace perch\u00e9 potrebbe (ma forse no) sfociare in un trattato che sostituisca il Protocollo di Kyoto alla sua effettiva scadenza del 2012.<\/p>\n<p>Il Protocollo di Kyoto \u00e8 stato difficile da negoziare, ancora pi\u00f9 difficile da  adottare e difficilissimo da applicare. \u00c8 stato il risultato di due anni di intensi negoziati (1995-97) e ha richiesto altri cinque anni per la definizione delle regole (Marrakesh 2001). In tale periodo, gli Usa e l\u2019Australia, due dei paesi con le maggiori emissioni di gas serra, hanno respinto il trattato e hanno cos\u00ec quasi impedito di raggiungere la massa critica di paesi firmatari richiesta per l\u2019avvio. E anche quei paesi che si considerano leader in campo climatico, <i>in primis<\/i> i membri Ue, hanno avuto difficolt\u00e0 a raggiungere i propri obiettivi. <\/p>\n<p>L\u2019Ue raggiunger\u00e0 probabilmente questi obiettivi, ma solo ricorrendo all\u2019uso di meccanismi flessibili come gli scambi internazionali di permessi di emissione e come le marcate riduzioni di emissioni in Germania e Regno Unito, conseguenza fortuita del passaggio da carbone a gas nella produzione elettrica in RU e del collasso dell\u2019industria pesante nell\u2019ex Germania Est. In questo modo, peraltro, non si \u00e8 fatto altro che compensare il forte aumento delle emissioni in Irlanda, Spagna e altre economie ad alta crescita.<\/p>\n<p><b>La situazione si aggrava<\/b><br \/>Malgrado tutto, per\u00f2, \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che il protocollo \u00e8 solo un primo piccolo passo nella strada che la comunit\u00e0 internazionale dovr\u00e0 adottare per fare fronte al cambiamento climatico in misura percettibile. I rapporti pi\u00f9 recenti dell\u2019Intergovernmental <a href= \"http:\/\/www.ipcc.ch\/\" target= \"blank\"><b><u> Panel on Climate Change <\/u><\/b><\/a> (Ipcc) denunciano sempre pi\u00f9 la gravit\u00e0 della situazione e l\u2019ampiezza delle misure per farvi fronte. Secondo l\u2019Ipcc, le emissioni di gas serra \u201cdevono raggiungere il picco tra 10-15 anni per essere poi ridotte a livelli molto bassi per la met\u00e0 del secolo\u201d se si vuole scongiurare un pericoloso cambiamento del clima.<\/p>\n<p>Il contesto politico internazionale sembra abbastanza favorevole al raggiungimento di un accordo di qualche tipo a Bali. L\u2019indicazione pi\u00f9 forte \u00e8 forse scaturita in estate al vertice G8 di Heiligendamm, dove i paesi partecipanti hanno concordato di lanciare dei negoziati sul clima sotto l\u2019ombrello Onu. L\u2019amministrazione Usa si \u00e8 impegnata a \u201cconsiderare seriamente\u201d l\u2019idea di dimezzare le emissioni per il 2050 ed \u00e8 anche pi\u00f9 significativo che abbia accettato di considerare che \u201cle Nazioni Unite sono il luogo pi\u00f9 appropriato per negoziare interventi future sul cambiamento climatico\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito Unfccc, i ministri dell\u2019Ambiente di tutto il mondo, appoggiati da oltre 1.000 esperti di ogni paese, hanno iniziato a lavorare su un nuovo accordo per superare l\u2019impasse Ue-Usa. I paesi Ue hanno concordato quest\u2019anno un obiettivo vincolante di riduzione del 20% sotto i livelli 1990 per l\u2019anno 2020, che potrebbe diventare del 30% se i maggiori paesi industrializzati (leggi, gli Usa) adottassero obiettivi altrettanto ambiziosi. L\u2019Unione Europea si \u00e8 anche auto-attribuita l\u2019obiettivo indicativo di una riduzione del 60-80% per il 2050. \u00c8 ben vero che a tutt\u2019oggi l\u2019Ue continua ad avere l\u2019imbarazzante tendenza a puntare in alto, ma a fallire sistematicamente gli obiettivi sul cambiamento climatico. Ma il quadro legislativo sta accelerando il passo per consentire di raggiungere i risultati.<\/p>\n<p><b>Nuovi strumenti<\/b><br \/>Per rendere effettiva la riduzione del 20%, le istituzioni europee hanno pubblicato una raffica di documenti che saranno seguiti da strumenti di implementazione a livello nazionale. Lo Schema Ue sugli Scambi di Permessi di Emissione ha avuto problemi di avvio, ma ha avuto successo in un\u2019area cruciale definendo il prezzo del carbonio per larga parte dell\u2019economia europea. Il tallone d\u2019Achille della politica climatica Ue \u00e8 il settore dei trasporti, dove le emissioni continuano a salire in proporzione alla crescita economica. <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo adottato di uso dei biocarburanti per il 5,7% dei combustibili da trasporto al 2010 appare sempre pi\u00f9 un vicolo cieco ecologico per i dubbi relativi ai sussidi da erogare per indurre gli agricoltori a coltivarli in Europa invece che importarli dai paesi in via di sviluppo (dove si pu\u00f2 coltivare l\u2019olio di palma nelle foreste pluviali preventivamente disboscate allo scopo).