{"id":64557,"date":"2015-04-20T11:32:16","date_gmt":"2015-04-20T09:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64557"},"modified":"2017-11-03T15:21:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:01","slug":"opportunita-rischi-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/opportunita-rischi-sud\/","title":{"rendered":"Opportunit\u00e0 e rischi a Sud"},"content":{"rendered":"<p>I tragici eventi del canale di Sicilia stanno richiamando l\u2019attenzione sulle politiche per la gestione delle ondate migratorie.<\/p>\n<p>Francia e Italia condividono l\u2019interesse per una maggiore stabilit\u00e0 al sud dell\u2019Europa, dal Maghreb all\u2019Africa sub-sahariana, ma spesso le proiezioni dei due paesi nella zona divergono. Se ne discuter\u00e0 il prossimo 29 aprile in un seminario organizzato dallo IAI a Roma nell\u2019ambito del <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/francia-e-italia-la-proiezione-sud-delleuropa\" target=\"blank\"><b><u>Forum Strategico Francia-Italia<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><b>Una zona di grande interesse per entrambi i Paesi<\/b><br \/>\nLa zona che va dal Maghreb all\u2019Africa sub-sahariana comprende una grande diversit\u00e0 di Stati, che hanno spesso avuto destini separati. Oggi la crescita del fenomeno del terrorismo di matrice islamista radicale costituisce uno dei principali fattori di instabilit\u00e0 nell\u2019intera area, con interconnessioni transnazionali.<\/p>\n<p>Esiste dunque per due Paesi con una tradizionale proiezione a Sud come la Francia e l\u2019Italia una comune preoccupazione per la sicurezza della regione, un elemento che tra l\u2019altro \u00e8 stato ribadito nel vertice bilaterale di Caen di marzo scorso.<\/p>\n<p>Questa preoccupazione poggia anche sull\u2019allarme destato dai flussi migratori che raggiungono le sponde meridionali dell\u2019Europa attraverso i paesi del Nord Africa. Le migrazioni attraverso il Canale di Sicilia costituiscono un problema oggettivo per l\u2019Italia e probabilmente soggettivo per la Francia. Per\u00f2 in entrambi i Paesi esse hanno grande rilevanza nell\u2019agenda politica e nel dibattito pubblico.<\/p>\n<p><b>Parigi pi\u00f9 attenta di Roma<\/b><br \/>\nStoricamente, possiamo osservare un modello di proiezione con forti aspetti realisti: la zona a Sud dell\u2019Europa \u00e8 spesso apparsa come un terreno di giochi di potenza con una dimensione fondamentalmente bilaterale. La proiezione verso il continente africano di Italia e Francia ha seguito filoni culturali, economici, politici, ma anche religiosi, significativi e spesso divergenti.<\/p>\n<p>Per la Francia, il passato coloniale e l\u2019evoluzione dei rapporti tra i vari stati che \u00e8 emersa nel periodo post-coloniale rappresentano questioni importanti e molto analizzate.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, possiamo rilevare una presenza meno omogenea e un\u2019elaborazione meno attenta delle strategie di proiezione nella zona, ma si registrano comunque una serie di azioni di politica estera notevoli nei confronti di paesi come Libia, Tunisia, Algeria, Somalia e Mozambico.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, per l\u2019Italia spesso la politica commerciale ed energetica, quella dell\u2019Eni, \u00e8 apparsa come un driver importante.<\/p>\n<p>La cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d \u00e8 stata un forte indicatore delle spinte alla democratizzazione dei popoli nel Nord Africa. La richiesta di maggiore trasparenza e seriet\u00e0 da parte dei governi \u00e8 un fenomeno planetario, ma interpella in particolare gli Stati del Nord del Mediterraneo, tradizionali difensori della cultura della democrazia liberale.<\/p>\n<p>Questo tipo di riflessione richiede adattamenti spesso difficili e pericolosi, con Paesi come Francia e Italia spesso inclini a giocare la stabilit\u00e0 del sistema senza applicare a Sud le regole di governo che esistono all\u2019interno dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Nell\u2019area sub-sahariana, le crisi legate a fattori locali come la povert\u00e0, le disuguaglianze sociali e le istituzioni statuali troppo fragili si intrecciano progressivamente a dinamiche globali, dalla radicalizzazione terroristica fino ai cambiamenti climatici e alla sfida demografica.