{"id":64517,"date":"2008-07-17T16:39:20","date_gmt":"2008-07-17T14:39:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64517"},"modified":"2017-11-03T15:40:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:35","slug":"la-tela-di-penelope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/la-tela-di-penelope\/","title":{"rendered":"La tela di Penelope"},"content":{"rendered":"<p>La decisione del governo di tagliare la spesa pubblica coinvolge pesantemente anche il Ministero della Difesa, prevedendo una riduzione di due miliardi di euro in un triennio su quanto gi\u00e0 previsto e, ancora pi\u00f9 grave, di altrettanti sulla previsione richiesta per l&#8217;anno prossimo, interrompendo il faticoso recupero messo in atto nell&#8217;ultimo biennio.<\/p>\n<p><b>Inversione di tendenza<\/b><br \/>\nIl nuovo ministro non \u00e8 stato nemmeno messo in grado di farsi un quadro pi\u00f9 preciso della complessa realt\u00e0 del settore della difesa e dei molteplici problemi aperti che gi\u00e0 il suo collega dell&#8217;Economia gli ha tolto il tappeto da sotto i piedi: mentre il primo dichiarava la volont\u00e0 di far crescere la spesa militare da un po&#8217; meno dell&#8217;1% del Pil all&#8217;1,25%, seppure nell&#8217;arco della legislatura, il secondo procedeva inesorabilmente ad un primo taglio.<\/p>\n<p>Il risultato di questa manovra sar\u00e0 un&#8217;inversione di tendenza della nostra spesa militare in termini assoluti e in relazione al Pil, cancellando lo sforzo per risalire dallo 0,83% del 2006 allo 0,96% della previsione 2008 e sconvolgendo il tentativo di riportare ad un equilibrio accettabile il rapporto fra le tre aree di spesa. Contro un modello di riferimento che prevede 40-30-30 per personale, esercizio e investimento , due anni fa eravamo arrivati a 72-15-12 e puntavamo quest&#8217;anno a 59-17-23. Adesso torneremo pesantemente indietro. La rigidit\u00e0 del Bilancio della Difesa, infatti, non lascia quasi nessun margine di manovra se non si realizza un radicale cambiamento del modello di difesa.<\/p>\n<p>Fra le tre aree di attivit\u00e0 e di spesa, quella del Personale \u00e8 ovviamente la pi\u00f9 rigida. La parte \u201cflessibile\u201d \u00e8 legata al reclutamento. Ridurlo o bloccarlo significa, per\u00f2, non alimentare pi\u00f9 il flusso di giovani a ferma breve che consentono il turn-over delle missioni internazionali e di aspiranti ufficiali che servono per svecchiare lo strumento, evitando salti generazionali. Quella dell&#8217;Esercizio \u00e8 la pi\u00f9 elastica anche perch\u00e9 fatta in parte di contratti limitati nel tempo, ma non per questo meno importanti.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere, a questo proposito, esemplificativo guardare alla spesa per il carburante. \u00c8 evidente che solo con contratti a lungo termine ci si pu\u00f2 tutelare dagli aumenti, spesso legati a fenomeni speculativi, ma per farlo bisognerebbe poter contare su una programmazione finanziaria certa e pluriennale e su una pianificazione delle attivit\u00e0 militari altrettanto certa e pluriennale, a parte, naturalmente, le emergenze. Il cliente, inoltre, dovrebbe poter pagare entro tempi ragionevoli senza scaricare sui fornitori extra-costi finanziari.<\/p>\n<p>Nel caso italiano, invece, mancano tutti questi presupposti e l&#8217;acquisto deve essere fatto a breve termine con pagamenti a lungo termine. Il risultato \u00e8 che, con i pochi fondi disponibili e con i tagli improvvisi e imprevisti, manca il carburante necessario per l&#8217;addestramento e per le stesse attivit\u00e0 istituzionali. Non meraviglia, quindi, che lo scorso anno la nostra unica portaerei, la Garibaldi, ammiraglia della flotta, abbia passato in mare solo sessanta giorni. Quella dell&#8217;Investimento, infine, \u00e8 vincolata dai programmi internazionali in corso e dai contratti gi\u00e0 stipulati. A saltare sono solo i programmi nuovi, il che significa interrompere l&#8217;ammodernamento tecnologico degli equipaggiamenti in dotazione, e i contratti che, per diverse ragioni, sono ancora in via di definizione, indipendentemente dalla loro importanza ed urgenza.