{"id":64545,"date":"2009-04-15T09:30:45","date_gmt":"2009-04-15T07:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64545"},"modified":"2017-11-03T15:39:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:00","slug":"luce-alla-fine-del-tunnel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/luce-alla-fine-del-tunnel\/","title":{"rendered":"Luce alla fine del tunnel?"},"content":{"rendered":"<p>Stiamo cominciando a vedere la luce alla fine del tunnel della crisi finanziaria esplosa nell\u2019estate 2007, ma da alcuni gi\u00e0 anticipata nel lontano inverno del 1999? Forse anche a ragione dell\u2019atmosfera pasquale (molto sentita negli Stati Uniti, specialmente in un anno come l\u2019attuale in cui \u2013 rara coincidenza \u2013 la ricorrenza cristiana e quella ebraica cadono negli stessi giorni), il Presidente Barack Obama ha parlato di non meglio specificati \u201cbarlumi\u201d.<\/p>\n<p>Questi timidi segnali positivi consisterebbero nell\u2019ipotetico superamento del \u201cpunto di svolta\u201d inferiore della crisi, di cui si inizierebbe ad intravedere la fase finale e la possibile ripresa. Quasi in contemporanea a questi annunci pasquali, tuttavia, due banche americane, una piccola ed una media, hanno portato i libri in tribunale; sono cos\u00ec saliti a 23 nel 2009 &#8211; a 51 dal 2007 &#8211; gli istituti di credito che hanno fatto fallimento.<\/p>\n<p><b>Nuovi strumenti per i salvataggi<\/b><br \/>\nPer arrestare una crisi che ha raggiunto le dimensioni di un\u2019epidemia, il governo americano starebbe pensando ad uno strumento in parte analogo ai cosiddetti \u201cTremonti bonds\u201d di cui si \u00e8 parlato in Italia e ai \u201cLiberty Bonds\u201d lanciati negli Usa addirittura al tempo della prima guerra mondiale: si tratterebbe dei \u201cfondi per il salvataggio\u201d delle banche (<i>bailout funds<\/i>), che verrebbero gestiti dalle finanziarie in miglior stato di salute e con la garanzia, almeno parziale, del governo federale. Le finanziarie emetterebbero obbligazioni per far s\u00ec che chi lo desidera (individui, famiglie ed imprese) possa partecipare ad operazioni alimentate con il gettito fiscale e, quindi, a carico di tutti i contribuenti. I \u201cbonds\u201d per i \u201csalvataggi\u201d pagherebbero rendimenti relativamente elevati, ma comporterebbero rischi maggiori dei titoli di Stato del Tesoro, ragion per cui entrerebbe in gioco una, almeno parziale, garanzia federale.<\/p>\n<p>L\u2019idea ha suscitato forti perplessit\u00e0 negli economisti del settimanale on line <i>The Economists\u2019 Voice<\/i>, mm-10497-6634875@bepress.com. Uno dei loro m\u00e2itre-\u00e0-penser, il Nobel Joseph Stiglitz, scrive che si tratta di un \u201cnuovo stratagemma per privatizzare utili e socializzare perdite\u201d. Le prospettive (peraltro ancora eventuali) dei \u201cbailout funds\u201d e dei nuovi \u201cbonds\u201d sarebbero uno degli elementi della ripresa delle borse in corso da met\u00e0 marzo, e che la stampa europea ancora stenta a riconoscere: nella quattro settimane prima di Pasqua, Piazza Affari ha recuperato il 34%, il DJ Eurostoxx 50 (uno dei pi\u00f9 seguiti indici europei) il 21% e lo S&amp;P500 di Wall Street il 22%. Soprattutto, mentre negli ultimi mesi erano i titoli energetici e delle telecomunicazioni a tirare (oppure solamente a tenere), adesso sono anche le azioni bancarie, nonostante la crisi di fiducia nel settore, a mostrare segni incoraggianti di ripresa.<\/p>\n<p><b>Non solo macroeconomia<\/b><br \/>\nSi commetterebbe un errore di prospettiva, per\u00f2, a porre troppo l\u2019accento sugli andamenti delle borse e sui titoli bancari in un periodo di tempo ridotto come quello di quattro settimane. Un lavoro appena completato dalla Banca mondiale ( World Bank Policy Research Working Paper No. 4807) passa in rassegna le determinanti finanziarie e macro-economiche della crisi, sottolineando le tensioni tra obiettivi e politiche a breve e medio-lungo termine, nonch\u00e9 le difficolt\u00e0 a leggere gli indicatori appropriati per prendere il polso alla crisi. Una serie di saggi sull\u2019ultimo fascicolo di <i>The Journal of Economic Perspectives<\/i> dedicato alle fasi iniziali della crisi, mette in risalto come le determinanti principali siano micro-economiche e quindi, suscettibili di essere influenzate da politiche pubbliche monetarie e di bilancio.<\/p>\n<p>Gli indicatori che meglio riescono a catturare gli aspetti micro e macro della crisi, fornendo indicazioni di dove si stia andando, sono quelli del commercio internazionale, che sta subendo la pi\u00f9 forte contrazione degli ultimi decenni (prevista tra il 7% ed il 9% nel solo 2009). I dati pi\u00f9 recenti relativi ai 15 maggiori paesi esportatori confermano il tracollo: nel febbraio scorso l\u2019eximport dei 15 ha segnato un valore di ben un terzo inferiore a quello dello stesso mese del 2008.<\/p>\n<p>Un saggio di Barry Eichengreen e Kevin 0\u2019 Rourke, \u201cA Tale of Two Depressions\u201d, evidenzia come il fatto stesso che il tracollo del commercio sia stato pi\u00f9 veloce oggi che nel 1929-30, sia un indicatore di un potenziale pi\u00f9 rapido di ripresa dell\u2019economia reale, sempre che non si cada nelle facili tentazioni del protezionismo. I dati pi\u00f9 recenti mostrano che il programma espansionista attuato in Cina sta dando i suoi frutti: nonostante la caduta complessiva per i 15, l\u2019export di Australia, Corea del Sud e Taiwan sta galoppando (alla volta della Cina) e le stesse esportazioni americane danno segni di ripresa (rispetto ai tre mesi precedenti). Un segnale timido, ma incoraggiante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stiamo cominciando a vedere la luce alla fine del tunnel della crisi finanziaria esplosa nell\u2019estate 2007, ma da alcuni gi\u00e0 anticipata nel lontano inverno del 1999? Forse anche a ragione dell\u2019atmosfera pasquale (molto sentita negli Stati Uniti, specialmente in un anno come l\u2019attuale in cui \u2013 rara coincidenza \u2013 la ricorrenza cristiana e quella ebraica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64545"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64545"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64545\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64546,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64545\/revisions\/64546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}