{"id":64524,"date":"2008-06-04T16:46:20","date_gmt":"2008-06-04T14:46:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64524"},"modified":"2017-11-03T15:40:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:43","slug":"leuropa-e-limmigrazione-la-pancia-contro-la-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/leuropa-e-limmigrazione-la-pancia-contro-la-testa\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa e l\u2019immigrazione: la pancia contro la testa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea \u00e8 il maggior polo di immigrazione al mondo. Dal 2002, si stima che i flussi netti abbiano oscillato tra 1,5 e 2 milioni ogni anno. Eppure non basta. Secondo la Commissione europea, malgrado l\u2019immigrazione, da qui al 2050 la popolazione in et\u00e0 lavorativa dovrebbe diminuire di 50 milioni di unit\u00e0: \u00e8 facile prevedere che questo dissanguamento demografico avr\u00e0 un impatto negativo sui livelli di crescita e di benessere. L\u2019immigrazione non pu\u00f2 essere la sola risposta, ma \u00e8 certamente una parte importante di essa. Tutte le classi dirigenti europee lo hanno capito, ma non si regolano di conseguenza: il prezzo politico sembra loro troppo elevato, meglio scaricarlo sui posteri.<\/p>\n<p><b>Tra contraddizioni e ambiguit\u00e0<\/b><br \/>\nIl risultato sono politiche gravemente contraddittorie e ambigue. Il 29 maggio scorso, Brice Hortefeux, ministro francese per \u201cl\u2019immigrazione, l\u2019integrazione, l\u2019identit\u00e0 nazionale e il co-sviluppo\u201d, ha presentato al Parlamento europeo un \u201cPatto per l\u2019immigrazione\u201d, a nome della presidenza semestrale francese che si apre il 1\u00b0 luglio: \u201cl&#8217;Europa non pu\u00f2 accogliere dignitosamente tutti quelli che sognano il suo Eldorado\u201d, ha detto. Appena il giorno prima, per\u00f2, il Presidente francese aveva annunciato che, da luglio, la Francia aprir\u00e0 le porte ai lavoratori polacchi e degli altri sette paesi dell\u2019Europa orientale entrati nella Ue nel 2004.<\/p>\n<p>L\u2019aspirazione \u00e8 chiara: soddisfare gli <i>skill shortage <\/i>ormai pressanti con immigrati <i>choisis <\/i>(e non <i>subis<\/i>, secondo lo slogan vincente di Sarkozy in campagna elettorale), in quanto ritenuti culturalmente pi\u00f9 affini, mediamente pi\u00f9 istruiti e presumibilmente pi\u00f9 propensi a tornare a casa, a fine carriera. Peccato sia un disegno tardivo, visto che la stessa scelta l\u2019avevano gi\u00e0 compiuta la Gran Bretagna, l\u2019Irlanda e la Svezia quattro anni fa, drenando centinaia di migliaia di giovani braccia e menti preziose, soprattutto dalla Polonia. Oggi invece, a Varsavia, si registra un\u2019inversione di tendenza: partenze in netto calo, ritorni avviati. \u00c8 probabile che la <i>Ostpolitik <\/i>migratoria dell\u2019Eliseo si traduca in un buco nell\u2019acqua.<\/p>\n<p>Neppure il governo italiano pu\u00f2 permettersi una politica di \u201cimmigrazione zero\u201d. Anche qui la linea che sembra affermarsi \u00e8 quella paternalistica dell\u2019immigrato \u201cbuono\u201d. Non and\u00f2 diversamente nel 2001-2002 quando, dopo alcuni mesi di roboanti proclami, venne infine adottata \u201cla madre di tutte le regolarizzazioni\u201d. Per ora, si parla soltanto di aprire uno spiraglio per una parte del mezzo milione di lavoratori di cui imprese e famiglie chiesero invano l\u2019assunzione con i tre <i>click day <\/i>di fine 2007. I criteri limitativi che pare verranno applicati (cio\u00e8, solo \u201cbadanti\u201d la cui richiesta di assunzione proviene da famiglie italiane) rivelano una concezione ottocentesca della societ\u00e0, ma segnalano anche l\u2019impraticabilit\u00e0 di promesse come: \u201cmai pi\u00f9 regolarizzazioni!\u201d.<\/p>\n<p>Nella Ue, la contraddizione tra il fabbisogno e la disponibilit\u00e0 ad accogliere \u00e8 particolarmente lacerante, ma il resto del mondo non sta molto meglio. L\u2019incapacit\u00e0 di \u201cvendere\u201d al Congresso la sua riforma dell\u2019immigrazione, che comportava anche caute aperture per ingressi temporanei e regolarizzazioni, \u00e8 stato uno dei fallimenti pi\u00f9 gravi di Bush junior sul fronte interno. In Russia &#8211; ormai il secondo paese di immigrazione al mondo &#8211; la drammatica carenza di manodopera in vasti settori (i soliti: costruzioni, pulizie, turismo, quei lavori duri e sporchi senza i quali una metropoli si ferma) ha imposto una svolta rivoluzionaria: dopo anni di rigore poliziesco e un fallito tentativo di regolarizzazione (2005), nel gennaio 2007 Putin ha deciso una liberalizzazione condizionata dell\u2019accesso al mercato del lavoro per i cittadini della Confederazione degli Stati Indipendenti (Csi), Caucaso e Asia centrale soprattutto. Da allora, in poco pi\u00f9 di un anno, oltre un milione di lavoratori stranieri si sono regolarizzati.