{"id":64500,"date":"2009-04-15T16:18:05","date_gmt":"2009-04-15T14:18:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64500"},"modified":"2017-11-03T15:38:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:59","slug":"lopzione-zero-dal-contesto-regionale-a-quello-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/lopzione-zero-dal-contesto-regionale-a-quello-globale\/","title":{"rendered":"L\u2019\u201dopzione zero\u201d dal contesto regionale a quello globale"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div><span class=\"testo_articoli\">L\u2019attuale momento strategico internazionale sembra essere caratterizzato dalla compresenza di due dinamiche di fondo: una positiva verso la riduzione degli armamenti, in primo luogo quelli atomici; l\u2019altra negativa verso la proliferazione nucleare. Il problema \u00e8 che i tempi necessari per la riduzione degli armamenti sono molto pi\u00f9 lunghi di quelli della proliferazione nucleare. Una possibile via d\u2019uscita \u00e8 di stabilire un rapporto fra il contesto globale, in cui dominano le ipotesi di disarmo, e i contesti regionali, in cui invece dominano le tendenze alla proliferazione.<\/p>\n<p><b>Deterrenza e opzione zero<\/b> Questo ragionamento vale in particolare per la pi\u00f9 ambiziosa delle ipotesi di disarmo, quella che, a partire dalla proposta avanzata sulle colonne del <i>Wall Street Journal <\/i>nel gennaio 2007 dai cosiddetti \u201cquattro ex-segretari\u201d (Shultz, il promotore, con Perry, Kissinger e Nunn) per finire con il discorso del presidente Obama a Praga il 4 aprile scorso, contempla l\u2019abolizione graduale di tutte le armi nucleari. Tale proposta tende in primo luogo a rispondere politicamente a una percezione diffusa, secondo cui un mondo senza armi nucleari sarebbe pi\u00f9 sicuro. Percezione diffusa e tuttavia controversa. Alcuni sottolineano infatti gli importanti benefici che la deterrenza nucleare ha prodotto nell\u2019ultimo mezzo secolo. I favorevoli all\u2019abolizione delle armi nucleari sostengono invece che la stessa deterrenza non possa reggere in un mondo non pi\u00f9 bipolare. Ma il progetto di un azzeramento degli arsenali nucleari risponde anche a un\u2019esigenza diplomatica antica: quella che vede tale azzeramento esplicitato fin dal 1968 nel Trattato di Non-proliferazione Nucleare (Tnp) come contropartita, ancorch\u00e9 di prospettiva, data dai paesi firmatari dichiaratamente nucleari a quelli che a tale status, aderendo al Tnp, hanno rinunciato.<\/p>\n<p>Non si entra qui nel nel dibattito sui meriti o demeriti politici e diplomatici di quella che si \u00e8 giunti a chiamare la <i>zero option<\/i> (l\u2019azzeramento degli arsenali nucleari militari). Si parte invece dal fatto che tale dibattito \u00e8 parte importante della dinamica di disarmo indicata all\u2019inizio. Anche i pi\u00f9 ottimistici tempi di avanzamento della proposta, e del negoziato che dovrebbe farle seguito, non corrispondono infatti a quelli, molto pi\u00f9 impellenti, che caratterizzano le attuali dinamiche della proliferazione nucleare. A cominciare dalle ambizioni dell\u2019Iran, ma senza dimenticare i ricatti nord-coreani e neppure la crescente instabilit\u00e0 interna pachistana, che per la prima volta apre lo scenario di una guerra civile in un paese nucleare. Come sopra anticipato, si suggerisce qui di utilizzare l\u2019auspicato, ma lento avanzare del progetto globale di azzeramento degli arsenali nucleari come quadro negoziale entro cui declinare gli opportuni approcci regionali. Questi ultimi dovrebbero mirare a realizzare tale azzeramento in contesti geograficamente pi\u00f9 ristretti e in tempi pi\u00f9 brevi, dunque pi\u00f9 rispondenti alle dinamiche di destabilizzazione regionali.