<\/p>\n<p><b>L\u2019inconsapevolezza di Penelope<\/b><br \/>\nTutto questo avviene, facendo emergere la contraddizione fra lo Stato che come acquirente taglia le commesse e lo Stato che nell&#8217;interesse del sistema-paese cerca di sostenere le esportazioni militari italiane. Come se in questo specifico settore fosse possibile vendere a Forze Armate di altri paesi equipaggiamenti che non siano adottati ed utilizzati dalle nostre Forze Armate. Ancora pi\u00f9 clamorosa, dato che coinvolge direttamente ed esclusivamente il Ministero dell&#8217;Economia, \u00e8 la contraddizione fra lo Stato che per mantenere la quota attuale del capitale di Finmeccanica si prepara ad investire 250 milioni di euro nel prossimo aumento di capitale e lo stesso Stato che riduce il volume degli ordini, in gran parte destinati proprio a Finmeccanica.<\/p>\n<p>Come Penelope con la sua tela, lo Stato sembra voler costruire di giorno e distruggere di notte quello che ha fatto o, sarebbe meglio dire, costruire un giorno e distruggere il giorno dopo. Ma Penelope lo faceva volontariamente. Ora, invece, tutto avviene in modo caotico e senza la consapevolezza delle conseguenze sul piano nazionale ed internazionale.<\/p>\n<p>In questo quadro \u00e8 necessario che il Ministro e il Governo trovino il tempo e la volont\u00e0 per affrontare seriamente il nodo della difesa all&#8217;interno di una strategia che contemperi il controllo della spesa pubblica con le esigenze della sicurezza e della difesa e con l&#8217;attivit\u00e0 del principale gruppo italiano operante nel settore delle tecnologie avanzate. Il problema non \u00e8 congiunturale, ma strutturale. Non si pu\u00f2 risolvere sul piano contabile, ma solo su quello politico-militare.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il nostro paese non \u00e8 in grado di perseguire un modello di difesa basato sulle esigenze strategiche di sicurezza e difesa e sul ruolo che vuole svolgere a livello internazionale, seppur condizionato dal quadro economico-finanziario. L&#8217;unico modello realisticamente perseguibile \u00e8 quello basato sulle disponibilit\u00e0 finanziarie. A cui bisogner\u00e0 piegare ambizioni e preoccupazioni con buona pace di chi vorrebbe, giustamente, vedere l&#8217;Italia adeguatamente tutelata di fronte alle minacce, reali e potenziali, e considerata fra le nazioni che contano, sul piano europeo e su quello internazionale. Le Forze Armate possono offrire, al vertice politico un ventaglio di opzioni sul modello di difesa sostenibile, ma hanno bisogno di certezze e di sostegno nel momento in cui molte scelte dolorose dovranno essere messe in pratica.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque preferibile una soluzione di pi\u00f9 basso profilo politico internazionale, ma efficiente, piuttosto che tornare ad un passato che nessuno rimpiange, con troppi uomini, poco addestrati e peggio equipaggiati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione del governo di tagliare la spesa pubblica coinvolge pesantemente anche il Ministero della Difesa, prevedendo una riduzione di due miliardi di euro in un triennio su quanto gi\u00e0 previsto e, ancora pi\u00f9 grave, di altrettanti sulla previsione richiesta per l&#8217;anno prossimo, interrompendo il faticoso recupero messo in atto nell&#8217;ultimo biennio. 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