{"id":64534,"date":"2009-04-14T16:54:49","date_gmt":"2009-04-14T14:54:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64534"},"modified":"2017-11-03T15:39:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:01","slug":"programma-jsf-una-scelta-strategica-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/programma-jsf-una-scelta-strategica-per-litalia\/","title":{"rendered":"Programma JSF, una scelta strategica per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Le Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato hanno espresso la scorsa settimana parere favorevole sulla partecipazione italiana al programma di produzione del velivolo <i>F-35 Lightning II <\/i>(JSF). Dopo un dibattito svoltosi in tempi rapidi a causa della concomitanza con il terremoto in Abruzzo e della scadenza ravvicinata per esprimere il parere consultivo, la maggioranza \u00e8 stata compatta nel sostenere la proposta del governo e l\u2019opposizione si \u00e8 attestata sull\u2019astensione.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima ha cos\u00ec evitato di cedere alle sirene dei movimenti pacifisti e di qualche esponente pi\u00f9 oltranzista che chiedevano un voto contrario. Sarebbe stata una prova di incoerenza e di pressappochismo soprattutto per le ragioni addotte dagli oppositori del programma: natura \u201coffensiva\u201d del velivolo (come se le armi non lo fossero tutte), subordinazione all\u2019industria americana (come se con qualche punto percentuale di partecipazione ad un programma si potesse decidere alla pari), insufficienti ritorni industriali (come se dovessero essere garantiti in una logica assistenziale), mancata preferenza europea (come se fosse possibile impiegare l\u2019Eurofighter nelle stesse missioni con le stesse prestazioni).<\/p>\n<p>L\u2019astensione \u00e8 stata motivata principalmente con il contemporaneo annuncio dell\u2019istituzione da parte del Ministro della Difesa di una commissione interministeriale per la riorganizzazione del nostro sistema di difesa e sicurezza. Questo avrebbe suggerito, secondo l\u2019opposizione, di non varare programmi di grandi dimensioni, come il JSF, che finiscono col vincolare le future decisioni. Osservazione non priva di fondamento, che \u00e8 stata tuttavia superata dalla necessit\u00e0 di prendere una decisione tempestiva in merito alla realizzazione della<i>Final Assembly &amp; Check Out<\/i> (Faco) presso l\u2019aeroporto militare di Cameri, uno degli elementi portanti della strategia italiana. In ogni caso \u00e8 evidente che, invece, in termini di dimensioni anche questo programma dovr\u00e0 essere valutato, come tutti gli altri, nel quadro del nuovo strumento militare che verr\u00e0 disegnato.<\/p>\n<p><b>Le ragioni strategiche del programma JSF<\/b><br \/>\nCi\u00f2 che invece il dibattito ha messo poco in luce \u00e8 il carattere strategico della scelta compiuta dall\u2019Italia. Ci\u00f2 non meraviglia perch\u00e9 in realt\u00e0 questo punto \u00e8 stato appena sfiorato sia dalla Difesa sia dalla maggioranza. In realt\u00e0 questo \u00e8 ed \u00e8 stato il terreno sul quale confrontarsi, fin da quando il Ministro Andreatta nel 1997 ha spinto le Forze Armate ad interessarsi all\u2019innovativo programma americano e l\u2019anno seguente il governo D\u2019Alema ad approvare la partecipazione alla prima fase dello sviluppo.<\/p>\n<p>Nella ricerca <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Quaderni\/Quaderni_31.