{"id":64536,"date":"2009-05-26T16:54:59","date_gmt":"2009-05-26T14:54:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64536"},"modified":"2017-11-03T15:38:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:54","slug":"luci-e-ombre-della-collaborazione-italia-usa-nella-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/luci-e-ombre-della-collaborazione-italia-usa-nella-difesa\/","title":{"rendered":"Luci e ombre della collaborazione Italia-Usa nella difesa"},"content":{"rendered":"<p>La collaborazione transatlantica nel mercato della difesa ha fatto registrare, nell\u2019ultimo mese, segnali sia positivi che negativi. Questa alternanza di elementi contraddittori ha creato un inevitabile clima di confusione, quasi di sbandamento, fra quanti riescono o devono concentrarsi su questi temi, sfuggendo alle assordanti campagne di opinione sulle tragicommedie nazionali. Non \u00e8, oltre tutto, facile guardare avanti in un paese abituato a vivere e decidere sul breve periodo. Ma i rapporti transatlantici riguardano le prospettive strategiche del nostro paese e devono, quindi, essere esaminati nel medio-lungo periodo. Questo vale anche per un segmento specifico come il mercato della difesa.<\/p>\n<p><b>I segnali positivi<\/b><br \/>\nIl 3 maggio \u00e8 entrato in vigore il nuovo <i>Memorandum of Understanding <\/i>(MoU) sul <i>Reciprocal Procurement for Defence<\/i>, firmato il 20 ottobre 2008 a Washington dai ministri della Difesa italiano e americano. Dando prova di un\u2019inaspettata efficienza, le nostre istituzioni sono riuscite a ratificare il nuovo accordo nel giro di sei mesi: un vero e proprio record nel campo dei trattati internazionali. Questo MoU sostituisce quello firmato nel 1978 che formalmente non \u00e8 mai stato ratificato dall\u2019Italia, nonostante riguardasse la collaborazione con il nostro principale alleato. In compenso sono stati ratificati la met\u00e0 degli ottanta accordi stipulati dall\u2019Italia nel campo della difesa, inclusi alcuni con paesi con i quali non abbiamo praticamente nessuna attivit\u00e0 comune e, per di pi\u00f9, impegnando in molte occasioni il Parlamento in lunghi e defatiganti dibattiti. Questo MoU \u00e8 destinato a fornire un\u2019adeguata cornice giuridica alle attivit\u00e0 della Difesa che coinvolgono gli Stati Uniti e a fare da ombrello ad alcuni accordi settoriali che, nel frattempo, sono stati realizzati.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 importante \u00e8 quello sulla <i>Security of Supply <\/i>entrato in vigore il 1? agosto 2006. Sulla sua base sessanta imprese italiane hanno sottoscritto il Codice di Condotta col nostro Ministero della Difesa che le fa entrare nel sistema di garanzie reciproche fra i due paesi. In questo modo sono considerate \u201caffidabili\u201d come fornitori sia del Dipartimento della Difesa (DoD), sia di eventuali imprese americane che le volessero utilizzare come sub-fornitori. Grazie a questo accordo, inoltre, l\u2019Italia \u00e8 esonerata dai vincoli \u201cprotezionistici\u201d americani che impongono un certo livello di contenuto americano in alcuni tipi di equipaggiamenti militari ed \u00e8 pi\u00f9 tutelata nell\u2019utilizzo di prodotti\/componenti di provenienza americana. Gi\u00e0 alla fine dello scorso anno una fornitura per le nostre Forze Armate ha potuto beneficiare di questa posizione privilegiata.<\/p>\n<p>Un secondo segnale positivo \u00e8 la disponibilit\u00e0 recentemente manifestata dal DoD di appoggiare la prossima richiesta italiana relativa alla riduzione dei controlli americani sulle loro esportazioni militari verso il nostro paese. La complessit\u00e0 e la rigidit\u00e0 della normativa Itar scoraggiano, infatti, una pi\u00f9 stretta collaborazione e rischiano anzi, di comprometterla in futuro. Quando, infatti, fra tre anni andr\u00e0 a regime la Direttiva europea sui trasferimenti intra-comunitari, l\u2019utilizzo di componenti americani in prodotti italiani ne impedir\u00e0 la libera circolazione nell\u2019Unione europea, sfavorendone la vendita. Gi\u00e0 da ora, inoltre, tale utilizzo danneggia le nostre imprese nell\u2019ambito dei programmi intergovernativi europei. Soprattutto di quelli che, come il Joint Strike Fighter (Jsf), hanno anche una parte basata sulla competizione, e anche nelle loro attivit\u00e0 svolte sul territorio americano, non consentendo poi un diretto ri-trasferimento delle innovazioni di prodotto e di processo in Italia. Non sar\u00e0 facile ottenere l\u2019auspicato allentamento dei controlli, come dimostra l\u2019esperienza inglese non ancora conclusa dopo tre anni, ma \u00e8 una strada obbligata per rafforzare la cooperazione transatlantica.