{"id":64548,"date":"2008-06-24T09:45:25","date_gmt":"2008-06-24T07:45:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64548"},"modified":"2017-11-03T15:40:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:41","slug":"leuropa-fra-dublino-e-lisbona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/leuropa-fra-dublino-e-lisbona\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa fra Dublino e Lisbona"},"content":{"rendered":"<p>Per andare dall\u2019Irlanda al Portogallo bisogna attraversare alcuni dei bracci di mare notoriamente pi\u00f9 pericolosi ed infidi della costa atlantica dell\u2019Europa. Sul naufragio della nave che avrebbe dovuto portare la ratifica del trattato di Lisbona si sono innestati almeno tre dibattiti, fra loro correlati, ma distinti.<\/p>\n<p><b>Due soli sbocchi alla crisi <\/b><br \/>\nIl primo riguarda la possibilit\u00e0 di salvare il trattato procedendo con tutte le altre ratifiche, per poi esplorare con l\u2019Irlanda una soluzione politica che permetterebbe un nuovo voto senza che ci\u00f2 comporti un rinegoziato sulla sostanza. \u00c8 la soluzione preconizzata dalla maggioranza dei responsabili europei. Si tratta di un atteggiamento logico e costruttivo; in quanto tale va sostenuto, a patto che non si trasformi in accanimento terapeutico. Non so quanto questa strada sia percorribile, n\u00e9 quali potrebbero essere i termini di una soluzione che permetterebbe agli irlandesi di tornare al voto.<\/p>\n<p>Alcuni analisti si sono lanciati in generosi tentativi di studiare soluzioni che permetterebbero di salvare il trattato anche senza la ratifica irlandese. Per quanto assurda la situazione che si \u00e8 creata e nonostante la comprensibile irritazione, dobbiamo lucidamente ammettere che nell\u2019attuale contesto dell\u2019Europa a 27 ci sono nell\u2019immediato due soli possibili sbocchi alla crisi: convincere gli irlandesi a votare di nuovo, o restare col trattato di Nizza. Non resta quindi che affidarsi alla saggezza (?) degli addetti ai lavori. Mi limiter\u00f2 solo ad aggiungere che concordo anche con chi ritiene che fino a quando non sar\u00e0 fatta chiarezza sul trattato \u00e8 bene soprassedere a ulteriori allargamenti.<\/p>\n<p><b>Le responsabilit\u00e0 dei governi <\/b><br \/>\nIl secondo dibattito parte dalla constatazione, su cui \u00e8 difficile dissentire, di una \u201clontananza dell\u2019Unione europea dalle preoccupazioni dei cittadini\u201d. Tuttavia quando la frase \u00e8 pronunciata dai responsabili governativi assistiamo ad una mancanza di rigore concettuale che sarebbe solo desolante se non fosse anche il segno di una manifesta malafede.<\/p>\n<p>I trattati attuali contengono gi\u00e0 una notevole dose di sopranazionalit\u00e0, ma l\u2019Unione europea, piaccia o no, \u00e8 ancora sostanzialmente governata dagli stati: con decisioni spesso unanimi, o prese a larga maggioranza. Chi dovrebbe quindi spiegare l\u2019Europa ai cittadini se non i governi stessi? Questi si affannano invece a descrivere \u201cBruxelles\u201d come un\u2019entit\u00e0 lontana, metafisica e comunque estranea. In questo modo possono liberarsi di fronte alla propria opinione pubblica di qualsiasi responsabilit\u00e0 per decisioni difficili o sgradite nell\u2019immediato.<\/p>\n<p>Il trattato \u00e8 giustamente criticato per essere complicato e quasi incomprensibile: chi lo ha reso tale se non i governi che lo hanno negoziato? Essi si guardano poi bene dallo spiegare quali decisioni \u201cavvicinerebbero l\u2019Europa ai cittadini\u201d. O meglio citano solo quelle che sarebbero a loro gradite, senza spiegare quando e perch\u00e9 sono destinate a scontrarsi con l\u2019insormontabile opposizione di altri paesi. Cos\u00ec per i francesi l\u2019Europa dovrebbe essere pi\u00f9 dirigista e protezionista, per i britannici pi\u00f9 liberale. Chi spiegher\u00e0 poi che la soluzione pu\u00f2 essere solo il frutto di una paziente mediazione multilaterale, necessariamente ambigua e complicata? Silvio Berlusconi ha denunciato il grave difetto di un\u2019Europa che non ha ancora una politica estera e un esercito comune, dimenticando che il timore per la propria neutralit\u00e0 \u00e8 certamente stato uno dei fattori che ha condotto al voto irlandese. Quando poi questa massiccia disinformazione \u00e8 data in pasto ad una procedura referendaria, non bisogna sorprendersi se hanno buon gioco coalizioni di populisti e di estremisti di destra e di sinistra.<\/p>\n<p>Sul referendum come perversione della democrazia mi sono gi\u00e0 espresso in altra sede. Baster\u00e0 qui ricordare un\u2019altra menzogna largamente diffusa. Non \u00e8 vero che ogni referendum produce risultati negativi. Spagnoli, lussemburghesi hanno approvato la costituzione o il trattato con buone maggioranze: un totale di cittadini non dissimile dai paesi che hanno espresso voto contrario.