{"id":64526,"date":"2008-12-19T16:46:57","date_gmt":"2008-12-19T15:46:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64526"},"modified":"2017-11-03T15:39:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:16","slug":"lue-verso-un-mercato-unico-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/lue-verso-un-mercato-unico-della-difesa\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue verso un mercato unico della difesa"},"content":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo ha approvato il 16 dicembre una Direttiva sui trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari. Spetter\u00e0 agli Stati membri, dopo un ultimo formale passaggio nel Consiglio europeo, applicarla entro tre anni a livello nazionale. Dall\u2019inizio del prossimo decennio sar\u00e0, quindi, possibile cominciare a considerare il mercato europeo della difesa non pi\u00f9 come la somma di 27 mercati nazionali, ma come un mercato continentale. Questo non avverr\u00e0 immediatamente: agli Stati membri viene lasciato un ampio margine di flessibilit\u00e0 e, quindi, \u00e8 probabile che ci si sposter\u00e0 dalla forma pi\u00f9 rigida di controllo verso quella pi\u00f9 aperta solo gradualmente, man mano che aumenter\u00e0 la fiducia reciproca e maturer\u00e0 l\u2019esperienza nell\u2019applicazione della nuova normativa. Un ruolo fondamentale sar\u00e0 giocato dai sei paesi che partecipano all\u2019Accordo Quadro\/Loi (fra cui l\u2019Italia), che sono i pi\u00f9 coinvolti in questo settore e che da otto anni stanno conducendo un\u2019esperienza comune verso l\u2019integrazione dei rispettivi mercati nazionali.<\/p>\n<p>Dopo pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, anche il settore della difesa comincer\u00e0 ad entrare nella logica del mercato comune. Si verr\u00e0 cos\u00ec a rimuovere uno dei limiti che l\u2019hanno fino ad ora caratterizzato &#8211; tanto pi\u00f9 grave in quanto la difesa rappresenta uno dei settori a elevata tecnologia in cui l\u2019Europa svolge un ruolo importante. \u00c8 un processo impegnativo, che andr\u00e0 seguito con attenzione. Il segnale \u00e8 per\u00f2 importante: il rafforzamento dell\u2019Europa della difesa che si intende realizzare con l\u2019applicazione di questa direttiva indica che ci si sta movendo sulla strada del completamento dell\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>Nel nostro continente gli attuali grandi gruppi transnazionali della difesa, gli unici in grado di competere e collaborare con i grandi gruppi americani, si sono costituiti fra la fine dello scorso decennio e quello attuale. Le loro dimensioni e la loro presenza geografica richiedono un corrispondente mercato integrato continentale. Fino ad oggi, invece, non hanno potuto realizzare quella razionalizzazione delle loro capacit\u00e0 tecnologiche e produttive che rappresenta una delle ragioni dei processi di concentrazione. Per il trasferimento di un prodotto da uno stabilimento all\u2019altro sono stati invece applicati fino ad oggi controlli non molto diversi da quelli in vigore per la vendita a paesi terzi. Ci\u00f2 ha scoraggiato, la riorganizzazione dei gruppi industriali della difesa sulla base dei centri di eccellenza. Alla loro concentrazione finanziaria e gestionale, oltre che di direzione strategica, non ha corrisposto un adeguamento della struttura produttiva. Di ci\u00f2 ha risentito non poco la loro competitivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il frazionamento del mercato ha rappresentato un ostacolo insormontabile alla crescita anche per le Pmi. Il costo gestionale e il tempo richiesto per le autorizzazioni non si concilia con una ridotta dimensione di impresa. E la mancanza di garanzie insieme all\u2019incertezza sui tempi burocratici hanno continuato a far privilegiare i sub-fornitori nazionali invece che quelli pi\u00f9 competitivi a livello europeo.<\/p>\n<p><b>Cosa prevede la nuova direttiva<\/b><br \/>\nLa nuova Direttiva comincia a por fine a questo stato di cose. Prevede tre forme di autorizzazione: licenza generale, globale e individuale. La prima consentir\u00e0 il trasferimento di tutti i prodotti selezionati da ciascun paese (soprattutto quelli meno \u201csensibili\u201d) negli altri paesi europei a condizione che siano utilizzati dalle Forze Armate o che siano ricevuti da imprese \u201ccertificate\u201d dal proprio governo. La seconda permetter\u00e0 il trasferimento di uno specifico elenco di prodotti fra specifiche societ\u00e0 (ad esempio, appartenenti ad uno stesso gruppo industriale o partecipanti ad un programma di collaborazione). La terza (l\u2019unica utilizzata oggi in quasi tutti i paesi europei) rester\u00e0 limitata ad operazioni singole (soprattutto quelle che coinvolgono prodotti \u201csensibili\u201d).