{"id":64540,"date":"2009-07-01T17:01:58","date_gmt":"2009-07-01T15:01:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64540"},"modified":"2017-11-03T15:38:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:49","slug":"la-crisi-in-iran-e-le-lenti-distorte-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/la-crisi-in-iran-e-le-lenti-distorte-delloccidente\/","title":{"rendered":"La crisi in Iran e le lenti distorte dell&#8217;Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Non avranno alcun esito le commissioni di indagine sul voto in Iran, cos\u00ec come \u00e8 lecito attendersi un rapido e progressivo assestamento dei tumulti che hanno interessato il paese dal controverso voto dello scorso 12 giugno. Una grande folla continua a partecipare alle innumerevoli proteste pubbliche, ed una ancora pi\u00f9 grande scandisce slogan ed urla <i>Allah-u Akbar<\/i> (Dio \u00e8 grande) dai tetti delle case. Esattamente come all\u2019epoca della rivoluzione, quando si sfidava il coprifuoco manifestando anche da casa, costringendo lo Sci\u00e0 nei suoi ultimi giorni a dire &#8216;io sento le vostre voci&#8217;.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 diverso, rispetto all\u2019epoca della rivoluzione, \u00e8 l\u2019assenza di una leadership rivoluzionaria, la presenza di uno Stato ben pi\u00f9 forte e determinato del fragile e traballante Trono del Pavone, e soprattutto, l\u2019assenza di una comune volont\u00e0 nel rovesciare completamente il sistema. Gli iraniani possono avere anche il desiderio di vedere annullate queste elezioni, molti desiderano certamente la fine della presidenza Ahmadinejad, ma la protesta per le strade non chiede la fine della Repubblica Islamica. Non si manifesta per sovvertire il sistema; si manifesta per trasformarlo e renderlo pi\u00f9 democratico. In un\u2019epoca senza certezze e caratterizzata da eventi imprevedibili e potenzialmente pericolosi, la solidit\u00e0 e la continuit\u00e0 dello Stato \u2013 soprattutto dello Stato che d\u00e0 lavoro \u2013 viene messa in discussione da pochi. Quel che \u00e8 certo, invece, \u00e8 che la Repubblica Islamica e la sua retorica rivoluzionaria sono oggi arrivate al capolinea.<\/p>\n<p><b>Corsi e ricorsi storici.<\/b><br \/>\nQuello del 12 giugno 2009, tuttavia, non \u00e8 il primo atto di forza della componente radicale per la conquista del potere. Un evento assolutamente simile accadde poco dopo la rivoluzione, nell\u2019ultima met\u00e0 del 1979. Subito dopo la caduta dello Sci\u00e0, infatti, vennero al pettine i nodi nella eterogenea compagine rivoluzionaria, composta da forze religiose di vario orientamento: nazionalisti, comunisti, islamico-marxisti, liberali e altre componenti minori. Superata la fase critica dello scontro con le truppe imperiali, le varie forze rivoluzionarie iniziarono a ragionare sul futuro assetto del paese dopo la fine della monarchia, e fu ben presto chiaro che la formula della Repubblica Islamica non accettava compromessi. La componente radicale all\u2019interno della compagine religiosa (composta in larga misura anche da ex esponenti delle altre forze politiche) comprese quindi come fosse assolutamente necessaria una <i>escalation<\/i>, per eliminare le altre forze politiche e accelerare il processo di affermazione della Repubblica Islamica. Due eventi contribuirono allora in questo processo, uno intenzionale e l\u2019altro fortuito. Il primo fu l\u2019occupazione dell\u2019ambasciata americana e la presa in ostaggio del personale diplomatico per 444 giorni, che determin\u00f2 la chiusura delle relazioni internazionali del paese. Il secondo fu invece l\u2019avvio della guerra con l\u2019Iraq, che permise di concentrare ogni sforzo in direzione della difesa del paese, lasciando ben poco spazio per il dibattito politico nazionale. Una guerra che avrebbe potuto durare meno, ma che costitu\u00ec il pilastro del consolidamento della Repubblica Islamica e della sua mistica islamica e rivoluzionaria. Eventi ricorrenti, quindi, quelli che in Iran portano alla radicalizzazione dello scontro politico al fine dell\u2019isolamento funzionale al consolidamento del potere. Ma che sono ogni volta forieri di importanti trasformazioni.<\/p>\n<p><b>Le lenti distorte dell\u2019Occidente<\/b><br \/>\nAnche in questa vicenda molti sono stati gli errori di lettura, frutto di stereotipi vecchi di trent\u2019anni o, peggio, dei <i>desiderata<\/i> occidentali. In primo luogo Mir Hossein Mouavi \u00e8 stato definito un riformista, attribuendo al candidato presidenziale un connotato politico in larga misura fuorviante. Mousavi \u00e8 un esponente culturale e politico della prima generazione della politica conservatrice iraniana. Ha poi aderito, sebbene in modo parziale, alle politiche riformiste dell&#8217;ex-presidente Khatami, sebbene mantenendo intatta la propria visione politica e la fedelt\u00e0 ai principi rivoluzionari e religiosi della Repubblica Islamica. Non ha mai propugnato alcuna revisione del sistema costituzionale, ed ha anzi cercato di distanziarsi nettamente da Khatami nella prima fase di queste ultime elezioni presidenziali, proprio per evitare di essere definito il \u201cdelfino di Khatami e del riformismo\u201d. Pochi hanno letto il suo programma politico, soprattutto al di fuori dell\u2019Iran, e molti l\u2019hanno votato non gi\u00e0 come espressione del riformismo bens\u00ec come soluzione anti-Ahmadinejad. Un voto dunque in larga misura di protesta, esattamente come quello che port\u00f2 alla presidenza Ahmadinejad contro Rafsanjani nel 2005.