<\/p>\n<p><b>Referendum sui trattati: bocciature a costo zero<\/b><br \/>\nChi promuove o aderisce al rigetto di un referendum sull\u2019Europa sa che si tratta di un\u2019operazione senza rischi. Il paese non paga alcun costo immediato; il governo in carica non cade, ma ne esce indebolito e quindi non pu\u00f2 fare altro che farsi portavoce di chi ha rifiutato la sua politica. I governi che hanno seminato vento raccolgono quindi tempesta. Fino a quando questo atteggiamento non cambier\u00e0, sar\u00e0 difficile attendersi un diverso comportamento dell\u2019opinione pubblica. Del resto i governi e le forze politiche moderate, maggioritari in tutti i nostri paesi, sembrano non rendersi conto che, oltre a fare un danno alla costruzione europea, alimentano un\u2019ondata di populismo che pu\u00f2 minare le basi stesse delle nostre democrazie.<\/p>\n<p>L\u2019altro elemento che determina la disaffezione dell\u2019opinione pubblica \u00e8 la crescente distanza fra annunci e risultati. I trattati di Roma, il mercato unico, il trattato di Maastricht nella sua parte monetaria contenevano obbiettivi molto ambiziosi, ma anche il percorso e gli strumenti per realizzarli. Hanno suscitato vive opposizioni, ma anche vasti consensi. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli obbiettivi pi\u00f9 disparati, privi per\u00f2 di strumenti credibili per realizzarli. Il risultato \u00e8 stato che chi temeva \u201ctroppa Europa\u201d si \u00e8 mobilitato e chi avrebbe voluto \u201cpi\u00f9 Europa\u201d \u00e8 rimasto comprensibilmente scettico.<\/p>\n<p>Questa considerazione ci conduce al terzo dibattito: quello secondo cui gli europei sono stanchi di discutere di istituzioni e vogliono risultati concreti. Questa teoria \u00e8 in parte fallace poich\u00e9 per ottenere risultati non basta una generica volont\u00e0 collettiva, ma sono necessari strumenti adeguati: il consenso fra stati sovrani \u00e8 per definizione fragile. Senza voto a maggioranza e senza deleghe di responsabilit\u00e0 le decisioni non possono intervenire in modo durevole e poi difficilmente saranno applicate in modo corretto. Contiene per\u00f2 anche una dose di verit\u00e0. Avendo deciso, gi\u00e0 negli anni \u201950 di non porre il problema di un ordinamento federale, ma avendo puntato su un\u2019integrazione graduale, abbiamo costruito un sistema in cui il rafforzamento delle istituzioni pu\u00f2 essere proposto e capito solo se \u00e8 al servizio di un obbiettivo concreto. Oggi l\u2019Europa ha degli obbiettivi teoricamente ambiziosi \u2013 diventare pi\u00f9 competitiva, reagire alla globalizzazione, avere pi\u00f9 peso sul piano internazionale, affrontare le nuove sfide energetiche e ambientali, \u2013 ma non riesce a tradurre questi obbiettivi in progetti articolati e condivisi.<\/p>\n<p><b>Verso l\u2019Europa a due velocit\u00e0?<\/b><br \/>\nDovremmo quindi trarre da queste vicende, referendarie ma non solo, un insegnamento che deve essere spiegato con chiarezza all\u2019opinione pubblica. Il trattato di Lisbona \u00e8 il massimo che riesce ad esprimere l\u2019attuale Unione di 27 paesi. Se entrer\u00e0 in vigore introdurr\u00e0 nel sistema alcune innovazioni molto utili, ma le vicende che hanno accompagnato questa dolorosa ratifica dovrebbero indurci a capire che i risultati saranno molto pi\u00f9 lenti e modesti degli obbiettivi proclamati. Chi vuole obbiettivi pi\u00f9 ambiziosi o un\u2019integrazione pi\u00f9 spinta, deve sapere che ci\u00f2 \u00e8 possibile solo fuori dal quadro attuale, probabilmente con la partecipazione di un numero di paesi pi\u00f9 ridotto. Molti sono oggi convinti che questa sar\u00e0, prima o poi, una scelta obbligata. Mancano per\u00f2 oggi le condizioni perch\u00e9 sia concretamente praticabile. Da un lato perch\u00e9 nell\u2019immediato la priorit\u00e0 sar\u00e0 giustamente data dalla necessit\u00e0 di preservare l\u2019esistente. Dall\u2019altro perch\u00e9 Francia e Germania \u2013 i due paesi chiave di questo scenario \u2013 devono ancora compiere un difficile percorso di maturazione. Ci\u00f2 non toglie che gli analisti dovrebbero dare su questo punto il loro contributo di idee e di riflessione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per andare dall\u2019Irlanda al Portogallo bisogna attraversare alcuni dei bracci di mare notoriamente pi\u00f9 pericolosi ed infidi della costa atlantica dell\u2019Europa. Sul naufragio della nave che avrebbe dovuto portare la ratifica del trattato di Lisbona si sono innestati almeno tre dibattiti, fra loro correlati, ma distinti. 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