{"id":64521,"date":"2008-11-07T16:42:49","date_gmt":"2008-11-07T15:42:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64521"},"modified":"2017-11-03T15:39:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:23","slug":"la-crisi-finanziaria-e-le-industrie-strategiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/la-crisi-finanziaria-e-le-industrie-strategiche\/","title":{"rendered":"La crisi finanziaria e le industrie strategiche"},"content":{"rendered":"<p>La profonda crisi finanziaria che stiamo attraversando e il conseguente crollo delle borse sta riproponendo, fra il resto, il problema di come mantenere il controllo delle industrie strategiche ed evitare scalate sgradite. \u00c8 un problema che soprattutto nell\u2019ultimo decennio ha richiamato una sempre maggiore attenzione, soprattutto per tre ragioni: internazionalizzazione e maggiore apertura dei mercati finanziari, impetuosa crescita dei \u201cfondi sovrani\u201d e di nuovi gruppi industriali e finanziari non occidentali, necessit\u00e0 dei grandi gruppi di trovare sul mercato nuovi capitali.<\/p>\n<p><b>Aereospazio, sicurezza e difesa<\/b><br \/>\nQuesto rischio non riguarda solo le imprese dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa, ma \u00e8 in questi settori che assume una particolare rilevanza. Agli aspetti strategici sul piano economico e politico si sommano, infatti, quelli militari. Oltre tutto \u00e8 questo il settore che si \u00e8 aperto pi\u00f9 recentemente al mercato ed \u00e8 anche \u201cappetibile\u201d sul piano dei margini e dei ritorni sugli investimenti.<\/p>\n<p>Va, per\u00f2, tenuto presente che la componente tecnologica e industriale rappresenta uno dei tre vertici del sistema-difesa, insieme alla politica militare, definita da Governo e Parlamento, e alla componente operativa, costituita dalle Forze Armate e dalla loro organizzazione. Mantenerne il controllo significa assicurare che le attivit\u00e0 \u201cchiave\u201d continuino ad essere svolte sul territorio nazionale, vengano sviluppate tenendo il passo con l\u2019innovazione di processo e di prodotto, non vengano utilizzate per esportare tecnologia e prodotti, sotto qualsiasi forma, verso destinazioni non gradite per ragioni militari o strategiche.<\/p>\n<p>In passato il problema \u00e8 stato risolto attraverso il controllo delle imprese da parte di gruppi industriali o finanziari nazionali, spesso familiari o semi-familiari e in ogni caso profondamente radicati su quel mercato, o da parte dello Stato, a livello centrale o periferico o tramite istituzioni ed enti da esso dipendenti. In pratica lo Stato-azionista ha assicurato insieme i mezzi finanziari per la crescita e il controllo nazionale delle imprese. Ma la formazione degli attuali grandi gruppi industriali ha da tempo richiesto il ricorso al mercato per trovare i mezzi finanziari necessari alla loro crescita. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito il modello delle grandi imprese, e non solo di queste, \u00e8 diventato la public company. In Francia, Italia e Spagna lo Stato ha continuato a svolgere il ruolo di azionista di riferimento, anche se, dopo le privatizzazioni, non pi\u00f9 di maggioranza. In Svezia permane un controllo privato, cos\u00ec come in Germania, dove per\u00f2 un ruolo importante \u00e8 svolto anche dai Land. Ma tutti i grandi gruppi europei hanno ormai la maggior parte del capitale quotato in borsa.<\/p>\n<p><b>Come funziona negli altri paesi<\/b><br \/>\nNegli Stati Uniti da molti decenni sono stati, quindi, definiti specifici sistemi per controllare eventuali acquisti esteri di imprese ritenute strategiche. Pi\u00f9 recentemente si sono aggiunti altri paesi europei, prima Regno Unito e Francia, poi Germania, Spagna e altri. Le procedure sono diverse, ma hanno alcuni tratti comuni: un controllo caso per caso in cui il margine di valutazione \u201csoggettivo\u201d da parte dell\u2019Autorit\u00e0 politica \u00e8 molto elevato; il coinvolgimento dei massimi livelli politici; la possibilit\u00e0 di calibrare le misure di tutela in ragione del rischio.