{"id":64554,"date":"2009-05-26T11:25:11","date_gmt":"2009-05-26T09:25:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64554"},"modified":"2017-11-03T15:38:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:54","slug":"boomerang-dei-partiti-politici-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/boomerang-dei-partiti-politici-europei\/","title":{"rendered":"Il boomerang dei partiti politici europei"},"content":{"rendered":"<p>Il punto cruciale dell\u2019appello rivolto ai partiti dai cinque <i>think-tanks <\/i>europei \u00e8 \u201cprendere l\u2019iniziativa nella scelta della nuova Commissione, del suo Presidente, dei suoi programmi\u201d. L\u2019invito ai partiti politici europei di indicare il loro candidato alla Presidenza della Commissione nel corso della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo non \u00e8 nuovo, ma nuovo \u00e8 certamente il contesto politico-istituzionale nel quale viene avanzato. Vi sono al riguardo da considerare tanto il ruolo acquisito dal PE nell\u2019assetto istituzionale &#8211; a partire dal procedimento di formazione della Commissione Barroso &#8211; quanto l\u2019assegnazione al PE, nel trattato di Lisbona in via di ratifica, del potere di eleggere il Presidente della Commissione su proposta del Consiglio europeo.<\/p>\n<p><b>I crescenti poteri del Parlamento europeo<\/b><br \/>\nSul primo punto \u00e8 giusto ricordare che, a seguito delle audizioni preliminari davanti alle competenti commissioni parlamentari di due candidati alla carica di membro della Commissione per la legislatura 2004-2009, il Parlamento europeo comunicava al Presidente <i>in pectore <\/i>Barroso che non avrebbe approvato le nomine proposte, inducendolo a proporre altri candidati. Per la prima volta il PE faceva cos\u00ec sentire la sua voce nel procedimento di formazione della Commissione, stabilendo un precedente che va nella direzione di una forma di governo parlamentare.<\/p>\n<p>Nella stessa direzione si muove la disciplina del procedimento di formazione della Commissione prevista dal trattato di Lisbona. Vi viene infatti stabilito che il presidente della Commissione \u00e8 eletto dal PE su proposta del Consiglio europeo, il quale tiene conto dei risultati delle elezioni del PE. Secondo il vigente trattato, invece, il PE si limita ad approvare la designazione del presidente della Commissione operata dal Consiglio europeo. La modifica prevista dal trattato di Lisbona \u00e8 dunque ragguardevole sia perch[\u00e9assegna un maggiorpotere decisionale al PE, sia perch\u00e9 il Consiglio europeo dovr\u00e0 tenere conto dei risultati elettorali ai fini della scelta del candidato. Non solo il nuovo dosaggio fra la componente interstatale e la componente sovranazionale premia quest\u2019ultima, ma soprattutto viene riconosciuta per la prima volta la dimensione democratica del procedimento di formazione della Commissione.<\/p>\n<p>In questo contesto politico-istituzionale, l\u2019ipotesi che i partiti europei indichino il rispettivo candidato alla guida della Commissione nel corso della campagna elettorale per il rinnovo del PE non solo appare pi\u00f9 verosimile di quanto non potesse dirsi cinque anni fa, ma diventa, come ha notato giustamente Ettore Greco, \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1093\" target=\"blank\"><b><u>l\u2019anello mancante<\/u><\/b><\/a>\u201d di un\u2019evoluzione istituzionale che va chiaramente orientandosi nel senso di fare della Commissione il \u2018governo\u2019 dell\u2019Unione, non solo in termini funzionali, ma anche nella dinamica dei rapporti con le altre istituzioni europee. Fermo restando che, in tale ipotesi, sarebbero da rivedere quelle attribuzioni della Commissione che ancora ne mantengono i caratteri di un&#8217;istituzione \u2018neutrale\u2019, prossima alle Autorit\u00e0 indipendenti presenti in molti Stati membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Una campagna elettorale polarizzata intorno a due candidati principali (visto che due sono le principali famiglie politiche in seno al PE) e a due programmi fra loro alternativi, politicizzerebbe il dibattito intorno al futuro dell\u2019Unione, facendolo uscire dallo stallo democratico che da tempo lo sta corrodendo, e porrebbe le basi per un mutamento di prospettiva che non riguarderebbe solo le dinamiche interistituzionali, ma prima di tutto i rapporti fra cittadini e istituzioni europee.<\/p>\n<p><b>La cortina fumogena che piace ai partiti<\/b><br \/>\nOrmai sappiamo con certezza, per\u00f2, che l\u2019anello mancante rester\u00e0 tale. Gi\u00e0 il documento IAI del marzo scorso prevedeva che la proposta non sarebbe passata, e lo addebitava all\u2019opposizione di diversi governi europei a una politicizzazione della figura del Presidente della Commissione, alla resistenza del Consiglio europeo ad accettare il proprio ridimensionamento nella procedura di nomina del Presidente della Commissione, all\u2019impegno di molti primi ministri a riconfermare Barroso.