<\/p>\n<p><b>La denuclearizzazione del Medioriente<\/b><br \/>\nApprocci geopoliticamente pi\u00f9 limitati possono riguardare diverse \u201cregioni\u201d, che si elencano qui in ordine di difficolt\u00e0 crescente: l\u2019America Latina, il continente africano (dopo le rinunce del Sudafrica e della Libia), l\u2019Asia occidentale (con al cuore la bomba di Kim Jong Il), l\u2019Asia meridionale (ruotante intorno al di-polo indo-pachistano) e il Medio Oriente. In quest\u2019ultima regione le tensioni si polarizzano al momento sulle negate ambizioni militari di Teheran e sul non formalmente riconosciuto arsenale nucleare di Israele, ma potrebbero coinvolgere anche altri paesi. L\u2019ipotesi di una <i>Nuclear Weapon Free Zone <\/i>in una regione mediorientale militarmente denuclearizzata non \u00e8 nuova e in linea di principio non \u00e8 mai stata contestata da Israele, anche se \u00e8 sempre rimasta nel vago e ha continuato ad essere vista da molti come irrealizzabile. Essa si pone oggi in termini nuovi e pi\u00f9 concreti, a causa della corsa spasmodica dell\u2019Iran all\u2019arricchimento dell\u2019uranio e dei legittimi sospetti sulle intenzioni finali di un tale sforzo.<\/p>\n<p>La minaccia iraniana sembra da una parte conferire una giustificazione <i>ex-post <\/i>alla capacit\u00e0 nucleare di primo e di secondo colpo di Israele. Giustificazione che fino ad ora era mancata, essendo la strategia di impiego e l\u2019identificazione del nemico ancor meno definite, per i non addetti ai lavori, delle capacit\u00e0 di cui gli israeliani dispongono. Dall\u2019altra solleva un dubbio sull\u2019efficacia di tali capacit\u00e0 in termini di deterrenza. Gli stessi governanti israeliani, aiutati dalla retorica antisionista di Ahmadinejad e compagni, non sono inclini a crederci. Donde la loro pressione perch\u00e9 si provveda <i>manu militari <\/i>ad eliminare sul nascere il potenziale deterrente nemico, pressione che probabilmente per poco non ha portato a un attacco durante lo scorso anno, secondo una sceneggiatura non scritta ma che, di nuovo, gli addetti ai lavori presumibilmente conoscono.<\/p>\n<p>Nella nuova amministrazione americana sembra prevalere l\u2019opinione, gi\u00e0 autorevolmente sostenuta in passato negli Usa e in Europa, che un intervento contro l\u2019Iran avrebbe effetti dubbi e comunque limitati nel tempo, mentre sicuro, drammatico e soprattutto duraturo sarebbe l\u2019impatto negativo. Anche in Israele c\u2019\u00e8 un nuovo governo, nel quale prevalgono tuttavia, almeno all\u2019apparenza, opinioni diametralmente opposte. Ma sarebbe saggio da parte di Netanyau e dei suoi ministri contemplare ipotesi alternative per ottenere il blocco della minaccia che giustamente turba i loro sonni.<\/p>\n<p>Una di queste, forse la sola, \u00e8 quella di fermare e sottoporre a controllo internazionale le ambizioni iraniane attraverso la realizzazione di un\u2019opzione zero per gli armamenti nucleari della regione, la quale si collocherebbe a sua volta nel quadro di un processo negoziale globale mirante alla riduzione di tutti gli arsenali atomici fino a livelli simbolici o nulli. L\u2019esito e i tempi di un tale negoziato sono al momento<i> in mente Dei<\/i>. Quello che non dovrebbe essere<i> in mente Dei <\/i>\u00e8 invece il processo, che sar\u00e0 necessario contempli subito garanzie credibili e durevoli per i paesi chiamati alle rinunce pi\u00f9 laceranti a livello regionale. A tale processo dovrebbero partecipare in posizioni di rilievo anche i <i>Nuclear Weapon Countries <\/i>non riconosciuti dal Tnp, ovvero India, Pakistan e, appunto, Israele.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>C. Calia: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1106\" target=\"blank\"><b><u>I paesi arabi e lo spettro dell\u2019espansionismo iraniano<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=913\" target=\"blank\"><b><u>Come evitare un Medioriente nucleare<\/u><\/b><\/a><\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale momento strategico internazionale sembra essere caratterizzato dalla compresenza di due dinamiche di fondo: una positiva verso la riduzione degli armamenti, in primo luogo quelli atomici; l\u2019altra negativa verso la proliferazione nucleare. 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