<\/p>\n<p>\u00c8, infatti, chiaro che le situazioni sono, insieme, imprevedibili e altamente differenziate. Le soluzioni non possono pertanto essere pianificate in teoria, ma devono essere costruite in ogni specifico caso. Basti pensare alle differenze legate alla natura della produzione o alla provenienza dell\u2019investimento estero o alla sua tipologia o, ancora, alla sua dimensione. Flessibilit\u00e0 della risposta e valutazione caso per caso sembrano essere due componenti essenziali di ogni antidoto.<\/p>\n<p>Al valore attuale delle azioni, quote consistenti potrebbero essere acquistate da imprese, banche e istituzioni finanziarie estere. In alcuni casi, come per Finmeccanica, vi sono dei limiti, inseriti nello Statuto, alla dimensione delle quote acquistabili da singoli azionisti (il 3%), ma possono essere superati con l\u2019assenso del Governo. Il problema \u00e8, quindi, che se per ora la situazione italiana \u00e8 sotto controllo, l\u2019attuale quadro finanziario, oltre a creare qualche difficolt\u00e0 a Finmeccanica nel realizzare il piano finanziario legato all\u2019acquisizione dell\u2019americana Drs, impedisce un\u2019ulteriore privatizzazione che avrebbe potuto, invece, essere molto utile per le dissestate casse statali.<\/p>\n<p>Ai valori precedenti e, soprattutto, a quelli che erano previsti dalla maggior parte delle banche e degli analisti, la quota pubblica di Finmeccanica poteva rappresentare un vero \u201ctesoretto\u201d e, se si fosse creato un adeguato quadro di controllo sugli investimenti esteri nelle attivit\u00e0 strategiche, l\u2019ipotesi di una progressiva alienazione avrebbe potuto essere perseguita senza conseguenze negative.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 difficile da risolvere \u00e8, invece, il nodo di Fincantieri. Come noto, la sua privatizzazione \u00e8 stata da tempo decisa per far fronte alle esigenze di internazionalizzazione e consolidamento delle sue attivit\u00e0. Non si \u00e8 potuta realizzare a causa dell\u2019opposizione di una parte del sindacato e di una piccola parte del mondo politico che se ne \u00e8 fatto portavoce. Ma la necessit\u00e0 di reperire nuovi capitali resta e, anzi, \u00e8 destinata ad aumentare, anche per il ritardo con cui l\u2019operazione potr\u00e0 essere effettuata. Questo obiettivo si scontra, per\u00f2, oggi con le condizioni della borsa e con quello pi\u00f9 generale di come mantenere, seppur indirettamente, il controllo per lo meno delle attivit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Questo tema ha assunto, di conseguenza, un tratto ancora pi\u00f9 strategico perch\u00e9 non si pu\u00f2 certamente tornare indietro e \u201cnazionalizzare\u201d o mantenere nell\u2019area pubblica le imprese della difesa, ma non si pu\u00f2 nemmeno rischiare che finiscano sotto il controllo di investitori non affidabili e sgraditi.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 di una forte attenzione e di un tempestivo e continuo monitoraggio del mercato, anche attraverso un\u2019informale attivit\u00e0 di consultazione transatlantica che consenta lo scambio di informazioni riservate sui movimenti finanziari. Su questa stessa base si dovrebbero definire strategie condivise fra i Governi dei paesi pi\u00f9 impegnati nel campo dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa per attivare temporanei interventi pubblici a tutela dei settori strategici, pronti, per\u00f2, a tornare sul mercato non appena la tempesta finanziaria si sar\u00e0 placata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La profonda crisi finanziaria che stiamo attraversando e il conseguente crollo delle borse sta riproponendo, fra il resto, il problema di come mantenere il controllo delle industrie strategiche ed evitare scalate sgradite. \u00c8 un problema che soprattutto nell\u2019ultimo decennio ha richiamato una sempre maggiore attenzione, soprattutto per tre ragioni: internazionalizzazione e maggiore apertura dei mercati [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[72,80,82],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64521"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64521"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64521\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64522,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64521\/revisions\/64522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}