<\/p>\n<p>Ogni paese rester\u00e0 libero di fissare limitazioni alle esportazioni verso paesi non-europei, ma la logica del nuovo sistema \u00e8 quella di delegarne la responsabilit\u00e0 al paese in cui l\u2019equipaggiamento viene integrato. La nuova Direttiva sposta la responsabilit\u00e0 verso le imprese sulla base di una loro certificazione preventiva, di un loro impegno a gestire e mantenere la documentazione relativa alle operazioni effettuate e della possibilit\u00e0 di controlli successivi da parte delle Autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l\u20198 dicembre il Consiglio Affari generali dell\u2019Ue ha approvato una Posizione Comune sulle regole comuni riguardanti il controllo delle esportazioni delle tecnologie ed equipaggiamenti militari con cui si render\u00e0 vincolante il Codice di condotta per le esportazioni militari adottato nel 1998. Da qui l\u2019impegno di tutti gli Stati membri a recepire nella propria normativa nazionale le regole e le procedure che da dieci anni sono alla base di questa prima forma di politica di esportazione europea.<\/p>\n<p>La Francia, anche per la responsabilit\u00e0 che le compete in quanto Presidente di turno dell\u2019Ue, ha rinunciato al veto (legato all\u2019embargo verso la Cina) che aveva impedito all\u2019Ue di assumere questa decisione. In questo modo si completer\u00e0 il nuovo sistema europeo di controllo delle esportazioni assicurando un maggiore grado di omogeneit\u00e0 alla politica di esportazione europea e prevenendo un eccesso di \u201climitazioni\u201d in base alla Direttiva.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nL\u2019Italia ha giocato un ruolo di primo piano in queste iniziative europee. Governo ed amministrazioni sono state da sempre consapevoli della necessit\u00e0 di questo cambiamento, ma anche della difficolt\u00e0 di ammodernare la normativa nazionale in assenza di un vincolo esterno europeo. Hanno, quindi, sostenuto fin dall\u2019inizio le istituzioni europee, sotto il diretto coordinamento della Presidenza del Consiglio. Adesso il lavoro si sposta a Roma perch\u00e9 bisogner\u00e0 finalmente adeguare la legge 185 che dal 1990 regola i controlli sulle esportazioni militari a tutti gli impegni nel frattempo assunti a livello europeo: la Posizione Comune del Consiglio europeo sull\u2019intermediazione nel campo degli armamenti del 23 giugno 2003; l\u2019emendamento all\u2019art. 16 dell\u2019Accordo Quadro\/Loi fra i sei Paesi europei (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Svezia e Spagna) approvato il 13 marzo 2008; la Posizione Comune del Consiglio europeo sul controllo delle esportazioni delle tecnologie ed equipaggiamenti militari; la Direttiva europea sui trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari.<\/p>\n<p>Nel contempo bisogner\u00e0 anche rimuovere due dei maggiori limiti della legge in vigore: il primo riguarda l\u2019inclusione dei programmi di collaborazione intergovernativa nel campo di applicazione della legge che provoca un inutile sovraccarico di lavoro (per le loro caratteristiche i programmi intergovernativi non possono essere sottoposti ai normali controlli); il secondo riguarda la pesantezza procedurale burocratica che provoca inutili extra-costi, ritardi e difficolt\u00e0 interpretative.<\/p>\n<p>Il cambiamento comporter\u00e0 una rivoluzione copernicana nel nostro sistema di controllo. Da un\u2019impostazione tutta concentrata sulle verifiche ex-ante della documentazione bisogner\u00e0 passare ad una ex-post che presuppone anche un\u2019attivit\u00e0 ispettiva. Da un controllo burocratico-poliziesco sui requisiti delle imprese bisogner\u00e0 passare ad un controllo di qualit\u00e0 sulle loro capacit\u00e0 di gestire internamente le procedure inerenti i trasferimenti di tecnologie e prodotti. Da due forme di licenza (ma una non \u00e8 mai stata attuata) bisogner\u00e0 passare a tre forme di licenza, pi\u00f9 le due particolari legate all\u2019Accordo Quadro\/Loi.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 di una legge completamente nuova, in linea con la nuova impostazione generale che punta a limitarne il contenuto ai principi generali e a rinviare alla normativa secondaria la definizione delle procedure e degli aspetti tecnici. Dovr\u00e0 essere una legge all\u2019altezza dei tempi che tenga conto dei cambiamenti intervenuti nello scenario europeo ed internazionale e che sia in grado di conciliare le esigenze di sicurezza con quelle del mercato e delle imprese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo ha approvato il 16 dicembre una Direttiva sui trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari. Spetter\u00e0 agli Stati membri, dopo un ultimo formale passaggio nel Consiglio europeo, applicarla entro tre anni a livello nazionale. 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