<\/p>\n<p><b>Interessi nazionali e <i>coopetition <\/i>europea<\/b><br \/>\nL\u2019Europa migratoria \u00e8 un mosaico sconnesso. Comprende grandi importatori di manodopera <i>low skilled<\/i>, come molti paesi mediterranei, e stati tuttora refrattari all\u2019immigrazione da lavoro, come pi\u00f9 o meno tutto il cuore renano, dai Pirenei all\u2019Oder-Neisse; vi convivono paesi che hanno disinvoltamente sanato milioni di persone e altri per cui la parola stessa \u201cregolarizzazione\u201d suona come un anatema. Le polemiche francesi contro Zapatero, in occasione della <i>normalizaci\u00f3n <\/i>di massa del 2005, rimangono negli annali. E infine l\u2019Europa a 27 accoglie anche importanti paesi di emigrazione, Polonia e Romania <i>in primis<\/i>, la cui sensibilit\u00e0 e le cui priorit\u00e0 sono certo diverse da quelle dei paesi di destinazione. Ne \u00e8 stato un esempio l\u2019aspro scambio di accuse tra Roma e Bucarest intorno ai discutibilissimi progetti anti-romeni del nuovo governo italiano che, tra l\u2019altro, riducono la cittadinanza europea alla dimensione censuale.<\/p>\n<p>Il giro di vite deciso con il pacchetto sicurezza adottato dal Consiglio dei ministri di Napoli ha innescato un pesante battibecco con esponenti del governo di Madrid, la cui <i>vis polemica <\/i>nasceva probabilmente anche dal timore di un possibile ri-orientamento verso la penisola iberica dei flussi irregolari dissuasi dall\u2019esibizione muscolare italiana; d\u2019altra parte, un effetto analogo era stato registrato negli anni scorsi dall\u2019Italia, quando l\u2019entrata in funzione del sistema radar Sive sulle coste andaluse aveva determinato un\u2019impennata degli sbarchi di marocchini in Sicilia.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi che la famosa \u201cpolitica migratoria comune\u201d, che esiste sulla carta da quasi un decennio, fatichi a materializzarsi nella realt\u00e0. Come in altri ambiti del processo di integrazione, siamo in una situazione di \u201c<i>coopetition<\/i>\u201d, ossia un mix di cooperazione e competizione. In certi campi, la cooperazione fa passi da gigante. L\u2019esempio principe \u00e8 la sicurezza: l\u2019Europa dei controlli migratori \u00e8 sempre pi\u00f9 unita, dotata di standard normativi comuni (particolarmente restrittivi quelli, appena concordati, in materia di espulsioni), di strutture di coordinamento (Frontex) e di leve finanziarie ad hoc (Fondo europeo per i rimpatri. Fondo per le frontiere esterne, ecc.).<\/p>\n<p>Ma la Commissione, sembra consapevole che tutto questo non basta; anzi, che <i>solo questo <\/i>pu\u00f2 divenire controproducente. Rassicurare l\u2019opinione pubblica con strumenti repressivi pu\u00f2 rinviare le tensioni, ma pu\u00f2 anche alimentare un\u2019esplosione xenofoba e antipolitica, quando le misure pi\u00f9 draconiane avranno rivelato la loro sostanziale incapacit\u00e0 di gestire il fenomeno.<\/p>\n<p>Nelle sue Conclusioni di marzo 2008, il Consiglio europeo dice di attendere \u201ccon interesse la proposta della Commissione relativa ad una Agenda sociale rinnovata, che dovrebbe tenere conto delle nuove realt\u00e0 sociali e lavorative dell&#8217;Europa e affrontare i problemi relativi ai giovani, all&#8217;istruzione, ai flussi migratori e alla situazione demografica nonch\u00e9 il dialogo interculturale\u201d. Con lo stesso documento, la Commissione \u00e8 stata invitata a presentare \u201cuna valutazione esauriente dei futuri bisogni europei per quanto riguarda le competenze fino al 2020, che tenga conto delle ripercussioni dei cambiamenti tecnologici e dell&#8217;invecchiamento della popolazione, e a proporre iniziative per anticipare le esigenze future\u201d. Era ora!<\/p>\n<p>Insomma, una grande operazione di <i>mainstreaming<\/i> (cio\u00e8 di inserimento fisso e organico in agenda) dell\u2019immigrazione, quella legale e stabile, nelle politiche economiche e sociali dell\u2019Unione sembra in gestazione. C\u2019\u00e8 da sperare che questo avvenga davvero, e che la testa sappia ancora parlare alla pancia, altrimenti l\u2019Europa, un po\u2019 come nell\u2019apologo di Menenio Agrippa, rischia di venire lacerata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea \u00e8 il maggior polo di immigrazione al mondo. 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