<\/p>\n<p>Trasporti a parte, comunque, c\u2019\u00e8 spazio per ridurre le emissioni particolarmente nel settore elettrico, attraverso una combinazione di gestione della domanda, uso di fonti rinnovabili e sequestro e immagazzinamento della CO2 negli impianti produttivi. I risultati ottenuti dall\u2019Ue, la sua capacit\u00e0 di negoziare come entit\u00e0 unica e la sua disponibilit\u00e0 a sostenere strumenti finanziari internazionali come il Global Environment Fund le danno una posizione relativamente forte per ottenere dal negoziato un nuovo trattato con obiettivi vincolanti, che sostituisca il Protocollo di Kyoto.<\/p>\n<p><b>Usa tra scetticismo e azione<\/b><br \/>La posizione Usa \u00e8 definita superficialmente dalla ben nota indisponibilit\u00e0 dell\u2019amministrazione Bush ad accettare controlli sulla CO2, ma in realt\u00e0 la scena politica nazionale \u00e8 ben pi\u00f9 complessa. Fuori della Casa Bianca ci sono centinaia di iniziative legislative, imprenditoriali e locali che puntano a ridurre le emissioni di gas serra a livello cittadino, statale e nazionale. La citt\u00e0 di New York ha adottato un piano per lo sviluppo futuro in parte basato sull\u2019esigenza di ridurre le proprie emissioni di gas serra. Lo Stato della California, la quinta pi\u00f9 grande economia del mondo, si \u00e8 data un limite legale obbligatorio di emissioni dell\u201980% inferiore ai livelli 1990 per il 2050. Al Congresso Usa non meno di otto iniziative di legge alternative sul cambiamento climatico mirano a introdurre riduzioni obbligatorie. E molte sentenze dei tribunali hanno stabilito che istituzioni come l\u2019Environmental Protection Agency hanno per mandato l\u2019obbligo di occuparsi del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>La posizione Usa \u00e8 per\u00f2 difficilmente riconducibile a un trattato internazionale a causa della ben nota avversione dell\u2019amministrazione Bush per accordi internazionali sulle questioni ambientali. Questo non significa che i negoziatori Usa punteranno a far fallire i negoziati. Anche se probabilmente gli Usa non accetteranno immediatamente obiettivi vincolanti, i negoziati difficilmente risulteranno in trattati cos\u00ec stringenti. I negoziati internazionali definiranno al massimo un set di principi attorno ai quali un nuovo accordo sostitutivo di quello di Kyoto dovr\u00e0 essere negoziato. Se si riuscir\u00e0 a farlo, il nuovo accordo potrebbe essere pronto per la firma a fine 2009, quando le trattative finali si potrebbero svolgere con un nuovo presidente Usa che, chiunque vincer\u00e0 le elezioni, sar\u00e0 spinto da un forte sostegno popolare all\u2019adozione di misure sul cambiamento climatico. <\/p>\n<p>I mutamenti nell\u2019opinione pubblica americana sul cambiamento climatico sono reali e non \u00e8 una forzatura immaginare una risposta dinamica Usa che addirittura superi la posizione europea. Nondimeno, anche con una nuova amministrazione \u00e8 probabile che la posizione Usa rimanga scettica rispetto a un trattato multilaterale basato, come il Protocollo di Kyoto, su riduzioni assolute delle emissioni. <\/p>\n<p>L\u2019ostacolo politico pi\u00f9 serio alla partecipazione americana \u00e8 l\u2019assenza sostanziale di paesi in via di sviluppo come Cina e India rispetto a obiettivi internazionali. Questa \u00e8 stata una ragione citata di continuo per spiegare perch\u00e9 gli Usa non hanno sottoscritto Kyoto e, anche se va contro i principi Unfccc, affermare che i paesi emergenti dovrebbero fare la prima mossa, negli Usa \u00e8 una posizione che gode di forte supporto politico.<\/p>\n<p>Nel frattempo, gli Usa perseguono attivamente la cooperazione internazionale nei propri termini: bilaterali o in aggregazioni multilaterali fuori dall\u2019Onu, dove il dibattito sul finanziamento delle tecnologie pulite e dei relativi obiettivi \u00e8 condotto dai paesi stessi e ha natura strettamente volontaria.<\/p>\n<p>I negoziati internazionali di Bali non produrranno molto di pi\u00f9 di una bozza di trattato e, anche in questo caso, daranno molta flessibilit\u00e0 ai firmatari nel tenere fede ai loro impegni, se si desidera che gli Stati Uniti appongano la propria firma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 3 al 14 Dicembre si svolger\u00e0 a Bali, in Indonesia, il vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in cui i rappresentanti di 180 paesi cercheranno di sottoscrivere un trattato &#8220;erede&#8221; del Protocollo firmato a Kyoto l&#8217;11 dicembre 1997. 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