{"id":64506,"date":"2008-12-06T16:24:16","date_gmt":"2008-12-06T15:24:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64506"},"modified":"2017-11-03T15:39:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:17","slug":"russia-e-turchia-nel-labirinto-del-caucaso-meridionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/russia-e-turchia-nel-labirinto-del-caucaso-meridionale\/","title":{"rendered":"Russia e Turchia nel labirinto del Caucaso meridionale"},"content":{"rendered":"<p>In seguito alla guerra dello scorso agosto tra Russia e Georgia, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato una nuova proposta per un <i>Patto di Stabilit\u00e0 e Cooperazione nel Caucaso<\/i> (Cscp). Il principale obiettivo del Patto \u00e8 la risoluzione del conflitto nel Caucaso meridionale attraverso lo sviluppo della cooperazione regionale. Da parte sua, anche la Russia ha intrapreso un\u2019iniziativa volta alla ripresa delle trattative sulla questione del Nagorno-Karabakh, regione resasi de facto indipendente all&#8217;inizio degli anni novanta grazie al sostegno dell&#8217;Armenia, ma che \u00e8 internazionalmente riconosciuta parte dell&#8217;Azerbaijan. Il 2 novembre il Presidente russo Dmitry Medvedev ha ospitato un incontro ufficiale tra il Presidente azero Ilham Aliyev e quello armeno Serzh Sargsyan. Il principale risultato dell\u2019incontro \u00e8 stata una dichiarazione congiunta sul Nagorno-Karabakh. Quali sono i punti principali dell\u2019iniziativa turca e di quella russa? Quali le proposte concrete e le prospettive di una risoluzione del conflitto?<\/p>\n<p><b>In cerca di un accordo regionale<\/b><br \/>\nGi\u00e0 alla fine degli anni \u201990 Ankara aveva lanciato una strategia regionale di prevenzione dei conflitti simile a quella avanzata oggi, che era per\u00f2 rimasta sulla carta. Alcuni problemi di fondo rendono problematica anche la nuova proposta turca. L\u2019obbiettivo del Cscp \u00e8 creare un nuovo quadro di sicurezza regionale con la partecipazione dei tre paesi del Caucaso del sud (Armenia, Azerbaijan e Georgia) pi\u00f9 Turchia e Russia. I conflitti etnici verrebbero cos\u00ec affrontati attraverso la cooperazione a livello regionale.<\/p>\n<p>L\u2019Armenia ha mostrato una cauta disponibilit\u00e0 verso l\u2019iniziativa, ribadendo per\u00f2 la convinzione che \u201cla risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh sar\u00e0 possibile solo quando l\u2019Azerbaijan riconoscer\u00e0 il diritto all\u2019autodeterminazione della popolazione del Karabakh, e quando quest\u2019ultimo avr\u00e0 continuit\u00e0 territoriale con l\u2019Armenia\u201d. Gli azeri, dal canto loro, hanno accolto l\u2019iniziativa con scetticismo, riconoscendo per\u00f2 che \u201cla Turchia vuole spingere l\u2019Azerbaijan al compromesso e fare in modo che l\u2019Armenia svolga un ruolo pi\u00f9 pragmatico\u201d. L\u2019Azerbaijan guarda con apprensione a una possibile normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia e teme che Ankara possa usare l\u2019iniziativa per aprire i confini con l\u2019Armenia. Va ricordato infatti che il confine turco-armeno \u00e8 chiuso dalla guerra nel Nagorno-Karabakh (1988\u20131993). Le relazioni tra Turchia e Armenia sono rimaste tese anche per il rifiuto di Ankara di riconoscere il genocidio subito dagli armeni durante la prima guerra mondiale. L\u2019Azerbaijan utilizza la questione del confine come strumento di pressione sull&#8217;Armenia per indurla a fare concessioni sul Karabakh e gli altri territori azeri che ha occupato nei primi anni novanta. In sostanza, l\u2019Azerbaijan dichiara che non parteciper\u00e0 al Patto e si oppone al coinvolgimento dell\u2019Armenia in qualsiasi progetto di cooperazione regionale finch\u00e9 non sar\u00e0 risolta la questione del Karabakh. \u201cIl Karabakh non sar\u00e0 mai indipendente\u2026 l\u2019Azerbaijan non lo riconoscer\u00e0 mai, n\u00e9 fra 5 anni n\u00e9 per i prossimi 10 o 20 anni\u201d ha dichiarato Aliyev durante l\u2019inaugurazione del suo secondo mandato presidenziale.<\/p>\n<p><b>Divergenze strategiche<\/b><br \/>\nAnche la partecipazione di Georgia e Russia al CSCP sembra, al momento, fuori questione. Tbilisi considera la Russia parte attiva nei conflitti con le proprie entit\u00e0 separatiste (Abkhazia e Ossezia del sud), ed \u00e8 convinta che il Cremlino intenda semplicemente mantenere lo status quo. Tbilisi rifiuta inoltre di collaborare con Mosca finch\u00e9 le forze armate russe rimarranno in territorio georgiano. Da parte sua, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca non aprir\u00e0 alcun negoziato con il presidente georgiano Saakashvili, considerato \u201cparte di uno speciale progetto americano\u201d. La Russia non ha interesse a promuovere una cooperazione regionale che possa condurre ad uno sviluppo economico nel Caucaso del sud, che potrbbe facilitare l\u2019integrazione di quei paesi nelle istituzioni euro-atlantiche. Infine, non \u00e8 chiaro come coinvolgere nel patto le diverse regioni secessioniste, che sarebbero ovviamente interessati a partecipare all\u2019iniziativa su un piano di parit\u00e0 con gli stati. Una tale condizione non ha per\u00f2 alcuna possibilit\u00e0 di essere accolta.