<\/p>\n<p>Un altro errore della stampa occidentale, \u00e8 la sopravvalutazione della dimensione rurale rispetto a quella urbana. Mentre infatti nel 1979 non si tenne conto della dimensione rurale del fenomeno rivoluzionario, oggi si tende ad attribuire alla stessa un peso che \u00e8 ormai nettamente diminuito. Oltre il 70% della popolazione iraniana vive infatti nelle citt\u00e0, e l\u2019influenza delle popolazioni urbane sugli eventi \u00e8 certamente maggiore del passato. La borghesia iraniana e le elite che beneficiano dallo <i>status quo<\/i> nel sistema politico vivono infatti in larghissima maggioranza nelle aree residenziali delle principali citt\u00e0, ed \u00e8 quindi tra queste che dovrebbe essere meno evidente l\u2019espressione del dissenso. Al contrario, alle proteste hanno partecipato esponenti di tutte le estrazioni sociali e di vari gruppi politici e religiosi.<\/p>\n<p>Un altro errore \u00e8 consistito infine nell\u2019attribuire alla protesta un carattere rivoluzionario che, al contrario, sino ad oggi non ha avuto. Manca un leader ed una leadership della protesta, e non \u00e8 certo possibile individuare in Mousavi il centro di gravit\u00e0 delle azioni spontanee che portano la folla a manifestare per strada. Manca un proposito politico alternativo a quello della Repubblica Islamica, e non \u00e8 individuabile in modo chiaro e definito quale sia lo scopo della protesta, a parte la richiesta di annullamento delle elezioni e la fine della presidenza di Ahmadinejad.<\/p>\n<p><b>Ed ora?<\/b><br \/>\nLe istituzioni della Repubblica Islamica hanno dimostrato di saper reagire alle crisi, e soprattutto di sapersi compattare nel momento del bisogno. Anche Ashemi Rafsanjani e Mohsen Rezai hanno aderito alla richiesta di invitare la folla a cessare le manifestazioni, ad accettare il voto ed a riconoscere l\u2019elezione di Ahmadinejad. Una richiesta, di fatto, per rinnovare il riconoscimento del ruolo della Guida Ali Khamenei, e far rientrare nei ranghi il sistema dopo una momentanea deviazione.<\/p>\n<p>Peser\u00e0 tuttavia come un macigno sulla Repubblica Islamica la data del 12 giugno 2009. Il sospetto di brogli non verr\u00e0 mai cancellato, e la legittimit\u00e0 delle istituzioni sar\u00e0 sempre e solo accettata <i>obtorto collo<\/i>, all\u2019interno ed all\u2019esterno del paese. Si pu\u00f2 affermare in un certo qual modo che la Repubblica Islamica dei \u201cpadri fondatori\u201d \u00e8 finita, ed ora sta transitando verso una fase nuova e non meglio definibile. Quello che appare maggiormente traumatico per il futuro sembra essere la possibilit\u00e0 di una progressiva perdita di legittimit\u00e0 del ruolo stesso della Guida Suprema, non tanto a livello popolare quanto sul piano politico. Dove ogni mutamento in tal senso porterebbe alla necessaria ridefinizione del principio espresso dal <i>velayat-e faqih<\/i> (la dottrina ideata da Khomeini secondo cui il giurista musulmano \u00e8 il principale esperto della <i>shari\u2019a<\/i>, la legge emanata da Dio, ed ha dunque l\u2019ultima parola anche sulle decisioni del Parlamento). Quello che \u00e8 certo \u00e8 che lo scontro, in questa occasione, \u00e8 stato combattuto quasi esclusivamente all\u2019interno della casa dei conservatori. Ed \u00e8 nella stessa casa che, col tempo, matureranno le scelte per la rigenerazione della politica e della sua classe dirigente. A poco serviranno anche i tentativi di attribuire all\u2019Occidente le responsabilit\u00e0 delle proteste e degli scontri, facendo ricorso allo stereotipo della cospirazione internazionale contro il paese \u2013 dove la Gran Bretagna rappresenta il male assoluto \u2013 e sar\u00e0 invece di fondamentale importanza per la sopravvivenza delle istituzioni saper dare una immediata risposta alle molteplici domande di stabilit\u00e0 e continuit\u00e0 espresse dalle masse. Sar\u00e0 invece ben pi\u00f9 difficile il dialogo dell\u2019Occidente con una leadership iraniana vincitrice ufficiale delle elezioni ma al tempo stesso sempre meno popolare all\u2019interno del paese. . Il rischio \u00e8 di rimanere bloccati tra la mancanza di coordinamento tra i paesi occidentali e l\u2019incoerenza delle politiche adottate dai diversi paesi europei.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1143\"><b><u>Iran al bivio, con o senza Ahmadinejad<\/u><\/b><\/a>, di S.Hunter<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non avranno alcun esito le commissioni di indagine sul voto in Iran, cos\u00ec come \u00e8 lecito attendersi un rapido e progressivo assestamento dei tumulti che hanno interessato il paese dal controverso voto dello scorso 12 giugno. 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