<\/p>\n<p>Un terzo segnale positivo \u00e8 stato il parere favorevole del Parlamento sulla partecipazione italiana alla fase di produzione del velivolo F- 35\/JSF. Come \u00e8 gi\u00e0 stato <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1113\" target=\"blank\"><b><u>sottolineato su questa rivista<\/u><\/b><\/a>, si tratta di una decisione di fondamentale importanza per le Forze Armate italiane e per l\u2019industria, destinata a condizionarne il futuro. Anche se resta qualche problema da risolvere sul piano del nostro coinvolgimento industriale, dovuto alla non sufficiente attenzione e disponibilit\u00e0 della capo-commessa Lockheed Martin, in breve dovrebbe poter essere raggiunto un accordo definitivo. Ed \u00e8 proprio il carattere \u201cstrategico\u201d di questo accordo che dovrebbe consentire di superare sia gli ultimi ostacoli, sia le potenziali implicazioni derivanti dai segnali negativi che, nel frattempo, sono arrivati da oltre-oceano.<\/p>\n<p><b>Il rovescio della medaglia<\/b><br \/>\nIl primo segnale negativo \u00e8 la cancellazione della seconda fase del programma per l\u2019elicottero presidenziale VH 71. Al di l\u00e0 delle comprensibili preoccupazioni americane sull\u2019aumento dei costi, per altro dovuto alle loro continue <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1077\" target=\"blank\"><b><u>nuove richieste di cambiamenti<\/u><\/b><\/a>, resta il fatto che il programma, dopo essere stato il simbolo dell\u2019apertura del mercato americano alle imprese europee, rischia ora di diventarne il simbolo della chiusura. Nella storia del procurement americano vi sono state altre fasi di attacco a quello che viene definito \u201cimbarocchimento\u201d tecnologico (la poca attenzione al rapporto fra incremento dei costi e delle prestazioni e, a volte, l\u2019inutile esasperazione delle prestazioni richieste), ma desta perplessit\u00e0 la scelta dell\u2019elicottero VH 71 come \u201cagnello sacrificale\u201d. \u00c8 opinione diffusa che l\u2019Amministrazione americana abbia ampiamente sottovalutato le implicazioni politiche di questa sua decisione che va, per altro, a colpire proprio i due paesi europei che pi\u00f9 hanno scommesso su uno stretto rapporto con gli Usa, ovvero Italia e Regno Unito. Oltre tutto, l\u2019attuale elicottero andr\u00e0 presto sostituito e, a meno di non degradare le esigenze in modo sospetto, la macchina europea rester\u00e0 il migliore candidato.<\/p>\n<p>Il secondo segnale negativo \u00e8 il dimezzamento del programma per il velivolo da trasporto tattico C27J. Anche se \u00e8 presto per considerare questa decisione definitiva (i suoi effetti si sentiranno solo fra alcuni anni) e pur potendo essere compensata da vendite a paesi terzi via Foreign Military Sales (Fms), resta un problema di fondo legato alla credibilit\u00e0 dello stesso DoD come cliente. Quando il programma fu lanciato, gli unici due competitori (per altro europei) furono spinti a cercare partner americani sia per rispettare i previsti tempi di consegna, sia per adeguare il prodotto alle specifiche esigenze e tradizioni delle Forze Armate americane, sia per avere maggiore supporto politico dal Congresso. I loro piani si sono basati sulle dimensioni e sulla durata del programma inizialmente previsti. \u00c8 evidente che cambiare le carte in tavola a programma avviato comporta costi e difficolt\u00e0 che rischiano di ridurne il valore industriale, oltre che finanziario.<\/p>\n<p>Per consolidare un futuro mercato transatlantico della difesa \u00e8 necessario fare, quindi, molta attenzione ai segnali che possono derivare indirettamente da decisioni prese in base a altre considerazioni, perch\u00e9 si interviene su un rapporto ancora non consolidato e il rischio \u00e8 quello di scoraggiare proprio i paesi pi\u00f9 disponibili e interessati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collaborazione transatlantica nel mercato della difesa ha fatto registrare, nell\u2019ultimo mese, segnali sia positivi che negativi. 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