<\/p>\n<p><b>Il dilemma di Ankara<\/b><br \/>\n\u00c8 difficile credere che Ankara non abbia preso in considerazione questi problemi. Ed \u00e8 ragionevole pensare che la Turchia non si faccia soverchie illusioni sulle possibilit\u00e0 di successo dell\u2019iniziativa. \u00c8 molto probabile che Ankara intenda semplicemente mantenere lo status quo, evitando un peggioramento della situazione e salvaguardando i gasdotti del Caucaso e del Mar Caspio. L\u2019iniziativa pu\u00f2 anche essere interpretata da Ankara come un modo per dialogare cautamente con Mosca senza danneggiare i rapporti con gli Usa e con i partner caucasici e dimostrando la propria neutralit\u00e0 nei vari conflitti. Ufficialmente Russia e Armenia hanno reagito abbastanza positivamente all\u2019iniziativa turca. Mosca non si aspetta l\u2019appoggio diretto di Ankara alla sua politica oltre i confini, e vede con favore un ruolo neutrale di Ankara. Per di pi\u00f9, il patto tiene i partner occidentali a distanza dal Caucaso Meridionale. Infatti l\u2019Europa sia gli Stati Uniti sarebbero esclusi dall\u2019iniziativa.<\/p>\n<p><b>La strategia di Mosca<\/b><br \/>\nGli obiettivi della dichiarazione di Aliyev, Sargsyan e Medvedev sono ancora pi\u00f9 difficili da identificare. La dichiarazione non contiene alcun approccio specifico, limitandosi a ribadire la necessit\u00e0 di continuare le trattative tra le parti.<\/p>\n<p>Il primo punto del documento specifica che l\u2019accordo politico dovrebbe essere basato sui principi e le norme del diritto internazionale. Il secondo riconferma l\u2019impegno nella mediazione attualmente in corso, seguita dal Gruppo di Minsk dell\u2019Osce, sulla base dei principi di Madrid. Tali principi includono: il ritiro delle forze armene dal Nagorno-Karabakh e dalle province azere occupate, compresi il distretto di Kelbajar e lo strategico corridoio di Lachin che collega l\u2019Armenia con il Nagorno-Karabakh; la demilitarizzazione di questi territori e lo schieramento di una forza internazionale di peacekeeping; un accordo sulle procedure per il rientro dei profughi; infine, un referendum in Nagorno-Karabakh per determinare il futuro status della provincia. Il terzo punto della dichiarazione sottolinea la necessit\u00e0 di garanzie di sicurezza per la popolazione del Nagorno-Karabakh. Il quarto e quinto, infine, ribadiscono la disponibilit\u00e0 delle parti per una soluzione pacifica del conflitto e per esercizi di <i>confidence building<\/i>.<\/p>\n<p>La dichiarazione non contiene alcun meccanismo n\u00e9 l\u2019indicazione di azioni concrete per mettere in pratica questi provvedimenti, e rischia quindi di rimanere lettera morta. Piuttosto che favorire una reale soluzione del conflitto, quest\u2019ultima iniziativa sembra essere rivolta a preservare l\u2019influenza di Mosca sull\u2019Armenia e estenderla anche all\u2019Azerbaijan. L\u2019iniziativa potrebbe inoltre essere considerata come un tentativo del Cremlino di ristabilire la sua credibilit\u00e0 di mediatore nei conflitti regionali dopo la guerra in Georgia della scorsa estate.<\/p>\n<p><b>Nelle mani del Cremlino<\/b><br \/>\nIn conclusione, sia l&#8217;iniziativa turca per un Patto di stabilit\u00e0 e cooperazione nel Caucaso sia la Dichiarazione firmata a Mosca sul Nagorno-Karabakh sembrano avere scarse possibilit\u00e0 di successo. \u00c8 difficile che la Russia e la Georgia da un lato e l&#8217;Armenia e Azerbaijan dall\u2019altro siano interessate a cooperare su queste basi. \u00c8 anche dubbio che Ankara possa migliorare le sue relazioni con l&#8217;Armenia al punto da indurla ad accettare una posizione di compromesso sostenibile anche per l\u2019Azerbaijan.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 probabile che tali iniziative siano dirette al mantenimento dello status quo, il che \u00e8 certamente nell&#8217;interesse della Russia. Nonostante siano possibili timidi passi in avanti nelle relazioni turco-armene (la Turchia sta iniziando a riconoscere che l\u2019isolamento economico dell\u2019Armenia non ha dato frutti), \u00e8 probabile che l\u2019Armenia rimanga legata a Mosca pi\u00f9 che ad ogni altro paese della regione. In altre parole, la chiave dei conflitti nel Caucaso rimane nelle mani del Cremlino, e la stessa iniziativa turca, escludendo i paesi occidentali, ne \u00e8 una riconferma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In seguito alla guerra dello scorso agosto tra Russia e Georgia, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato una nuova proposta per un Patto di Stabilit\u00e0 e Cooperazione nel Caucaso (Cscp). Il principale obiettivo del Patto \u00e8 la risoluzione del conflitto nel Caucaso meridionale attraverso lo sviluppo della cooperazione regionale. 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