<\/p>\n<p>L\u2019arco di instabilit\u00e0 che unisce il Corno d\u2019Africa alla zona del Sahel e al Mediterraneo attraverso la Libia rappresenta una priorit\u00e0 per i due Paesi.<\/p>\n<p><b>Spinte bilaterali e opportunit\u00e0 di cooperazione<\/b><br \/>\nFrancia e Italia hanno reagito con strumenti e approcci diversi alle nuove sfide provenienti dal sud. L\u2019azione francese nella zona si \u00e8 riformata, con un\u2019accentuazione della preoccupazione securitaria che ha animato un forte interventismo in Libia, Mali e Repubblica centrafricana e ha spinto il paese a diventare il guardiano militare del deserto sahariano con l\u2019operazione Barkhane.<\/p>\n<p>Dal lato italiano, possiamo constatare un approccio securitario pi\u00f9 prudente e pi\u00f9 legato al Nord Africa &#8211; stabilit\u00e0 della Libia ma anche della Tunisia &#8211; e alla regione del Corno, ma anche la crescita di un interesse politico che accompagna le visioni di sviluppo economico e sociale della zona sub-sahariana come ad esempio nel Niger.<\/p>\n<p>L\u2019attuale governo italiano sta infatti dimostrando un rinnovato interesse per la zona. Le visite di Matteo Renzi in qualit\u00e0 di presidente del Consiglio in Mozambico, Congo-Brazaville, Angola e pi\u00f9 di recente in Tunisia sono state salutate da molti come \u201cun ritorno dell\u2019Italia in Africa\u201d.<\/p>\n<p>Questo nuovo attivismo trova conferma anche nell\u2019adozione della nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo e nella crescente attenzione verso le opportunit\u00e0 di investimento per le aziende italiane nei paesi africani, saldandosi con la tradizionale presenza nel continente di una rete capillare di Ong cattoliche e di missionari.<\/p>\n<p>Certamente, non \u00e8 realistico ipotizzare che questo approccio bilaterale sparisca e che le differenze in termini di proiezione si ricompongano del tutto. Esistono per\u00f2 alcuni fattori che favoriscono aperture verso un approccio multilaterale o per lo meno comune, anche nel contesto dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>La forte interconnessione delle situazioni politiche attuali della zona e le ricadute sul territorio europeo richiedono infatti un approccio complessivo che non pu\u00f2 essere svolto da un unico Paese.<\/p>\n<p>Francia e Italia sono tra i pi\u00f9 attivi nelle missioni civili e militari in Africa sub-sahariana gestite da Ue, Nato e Nazioni Unite. Manca invece un disegno politico condiviso e una gestione comune delle sfide aperte nel Nord Africa e nell\u2019area mediterranea.<\/p>\n<p>Da un punto di vista operativo, il partenariato tra Italia e Francia dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento delle iniziative multilaterali in corso. Questo significa potenziare in termini di mandato e di risorse della missione Triton nel Mediterraneo, ma anche dare un nuovo impulso ai processi di Rabat e di Karthoum, che forniscono una cornice multinazionale efficace per affrontare le cause prime dei fenomeni migratori, dall\u2019Africa occidentale al Corno.<\/p>\n<p>A livello politico, un obiettivo di breve termine per un\u2019intesa italo-francese sarebbe quello di mantenere alta l\u2019attenzione europea sulla dimensione meridionale della politica di vicinato, ma potrebbe portare anche ad una sua ambiziosa ridefinizione e segnare il rilancio del ruolo dell\u2019Ue come attore regionale.<\/p>\n<p>L\u2019emergenza rappresenta anche un\u2019opportunit\u00e0 che i governi e le diplomazie dei due paesi dovrebbero sapere cogliere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tragici eventi del canale di Sicilia stanno richiamando l\u2019attenzione sulle politiche per la gestione delle ondate migratorie. Francia e Italia condividono l\u2019interesse per una maggiore stabilit\u00e0 al sud dell\u2019Europa, dal Maghreb all\u2019Africa sub-sahariana, ma spesso le proiezioni dei due paesi nella zona divergono. Se ne discuter\u00e0 il prossimo 29 aprile in un seminario organizzato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[87,91,96,125,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64557"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64557"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64557\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64558,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64557\/revisions\/64558"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}