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Il programma F-35 Joint Strike Fighter e l\u2019Europa<\/u><\/b><\/a> che lo IAI ha realizzato lo scorso anno questo aspetto era stato evidenziato, dimostrando che le esigenze delle Forze Armate comportavano l\u2019acquisizione di un centinaio di questi velivoli e che non vi erano serie e credibili alternative. Era stato inoltre ribadito che, per non disperdere il patrimonio tecnologico e industriale acquisito, con grande impegno di risorse, grazie al programma Eurofighter, era indispensabile sfruttare il programma JSF. I due obiettivi da conseguire erano cos\u00ec indicati: 1) avere non solo la capacit\u00e0 di integrazione del velivolo attraverso la Faco, ma anche una capacit\u00e0 di <i>Maintenance, Repair, Overhaul &amp; Upgrade<\/i> (MRO&amp;U) -, il che implica avere una maggiore visibilit\u00e0 sul programma; 2) coordinare il pi\u00f9 possibile la partecipazione europea in modo da rafforzare il peso collettivo presso i partner americani. In ambedue i casi il presupposto era, per\u00f2, quello di decidere tempestivamente la partecipazione al programma di acquisizione.<\/p>\n<p>Sul primo fronte l\u2019inizio dei lavori a Cameri non poteva essere ulteriormente rinviato. Non appena la firma del contratto sar\u00e0 autorizzata dal Ministro della Difesa si potr\u00e0 da una parte dare il via ai lavori, dall\u2019altra verificare pi\u00f9 nel dettaglio le intenzioni americane per quanto riguarda sia i trasferimenti tecnologici sia le attivit\u00e0 produttive. Ma non bisogna dimenticare che il principi a cui si attengono i nostri alleati in tutte le aree \u201csensibili\u201d \u00e8 quello del \u201cneed to know\u201d. In altri termini non si pu\u00f2 pretendere il trasferimento di conoscenze fino a quando non sono indispensabili per svolgere l\u2019attivit\u00e0 prevista. Questo significa che il processo di trasferimento sar\u00e0 progressivo e dovr\u00e0 esserne garantita la continuit\u00e0 nel tempo. Di qui il necessario forte impegno della Difesa verso il Governo e l\u2019industria americani per assicurare che agli impegni seguano i fatti. In questo quadro anche il Parlamento potr\u00e0 fare la sua parte ottenendo dal Governo regolari aggiornamenti che serviranno anche per fare pressione oltre oceano.<\/p>\n<p><b>Una sfida per l\u2019Europa<\/b><br \/>\nSul secondo fronte, quello europeo, solo una decisione italiana rende credibile l\u2019accordo gi\u00e0 siglato con l\u2019Olanda e la sua potenziale estensione ad altri partner europei. Avere in Italia l\u2019unico centro europeo per il mantenimento, il supporto logistico e l\u2019aggiornamento dei velivoli \u00e8 un asset per l\u2019intero Vecchio Continente e, grazie all\u2019europeizzazione del programma e, si auspica, dell\u2019industria aerospaziale, pu\u00f2 diventare una delle basi del rafforzamento delle capacit\u00e0 tecnologiche e industriali europee e, insieme, di una rinnovata e rafforzata collaborazione transatlantica. I paesi europei devono spingere verso una nuova impostazione di questo e di futuri eventuali programmi, accompagnando il piano bilaterale con quello bi-continentale. Vi sono, infatti, attivit\u00e0 che possono essere impostate e gestite in comune fra i paesi europei, coordinando le loro posizioni prima di definirle a livello transatlantico.<\/p>\n<p>Anche nel caso del JSF si sarebbe potuto ottenere sicuramente di pi\u00f9 se, invece di marciare in ordine sparso, si fosse fin dall\u2019inizio riconosciuto che i paesi europei non volevano sviluppare un programma autonomo alternativo e, quindi, la strada della collaborazione con gli americani era obbligata. Ma egoismi e velleit\u00e0 nazionali da una parte e indisponibilit\u00e0 ad investire di pi\u00f9 in sicurezza e difesa, dall\u2019altra, hanno portato ancora una volta l\u2019Europa a non decidere e a lasciare che ogni paese procedesse isolatamente. \u00c8 stata un\u2019occasione sprecata, ma ora, dopo la decisione italiana, qualche cosa si pu\u00f2 ancora fare anche su questo piano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato hanno espresso la scorsa settimana parere favorevole sulla partecipazione italiana al programma di produzione del velivolo F-35 Lightning II (JSF). 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