<\/p>\n<p>Certamente questi fattori hanno pesato, ma non spiegano completamente le reticenze dei partiti. Nella campagna elettorale in corso, essi non hanno dato alcun segnale di risposta alla ragionevole e tempestiva proposta che \u00e8 stata avanzata, non hanno mostrato la minima consapevolezza della posta in gioco. Il che \u00e8 particolarmente grave per i partiti appartenenti alle due maggiori famiglie politiche, che dovrebbero avere interesse a superare il disinteresse, l\u2019apatia, se non l\u2019avversione nei confronti delle istituzioni europee, che di fatto i cittadini possono manifestare solo al momento del voto, e che quindi colpiscono l\u2019assemblea rappresentativa assai pi\u00f9 delle altre istituzioni.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, non meno dei governi degli Stati membri (dei quali, del resto, sono espressione) i partiti nazionali hanno avuto un preciso interesse a scaricare \u201csull\u2019Europa\u201d scelte politiche impopolari e, proprio per questo, a mantenere le istituzioni europee nella cortina fumogena di apparati tecnocratici distanti dai cittadini. Il gioco non sarebbe riuscito se fosse venuta allo scoperto, nelle rappresentazioni dell\u2019opinione pubblica europea, la carica politica delle decisioni prese a Bruxelles, perch\u00e9 allora sarebbe stato impossibile negare il ruolo cruciale degli stessi governi nazionali in quelle decisioni. Lo stesso vale per il ruolo crescente del Parlamento europeo nella dinamica istituzionale, palesemente contrastante con la sua rappresentazione collettiva come un\u2019istituzione di contorno. Paradossalmente, stiamo per eleggere i rappresentanti di un\u2019assemblea che conta molto pi\u00f9 di quanto risulti dalla campagna elettorale, di regola ridotta a regolamenti di conti fra partiti nazionali.<\/p>\n<p><b>Un gioco ad alto rischio<\/b><br \/>\nQuesto gioco sar\u00e0 pure convenuto ai partiti (in una visione gretta e di breve periodo), e non ci si pu\u00f2 nascondere che la nascita di autentici partiti europei rimette in gioco l\u2019identit\u00e0 profonda di tutti i partiti nazionali, al di l\u00e0 della loro appartenenza a una stessa \u2018famiglia\u2019. Ora per\u00f2 il gioco presenta un costo sempre pi\u00f9 alto. Inevitabilmente, il tasso di astensionismo continua ad aumentare, cos\u00ec come crescono le formazioni antieuropeiste, le sole che, vista l\u2019apparente convenienza delle altre a tacere, sembrano trasmettere ai cittadini il senso di una battaglia politica.<\/p>\n<p>Evidentemente le maggiori famiglie politiche ritengono ancora di poter lucrare qualcosa da questa situazione schizofrenica. Ma sbagliano di grosso. Quel modo di rappresentare \u2018Bruxelles\u2019 come rarefatta capitale di un\u2019Europa priva di identit\u00e0 \u00e8 giunto al capolinea, e le prossime elezioni lo dimostreranno chiaramente. Un risultato scarsamente compatibile con le chances di rivitalizzazione dell\u2019impresa europea \u00e8 a questo punto prevedibile. Ma, dal punto di vista dei maggiori partiti, ci\u00f2 che conta in misura non minore \u00e8 che, almeno nei Paesi dove la concorrenza delle formazioni politiche nazionaliste e comunque antieuropeiste \u00e8 pi\u00f9 forte (penso al Regno Unito e a molti Stati membri dell\u2019Europa orientale), essi potrebbero vedere decisamente ridimensionati i loro consensi. Allora si vedr\u00e0 se la supposta convenienza a non intraprendere alcuna iniziativa sar\u00e0 pi\u00f9 forte del rischio di un suicidio politico.<\/p>\n<p>Si veda anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/call\/call_ITA.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Appello: diamo voce ai cittadini europei <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Intervista a Carlo Azeglio Ciampi di R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1138\"><b><u>Ciampi: un nucleo d\u2019avanguardia per portare l\u2019Europa fuori dalla crisi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Bonvicini, Tosato, Matarazzo: <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/IAI0903.pdf\" target=\"blank\"><b><u>I partiti politici europei e la candidatura del Presidente della Commissione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il punto cruciale dell\u2019appello rivolto ai partiti dai cinque think-tanks europei \u00e8 \u201cprendere l\u2019iniziativa nella scelta della nuova Commissione, del suo Presidente, dei suoi programmi\u201d. 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